Recensire dischi è un capriccio vanesio, un lavoro mal pagato o più spesso un hobby di un appassionato divoratore musicale e internauta, un modo repentino per attirarti antipatie e a volte attestati di stima. Per il resto è un esercizio di stile, anonimo e autoreferenziale, ma una passione che vale ancora la pena di difendere perché in grado di regalare sensazioni uniche in quel piccolo gesto di infilare le cuffie e abbandonarsi all’ascolto.
Ogni volta è sempre un ridestarsi, in luoghi, tempi e stati interiori diversi.Ascoltare il lavoro del sassarese Federico Pazzona in arte Beeside intitolato “Mood Spiral” è una di quelle piacevoli esperienze. Siamo dalle parti del new folk anglosassone, un genere apparentemente statico, ma in realtà dinamico e predisposto alla contaminazione che il cantautore sardo è in grado di arricchire con una miriade di sfumature sonore lievi e pungenti, nei raffinati intrecci melodici tutti assestati da un fingerpicking sinuoso e intrigante sorretto da testi taglienti e mai banali, che gioca sul gusto personale dell’assonanza del calembour linguistico in un inglese sporco e strisciante ineceppibile. Una cura per il writing pregevole che suggerisce un lavoro di composizione certosino che impreziosiscono questo album d’esordio composto da dodici perle sonore arrangiate divinamente in cui le note divengono stati emotivi, serviti su un letto di melodie armoniose e ambiziose, tenute insieme dalla voce calda e rapace di Federico Piazzona che si erge sontuosa su ogni brano.
Uno dei migliori album folk italiani degli ultimi lustri, capace di trascinare altrove, prenderti per mano e condurti ovunque.
