Stella Donnelly – Ghosts
L’amore, la fortuna di vedere le lucciole brillare nel grigio del mondo, il riflesso mosso di un corpo, l’indecisione di tuffarsi in acqua. “Love and Fortune” è il terzo disco di Stella Donnelly uscito lo scorso venerdì, un disco per noi bambine dolci e pestifere che non vogliamo crescere più di così, perché siamo adulte da quando le altre si scambiavano i vestiti in una nuvola di Bon Bon Malizia. Per la nostra vita, ti tuffi o non ti tuffi, la cuffia, gli occhialini, siamo pronte e poi teniamo le braccia incrociate.
“Love and Fortune” è pieno di gioie piccole e di dolori grandi, nato dall’esitazione, dalla scoperta e dall’accettazione di non poter fare a meno di vivere di musica. In questi giorni sto rileggendo Clarice Lispector, specchio antico di Stella Donnelly quando scrive “gli ultimi cubetti di ghiaccio si erano sciolti e adesso lei era tristemente una donna felice”. I pensieri sono oscuri, ma cantati con l’ottimismo di chi non vuole rompere il cuore a nessuno. Clarice Lispector, sul taxi che la portava in ospedale un mese prima che morisse, ha detto alle sue amiche “fate finta che non stiamo andando in ospedale, che non sono malata e ce ne stiamo andando a Parigi”.
E allora facciamo finta che da Melbourne ce ne andiamo a Parigi.
Baths è un brano che è nato in piscina mentre nuotava, l’ha disturbata tra una bracciata e l’altra ed è diventato il fulcro del disco, dove le trema la voce e la paura si trasforma in sollievo. È un promemoria per ricordare che a volte bisogna lasciarsi andare e darsi la possibilità di ricominciare. Vicino al cuore selvaggio – il primo libro di Lispector, scritto quando aveva vent’anni – finisce così: “da qualunque lotta o riposo mi alzerò forte e bella come un puledro.” “Love and Fortune” invece così: “But until then I’m giving up on laying low / I’m done say goodbye.”
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