Il miglior esordio di questo 2025 viene dal mare che bagna Napoli e la sua costa flegrea.
È lì che “Gioielli Neri”, il disco di debutto della cantautrice e produttrice Sara Gioielli, ha preso forma. In una terra attraversata dal mito e scossa dal vulcano, Sara sfata i suoi miti e affronta i suoi sommovimenti attraverso la musica e, in particolar modo, attraverso il canto.
La voce di Sara sta a quest’album come un diamante sta a un anello: incastonata, al suo centro, è la cosa più lucente.
Il resto è volutamente minimale: c’è il piano ad accompagnarla, mentre tutt’intorno un silenzio sacro avvolge le epifanie vocali che si susseguono di traccia in traccia.
“Gioielli Neri” è il nostro “Lux” italiano e non è un azzardo pensarlo: li accomuna il tema del sacro e da un punto di vista strettamente musicale l’ambizione di attingere dalla musica classica per farne qualcosa di contemporaneo.
Abbiamo intervistato Sara Gioielli per farci raccontare meglio questo prezioso esordio prima dei due live di presentazione a Napoli e Milano.
Il titolo del tuo primo disco e il tuo nome coincidono per metà, indice del fatto che in “Gioielli Neri” c’è tanto di Sara Gioielli. Com’è stato per te raccontarti in quest’opera?
Non è stato semplice. Mi viene da dire che è stato doloroso e terapeutico allo stesso tempo. Non tanto nel processo di lavorazione, ma per tutto ciò che faceva parte della mia vita prima e durante la creazione dei brani. Mentre affrontavo i miei nodi interiori, la musica è diventata una seconda terapia. Raccontarmi in questo disco ha dato forma a gran parte di ciò che stavo elaborando e, per quanto sia stato emotivamente intenso, oggi ascolto i brani e mi riconosco completamente.
Il lettore di DLSO che ti ascolta per la prima volta cosa deve sapere prima di schiacciare play al tuo album?
In realtà non serve sapere nulla, ma suggerirei di ascoltarlo da soli, o con qualcuno con cui ci si sente davvero vicini.
L’album è molto minimalista nelle produzioni, quasi a voler lasciar spazio a un massimalismo di sentimenti, veicolati attraverso la tua voce potente. Cosa ti ha spinto a intraprendere questa scelta?
Direi che è stato tutto abbastanza naturale. Cercavo un’indipendenza creativa che fino a quel momento facevo fatica ad avere. Nella mia inesperienza pensavo che l’unico modo per creare, e quindi fare dischi, fosse affidarsi a chi ne sapeva più di me, senza dare il giusto peso a ciò che io stessa sapevo. Quando ho riconosciuto i miei punti di forza, come la mia voce, il pianoforte e soprattutto il mio valore personale, ho deciso di seguire quella intuizione. Credo che questo progetto sia nato anche dal fatto che ho imparato ad accogliere i miei limiti e ad ascoltare ciò che mi suggerivano le viscere. Sentivo che non c’era spazio per altro.
Qual è il tuo primo ricordo musicale?
Io a 5/6 anni che canto Left Outside Alone di Anastacia, sbagliando tutte le parole in inglese ahahah
Tra poco suonerai per la prima volta il disco. Cosa significa per te presentare “Gioielli Neri” al pubblico e cosa dobbiamo aspettarci dallo show? Sarà intimo e minimale o hai in mente un racconto diverso?
Finalmente direi! Stavo pensando solo a questo :)
Ho sempre immaginato il live diverso dal disco: sarà uno show ridotto totalmente all’osso. Nell’album ci sono interventi di produzione, ma sul palco sarà tutto completamente spoglio. La scelta di mantenerlo minimale nasce dal fatto che il vero focus sono le emozioni, quello che ho voluto raccontare e il modo in cui l’ho voluto dire e cantare.
Non c’è tecnicismo che tenga e lo dico da maniaca della voce. Conta solo COME viene detta una frase. Ci tengo davvero tanto a questo aspetto.
Il tuo disco preferito.
In questo momento della mia vita mi è davvero difficile rispondere a questa domanda. Ci sono dischi che hanno segnato periodi importanti per svariate ragioni e che sono legati a parti di me passate. Poi ci sono i dischi della me attuale, che hanno un valore enorme ma che rappresentano solo una parte di ciò che sono oggi.
Sai cos’è? Qualche mese fa avrei saputo rispondere senza esitazione, ma adesso sento che ci sono troppi fattori che influenzano cosa può essere, per me, “il mio disco preferito”.
Quali sono le tue Muse?
La mia musa più grande nella vita è mia madre.
Artisticamente mi ispirano tante donne come Rosalía, Mina, Gretchen Parlato, Buika, Sarah Vaughan, Yebba… sono artiste con una personalità fortissima e un potere emotivo nella voce che mi spinge sempre, sempre a ricercare.
