“SENZA FIATO” è il nuovo album di Birthh, il suo primo in italiano.
Dentro c’è la bellezza dell’imperfezione delle prime volte, lo stupore delle prime volte e anche la paura di sbagliare delle prime volte.
Ma in questo disco c’è soprattutto la voglia di riconnettersi con le proprie radici, come mai prima d’ora: il passaggio dall’inglese alla lingua madre è un tentativo di ricomporre un’identità frammentata in traslochi e viaggi e lavori e respiri affannati.
Birthh ha deciso di riprendere fiato e prendersi per mano in una fase di passaggio importante verso la vita adulta.
“SENZA FIATO” è l’espressione che racchiude, più di ogni altra, tutte le sfumature della fine dei miei vent’anni. La caotica, disperata, incessante corsa verso il futuro, verso qualche certezza su cui potermi appoggiare, qualcosa che la mia generazione sente sempre più lontana da sé. E mentre corro attraverso continenti, rumori, colori, asfalto duro e giardini delicatissimi, ancora mi emoziono quando guardo un tramonto; rimango coi polmoni pieni di gratitudine per questa enorme microscopica esistenza che ha così tanta bellezza dentro di sé, da lasciarmi senza fiato.
Le abbiamo chiesto di raccontarci qui la musica che la lascia senza fiato in 5 dischi.
