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La forma dell’acqua – 5 modi per raccontare Titanic Rising di Weyes Blood

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14 aprile 1912. Durante il suo viaggio inaugurale il Titanic colpisce un iceberg e cola a picco nelle gelide acque dell’Oceano Atlantico. 

5 aprile 2019. Il Titanic risorge come un’araba fenice. A issarlo dagli abissi sotto forma di album, Natalie Mering, nome d’arte Weyes Blood. Nome dell’operazione: Titanic Rising.

Weyes Blood firma un disco imponente che è l’ideale prosieguo di Front Row Seat to Earth, album datato 2016. Ecco, prendete i richiami folk-pop anni ‘70, i canti gregoriani – presentissimi in tutta la sua discografia – e gli strati di synth futuristi, ma questa volta elevateli all’ennesima potenza, dategli una veste ancor più vivida, croccante e sontuosa, inebriante nella sua tridimensionalità.

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Con Titanic Rising Weyes Blood fa il passo più importante della sua carriera e si lascia alle spalle alcune soluzioni lo-fi e una certa dimensione cult – intesa come oggetto di culto della scena alternativa americana (Ariel Pink, Perfume Genius e Father John Misty). Weyes Blood asseconda le pulsioni emerse in alcuni brani del disco precedente espandendole in un nuovo paesaggio dipinto e orchestrato a sua immagine e somiglianza e che, mai come ora, riesce a toccare un’audience ampia e variegata.

Un disco titanico, abbiamo detto. Titanic Rising è un’esperienza d’ascolto da vivere a alto volume per farsi colpire e permeare in ogni interstizio dell’animo.

Abbiamo deciso di raccontarvelo in 5 modi. Potete sceglierne uno oppure leggerveli tutti. In ogni caso tuffatevi.

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