Consumiamo dischi alla velocità di un venerdì. Di alcuni non riusciamo neppure ad afferrarne il senso, che li abbiamo già dimenticati. Spesso ci diciamo che è colpa di come vanno adesso le cose, della musica liquida. Che è vero e non è vero.
Perché poi arrivano dischi come quello di Andrea Laszlo De Simone, e arrivano di venerdì come tutti gli altri. Solo che è difficile che te ne dimentichi: è proprio difficile che un album come “Una lunghissima ombra” se ne vada via insieme all’ennesimo venerdì, perché fa parte di quella categoria di dischi per i quali esiste un prima e un dopo averli ascoltati.
“Una lunghissima ombra” è quella che si allunga su tutto il resto mentre stai ascoltando l’opera d’arte che Andrea Laszlo De Simone ha scritto e composto dalla prima all’ultima nota: non c’è nulla di più importante che concedersi totalmente a questo disco.
La sensazione è quella di farne parte, di stare in mezzo a quelle canzoni e sentirle: è come quando in un film la soggettiva ti fa entrare nella scena, così nel disco di Laszlo, le due prospettive (la tua e la sua) si sovrappongono. I rumori della città, il silenzio pieno della notte e anche la voce di Andrea, che sembra uscire da un grammofono, fanno di “Una lunghissima ombra” un disco tattile, estremamente percettivo: è per questo che la dimensione di ascolto si amplifica e diventa totalizzante.
Naturalmente, succede di sentirsi immersi anche e soprattutto sul piano emotivo: nel cono d’ombra proiettato da Laszlo non esiste un al di qua personale e un al di là collettivo perché lo smarrimento dell’artista in una realtà sempre più deprimente è un sentimento condiviso, i pensieri intrusivi ci attraversano allo stesso modo e ci ritroviamo tutti bene o male ad arginare quegli uragani che sentiamo aprirsi al centro del petto.
È di nuovo mattina
E inizi già a sentire
Un uragano in petto
Al posto del tuo cuore
E fermarlo non puoi
Soffia verso di noi
Una crepa scura attraversa orizzontalmente un cielo fumoso nella copertina dell’album, a sottolineare la frattura tra ciò che potremmo essere e ciò che siamo, gli ideali e le nostre responsabilità, vivere e la paura di farlo.
Nell’indagare queste fenditure e nel colmarle suo malgrado, quello di Andrea Laszlo De Simone è un disco necessario, fondamentale a definirci. Fragili, guerrieri, colpevoli, lucenti, diffratti, migliori, peggiori, umani.
