Testo a cura di Elisabetta Picariello
Ci sono gruppi che conquistano la scena una hit alla volta, e poi ci sono quelli che entrano senza bussare, come se la porta fosse già stata aperta per loro. Latin Mafia appartiene a questa seconda categoria.
Nel 2020 i fratelli Emilio, Milton e Mike de la Rosa non hanno seguito il percorso classico. Invece degli anni di gavetta nei club, hanno iniziato su TikTok, registrando video DIY senza troppe pretese: piccoli behind-the-scenes del loro processo di contaminazione tra generi, remix di celebri brani latini e qualche fit-check. Lì è iniziata una di quelle storie che spesso viene ridotta alla retorica della “rivoluzione social” e del potere dell’engagement. In realtà è una storia di musica e identità che esplode oltre i confini del Messico e dell’America Latina, arrivando con forza negli Stati Uniti e in Europa.
Milano ha ospitato l’ultima data del loro primo tour mondiale, legato all’album di debutto Todos los días todo el día, pubblicato nell’ottobre 2024. È una tappa cruciale per un progetto che, nel giro di un anno, ha delineato il manifesto di un nuovo pop latino: sentimentale, digitale, ibrido. Latin Mafia gioca con i generi, con la tradizione e con la tensione sperimentale di chi guarda a Tyler, The Creator come riferimento principale. Figli di un nuovo pop in lingua spagnola aperto da artistə come Rosalía, i de la Rosa hanno codificato un modo sorprendentemente pop di muoversi tra cumbia, reggaetón, R&B, latin trap e perfino house.
La loro musica abita un territorio ibrido, senza confini netti: è un pop che non sa di essere pop, un R&B che preferisce il sussurro al virtuosismo, un reggaetón emotivo e sentimentale, una trap e un house che compaiono solo quando servono davvero. Da un brano dreamy-pop latino come Julieta nasce in modo naturale Julietota, che prende gli ultimi trenta secondi del pezzo e li spinge verso un neoperreo-reggaetón alla Young Miko.
I giochi di effetti e di chop vocali si appoggiano a una scrittura che ha la delicatezza della confidenza e la precisione del gesto preciso: tutto è puntuale e diretto.
In un’intervista con Genius, spiegando il testo di Hecho para ti (in collaborazione con Omar Apollo), i tre fratelli sottolineano proprio questa spontaneità, forse la vera formula magica del loro songwriting: “No está tan lejos / y no es tan complicado / Dime: Lo siento / Mi amor no es tan pesado”.
Tra le ragioni del successo, oltre alla mancanza di un “percorso canonico”, c’è sicuramente il legame fortissimo costruito con i fan in piena pandemia: una community affezionata, che ha permesso alla band di ottenere risultati enormi prima ancora di pubblicare un album o di firmare con un’etichetta. Milioni di streaming e visualizzazioni. L’Olympic Velodrome di Città del Messico sold out in pochi minuti. Il debutto al Coachella nel 2024 tra gli act più attesi. La collaborazione con Rusowsky in Neo Roneo. Tutto velocissimo, tutto prima del disco d’esordio.
Durante il tour europeo di Todos los días todo el día, la spontaneità e la forza del legame con la fanbase – inclusa quella europea – esplodono fin dal primo istante: questo tour dimostra che Latin Mafia ha un pubblico trasversale che non li vive come una band di passaggio, ma come una vera community.
Anche nella performance live, la band sperimenta un modo diverso di intendere la relazione col pubblico: è come se ogni spettatore fosse idealmente invitato sul palco, accanto a loro. Le videocamere sono ovunque: oltre alla bodycam, c’è un operatore che li segue costantemente e si muove con loro. È una scelta che richiama l’estetica live di Fred Again.., mentre i sottotitoli in stile karaoke ricordano l’immaginario di Rusowsky – due riferimenti dichiarati nell’universo di Latin Mafia.
Ma non sono solo i visual a restituire l’intensità del loro coinvolgimento. I tre fratelli urlano, saltano, si lanciano sulla folla per più di due ore e mezza. Corrono da una parte all’altra del pubblico – che li adora – e, senza perdere un colpo, sostengono un’esibizione travolgente. L’energia è così forte da sembrare una liturgia collettiva. Impressionante, soprattutto se si considera che tutto questo nasce da un solo disco: Todos los días todo el día dimostra quanto il live stia cambiando come linguaggio, come gesto, come forma di racconto.
Latin Mafia funziona. Sono eredi inconsapevoli di un pop che ha imparato a piangere e a urlare non per estetica, ma per necessità. Il Messico che portano dentro non è folklore, è memoria; la pandemia che li ha generati non è mero contesto, è condizione emotiva. E forse il futuro del pop latino è questo: non banger da discoteca, ma tensione, desiderio, rilascio. C’era davvero qualcosa di nuovo nell’aria: non l’estetica reggaetón, non il pop mainstream, non il solito intimismo indie pacato. Qualcos’altro. Un ponte. E funziona proprio perché non assomiglia a niente, eppure ricorda tutto.
È evidente che stiamo scoprendo Latin Mafia nello stesso momento in cui Latin Mafia scopre se stessa, su palchi nuovi, più esposti, più maturi. Eppure, al di là dei numeri, delle nomination ai Latin Grammy (prima come Best New Artist, poi nel 2025 come Best Alternative Music Album e Best Alternative Song), al di là di un tour Latinoamérica y Europa quasi interamente sold out, un dato resta più forte di tutti: Latin Mafia rimane una band nata in una stanza durante la pandemia. È un’impronta che non puoi togliere dal loro modo di suonare. Anche quando sono su un palco europeo davanti a migliaia di persone, i tre fratelli mantengono una familiarità con l’intimità e con il caos, che si percepisce profondamente nelle loro canzoni.
