Ci sono dischi che sembrano arrivare da un luogo specifico, ed altri che invece provengono da un altrove difficile da decifrare geograficamente.
Portoluna, il nuovo album di Adriano uscito il 25 settembre per peermusic ITALY, ha il passo di certi racconti ascoltati per caso, tra una strada di Catania e una notte che si allunga più del previsto. Le sue canzoni raccolgono voci, facce, malinconie, racconti primordiali che disegnano una Sicilia lontana dalle immagini da cartolina, dove il quotidiano può prendere una piega surreale e la tragedia, a volte, finisce per strappare un sorriso.
La musica segue questo teatro di personaggi come se fosse lei stessa l’aedo predisposto a narrarli: accompagna le loro vicende attraverso trame acustiche, ritmi sinuosi, deviazioni funky, blues e bossa nova.
Per entrare meglio nell’altrove colorato di Adriano, abbiamo chiesto all’artista di traghettarci attraverso i dischi che lo hanno formato.
Questi sono i dischi che più hanno arricchito e variegato il mio modo di scrivere e pensare la musica.
Freak — Samuele Bersani
Un disco che amo fin da quando ero bambino, pieno di immagini, metafore e giochi di parole che ti trasportano in un mondo nostalgico, quasi cinematografico.
Il modo in cui scrive Samuele Bersani mi ha sempre affascinato: è come se facesse rimbalzare le parole come un pallone. In alcuni brani ci sento un’atmosfera circense che in qualche modo sento appartenere anche a Eremita.
Comedown Machine — The Strokes
Forse questo è uno degli album meno apprezzati degli Strokes, ma per me resta uno dei più belli. Sono innamorato degli Strokes fin da quando avevo 16 anni.
C’è una malinconia di fondo nelle linee vocali di Julian Casablancas, nella sua voce distorta, nelle chitarre minimali e nella composizione dei brani in generale, che mi ha sempre colpito. Mi sono ispirato tanto a loro per diverse canzoni che ho scritto, ma soprattutto nella scrittura di Viaggiatore.
Italiani Mambo — Sergio Caputo
La poetica e la fantasia di Sergio Caputo, in questo album e in Un Sabato Italiano, per me non hanno eguali. Le storie che racconta sembrano appartenere a un’altra epoca. La sua ironia è la cosa che più mi ha affascinato della sua scrittura fin dal primo ascolto. È una scrittura che riesce a raccontare di situazioni quotidiane trasformandole in qualcosa di quasi surreale con un’accurata descrizione e attenzione ai piccoli dettagli.
Demon Days — Gorillaz
Ricordo di avere guardato il video di Feel Good Inc. almeno una volta al giorno per tutto il 2005. Ero innamorato dell’estetica dei Gorillaz, era la prima volta che vedevo una cosa del genere su MTV.
Questo disco, oltre a essere uno dei motivi principali per cui ho deciso di voler unire musica e illustrazione, è per me un capolavoro assoluto. Mi ha colpito molto l’idea di costruire un universo intorno alla musica, dove i personaggi, le immagini e le canzoni fanno parte della stessa storia.
Fabio Concato (1984) — Fabio Concato
Ho sempre trovato la musica di Concato “gentile” e vicina al modo in cui anche a me piace esprimermi. Nella sua scrittura c’è una leggerezza e una poetica disarmante che ti fa sognare.
Mi piace molto il suo modo di raccontare le piccole cose, le relazioni, la quotidianità, senza avere bisogno di renderle più grandi di quello che sono. C’è una delicatezza non scontata e secondo me è molto difficile riuscire a dire cose profonde con così tanta naturalezza.
