Dijon è tornato con Baby, il suo secondo album, e ancora una volta ha scelto la strada meno ovvia. Uscito il 15 agosto, il disco è un mosaico di suoni ed emozioni dove nulla rimane al suo posto troppo a lungo: batterie distorte, synth che sembrano evaporare, campioni e frammenti vocali che si incastrano in modo imprevedibile.
A dare forma a questo caos controllato c’è un team di collaboratori che amplifica la visione di Dijon: Mk.gee, Andrew Sarlo, Henry Kwapis, BJ Burton, Tobias Jesso Jr. e Tommy King hanno contribuito a scolpire un suono che vive di istinto ma allo stesso tempo di grande cura artigianale.
È un lavoro che parla di caos e di intimità allo stesso tempo. Dentro Baby convivono l’euforia e l’ansia, l’amore e l’incertezza, la dolcezza della vita familiare e il rumore del mondo che preme da fuori. Il titolo stesso è un doppio omaggio: al suo primogenito e a quell’idea di fragilità che diventa forza creativa.
Più che un disco da consumare in fretta, Baby è un’esperienza che vibra di tensione e vulnerabilità, un invito a perdersi nel disordine delle emozioni senza cercare di sistemarle troppo in fretta. Perché è proprio lì, nel mezzo della confusione, che la musica di Dijon trova la sua forma più vera.
