Testo a cura di Elisabetta Picariello
Come un ninna nanna tra sonorità elettroniche e medievali, la musica di Guitarricadelafuente, atterra a Washington.
Nel suo Tiny Desk, Lafuente non sceglie di rallentare il suono, ma di metterlo a fuoco. Portando in uno spazio intimo una musica che resta corale, dimostrando che intimità e minimalismo non sono la stessa cosa. Attorno a lui c’è una formazione ampia, fatta di chitarre, piano, percussioni, archi, zanfona e voci che si muovono con equilibrio. Già nel suo ultimo album, Spanish Leather (Boots of Spanish Leather, Bob Dylan 1964) si percepisce una libertà nel costruire un linguaggio personale non confinata dal bisogno di aderire a un’idea esterna di “folk”.
La sessione NPR funziona come una conferma visiva e sonora di questa percezione.
Alcuni lo raccontano come un cantautore folk, ma quella definizione oggi appare riduttiva. Lo Spanish Leather Tour – che il 10 aprile passerà per i Magazzini Generali a Milano – e il Tiny Desk mostrano qualcosa di diverso: un artista che usa il folk come grammatica, non come genere.
Nel mezzo del Tiny Desk, Lafuente si esibisce con Tramuntana, uno dei brani chiave di Spanish Leather. Tramuntana inoltre contiene il sample più esplicito e documentato dell’album: Il cielo in una stanza di Gino Paoli. Una scelta non casuale da parte di Lafuente, il quale nel brano parla come Paoli di desiderio e della sensazione di stare sospesi. Questo gesto inserisce Spanish Leather in una tradizione che supera i confini nazionali: Il cielo in una stanza.
“Siempre me ha movido por dentro la nostalgia por tiempos mejores, o que simplemente desconozco. / Ho sempre avuto nostalgia di tempi migliori, o che semplicemente non conosco”
Parallelamente alla musica, la figura di Guitarricadelafuente inizia a muoversi anche nel cinema. Nel 2026 uscirà La bola negra, il nuovo film di Javier Calvo e Javier Ambrossi, noti come Los Javis, tra i nomi più influenti della nuova cultura pop spagnola. Il progetto è prodotto anche da El Deseo, la storica casa di produzione fondata da Pedro e Agustín Almodóvar, e vede nel cast Penélope Cruz insieme allo stesso Guitarricadelafuente.
Il film si muove tra musica, identità e memoria, temi che dialogano in modo diretto con l’universo artistico di Lafuente. La sua presenza non è un cameo, ma parte di un cast pensato per tenere insieme linguaggi diversi: cinema d’autore, musica e cultura pop contemporanea. Anche rispetto al percorso dello stesso Guitarricadelafuente, questo tipo di collab appare non come una deviazione, ma come un’estensione coerente del suo percorso, sempre più inserito in un discorso culturale ampio.
Alla fine, quello che resta dal passaggio di Guitarricadelafuente per gli studi NPR non è la singola canzone o lo strumento particolare, ma la sensazione di un equilibrio perfetto tra voce, corpo e gruppo. È una soglia simbolica, una conferma di maturità artistica, dove la calma emotività, quasi cullante, ma mai inerte, riesce a parlare a un pubblico globale senza rinunciare alle proprie radici.
