Ci sono diversi modi di affrontare il dolore, diversi modi di raccontarlo. Nessuno è più giusto o sbagliato dell’altro, perché è qualcosa di così specificamente individuale da sfuggire a teorie universali. L’unica universalità che si può riconoscere al dolore è il fatto che ciascuno, nel corso della sua vita, ne fa esperienza.
Questa è la ragione per cui il dolore è nella stragrande maggioranza dei dischi che ascoltiamo: una tematica così ricorrente che a volte ci arriva come un cliché patetico e didattico, col quale non riusciamo a stabilire una connessione.
“Essex Honey” di Blood Orange è dolore ma non è mai pathos. Seppure pungente, seppure lacerante, il sentimento che Dev Hynes attraversa nel disco arrivato dopo la pandemia e dopo la perdita della sua mamma ha una misura riflessiva, si muove all’interno di argini emotivi che l’artista ha scavato in questi sei anni di iato.
Scritto, prodotto e registrato da Hynes, come si legge nella press release “Essex Honey is a soundtrack created from a dreamscape of his journey working through grief. It is also an album about growing up in Essex (outside London) and the way music has inspired, healed, and interwoven itself through Hynes’ life.
Blood Orange attraversa metaforicamente il dolore e fisicamente le campagne nostalgiche dell’Essex in cui è cresciuto, per ritrovare un contatto con la realtà e con le persone, che dopo il lutto dice di aver perso. Ad accompagnarlo ci sono degli artisti incredibili da Lorde a Caroline Polachek, Daniel Cesar, Mustafa, Brendan Yates dei Turnstile, Tariq Al-Sabir, la scrittrice Zadie Smith, Ian Isiah, Tirzah, Eva Tolkin, The Durutti Column.
Ciascun contributo è un tassello che si aggiunge a questo quadro di subbugli emotivi dove, anche da un punto di vista strettamente musicale, ritroviamo strutture poco convenzionali, produzioni stratificate e cambi di direzione inaspettati e repentini che sembrano rispecchiare il disordine interiore provato da Hynes.
R&b, trip hop, echi di Elliott Smith e rock si stratificano su linee costanti di un dolce pianoforte e violoncello.
Nonostante ciò, “Essex Honey” fluisce in un’atmosfera di pace e, contrariamente alla natura obliqua del tema e di certe scelte stilistiche, in quest’album si respira una serenità imperturbabile. Una bonaccia ritrovata dopo la bufera.
Chi ha provato questo tipo di dolore sa che non se ne andrà mai, continuerà ad abitarti in campagna, al mare, in città e sulle stelle.
Ma accoglierlo e trovare il miele che lo curi è possibile. Per Blood Orange, e per molti di noi, questo miele si chiama: musica.
