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	<title>DISCO RACCONTATO® &#8211; Dance Like Shaquille O&#039;Neal</title>
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	<description>Quello che ascolterai domani, oggi</description>
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		<title>Giovane Giovane e Valerio Bulla ti raccontano Quello che vuoi</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2021/10/08/giovane-giovane-valerio-bulla-quello-che-vuoi/</link>
		<pubDate>Fri, 08 Oct 2021 13:22:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[giovane giovane]]></category>
		<category><![CDATA[giovane giovane quello che vuoi]]></category>
		<category><![CDATA[valerio bulla]]></category>

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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2021/10/08/giovane-giovane-valerio-bulla-quello-che-vuoi/">Giovane Giovane e Valerio Bulla ti raccontano Quello che vuoi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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Ha un retrogusto piacevolmente malinconico che dialoga con atmosfere soffuse, beat inequivocabilmente pop e modi di stare al mondo che schivano le mode e le apparenze.<br />
Naturalezza e intimità sembrano essere le due coordinate della musica di Giovane Giovane in un asse che, con la stessa naturalezza della sua penna, ha incrociato la produzione e la direzione artistica di Valerio Bulla.</p>
<p>I due ci raccontano meglio come si sono incrociate le loro strade fino ad arrivare a Quello che vuoi.</p>
<p><iframe width="100%" height="380" title="Spotify Embed: Quello che vuoi" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" src="https://open.spotify.com/embed/album/6R6S1FI6LRgyAlkobas5ZL?si=x3WEwynrSySpizAOh4zZDw&#038;dl_branch=1"></iframe></p>
<p><strong>GG</strong>: &#8220;<em>Giovane Giovane è un progetto solista che negli ultimi tempi &#8211; non propriamente ultimi: più o meno da un anno e mezzo a questa parte &#8211; ha portato al suo interno Valerio Bulla, che nel progetto fa un po&#8217; qualsiasi cosa &#8211; producer, art director, grafico, confidente, occasionalmente affidabile cuoco (argomento che affronteremo eventualmente a parte).</em></p>
<p><em>Non sono sicuro che Valerio voglia dichiararsi effettivamente parte del progetto GG, ma per come sono andate le cose in questi ultimi 18 mesi tendo a pensare che le sue idee e il suo lavoro siano stati fondamentali perché GG continuasse a esistere nel modo in cui volevo che esistesse &#8211; un po&#8217; cervellotico, forse, ma leggetela come si legge una piccola dichiarazione d&#8217;amore dedicata a un amico con un talento creativo e un senso della dedizione irreali.</em></p>
<p><em>La storia è andata così: ai tempi dei provini del mio primo disco (<a href="https://open.spotify.com/album/73AfByemUnRoPBX3bw0Cys?si=y0oUb86mTDGWxxSmsd0JhA&amp;dl_branch=1" target="_blank" rel="noopener">Jugoslavija</a>, uscito nel 2019), inviai tutto a Valerio – mosso da fiducia e convergenze musicali &#8211; per conoscere sua opinione, a lui sembravano buoni e, per farla molto breve, quei provini divennero poi un disco del quale curò le grafiche. Nel corso del tempo quel tipo di confronto su provini, demo e registrazioni orribili dal cellulare si è mantenuto costante, finché in maniera quasi naturale &#8211; o almeno, così l&#8217;ho percepita io &#8211; da un dialogo quasi giornaliero si è passati a tentativi di arrangiamenti, a bozze di pre-produzioni, a sessioni di studio, fino ad arrivare a qui, ossia a <strong>Quello Che Vuoi</strong>.</em></p>
<p><em>Come molte delle mie canzoni, Quello Che Vuoi è nata chitarra e voce – nello specifico volevo buttar giù qualcosa che dall&#8217;inizio, in fase di scrittura, avesse già un suo ritmo, e che quel ritmo provenisse dall’uso delle parole e dalla linea vocale; sia a me che a Valerio sembrava che la canzone potesse funzionare – per quanto sia a me che a Valerio il termine non provochi spasmi emotivi -, io gli ho mandato la traccia e senza dubitare mai che fosse la scelta giusta gli ho detto facci quel che senti te, totale libertà.</em></p>
<p><em>In sintesi, tutto molto semplice: io ho buttato giù il pezzo, Valerio l&#8217;ha preso e l&#8217;ha reso un pezzo vero, con il suo gusto che, questa e molte altre volte, è anche il mio gusto.</em>&#8221;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-126704" src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2021/10/quellochevuoi-JPEG-1-1.jpg" alt="" width="800" height="800" srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2021/10/quellochevuoi-JPEG-1-1.jpg 800w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2021/10/quellochevuoi-JPEG-1-1-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2021/10/quellochevuoi-JPEG-1-1-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2021/10/quellochevuoi-JPEG-1-1-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2021/10/quellochevuoi-JPEG-1-1-770x770.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2021/10/quellochevuoi-JPEG-1-1-20x20.jpg 20w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2021/10/quellochevuoi-JPEG-1-1-385x385.jpg 385w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p><strong>VB</strong>: &#8220;<em>Ho iniziato a lavorare con Paolo, che già conoscevo, solamente nelle vesti di grafico. Negli anni ci siamo sempre consigliati dischi da ascoltare e sulle sue canzoni ho sempre avuto un ruolo più da “amico che dà consigli” che non da produttore. Quando ha iniziato a mandarmi un po’ di pezzi nuovi che stava buttando giù, abbiamo iniziato a lavorarci insieme con l’idea di fare almeno un lavoro di composizione e arrangiamento.</em></p>
<p><em>Non c’era una vera e propria idea di dare una forma “finita” ai brani. Tuttavia a forza di metterci mano abbiamo capito di essere così allineati che probabilmente non ci servivano altre figure. Da qui è nata <a href="https://open.spotify.com/track/5fGJB3u4dWOPAgqViIeR45?si=7097c71fdd1a4981" target="_blank" rel="noopener">Milioni</a>, la prima collaborazione.</em><br />
<em>A me è sempre piaciuta la facilità che ha Paolo nello scrivere musica, e il suo naturale piacere nel farlo. Quando mi manda i pezzi quasi sempre sono sotto forma di provini voce e chitarra &#8211; o voce e piano. in un certo senso una canzone che ti arriva così “non mente”, se ti piace ti piace per come è scritta. Non c’è un arrangiamento che possa influenzarti.</em></p>
<p><em>Avendo molti ascolti in comune ci è venuto naturale provare a fare qualcosa che andasse verso una direzione condivisa; e che, soprattutto, fosse sincera: non abbiamo mai pensato che le canzoni debbano “andare” &#8211; le canzoni per natura non vanno da nessuna parte. A me piace pensare che esistano e che chi vuole le avvicini. Il che non implica che fare qualcosa di “pop” e “orecchiabile” sia un compromesso, anzi. Anche un pezzo pop con un giro armonico semplice può essere sinceramente pop.</em><br />
<em><strong>Quello che vuoi</strong> da questo punto di vista è abbastanza calzante. Per la produzione siamo andati in questa direzione; se un pezzo nasce pop è giusto assecondarne la natura e non provare a stravolgerlo.</em>&#8220;</p>
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		<title>Collapsed in Sunbeams di Arlo Parks è una confessione a cuore aperto</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2021/02/02/arlo-parks-collapsed-in-sunbeams-recensione/</link>
		<pubDate>Tue, 02 Feb 2021 10:21:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Sciotto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
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		<category><![CDATA[Arlo Parks Collapsed In Sunbeams]]></category>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2021/02/02/arlo-parks-collapsed-in-sunbeams-recensione/">Collapsed in Sunbeams di Arlo Parks è una confessione a cuore aperto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="768" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2021/02/arlo-parks-1024x768.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2021/02/arlo-parks-1024x768.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2021/02/arlo-parks-768x576.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2021/02/arlo-parks-770x578.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2021/02/arlo-parks-20x15.jpg 20w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2021/02/arlo-parks-385x289.jpg 385w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2021/02/arlo-parks.jpg 1100w" /><p>Aprire un cassetto e trovare un taccuino di cui non ricordavi l’esistenza. Un vecchio diario in cui un/a te adolescente metteva i Radiohead in loop e trascriveva le prime gioie intense, le prime delusioni logoranti, i primi barlumi di vita vera. Con il suo album di debutto intitolato “Collapsed in Sunbeams”, <strong>Arlo Parks</strong> ha aperto quel diario, raccontando a cuore aperto non solo la sua vita, ma anche quella di tanti altri.</p>
<p>Uscito il 29 gennaio scorso per Transgressive Records, etichetta il cui roster vanta nomi del calibro di Flume, Regina Spektor e della compianta SOPHIE, il disco era stato largamente anticipato dal lancio di diversi singoli. Già il 20 aprile scorso, infatti, Arlo Parks pubblicava sul suo canale YouTube la poesia “Black Dog”, immediatamente seguita dall’omonimo singolo che, centrando un tema fragile come quello della salute mentale nel pieno della pandemia, ha portato la giovanissima cantante inglese fino agli onori della cronaca americana e dritto negli studios di Jimmy Kimmel.</p>
<div class="flex-video widescreen youtube"><iframe width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/mk4AaaReFkg?feature=oembed&#038;showinfo=0&#038;rel=0&#038;modestbranding=1&#038;iv_load_policy=3&#038;playsinline=1&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Eppure, dall’alto dei billboards di Times Square e dei suoi vent’anni, <a href="https://www.dlso.it/site/2020/09/16/arlo-parks-npr-tiny-desk-concert/" target="_blank" rel="noopener">Arlo Parks</a> continua a mantenere il profilo semplice ed onesto di una persona che solo poco più di un anno fa decideva di abbandonare l’università per dedicarsi totalmente alla musica e fuggire nel luogo più intimo e sicuro del mondo: la sua stanza, nella casa dei suoi genitori a West London. È qui che tutto è cominciato &#8220;<em>in lavanderia con un microfono in equilibrio su un cesto della biancheria</em>&#8220;, ed è qui che è riuscita a chiudere il primo frutto completo del suo lavoro, il tutto in pieno lockdown.</p>
<p>“<em>È stato strano cercare ispirazione</em>”, racconta, “<em>perché non accadeva nulla intorno a me, allora leggevo cose che avevo scritto in passato. Volevo che questo album fosse una capsula temporale in cui racchiudere tutto ciò che ho vissuto fino ad oggi</em>”.</p>
<p>In quest’ottica, è sufficiente leggere la tracklist del disco per capire quanto “Collapsed in Sunbeams” sia un prezioso collage di persone, oggetti, gesti e sensazioni, il tutto mirato alla ricerca di un contatto puro e diretto con la realtà che calza alla perfezione nell’estrema vulnerabilità universale di questi tempi. “<em>Ho difficoltà a scrivere di metafore o di cose astratte. La ragione per cui scrivo è perché qualcosa mi è realmente accaduto</em>”, ha spiegato.</p>
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</blockquote>
<p><script async src="//www.instagram.com/embed.js"></script></p>
<p>Se le influenze negli <a href="https://www.dlso.it/site/2019/10/28/arlo-parks-collezione-di-dischi/" target="_blank" rel="noopener">ascolti di Arlo Parks</a> non risultassero ben chiare già ad un primo ascolto del disco, è lei in prima persona che in diverse occasioni ha citato grandi nomi che spaziano dai <strong>Portishead</strong> ad <strong>Earl Sweatshirt</strong>, balzando da <strong>DJ Shadow</strong> a <strong>Syd</strong> per arrivare fino a <strong>Chet Baker</strong>. E in questo primo esperimento riassuntivo della sua identità, l’ultima star di Apple Up Next è incredibilmente riuscita a coniugare tutti questi mondi apparentemente lontanissimi, legandoli tra loro con quel retrogusto folk tipico della scena indipendente inglese cui da sempre rende omaggio. Tuttavia, ad onor del titolo del suo EP di debutto che era “Super Sad Generation”, la definizione di sé che non manca mai di dare è “<em>that black kid who couldn&#8217;t dance for shit, listening to too much emo music</em>”. È indubbio che questo suo lato dark sarebbe stato in estasi se, come da programma, la scorsa estate avesse potuto aprire le date del tour americano di Hayley Williams. Un sodalizio momentaneamente mancato che la stessa Arlo ha provveduto a colmare con una meravigliosa cover chitarra e voce di Lotus, brano tratto dall’ultimo EP solista della front-woman dei Paramore.</p>
<div class="flex-video widescreen youtube"><iframe width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/WTzqWpNjl0s?feature=oembed&#038;showinfo=0&#038;rel=0&#038;modestbranding=1&#038;iv_load_policy=3&#038;playsinline=1&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>A coronamento di un progetto dalle linee così marcatamente introspettive, a due settimane esatte dall’uscita del disco, Arlo Parks ha pubblicato un <a href="https://www.instagram.com/p/CKEzAtth3bY/" target="_blank" rel="noopener">post IG</a> dove ha annunciato l’apertura di “Notes on Sunbeams”, una linea telefonica realmente attiva a cui è possibile lasciare un messaggio in segreteria. Sul sito ufficiale, in una sorta di nota scritta a mano chiede: “<em>tell me about songs that have soundtracked important moments in your life and why. </em><em>Tell me about a moment where you felt seen by others or gestures that made you feel better in tough times. </em><em>Yours always, AP</em>”. Se fossimo capaci di raccontare una vita con la delicatezza e la poesia di cui Arlo Parks è capace, avremmo già preso la cornetta. Ma forse non è nemmeno necessario aggiungere altro. “Collapsed in Sunbeams” racconta già un po’ di tutti noi.</p>
<p><strong>Ascolta Arlo Parks che ti racconta il suo disco traccia per traccia nel video in esclusiva italiana qui sotto</strong></p>
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		<title>Shygirl ti racconta traccia per traccia il suo ultimo EP</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2020/11/23/shygirl-alias-track-by-track/</link>
		<pubDate>Mon, 23 Nov 2020 14:57:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[Interviews]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[Shygirl]]></category>
		<category><![CDATA[Shygirl Alias EP]]></category>

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Il progetto dell&#8217;artista londinese gioca con le sue diverse identità, decostruisce e sovrappone i suoi alias (Baddie, Bae, Bovine e Bonk) per offrirci una visione estrema e completa della sua personalità.<br />
A dieci giorni dall&#8217;uscita dell&#8217;EP, Shygirl ha pubblicato <a href="https://www.youtube.com/watch?v=3-6iAyHES3c" target="_blank" rel="noopener">il video di SLIME</a> mostrando per la prima volta sottoforma di avatar digitali i suoi 4 alias, ossia i tratti più o meno hardcore che convivono nella sua persona, preparandoci così a un EP poliedrico, eclettico e vistoso.</p>
<p>Ascoltalo qui e leggi il racconto traccia per traccia.</p>
<p><iframe width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" title="Spotify Embed: ALIAS" src="https://open.spotify.com/embed/album/3lpcZOAsYJzvPepNSbzMSb?si=yqgaIS5kS-CHdW-G35MYhw"></iframe></p>
<p><strong>TWELVE</strong><br />
I was inspired by my memories of growing up as a young girl and being sexualised before I even had that self awareness &#8211; in this song I personified that feeling into the form of a relationship &#8211; the young girl appears naive in the sickly sweet vocal but really knows what she wants as we switch into the tougher vocal, the voice of who I am today.</p>
<p><strong>FREAK</strong><br />
This is about embracing myself and the culmination of my experiences. Embracing the perception others may have of me and recognising the only opinion of myself that matters is my own.</p>
<p><strong>SLIME</strong><br />
I switch up the narrative a couple of times in this one &#8211; speaking from the perspective of masculine bravado, jumping to a femme fatale attitudes and also the voice of the spectator &#8211; the two main character perspectives I felt were similar even though they are almost opposing forces. Two predators in one body.</p>
<p><strong>TASTY</strong><br />
A getaway song. A letter of persuasion, and a question, ‘why don’t you join me?’ In this feeling of desire.</p>
<p><strong>LENG</strong><br />
is a hype song for myself, for London and for the party. for the energy I’ve carried into my passions and the fun I have with music.</p>
<p><strong>BAWDY</strong><br />
I’d just met someone and the chemistry was a lot.</p>
<p><strong>SIREN</strong><br />
I’m the voice in his head and also the girl one step ahead. I liked this third person narrative in this song, the perspective it gave me. This song for me is about, as much as I’ve told you about me so far, there is still a lot to be expected, maybe too much for you to handle but you’ll find out anyway.</p>
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		<title>Trattieni il respiro e tuffati dentro il disco acquatico di Bais</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2020/11/05/bais-apnea-track-by-track/</link>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2020 12:14:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[bais]]></category>
		<category><![CDATA[Bais Apnea]]></category>
		<category><![CDATA[tatum rush]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/11/bais-apnea-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/11/bais-apnea-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/11/bais-apnea-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/11/bais-apnea-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/11/bais-apnea-20x21.jpg 20w" /><p>Siamo fan di Bais dal minuto 1 del primo singolo Milano che raccontava il rapporto con la città che lo ospita da qualche anno. Quel pezzo ci aveva catapultati in un sound delizioso e dai bordi ben definiti: impossibile restare indifferenti al richiamo lo-fi à la Mac DeMarco avvolto in chitarre piene di malinconia. Con Apnea, il&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2020/11/05/bais-apnea-track-by-track/">Trattieni il respiro e tuffati dentro il disco acquatico di Bais</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/11/bais-apnea-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/11/bais-apnea-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/11/bais-apnea-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/11/bais-apnea-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/11/bais-apnea-20x21.jpg 20w" /><p>Siamo fan di <a href="https://www.instagram.com/luca_bais/" target="_blank" rel="noopener">Bais</a> dal minuto 1 del primo singolo <a href="https://www.dlso.it/site/2019/10/29/bais-milano-video/" target="_blank" rel="noopener">Milano</a> che raccontava il rapporto con la città che lo ospita da qualche anno.<br />
Quel pezzo ci aveva catapultati in un sound delizioso e dai bordi ben definiti: impossibile restare indifferenti al richiamo lo-fi à la <strong>Mac DeMarco</strong> avvolto in chitarre piene di malinconia.<br />
Con Apnea, il primo EP di Bais uscito il 21 ottobre per Sugar Music, scopriamo che il fondale sonoro si è arricchito di colori nuovi in cui viene voglia di tuffarsi ad occhi aperti. Non c&#8217;è più solo la deriva lo-fi, ma anche la seduzione dell&#8217;R&amp;B e qualche piega pop che va a increspare questo &#8220;disco acquatico&#8221;.</p>
<p>Non resta che immergerci completamente e scoprire la storia di ciascuna traccia:</p>
<p><iframe width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" title="Spotify Embed: APNEA" src="https://open.spotify.com/embed/album/0GECELs30xgfggu790U5iF"></iframe></p>
<p><strong>1. Vudù</strong><br />
Vudù è l’apriporte dell’EP ed è anche il primo pezzo ad essere stato prodotto. Si porta dietro un’atmosfera un po&#8217; western-psichedelica ed è perfetta come inizio del disco perché è come se rappresentasse il momento prima di tuffarsi, il pre-apnea. Io l’ho sempre vista in bilico tra i Verdena di Endkadenz e Pino Daniele :)</p>
<p><strong>2. Mina</strong><br />
Ho scritto Mina di getto durante una session. È venuta subito fuori la melodia della voce nella strofa e poi nel ritornello. Alcune parole sono rimaste li com’erano uscite all’inizio, altre le ho digerite ed elaborate nelle settimane seguenti. Nella scrittura mi piace tenere sempre un giusto mix tra le idee istintive iniziali ed altre leggermente più ‘pensate’. Ho cercato anche di amalgamare le mie influenze meno italiane (tipo Blood Orange) con una vibe più Battistiana di Anima Latina (che adoro e venero). Per finire, la ciliegina sulla torta ce l’ha messa Giulio Jesi, giovanissimo sassofonista: ricordo che gli avevo detto che mi sarebbe piaciuto un sax selvaggio e scalpitante alla Donny McCaslin, il sassofonista che ha suonato nell’ultimo disco di David Bowie “Blackstar” (nello specifico il pezzo “Tis a pity she was a whore”); è venuto in studio, ha fatto un paio di take e noi siamo rimasti a bocca aperta dalla gioia. Era esattamente quello che mi ero immaginato e che volevo.</p>
<p><strong>3. Alghe ft. Tatum Rush</strong><br />
<em>Bais</em>: Alghe è stata la prima canzone dell’EP a nascere, poco prima dell’inizio della quarantena.<br />
Ci siamo trovati io e Paolo Caruccio (Fractae), il produttore con cui ho prodotto il disco, a fare una session negli studi di Sugar music. Non ci eravamo mai conosciuti prima, è stato tutto nuovo e allo stesso tempo divertente e stimolante per me. Ci siamo ascoltati un po&#8217; di cose che ci piacevano e abbiamo iniziato a buttare giù alcune idee in un flusso molto naturale, senza porci limiti.<br />
È partito tutto da un giretto molto semplice di chitarra su cui poi abbiamo costruito attorno tutto il pezzo. Con la quarantena è andato tutto in stand-by per un po&#8217;. Tornati alla libertà, ho deciso di riscrivere alcune parti del testo della canzone mentre ero in vacanza al mare.<br />
Per me ‘Alghe’ è una canzone agrodolce, in bilico tra la leggera amarezza delle strofe e la spensieratezza del sound generale.<br />
Ad un certo punto della stesura della canzone, sentivo che ci sarebbe stato bene un cambio abbastanza drastico, shoccante, magari il subentro di un’altra voce. È così che abbiamo pensato a Tatum Rush. Mi è sempre piaciuto il suo modo di scrivere e creare paesaggi surreali, il suo stile e attitudine.<br />
Così l’ho chiamato una sera di agosto mentre passeggiavo per il centro di Ostuni in Puglia e gli ho spiegato quello che avevo in mente. Il giorno dopo gli ho mandato il pezzo e dopo pochi giorni mi ha inviato il suo trip nel finale della canzone. Che dire, una gran bella ciliegina sulla torta! Mi ha ricordato vagamente i Tame Impala e ho amato la pennellata alla Wes Anderson.</p>
<p><em>Tatum Rush</em>: Prima di essere stato contattato, di Bais ne ignoravo completamente l’esistenza, ma è piuttosto normale per un eremita esiliato sulla riviera romanda come me.<br />
Eppure qualcosa di familiare l’ho percepito subito, nella musica inedita che mi mandò, testi appesi a un filo d’argento, chitarroni magnetici, uno stile che non mi ricorda quello di nessun altro. Mi telefonò la prima volta mentre ordinavo del sushi a Ginevra ed è possibile che abbia chiesto telepaticamente alla carpa Koi oracolo nell’acquario se fosse una buona idea imbarcarsi in un feat. con questo curioso individuo. Mi piacque subito tutto e individuai il mio spazio in tutto ciò: una parentesi brevissima ma intensa e piena di scenari possibili. Ho pensato alle musiche di Drive tipo di Kanvinski o i College, ho pensato a Luna Rossa di Claudio Villa, ho pensato alle avventure acquatiche di Steve Zissou, ho pensato persino a quei truzzi dei PNL. Non so se la cosa fa più rebus o cruciverba.</p>
<p><strong>4. In Limousine</strong><br />
“In Limousine” penso sia il pezzo più strano che abbia mai scritto. Il tutto è nato appena dopo la quarantena; una sera stavo ascoltando un disco nel mio studio e ad un certo punto ho iniziato a canticchiarci sopra un motivetto (è una cosa che mi piace molto fare): ripetevo sovrappensiero ‘in limousine’ esattamente com’è ora registrato nella mia canzone. Così ho stoppato la musica di sottofondo, ho preso la chitarra e ho fatto il percorso inverso a quello che si fa comunemente, ho tirato fuori gli accordi che meglio si abbinavano alla melodia della voce. Successivamente insieme a Paolo e Francesco Gambarotto ho sviluppato tutto il resto.<br />
Il testo ritrae una situazione surreale. Ci si ritrova in due in una limousine, sfatti all’alba dopo una festa, in silenzio a riflettere e a non parlare. È il pezzo più seduto del disco, forse il più malinconico, lo vedo come una culla che ondeggia nell’acqua. Il ritornello mi ricorda un pò la scena finale di Fight Club.<br />
5. Dove si va (a finire)<br />
è il testamento spirituale dell’EP. L’ho scritta quasi tutta di getto in una notte in quarantena dopo aver visto un documentario su Sam Cooke, forse per questo motiva c’ha questa vibe un pò soul. È il pezzo che sento più nel profondo tra tutti. Parla della cosa che più mi ossessiona da sempre: dove si va a finire quando lasciamo questo mondo. Mi sembrava la canzone perfetta per chiudere il disco.</p>
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		<title>Il nuovo EP di Ginevra è un viaggio dalle metropoli a Marte</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2020/07/01/ginevra-metropoli-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2020 10:35:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[ginevra]]></category>
		<category><![CDATA[Ginevra disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[Ginevra Metropoli EP]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/07/ginevra-1-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/07/ginevra-1-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/07/ginevra-1-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/07/ginevra-1-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/07/ginevra-1-20x21.jpg 20w" /><p>Da venerdì è fuori per Asian Fake e peermusic Italy il nuovo EP di Ginevra, il primo in Italiano per l&#8217;artista torinese. Si intitola Metropoli ma è in realtà un viaggio che va oltre le dense strade in cemento delle città: ascoltando i sei brani che lo compongono, prodotti da Francesco Fugazza, si ha la&#8230;</p>
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Si intitola <a href="https://www.dlso.it/site/2020/04/03/ginevra-5-album-italiani/">Metropoli</a> ma è in realtà un viaggio che va oltre le dense strade in cemento delle città: ascoltando i sei brani che lo compongono, prodotti da Francesco Fugazza, si ha la sensazione di poter trascendere la dimensione urbana e attraversarne una nuova, ultraterrena.</p>
<p>Questo accade perché EP come quello di Ginevra vengono da un altro pianeta, di cui amiamo esplorare le luci e le atmosfere inedite ai nostri occhi.<br />
In Metropoli coesistono materico e immaterico, respiri pesanti e sospiri di sollievo, ostinazioni urbane e destinazioni ultra planetarie.</p>
<p>Sarà lei ad accompagnarci in questo viaggio metropolitano e non nel track by track del disco che trovi sotto al player</p>
<p><iframe width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" title="Spotify Embed: METROPOLI" src="https://open.spotify.com/embed/album/1ovpCfi6f1bSPfwRgsyUAa?si=h8YCXUpSTAedClm6wtNDpg"></iframe></p>
<blockquote><p>METROPOLI EP, prodotto da Francesco Fugazza, è un viaggio di 6 brani che dalle strade della città può portarti fino a Marte.</p></blockquote>
<p><strong>METROPOLI</strong> è un&#8217;intro, una piccola finestra che si spalanca e che anticipa i temi fondamentali del disco: la vita nelle grandi città, i sogni, l’amore, la solitudine e le birrette al tramonto con gli amici di sempre.</p>
<p><strong>URAGANO</strong> è una ballad malinconica che racconta di quei momenti di sconforto presenti in tutte le relazioni. L’apertura del ritornello con “questa volta non ti parlo più” è un invito a cantarlo a squarciagola, fuori dal finestrino, sfrecciando lontano da chi ci ha fatto star male.</p>
<p><strong>SCONOSCIUTI</strong> è la storia di chi s’innamora in una grande città, fra corse frenetiche e giornate infinite. In questo scenario, in cui sembra non esserci mai abbastanza tempo per gli affetti, un aquilone spensierato custodisce la metropoli cullato dal suono dei synths (dai un’occhiata al video se non l’hai ancora fatto!), donando leggerezza al brano.</p>
<p><strong>RAJASTHAN</strong> è il vento caldo che soffia nelle notti d’estate, un sussurro, una lettera che inizialmente ho scritto per mio fratello e che ora regalo a chiunque abbia bisogno di un abbraccio. Semplicemente cerca di dirti “Stai tranquillo. Tutti noi abbiamo davanti un futuro incerto, incasinato. Qualsiasi cosa accada, ci sarò io con te”.</p>
<p><strong>MOSTRI</strong> è un inno alla bellezza delle cose semplici, primordiali, quelle che forse abbiamo dimenticato: le montagne prima della costruzione delle città-lunapark, il profumo dell’erba fresca. Rimane il dubbio su chi siano i Mostri: noi o gli altri?<br />
La scelta spetta a chi ascolta.</p>
<p><strong>MARTE</strong> è un outro, speculare a METROPOLI. Rappresenta la fine di un viaggio, una sorta di saluto dolce-amaro, una riflessione matura su quello che siamo e che ci circonda. Forse, non è altro che un ponte verso un nuovo inizio.</p>
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		<title>I Tropea raccontano Might Delete Later traccia per traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2020/06/12/tropea-might-delete-later-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2020 13:38:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[tropea]]></category>
		<category><![CDATA[Tropea Might Delete Later]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/06/Tropea-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/06/Tropea-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/06/Tropea-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/06/Tropea-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/06/Tropea-20x20.jpg 20w" /><p>È fuori il nuovo Ep dei Tropea, Might Delete Later, che raccoglie sei tracce iniettate di un&#8217;energia pazzesca. Questo perché il progetto è un tributo alla dimensione live dove queste canzoni hanno scaldato il palco, prima ancora di essere registrate e poi prodotte a distanza durante il lockdown. Di Might Delete Later la band dice&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/06/Tropea-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/06/Tropea-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/06/Tropea-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/06/Tropea-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/06/Tropea-20x20.jpg 20w" /><p>È fuori il nuovo Ep dei <a href="https://www.instagram.com/tropea.pop/?hl=it">Tropea</a>, Might Delete Later, che raccoglie sei tracce iniettate di un&#8217;energia pazzesca.<br />
Questo perché il progetto è un tributo alla dimensione live dove queste canzoni hanno scaldato il palco, prima ancora di essere registrate e poi prodotte a distanza durante il lockdown.</p>
<p>Di Might Delete Later la band dice che è &#8220;<em>un modo per rompere la distanza fisica tra artisti e pubblico che caratterizza questo periodo storico</em>&#8220;, e in effetti ascoltandolo si può sudare lo stesso come sotto al palco e recuperare un contatto fisico con le canzoni.</p>
<p>Premi play qui per l&#8217;esperienza e poi più giù leggi il racconto dei Tropea di ogni traccia:</p>
<p><iframe width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" title="Spotify Embed: Might Delete Later" src="https://open.spotify.com/embed/album/1IDhl9nsrH8iJWD715dNTI"></iframe></p>
<p><strong>LAST HOUR TOGETHER</strong><br />
Il titolo di “Last Hour Together” fa subito capire l’intento della canzone: prima di tutto un invito a godersi al massimo l’ultimo tempo rimasto insieme, qualunque esso sia, e ad abbandonarsi totalmente all’ascolto.<br />
Sono le riflessioni di un innamorato, ormai disilluso, che si appresta a passare l’ultimo momento con la persona che ha amato?<br />
No. Il testo parla delle sensazioni che si provano nell’ultima ora che ognuno di noi passa da solo con se stesso nel giorno del proprio compleanno, prima di abbandonarsi ai festeggiamenti con le persone amate.<br />
Domenico, il chitarrista, racconta: “Last Hour Together racconta il momento in cui inizi a svelare a te stesso alcune verità su di te, che altrimenti non avresti mai il coraggio di dirti. Da quando l’abbiamo cominciata a suonare live è diventata però una canzone parla di noi Tropea e dell’intesa che abbiamo col pubblico ad ogni concerto.”</p>
<p><strong>WARFARIN</strong><br />
“Warfarin” è un brano dall’atmosfera fresca, veloce, elettronica, che esprime la volontà di sentirsi vivi nella danza, anche col rischio di esagerare.<br />
E’ la storia di un paio di amici che vanno in una festa a casa di qualcuno, strafatti di “Warfarin”, un anticoagulante che serve per evitare l’epistassi (il sangue dal naso), e ballano annoiati, come tutti i millenials a Macao.<br />
Non che si debba per forza riportare tutto a questo periodo buio, ma il testo di “Warfarin” ha sicuramente acquisito un nuovo senso adesso che non ci sono eventi e siamo ancora costretti a danzare in casa da soli, annoiati e intorpiditi.</p>
<p>Il brano è stato composto da Lorenzo, il bassista: “Warfarin è nata mentre mi stavo scrivendo con Dome su Whatsapp e sono saltati fuori questi accordi un po’ scuri, un po’ Smiths. Infatti in quel periodo stavo ascoltando a rotella “The Headmaster Ritual” degli Smiths, in cui mi piaceva un sacco un accordo fuori tonalità che c’è ad un certo punto del pezzo, ma mi scocciava che fosse solo lì. Quindi ho cercato una coppia di accordi che avesse più o meno la stessa sonorità e l’ho piazzata nel ritornello. Poi ho pensato che ci voleva una bella cassa dritta e una melodia di synth super semplice, ma che restasse in testa. Volevo un feel a metà tra Burning dei Whitest Boy Alive e A Forest dei The Cure. Tempo dopo, mentre ero a Berlino per alcune registrazioni, Marcin Öz (bassista dei WBA) mi ha rivelato che per lungo tempo, prima di registrarla in studio, la batteria di Burning è stata un loop delle prime battute di A Forest. In quel momento ho lollato.”</p>
<p><strong>DRAMA KID</strong><br />
“Drama Kid” è il “lento violento” dei Tropea, il momento “down tempo” di “Might Delete Later”.<br />
E’ un brano sepolto nel mistero, nel crimine di una notte piovosa: parla di un bacio, di una cotta primaverile sinonimo di insicurezza, eccitazione, di un enorme senso di libertà e ancora di insicurezza. Il nome della persona, come in qualche misteriosa composizione medievale, è sepolto nel testo, come un enigma da risolvere.<br />
L’assolo di chitarra di “Drama Kid” durante i concerti dei Tropea non è mai uguale.<br />
“Durante l’assolo di chitarra non so mai esattamente cosa farò fino ad un secondo prima”, dice Domenico, “a volte mi va di lanciarmi in una imitazione dell’assolo di “Another Brick in the Wall” solo per guardare tutti i boomers nella folla che si gasano (e io insieme a loro), altre volte invece lancio dei bacetti al microfono al pubblico e Pietro fa il rumore della goccia con la gola. Nell’assolo registrato come definitivo sono finiti tutti questi elementi e altre citazioni, dai Rage Against the Machine ad una parte dell’assolo di Owner of a Lonely Heart degli Yes.”<br />
Un aneddoto divertente, quanto assurdo, su “Drama Kid” che racconta Pietro, il cantante: “Domenico ha composto questo brano un paio di anni da, ispirandosi ad una ragazza con la quale aveva avuto una mini tresca. Dopo quel breve periodo lei se n’è andata e nessuno di noi l’ha più vista, ma per noi Tropea è sempre rimasta associata a “Drama Kid”. Poi un bel giorno, durante la Fase 2 della quarantena, Dome ci manda la produzione di “Drama Kid”. Io sono al parco col cane e, mentre la ascolto per la prima volta, chi vedo? Proprio la ragazza che aveva ispirato quella canzone. Incredibile.”</p>
<p><strong>WE HELD LONELINESS’ HANDS</strong><br />
Il tema di “We Held Loneliness’ Hands” è il paradosso della solitudine: essa è l’elemento che più ci unisce, perché condivisa da tutti noi.<br />
Il brano è la celebrazione di quando un affetto non c’è più, ma che nonostante tutto sentiamo vicino lo stesso. Il fatto che il silenzio lasciato dalla morte di una persona cara non è altro che un codice segreto di comunicazione, costruito negli anni trascorsi insieme.<br />
Il testo racconta di come la distanza non possa davvero separare due persone quando queste sono collegate nel loro spirito.<br />
“Abbiamo entrambi tenuto per mano la solitudine e per questo motivo non saremo mai da soli”, letteralmente dice la canzone.</p>
<p>“We Held Loneliness’ Hands” è il più recente dei nostri brani. Durante i nostri live rappresenta l’ultimo momento di intimità tra noi e l’ascoltatore, prima del gran finale. É il momento per riprendere fiato e dare sfogo alla nostra vena più malinconica. Nella canzone abbiamo inserito elementi a noi cari, come lo squillo del telefono della casa di Serole (dove abbiamo registrato parte delle take di “Might Delete Later”) e il duetto casalingo di “Tu che m’hai preso il cuor” di Ernesto Bonino.</p>
<p><strong>TECHNICOLOR</strong><br />
Technicolor è la prima traccia che sarà rilasciata e che anticipa di una settimana “Might Delete Later”.<br />
Questa canzone dal sapore italo &#8211; disco &#8211; revival vuole essere infatti un incentivo a combattere il distanziamento sociale con un po’ di power vibes: uno stimolo per stare attivi e correre, una spinta a trovare se stessi, ad ardere d’amore e prendersi cura l’uno dell’altro, anche durante le difficoltà di questo mondo assurdo.<br />
La frase “We dream in technicolor” infatti ha un respiro universale: vuole cercare di restituire bellezza alla tendenza di sognare più in grande ciò che ci circonda. È un canto in tributo a chi aiuta gli altri a vedere il magico, nonostante le illusioni che ci facciamo e le bugie che ci diciamo.</p>
<p>“<em>In Technicolor è concentrata e “synthetizzata” la nostra passione verso la musica suonata dal vivo. Infatti nei concerti questo pezzo è quello che più ci unisce al pubblico: siamo un unico flusso, ondeggiamo i fianchi tutti insieme con “la Mossa”.</em><br />
<em>È nella natura di Technicolor essere una canzone di condivisione e per questo è stato spontaneo scegliere di sperimentare e di pubblicarla proprio adesso come nostro primo pezzo ibrido, scritto nel nostro linguaggio fatto di italiano, inglese e condimenti cringe-tastici</em>.”</p>
<p>Ci sono molti riferimenti autobiografici, espressi soprattutto nella parte cantata in italiano, il cui testo ha visto il contributo di più mani.<br />
Le immagini fotografate nelle strofe fanno riferimento in particolare all’adolescenza del cantante Pietro, passata in sella ad un Booster, con annesso incidente in Viale Tibaldi insieme al chitarrista Mimmo mentre andavano ad una delle loro prime prove di band in assoluto.<br />
Un periodo passato tra le bigiate da scuola per andare a giocare a biliardo al Jolly Bar di Porta Genova e le canne coi genitori in casa (scusate mamma e papà). Vengono poi citati più volte nel testo i “Tori di Fuoco”, riferimento alla trap house dei Tropea già immortalata nella temporary song “Cringe Inferno”. I Tori sono tutte le persone che sono cresciute con la band in questi anni, molte delle quali hanno contribuito al progetto e continuano a supportarlo, come il producer Lapo Vecchi con cui i Tropea hanno registrato varie session dei pezzi contenuti nell’EP.</p>
<p><strong>SEGNORE</strong><br />
“Segnore” è la bonus track di “Might Delete Later”.<br />
Questo audio è la prima cosa che abbiamo registrato in uno dei nostri ritiri a Serole, nella casa di campagna di Pietro, che trasformiamo nel nostro personale studio di registrazione un paio di volte all’anno dal 2018. E’ la prima cosa che Pietro ha improvvisato a cantare e suonare alle quattro del mattina, durante la prima prova di registrazione di questo EP. MEGALOL l’abbiamo lasciata.</p>
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		<title>Populous racconta W traccia per traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2020/06/04/populous-w-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2020 08:13:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[populous]]></category>
		<category><![CDATA[Populous W]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/06/unnamed-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/06/unnamed-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/06/unnamed-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/06/unnamed-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/06/unnamed-20x21.jpg 20w" /><p>W è il nuovo album di Populous, uscito il 22 maggio per La Tempesta e Wonderwheel Recordings. Il disco è esaltazione di un nuovo archetipo di femminilità, libero dalle zavorre del pregiudizio e da qualsiasi differenza di genere. A tre anni di distanza da Azulejos, Populous torna con una schiera di dieci artiste indipendenti per&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/06/unnamed-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/06/unnamed-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/06/unnamed-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/06/unnamed-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/06/unnamed-20x21.jpg 20w" /><p>W è il nuovo album di <strong>Populous</strong>, uscito il 22 maggio per La Tempesta e Wonderwheel Recordings.<br />
Il disco è esaltazione di un nuovo archetipo di femminilità, libero dalle zavorre del pregiudizio e da qualsiasi differenza di genere.</p>
<p>A tre anni di distanza da Azulejos, Populous torna con una schiera di dieci artiste indipendenti per scrivere il nuovo mito del femminino, finalmente eterogeneo, ironico, eroico e consapevolmente erotico.<br />
Le dieci tracce di W sono il biglietto d&#8217;ingresso a un rito d&#8217;iniziazione che segna il passaggio a un nuovo mondo, radicalmente diverso dal precedente: in questo cerimoniale neopagano dominato dalla libertà sessuale e dall&#8217;amore fluido, il machismo viene sacrificato in favore di una profonda affermazione dell&#8217;identità queer.</p>
<p>La rivelazione del mondo nuovo avviene attraverso un&#8217;esplosione di colori e figure danzanti a colpi di ritmi esotici, melodie dream-pop, suggestioni latine e pulsazioni lisergiche: alla cerimonia di W è impossibile non seguire il flusso dell&#8217;eterna danza, il richiamo ammaliante dei paesaggi sonori disegnati da Populous e dalle voci suadenti delle donne che lo accompagnano (da <strong>Emmanuelle</strong> a <strong>M¥SS KETA</strong>, all&#8217;argentina <strong>Sobrenadar</strong>).</p>
<p>Si inizia da uno sconfinato deserto e si finisce per ballare a piedi nudi nella città eterna.</p>
<p>Entra qui e poi leggi il racconto traccia per traccia di Populous.</p>
<p><iframe width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" title="Spotify Embed: W" src="https://open.spotify.com/embed/album/6QW0AjRzQmHoUxwT570bJX?si=KWQ9zpAERHamnZKV6WyZeQ"></iframe></p>
<p><strong>Desierto (with Sobrenadar)</strong></p>
<p>È un pezzo chiaramente materico. Ti fa pensare a grandi spazi aperti, vento, sabbia che vola, cieli neri e luminosi, liquidi corporei. Io e Paula condividiamo la passione per tutto il dream-pop inglese di fine anni 80, abbiamo dunque cercato di ricontestualizzarlo su questo beat a gravità zero, un po&#8217; cumbia, un po&#8217; flamenco, un po&#8217; James Blake.</p>
<p><strong>Soy Lo Que Soy (with Sotomayor)</strong></p>
<p>Sono innamorato di Città Del Messico. È il posto in cui vivrei. Lì ho conosciuto i due fratelli Sotomayor, Paulina e Raul, e siamo diventati prima amici e poi labelmates. Liricamente questo è il pezzo con più attinenza al concept generale di &#8220;W&#8221;. Una specie di manifesto queer latino.</p>
<p><strong>Flores No Mar (with Emmanuelle)</strong></p>
<p>Non tutti se ne sono accorti, ma questo pezzo ha una doppia versione: radio e album version. Quella che c&#8217;è su disco dura oltre 8 minuti e contiene questa coda ambient che voleva richiamare l&#8217;oceano, le onde e i suoni che si possono ascoltare sott&#8217;acqua. D&#8217;altronde è un pezzo dedicato a Lemanjá, che nel culto degli Orisha brasiliani è la regina del mare, protettrice di tutte le donne.</p>
<p><strong>Fuera De Mi (with Kaleema)</strong></p>
<p>Heidi (Kaleema) scrive un messaggio chiedendomi: &#8220;Ti dispiace se il testo lo spingo un po&#8217; verso passionalità e sesso? Ascolto il beat e penso solo a quello&#8221;. No ama, non mi dispiace affatto!</p>
<p><strong>HOUSE OF KETA (with M¥SS KETA, Gorgeous Kenjii Gucci, Protopapa, Riva)</strong></p>
<p>Forse non tutti sanno che:</p>
<div class="flex-video widescreen youtube"><iframe width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/6VAO8ellsfM?feature=oembed&#038;showinfo=0&#038;rel=0&#038;modestbranding=1&#038;iv_load_policy=3&#038;playsinline=1&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro.</p>
<p><strong>Banda</strong></p>
<p>Non era questa l&#8217;idea che volevo sviluppare assieme a Barda. Avevo da poco scoperto il suo EP su Shika Shika (la label di Barrio Lindo ed El Buho) che conteneva <a href="https://www.youtube.com/watch?v=DnLZBAQHl8E">un pezzo</a> che ho ascoltato in loop per intere settimane e volevo rifarne la mia versione. Ho scritto a Robin, Agustin e a Cecilia ma alla fine non c&#8217;è stato verso: tutti erano d&#8217;accordo sul produrre qualcosa di nuovo. Ero incazzato nero! Continuo a pensare che &#8220;Banda&#8221; non sia all&#8217;altezza di quel pezzo, ma forse è solo perché mi ricorda emotivamente dei giorni molto particolari della mia vita. E l&#8217;emotività, si sa, gioca un ruolo importante nella percezione di qualsiasi cosa.</p>
<p><strong>Petalo (with Weste)</strong></p>
<p>Il mio amico Pedro (Chancha Via Circuito) aveva prodotto un loro splendido disco chiamato &#8220;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=67zN3Qqaj1s">Huestes</a>&#8221; e la sua ragazza (Kaleema) aveva pubblicato diverse ig stories assieme a loro. Ho pensato che non sarebbe stato difficile entrarci in contatto. Così ho scritto ai Weste un messaggio molto semplice: &#8220;Ciao sono Andrea, vengo dall&#8217;Italia, faccio musica elettronica come Populous e mi piacerebbe proporvi una collaborazione&#8221;. Lei mi ha risposto con una foto del vinile di &#8220;Azulejos&#8221;, dicendo: &#8220;Tutti i dj qui a Buenos Aires suonano questo disco!&#8221;. E niente, amici per sempre. Lei è stupenda, affascinante, bravissima.</p>
<p><strong>Out Of Space (with Cuushe)</strong></p>
<p>Questo è un pezzo speciale, per motivi extra-musicali. Mayuko è stata vittima di <a href="https://www.residentadvisor.net/news/42371">una storia orribile</a>, letteralmente orribile. Ero così triste per lei. Non ha prodotto musica per qualche anno, tanto era sconvolta. Quando mi ha spedito la sua parte vocale mi ha detto: &#8220;È la prima cosa che faccio dopo tutto questo periodo di merda&#8221;. Dunque mi piace pensare che &#8220;Out Of Space&#8221; rappresenti per lei una sorta di rinascita, di luce alla fine del tunnel. Il suo inglese è a metà fra l&#8217;incomprensibile e l&#8217;inventato, ma leggendolo ho sorriso, tirando un sospiro di sollievo.</p>
<p><strong>Getting Lost (with L I M)</strong></p>
<p>Adoro L I M, artisticamente e umanamente. Averla avuta qui in casa a Lecce durante le registrazioni è stato molto bello. Ma forse non tutti sanno che l&#8217;idea di partenza del pezzo viene da una vecchissima demo che mi aveva spedito His Majesty Andre tanti anni fa. Ed io che sono un fan di Andre da tipo una vita non volevo assolutamente farmi sfuggire l&#8217;occasione. Mi disse: &#8220;Non suona per un cazzo come le robe house di HMA, ma magari tu riesci a farci qualcosa&#8221;. Eccomi!</p>
<p><strong>Roma (with Lucia Manca &amp; Matilde Davoli)</strong></p>
<p>Quel flautino attorno a cui ruota l&#8217;intero pezzo viene direttamente da Roma, il film di Cuaron. Questo è un omaggio, onirico e ipercinetico, ad uno dei quartieri più belli di Città Del Messico.</p>
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		<title>In giro per l&#8217;Europa con A-Tweed</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2020/05/12/europa-a-tweed-who-is-the-enemy/</link>
		<pubDate>Tue, 12 May 2020 09:53:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Livio Ghilardi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[DLSO Consiglia]]></category>
		<category><![CDATA[a-tweed]]></category>
		<category><![CDATA[A-Tweed Who is the Enemy?]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[who is the enemy]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="713" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/05/a-tweed-1024x713.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/05/a-tweed-1024x713.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/05/a-tweed-768x535.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/05/a-tweed-770x536.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/05/a-tweed-20x14.jpg 20w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/05/a-tweed-385x268.jpg 385w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/05/a-tweed-1540x1072.jpg 1540w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/05/a-tweed-e1589219053242.jpg 1400w" /><p>Chi frequenta la scena musicale romana e il clubbing italiano che guarda ai suoni del mondo probabilmente avrà già sentito nominare A-Tweed, sia per i suoi mixtape e i suoi dj set fra radio e club sia per la sua attività da promoter e booking agent. Da poco la label olandese Afrobotic Musicology ha finalmente&#8230;</p>
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<p>Da poco la label olandese Afrobotic Musicology ha finalmente pubblicato <em><strong>Who is the Enemy?</strong></em>, il suo EP d&#8217;esordio da artista e producer vero e proprio, dopo anni passati dietro i palchi o in consolle. Tre ottime tracce che racchiudono in meno di un quarto d&#8217;ora buona parte delle coordinate stilistiche e geografiche che guidano il lavoro di ricerca dell&#8217;artista molisano di stanza a Roma, tra sampling e cornamuse, estetica afro e tradizioni celtiche, futuro e radici.</p>
<p>Ogni brano dell&#8217;EP si muove fra latitudini e longitudini diverse, regalando all&#8217;ascoltatore un biglietto sola andata che ha come destinazione un mood club-oriented e minimale, in cui sapori e odori d&#8217;altri mondi assumono una veste sonora ammaliante, curiosa e che fa incuriosire.</p>
<p>Cosa può legare le cornamuse di Galizia, Bretagna e Scozia con le spezie dei mercati del Maghreb o dell&#8217;Africa subsahariana? Qual è il <em>fil rouge</em> fra il messaggio panafricano di Kwame Nkrumah e il principio di autodeterminazione di alcuni regionalismi europei? Ce lo siamo fatti raccontare da<strong> A-Tweed</strong>, dandoci un appuntamento immaginario in tre diversi indirizzi &#8211; uno per ogni traccia &#8211; che possano fungere da ideale punto di partenza per un futuro <em>road trip</em>, non appena potremo tornare a viaggiare.</p>
<h3> <iframe style="border: 0; width: 400px; height: 241px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=335663019/size=large/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/artwork=small/transparent=true/" seamless=""><a href="http://afrobotic.bandcamp.com/album/who-is-the-enemy">Who is the Enemy? by A-Tweed</a></iframe></h3>
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		<title>Friz ti racconta Ballate Dasporto traccia per traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2020/04/21/friz-ballate-dasporto-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2020 14:36:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[Friz]]></category>
		<category><![CDATA[Friz Ballate d'asporto]]></category>

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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2020/04/21/friz-ballate-dasporto-disco-raccontato/">Friz ti racconta Ballate Dasporto traccia per traccia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="684" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/04/08-1024x684.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/04/08-1024x684.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/04/08-768x513.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/04/08-770x514.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/04/08-20x13.jpg 20w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/04/08-385x257.jpg 385w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/04/08-1540x1028.jpg 1540w" /><p>Ballate Dasporto è il nuovo EP di <strong>Friz</strong>, uscito per INRI lo scorso venerdì.</p>
<p>Il rapper bolognese è tornato con un nuovo lavoro prodotto assieme a Fed Nance che fonde il background hip-hop con influenze più analogiche: le sei ballate che ne vengono fuori sono tranci di pizza take-away ancora filanti, di quelle che a sentirne il profumo ti si apre una voragine nello stomaco.</p>
<p>Se non premi play qui sotto non sai il gusto che ti perdi.</p>
<p><iframe width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" title="Spotify Embed: Ballate Dasporto" src="https://open.spotify.com/embed/album/0SYjev6YbSj8CICuKXYJwI"></iframe></p>
<p>Abbiamo chiesto a <a href="https://www.facebook.com/oppurefriz">Friz</a> di approfondire la sua ricetta e raccontarci come ha preparato le sue Ballate Dasporto.</p>
<p><strong>ASSÉ</strong><br />
È una breve introduzione. All’inizio non era stato pensato come brano di apertura, ma poi ci ha dato la sensazione che fosse perfetto per l’inizio di questo viaggio. Ho recuperato dal vecchio cellulare questa registrazione vocale fatta in una pausa di lavoro con un mio amico bangladese. Lavoravamo nella stessa cucina e condividevamo spesso pensieri e frustrazioni lavorative. Ho voluto inserirla per restituire una testimonianza di vita reale, tangibile e ovviamente come segno di amicizia.</p>
<p><strong>IDEAA</strong><br />
È quel cielo stanco che si respira sotto portici di Bologna a fine giornata. Tra relazioni e rapporti d’amore che mescolano i dialetti e i giorni sfuggiti. L’ho scritta dopo aver riletto alcuni passaggi del libro di Bauman ‘Vite di scarto’ e ho riflettuto sul peso che si danno ai sentimenti ai tempi del post-capitalismo. In un mondo globalizzato dove le merci hanno libero scambio, ma non tutte le persone hanno diritto alla mobilità, riusciamo ancora a dar valore alle emozioni?</p>
<p><strong>COBALTO</strong><br />
Il mio background hip-hop, groove e chitarre funk.<br />
È stata una delle prime canzoni che ho scritto di questo Ep, ci ho riversato dentro le mie disillusioni, le cicatrici saldate con gli stickers e le tag sopra i muri fatte con il fat-cap che cola. Paolo Conte e l’Area Cronica. Tra l’altro se ripenso al messaggio che mi ha mandato Tormento dopo aver ascoltato i primi mix di Ballate Dasporto mi vengono ancora i brividi.</p>
<p><strong>NONSOCHE</strong><br />
Le giornate quando si lavora in cucina sembrano infinite. In questo periodo di stasi forzata mi chiedo dove riuscissi a trovare tutte quelle energie per lavorare. Quando uscivo da lavoro era già troppo tardi e si tendeva a fare le ore sempre più piccole. Tornare a casa diventava un’impresa, attraversare i viali storditi e sfatti. Qualche ora dopo dovevo essere di nuovo in cucina e in quei momenti mi ripromettevo che arrivata sera sarei tornato a casa presto. L’atmosfera dilatata e psichedelica creata dai suoni di Fed Nance era perfetta per quello che volevo dire.</p>
<p><strong>BABILONIA</strong><br />
È la canzone che forse sintetizza meglio tutto il concept di Ballate Dasporto. Credo sia più facile ascoltarla che raccontarla. Ricordo tutte le immagini vivide in quei momenti sfocati. Frame immortalati in un brano. Una Bologna notturna con tutta la sua gente che ci gravita dentro. Prima di andare a dormire ci vediamo da Babilonia in via del Pratello per un kebab e l’ultima birra.</p>
<p><strong>D’ASPORTO</strong><br />
È una ballad sommessa, tastiera, drum-machine e voce. Il pezzo più intimo del disco.<br />
Sono i pensieri che ti riempiono la testa quando vai a dormire e non riesci a prendere sonno. C’è un parallelismo tra un qualcuno che l’asporto te lo porta a casa e qualcuno che ti asporta i sentimenti.</p>
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		<title>Bartolini racconta Penisola traccia per traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2020/04/06/bartolini-penisola-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2020 09:39:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[bartolini]]></category>
		<category><![CDATA[Bartolini Penisola]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/04/bartolini-penisola-1024x683.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/04/bartolini-penisola-1024x683.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/04/bartolini-penisola-768x512.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/04/bartolini-penisola-770x513.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/04/bartolini-penisola-20x13.jpg 20w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/04/bartolini-penisola-385x257.jpg 385w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/04/bartolini-penisola-1540x1027.jpg 1540w" /><p>Penisola è l&#8217;album di debutto di Bartolini, uscito venerdì con distribuzione Carosello. Il disco segue l&#8217;EP BRT Vol.1 che da isola autonoma in mezzo al mare diventa ora Penisola, attaccata a una terraferma e perciò ben consapevole delle sue radici. Le undici tracce dell&#8217;album di Bartolini raccontano di un unico luogo o meglio di una terraferma&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/04/bartolini-penisola-1024x683.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/04/bartolini-penisola-1024x683.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/04/bartolini-penisola-768x512.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/04/bartolini-penisola-770x513.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/04/bartolini-penisola-20x13.jpg 20w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/04/bartolini-penisola-385x257.jpg 385w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/04/bartolini-penisola-1540x1027.jpg 1540w" /><p>Penisola è l&#8217;album di debutto di <strong>Bartolini</strong>, uscito venerdì con distribuzione Carosello.<br />
Il disco segue l&#8217;EP <a href="https://www.dlso.it/site/2019/05/22/bartolini-ti-spiega-brt-vol-1/">BRT Vol.1</a> che da isola autonoma in mezzo al mare diventa ora Penisola, attaccata a una terraferma e perciò ben consapevole delle sue radici.<br />
Le undici tracce dell&#8217;album di Bartolini raccontano di un unico luogo o meglio di una terraferma che, però, è il risultato dell&#8217;accorpamento di isole diverse, di luoghi ed esperienze che parlano di Giuseppe Bartolini, artista nato sul mare della Calabria e poi cresciuto tra Roma e Manchester.</p>
<p>Penisola è un miscuglio di sonorità british e cantautorato italiano, il bisogno di fondere tutto in un contenitore unico ma non a sé stante:</p>
<p>“<em>Se due anni fa il mio sogno era restare a vivere in Inghilterra, o comunque ritornarci, adesso il mio pensiero principale è non restare solo e passare più tempo con la mia famiglia e i miei amici. Cercare, insomma di non chiudermi nel mio guscio, di non essere un’isola</em>.”</p>
<p>Abbiamo chiesto a Bartolini di raccontarci traccia per traccia la sua Penisola:</p>
<p><iframe width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" title="Spotify Embed: Penisola" src="https://open.spotify.com/embed/album/6tdZ4gCBc4CFF6mPAcf2TU"></iframe></p>
<p><strong>SANGUISUGA</strong><br />
Inizio col dire che questo disco è stato scritto in tre fasi del 2019 che vanno dall’inverno all’autunno, a parte due canzoni che sono molto vecchie.<br />
Pre-prodotto e registrato per metà in casa con Andrea Messina e poi finalizzato in studio da Gennaio 2020 presso i Jedi Sound Studio con Jesse Germanò.<br />
Sanguisuga è la traccia di apertura del disco ma in realtà una delle ultime ad essere stata scritta.<br />
È il riassunto di un anno molto difficile per me e da un punto di vista musicale è la cosa che mi rappresenta di più.<br />
Ad oggi è la canzone che ascolto con maggiore frequenza, quella che ancora non mi ha stancato.<br />
In studio rompevo sempre le palle per ascoltarla, forse per questo gli altri la odiano.</p>
<p><strong>ICEBERG</strong><br />
Iceberg è una lettera per mio papà.<br />
È nata ad Aprile, periodo che ricordo con grande nostalgia perché è stato un periodo di totale rinascita.<br />
È la prima canzone che ho scritto dopo mesi di blocco.<br />
Andavo a registrare i pezzi dell’EP, ero sul tram e all’improvviso mi è venuto questo motivetto ed ho iniziato a scrivere il testo sulle note del cellulare.<br />
Alla fine della giornata la canzone era finita.<br />
L’ho anche registrata con delle memo vocali che <a href="https://soundcloud.com/inilobe/iceberg">allego</a></p>
<p><strong>MILLENNIALS</strong><br />
È sicuramente la canzone più elettronica di Penisola.<br />
L’ho scritta a Gennaio, quando ancora non pensavo al disco ma cercavo solo di esercitarmi con Ableton.<br />
Può essere intesa come una canzone d’odio ma in realtà cerco di parlare della mia generazione ed in particolare di me.</p>
<p><strong>LUNAPARK</strong><br />
Lunapark è nata in mezz’ora a Febbraio mentre strimpellavo e mi sono detto: “adesso provo a scrivere la cosa più pop possibile”.<br />
È stato inspiegabile perché non mi è mai capitato di scrivere una canzone in così poco tempo.<br />
Inizialmente la sentivo molto lontana da me, ragion per cui non l’ho fatta ascoltare a nessuno e non volevo includerla nel disco.<br />
È ritornata fuori solo ad Ottobre quando l’ho fatta sentire ai ragazzi.</p>
<p><strong>FOLLOW</strong><br />
La canzone del disco più adatto per un dj set, credo.<br />
È forse il pezzo che per sonorità ricalca maggiormente l’EP e di cui forse ne rappresenta l’evoluzione.<br />
La considero la B-Side di un pezzo dell’EP intitolato “Like” da cui riprende la vena ironica sempre legata ai nostri “drammi” da social.</p>
<p><strong>PROFILO FALSO</strong><br />
Questo è stato il pezzo più sofferto e difficile del disco.<br />
Ha avuto diverse forme dalla pre produzione a quella finale che è avvenuta interamente con tutta la band in studio.<br />
È una canzone che potrebbe parlare di amicizia, di una vecchia storia d’amore finita male ma anche di se stessi.</p>
<p><strong>NON DIRMI MAI</strong><br />
Nasce a Giugno.<br />
Volevo un pezzo che fosse chitarroso tipo Strokes ma che fosse anche moderno, motivo per cui è uscito un ritornello “trapposo” che non ci aspettavamo.<br />
In quel periodo scrivevo molto, ricordo di aver scritto 3 o 4 pezzi che però avevano qualcosa di strano.<br />
Dopo qualche giorno mi sono accorto che erano lo stesso pezzo, cioè avevano tutti la stessa melodia o più melodie simili.<br />
Per questo motivo ho preso le melodie principale di queste “mezze” canzoni ed ho riscritto un’unica canzone.</p>
<p><strong>ROMA</strong><br />
Roma è stato il primo pezzo che abbia mai scritto in vita mia, quello che ha iniziato tutto.<br />
È stata l’unica canzone, insieme ad un’altra, che avevo come repertorio.<br />
Tutto questo per due anni, facevo le prime apparizioni nei pub eccetera suonandole a ripetizione.<br />
Anche in Inghilterra, a Manchester in erasmus suonavo questa canzone ed altre cover.<br />
Sarebbe dovuta uscire quattro anni fa ma poi non so perché non è mai uscita.<br />
Ho deciso di inserirla nell’album per renderle giustizia.</p>
<p><strong>PENISOLA</strong><br />
Questo pezzo che da il titolo all’album era già stato scritto tre anni fa prima del disco ed è il pezzo a cui sono più affezionato.<br />
L’unico scritto in Calabria durante le vacanze di Natale ed è un po’ un’immagine del mio paese, luogo di nascita dove spesso mi sono sentito un’isola.<br />
È stata registrata in presa diretta in studio, chitarra e voce e poi è stato aggiunto un pianoforte.</p>
<p><strong>ASTRONAVE</strong><br />
Astronave rappresenta la pesante influenza che i Beach Fossils hanno avuto in questi ultimi anni e soprattutto a Dicembre, periodo in cui è nata questa canzone.<br />
La sua prima forma è nata in sala prove, dove con Andrea (Il Mex), abbiamo suonato tutti gli strumenti.<br />
Siamo usciti, presi benissimo ma appena entrati in macchina un autobus dell’ATAC ci ha fatto la fiancata distruggendo non solo uno specchietto ma tutto il nostro entusiasmo.<br />
Ascoltate, dunque, questa canzone perché abbiamo rischiato la vita per far si che arrivasse alle vostre orecchie.</p>
<p><strong>I LOVE AMERICA</strong><br />
Doveva essere la prima traccia del disco<br />
È un gioco di parole, non parlo dell’America ma della Calabria per questo “America &#8211; Kalafrica”.<br />
Il sud rappresenta la mia piccola oasi, la mia piccola isola, la mia California.<br />
È un trip di ricordi legati alla mia adolescenza ed all’inizio della mia vita adulta.<br />
Ascoltatelo in cuffia.</p>
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		<item>
		<title>Jesse the Faccio racconta il nuovo album Verde traccia per traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2020/03/30/jesse-the-faccio-verde-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2020 13:22:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[jesse the faccio]]></category>
		<category><![CDATA[jesse the faccio verde]]></category>

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In realtà lui l&#8217;ha chiamato così non tanto per il basilico ma per il fatto che, si sa, il verde è il colore che rappresenta la speranza e questi 11 brani servirebbero quindi a sviluppare quest&#8217;ideale dalla prospettiva dell&#8217;artista.</p>
<p>Idealmente l&#8217;album si divide in due parti: una prima più disillusa e l&#8217;altra in cui si inizia a sperare di più e in maniera più genuina.</p>
<p>Nell&#8217;insieme possiamo dire che VERDE è un disco che ci fa ben sperare in<strong> Jesse the Faccio</strong> e nella sua abilità di sperimentare tra il cantautorato e le menate punk e lo-fi.</p>
<p>Ci siamo fatti raccontare l&#8217;album traccia per traccia:</p>
<p><iframe width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" title="Spotify Embed: VERDE" src="https://open.spotify.com/embed/album/5DmhUu6cXZhN6wVQIyOt43"></iframe></p>
<p><strong>VERDE</strong><br />
“VERDE” è un pezzo che suoniamo da un po’ live. Per noi si è sempre chiamato “Punk” perché effettivamente è un pezzo punk come sonorità ed attitudine. E’ un flusso di pensiero che un po’ mi descrive un po’ mi faccio delle domande che poi nel ritornello nega totalmente la speranza “..mai sperare!”.</p>
<p><strong>DITA GIALLE</strong><br />
Parla di un aperitivo, non vissuto da me in prima persona ma che ho &#8220;visto&#8221; tra un ragazzo ed una ragazza che non conosco. Loro parlavano ed inizialmente erano molto carichi, poi con il passare del tempo sembrava tutto molto dovuto, quindi la speranza era andata un persa. In questo mi sono immaginato un loro “dialogo” più che altro il pensiero più nella testa di lui.</p>
<p><strong>666</strong><br />
Questo pezzo parla di un qualcuno che va ad una serata in autobus, legge le scritte sui posti a sedere e pensa ad un ipotetico lui/lei, che fa, dov’è, e che vorrebbe vederlo/a. Sta tutto il tempo a pensare, sperare tanto da non vivere bene la serata, e se la prende male e non si accorge nemmeno che questa persona era la con lui per tutta la serata, ma ormai forse è troppo tardi. Sicurezza in se stessi VS speranza.</p>
<p><strong>YAZ</strong><br />
Questo brano è una sorta di esortazione a farcela, a provare, a fare tutto con più tranquillità dando carta bianca a cose e persone. Qua la speranza inizia ad essere più presente in senso “positivo” però non ancora fondamentale. Lasciare da parte qualche risentimento qualche insicurezza essere convinti del proprio per non rischiare di scordarsi cosa e come si può fare e diventare. Ci vuole comunque coraggio.</p>
<p><strong>UNTITLED</strong><br />
Parla di un rapporto, di una convivenza (non per forza tra compagni, io l’ho scritta quando vivevo con mia madre ahah) che forse si sta un po’ rompendo con errori da entrambe le parti più o meno riconosciuti, ma con la speranza che si possa realmente fare meglio di così.</p>
<p><strong>VERDE pt2</strong><br />
E’ un brano strumentale, volevo un brano strumentale nel disco, in mezzo per dividere insomma le due parti che caratterizzano il lavoro. L’ho scritto da solo poi è l’unico brano che ho portato in sala prove e abbiamo lavorato al 100% insieme. E’ un pezzo forte, di stacco, a me personalmente piace molto.</p>
<p><strong>2011</strong><br />
Pezzo scritto veramente nel 2011 per quello il titolo. Recuperato quasi per caso ho pensato potesse stare bene nel contesto del disco. Abbiamo deciso insieme di lavorarlo in maniera differente rispetto alla maggior parte degli altri brani, grazie anche a questo ho pensato poi alla divisione del disco in due parti. E’ una riflessione personale passata su me stesso e quello che mi circondava, che però stranamente non si distaccava così tanto dal presente, dall’oggi.</p>
<p><strong>AMEN</strong><br />
Forse è il mio pezzo preferito del disco. E’ forte e molto vicino a miei ascolti di questi ultimi due anni. Il testo è una sorta di “preghiera” nonsense, sul fatto di non essere capiti, forse essere diversi perché non si vuole fare un lavoro normale o cose del genere. Urla alla speranza, con un po’ di disperazione, di essere appunto capiti.</p>
<p><strong>CAVIGLIE</strong><br />
Uno dei pezzi più recenti, avevo fatto un sogno dove cantavo il ritornello. La mattina me lo sono appuntato ed in paio di giorni il brano era scritto. Mi convinceva veramente molto e avevo precisamente l’idea dell’arrangiamento e voglia di sperimentare anche! Dopo il primo provino per me era già il primo singolo. Parla di fragilità dell’amore, usando le caviglie come metafora.</p>
<p><strong>NISSAN</strong><br />
Aveva già una versione abbastanza unica, che potete trovare ancora su youtube. Abbiamo deciso di rinnovarlo senza stravolgerlo. E’ una sorta di descrizione di come si può vivere un amore, in due o anche per se stessi. Con l’esortazione a rilassarsi e prendere le cose come vengono se vere.</p>
<p><strong>TTMB</strong><br />
E’ la speranza in forma canzone, verso una persona una cosa che hai visto, a cui pensi, che ti ossessiona. Con la quale non hai avuto l’occasione di parlare che sai che non vedrai probabilmente più quindi aggrapparsi alla speranza è l’unica cosa che ti rimane.</p>
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		<title>Oggi ti presentiamo Paraguaj</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2020/03/12/paraguaj-shaker/</link>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2020 09:35:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[DLSO Consiglia]]></category>
		<category><![CDATA[paraguaj]]></category>
		<category><![CDATA[paraguaj shaker]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/03/Shaker-Paraguaj-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/03/Shaker-Paraguaj-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/03/Shaker-Paraguaj-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/03/Shaker-Paraguaj-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/03/Shaker-Paraguaj-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/03/Shaker-Paraguaj-770x770.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/03/Shaker-Paraguaj-20x20.jpg 20w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/03/Shaker-Paraguaj-385x385.jpg 385w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/03/Shaker-Paraguaj.jpg 800w" /><p><strong>Paraguaj</strong> è il nuovo progetto del barese Alessandro Montano che si definisce un artigiano della musica affascinato dall&#8217;esotico e da generi appartenenti a diverse latitudini: dalla cumbia, all&#8217;afrobeat, alla slow house, al blues arabo.<br />
Dopo aver sperimentato la contaminazione di generi nel suo primo EP Dembelè, uscito nel 2018 sotto il moniker di Super Disco, Alessandro approda al nuovo disco, Shaker, con l&#8217;attitudine di producer.<br />
Shaker è la prima pubblicazione sotto l&#8217;alias <a href="https://www.facebook.com/paraguaj/">Paraguaj</a> e nasce da un collage di diversi frammenti sonori ai quali vengono aggiunti sample vocali, profumi di terre differenti, suoni manipolati e amalgamati in un flusso che lega tra loro tutte le tracce di questo disco.</p>
<p><strong>L&#8217;album uscirà questo venerdì ma puoi già ascoltarlo oggi in anteprima, dopo aver letto cosa ha da dirti Paraguaj</strong>:</p>
<p>&#8220;<em>Shaker è un album dal carattere fisico ed anche un po’ “bastardello”, basato sostanzialmente su bassoni prepotenti, campioni stravolti e sintetizzatori che stanno in bilico tra il bisbiglio e gli anni ’80. Venivo dalla pubblicazione di un album completamente devoto alla sensualità pubblicato sotto lo pseudonimo “Super Disco”, Guirlande, e questo invece è il primo lavoro di Paraguaj, che è un’evoluzione naturale del progetto precedente, ma sono sempre io, solo che erano maturi i tempi per un cambio di nome dopo aver raggiunto un’identità definita con cui il vecchio alias probabilmente non si addiceva in modo coerente.</em></p>
<p><em>Giocavo a costruire alcuni beat, poi mi sono ritrovato con una coerenza del tutto involontaria ad avere tra le mani qualcosa che somigliava a delle tracce che per quanta roba ci avevo messo dentro mi sembrava suonassero in modo molto personale: quindi dentro il funk, l&#8217;hip-hop, le colonne sonore dei film western, il Messico, l&#8217;Oriente, il burrito, il kebab, Tarantino, Wonder Woman, Bruce Lee e Batman (quello con Adam West) e pure Stranger Things.</em></p>
<p><em>Io sono pugliese e forse la contaminazione ce l&#8217;ho nel DNA; chiave di volta di tutto il lavoro è stato l’incontro con l’etichetta che ha prodotto questo disco, Last Floor Studio. Grazie a loro mi sono ritrovato a suonare in posti splendidi condividendo performance con musicisti meravigliosi: Sabrina de Mitri al sax che ha improvvisato sui miei beat sulla spiaggia in riva al mare e in una seconda occasione con Sebastiano Lillo alla chitarra resofonica, sulla terrazza di un borgo splendido del brindisino. Gli esperimenti sono andati così bene che la gente ci chiedeva da quanto suonassimo insieme anche se in realtà il concept creato da Last Floor Studio (il Last Floor Electronic) è quello di mettere insieme musicisti di matrice elettronica e strumentisti, che tra loro non si conoscono, dando vita ad un live improvvisato con ogni volta un risultato unico e diverso. Quando ascoltai questo tipo di considerazioni mi venne quindi naturale cercare una collaborazione, cosa che poi s’è concretizzata dandomi quindi il piacere enorme di avere nomi di musicisti fantastici nel mio album come quelli di Sabrina e Sebastiano. E non finisce qui perché al lavoro partecipano anche Giovanni Chirico ed Umberto Coviello che sono stati così in grado di interpretare la mia roba in maniera stupefacente, aggiungendo tra l’altro un tocco personale preziosissimo che altro non fa che aumentare il valore artistico del disco.</em></p>
<p><em>Il titolo è Shaker per un motivo semplicissimo: lo shaker, campionato, strecciato, suonato, è il flusso che collega tutte le tracce; in più è uno strumento quasi rudimentale che però si trova nella musica fatta a tutte le latitudini, semplice, sabbia e legno nella maggior parte dei casi. Sottolinea la sincope. Io con questo disco ho voluto parlare di multiculturalità, di semplicità e fisicità, di paesaggi e profumi. A volte vuole parlare, a volte far ballare. Che poi parlare, ballare e suonare, sono esattamente la stessa cosa</em>.&#8221;</p>
<p><strong>Buon ascolto e buon viaggio</strong>:</p>
<p><iframe src="https://w.soundcloud.com/player/?url=https%3A//api.soundcloud.com/playlists/1002395344%3Fsecret_token%3Ds-tlBkC&amp;color=%23ff5500&amp;auto_play=true&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;show_teaser=true&amp;visual=true" width="100%" height="300" frameborder="no" scrolling="no"></iframe></p>
<p><strong>Per presentarsi al meglio, Paraguaj ha voluto anche raccontarci traccia per traccia il suo album</strong>:</p>
<p><strong>1. Raoul</strong><br />
La traccia più folle del disco. Chi è Raoul? Dopo il viaggio più bello della mia vita in Messico (quello di nozze) mi son rimasti i colori, i profumi e la simpatia per quel tizio: Raoul. Raoul era in piazza a Merida, le panchine erano verniciate di fresco. Aveva i baffoni e probabilmente l’ho immaginato. Mi ha chiesto una sigaretta. Poi su questa traccia ci suonano su Giovanni Chirico ed Umberto Coviello e mi ritrovo con uno strumento assurdo come lo zufolo siciliano suonato completamente fuori di testa che percepisce l’essenza completamente strampalata del brano ed una chitarra che conferisce una robustezza legnosa che in pratica diventa la piazza nella quale incontrai Raoul.</p>
<p><strong>2. The Black Jiin</strong><br />
Mi sono chiesto cosa sarebbe stato se il genio della lampada avesse esaudito i miei desideri a ritmo di funk. Il risultato è questo, con Sabrina de Mitri al sax e Sebastiano Lillo alla chitarra resofonica, non poteva essere più chiaro di così.</p>
<p><strong>3. Mexican standoff</strong><br />
Lo stallo alla messicana applicato alla vita reale. Ho sempre adorato quei momenti nei film western da ragazzino capendo poi, crescendo, che di momenti come quelli la vita è piena, dal lavoro ai rapporti interpersonali. E c’è sempre un momento in cui ti chiedi: chi sparerà per primo? Non sai se sei più al sicuro in quell’equilibrio o se aspetti la rottura, tipo liberazione, anche se ci rimetti personalmente. Qui la chitarra resofonica di Sebastiano Lillo fa rivivere la polvere della nuova California.</p>
<p><strong>4. Bruce Lee</strong><br />
Ho sempre amato Bruce Lee. Un genio prima che il più grande artista marziale. Ho sempre guardato i film di genere che mi spinsero a diventare un pugile amatore e qui faccio un piccolo omaggio al mio mito filtrandolo con la lente di un altro mio mito: Tarantino.</p>
<p><strong>5. Jewel</strong><br />
A cavallo tra i ’70 e gli ’80 Wonder Woman era funk quasi come Shaft e Batman non era ancora un cavaliere oscuro ma era ancora tutto “sbreng” e “splash”. Un tentativo di reinterpretare in chiave attuale le musiche che meravigliosamente impreziosivano quelle perle di serie tv in stato profumatamente agreste.</p>
<p><strong>6. Nooh!</strong><br />
Questa traccia è uno scherzo. Mi sono divertito un sacco a produrla perché &#8220;no&#8221; è una parola che ho sentito spessissimo. E a volte non era manco vero.</p>
<p><strong>7. Dwayne again</strong><br />
Ho pensato al tizio enorme (che mi sta pure simpatico) degli action movie moderni. Tipo ho pensato che se ci litigo altro che stallo alla messicana, l’unica cosa che spero è che il tempo si congeli finché non mi viene un’idea utilissima per defilarmi. Un pezzo in sospensione. Volevo finire questo disco con una sospensione tipo “to be continued”.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2020/03/12/paraguaj-shaker/">Oggi ti presentiamo Paraguaj</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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		<item>
		<title>I Baseball Gregg raccontano Calendar mese per mese</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2020/03/09/baseball-gregg-calendar-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2020 09:33:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Valentina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[Interviews]]></category>
		<category><![CDATA[Baseball Gregg]]></category>
		<category><![CDATA[Baseball Gregg Calendar]]></category>
		<category><![CDATA[baseball gregg disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[eli wengrin baseball gregg]]></category>
		<category><![CDATA[la barberia records]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/03/baseballgregg-calendar-dlso-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/03/baseballgregg-calendar-dlso-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/03/baseballgregg-calendar-dlso-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/03/baseballgregg-calendar-dlso-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/03/baseballgregg-calendar-dlso-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/03/baseballgregg-calendar-dlso-770x770.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/03/baseballgregg-calendar-dlso-20x20.jpg 20w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/03/baseballgregg-calendar-dlso-385x385.jpg 385w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/03/baseballgregg-calendar-dlso.jpg 1200w" /><p>I Baseball Gregg sono Luca Lovisetto e Samuel Regan, un duo italo americano nato a Bologna e ospitato poi negli anni nel cuore di tutti quelli che li hanno ascoltati anche solo una volta, allo stesso modo di quell&#8217;amico che dice &#8220;mi fermo solo un paio di giorni&#8221; e poi dorme sul divano per mesi.&#8230;</p>
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Ogni mese del 2019 hanno fatto uscire un brano, accompagnato da un racconto di Sam e da una copertina bellissima e originale di <a href="http://www.ewengrin.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Eli Wengrin</strong></a> che racconta con i ritagli di carta colorata il brano a modo suo. Mese dopo mese abbiamo aspettato le canzoni con lo stesso spirito con cui si aspettano i cambi di stagione, la prima nevicata, il primo giorno di maniche corte: distrattamente, con la certezza che arriverà presto. <em>&#8220;Calendar&#8221;</em> è il posto dove sono raccolti questi dodici brani: una <a href="https://baseballgregg.bandcamp.com/album/calendar" target="_blank" rel="noopener">cassettina </a>e un <a href="https://baseballgregg.bandcamp.com/album/calendar" target="_blank" rel="noopener">vinile</a> usciti per l&#8217;etichetta slovacca <strong><em>Z Tapes,</em></strong> un<a href="https://baseballgregg.bandcamp.com/album/calendar" target="_blank" rel="noopener"> libro</a>, un<a href="https://baseballgregg.bandcamp.com/album/calendar" target="_blank" rel="noopener"> link</a>.</p>
<p><iframe width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" title="Spotify Embed: Calendar" src="https://open.spotify.com/embed/album/5k3gw7FwXKXO10PfQpUXOd?si=IJV-GUf-QMOQ10ztyhbi3g"></iframe></p>
<p>Il libro &#8211; uscito per i nostri preferiti de <em><strong>La Barberia Records</strong></em> &#8211; è una raccolta di pensieri, foto, poesie e disegni degli amici dei <strong>Baseball Gregg</strong> spalmati per 116 pagine.<br />
Non tutte sono canzoni che parlano di cose successe ora, alcune sono state scritte mesi o addirittura dieci anni prima della loro uscita ufficiale. Questa è la prova inconfutabile che la musica non ha tempo eppure arriva sempre al momento giusto. Ogni brano ha un titolo, il nome di un mese e un mood stagionale diverso, proprio come se fosse un calendario vero. E come ogni anno a Gennaio si parte con le migliori intenzioni, le vitamine, i buoni propositi, il petto in fuori, e si arriva a dicembre con il desiderio segreto che tutto finisca in fretta, per poi ricominciare.<br />
<em>&#8220;Calendar&#8221;</em> &#8211; il loro terzo LP &#8211; è sincero, ha un cuore gentile. Parla di amicizia, di depressione, di gratitudine, di emozioni chiuse nei cassetti, di LSD. E&#8217; un disco che ci fa compagnia, perché è come noi.</p>
<p>Nelle prossime pagine i <strong>Baseball Gregg</strong> ci raccontano <em>&#8220;Calendar&#8221;</em> traccia per traccia.</p>
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		<title>L&#8217;album degli Aquarama al telescopio</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2020/01/28/aquarama-teleskop-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Tue, 28 Jan 2020 14:12:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[aquarama]]></category>
		<category><![CDATA[Aquarama Teleskop]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/01/83003588_2671218286259101_5639832233389850624_o-1024x683.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/01/83003588_2671218286259101_5639832233389850624_o-1024x683.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/01/83003588_2671218286259101_5639832233389850624_o-768x512.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/01/83003588_2671218286259101_5639832233389850624_o-770x513.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/01/83003588_2671218286259101_5639832233389850624_o-20x13.jpg 20w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/01/83003588_2671218286259101_5639832233389850624_o-385x257.jpg 385w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/01/83003588_2671218286259101_5639832233389850624_o-1540x1027.jpg 1540w" /><p>Gli Aquarama hanno pubblicato venerdì il secondo album Teleskop per Fresh Yo! Label, Sand Music e Pop Up Records, distribuito da Peermusic. Il disco è un ottimo prodotto pop, leggero, arioso e scintillante che alterna brani da colonna sonora all&#8217;italiana degli anni &#8217;60 e &#8217;70 a nostalgici souvenir post-vacanze, ballate pettinate ad altre con un&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/01/83003588_2671218286259101_5639832233389850624_o-1024x683.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/01/83003588_2671218286259101_5639832233389850624_o-1024x683.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/01/83003588_2671218286259101_5639832233389850624_o-768x512.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/01/83003588_2671218286259101_5639832233389850624_o-770x513.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/01/83003588_2671218286259101_5639832233389850624_o-20x13.jpg 20w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/01/83003588_2671218286259101_5639832233389850624_o-385x257.jpg 385w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/01/83003588_2671218286259101_5639832233389850624_o-1540x1027.jpg 1540w" /><p>Gli <a href="https://www.facebook.com/aquaramabandpage/">Aquarama</a> hanno pubblicato venerdì il secondo album Teleskop per Fresh Yo! Label, Sand Music e Pop Up Records, distribuito da Peermusic.<br />
Il disco è un ottimo prodotto pop, leggero, arioso e scintillante che alterna brani da colonna sonora all&#8217;italiana degli anni &#8217;60 e &#8217;70 a nostalgici souvenir post-vacanze, ballate pettinate ad altre con un groove più scompigliato. Così Teleskop è un mosaico di suoni e ricerche da ammirare alla giusta distanza, in una visione d&#8217;insieme, più che in ogni sua tessera.</p>
<p>Per questo ci vogliono un telescopio, un paio di cuffie e il racconto traccia per traccia.</p>
<p><iframe width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" title="Spotify Embed: Teleskop" src="https://open.spotify.com/embed/album/6ih6dvzDogcNu0rJyzjFFk"></iframe></p>
<p><strong>Teleskop</strong><br />
“Teleskop” è la title-track dell’album ed una sorta di ​manifesto​ dove far confluire svariati elementi delle nostre influenze musicali: dalla figura ritmica afro-cubana in 12/8, una linea di basso melodica, le chitarre palm-mute e slide in stile surf-music e certe atmosfere mutuate dai maestri della colonna sonora.</p>
<p><strong>Summer’s Gone</strong><br />
Immagini prima concrete e poi surreali descrivono le sensazioni e le visioni di una persona isolata che ha appena trascorso l’estate più atipica della sua vita. In un dialogo a distanza, senza un preciso interlocutore, la persona si domanda se sia possibile credere che riesca a sentire il calore dell’estate che se ne va…</p>
<p><strong>Bubble-Gun</strong><br />
Sul ring di un mondo bloccato nel continuo loop di aggiornamento tecnologico e sociale, uno slancio ad alzarsi e combattere allo stesso tempo per la propria e per l’altrui libertà. Il testo è costruito attraverso famose citazioni del grande pugile Muhammad Alì ed il più celebre degli slogan del tropicalismo brasiliano.</p>
<p><strong>Lucky One</strong><br />
Ispirata da un amico, Lucky One descrive una sorta di ​<em>homo amoenus</em> ​che​ ​vive la propria vita in una dimensione così diversa rispetto a quella degli altri tale da tramutare qualsiasi sentimento in stima, affetto e simpatia. Una visione dorata del nostro eterno bambino interiore; un coro di speranza per tutti noi di brillare e vivere al di là delle barriere di spazio e tempo.</p>
<p><strong>Vietnam</strong><br />
Questa canzone è dedicata alla più grande missione di salvataggio effettuata della Marina Militare Italiana che nel 1979, con enorme coraggio, ha affrontato una straordinaria navigazione senza sosta, attraverso monsoni e condizioni metereologiche estreme, fino ai mari del sud-est asiatico. Scopo della missione era di portare soccorso alle migliaia di sfollati, i cosiddetti “boat-people”, che stavano tentando di scappare dalle devastazioni post-belliche del Vietnam, 900 persone furono soccorse e portate in Italia, sane e salve.</p>
<p>Questa grande dimostrazione di eroismo e generosità ci ha dato da pensare rispetto all’atteggiamento odierno della nostra nazione su questioni simili.</p>
<p><em>Note</em>: Dopo aver visto un appassionante documentario sul conflitto in Vietnam e le sue implicazioni sulla società, sulla politica e sul costume moderni, abbiamo voluto creare la nostra personale colonna sonora che contenesse il sound ed il mood tipici del periodo. Musicalmente la canzone è una sorta di tributo al rock di fine anni ‘60 con contaminazioni afro-funk-latin.</p>
<p><strong>The House Is Burning</strong><br />
Ogni giorno siamo i destinatari di promesse aleatorie; nel mentre cupe onde si affacciano all’orizzonte minacciando di spazzare via tutto. Il sonno della ragione spinge il futuro verso incerti precipizi, non sarà un eroe a salvarci ma l’aiuto reciproco ed il più autentico sentimento di fratellanza.</p>
<p><strong>Souvenir</strong><br />
I souvenir come metafora del sottile equilibrio tra ricordi vividi e cose dimenticate in un cassetto la cui chiave è ormai perduta. Il brano pone delle domande sul valore del ricordo: il presente, che in ogni istante si trasforma in passato, può essere coscientemente selezionato per non essere dimenticato?</p>
<p><strong>Out Of The Blue</strong><br />
Il testo, giocando sull’ambivalenza dell’espressione anglosassone “out of the blue”, perifrasticamente intesa come “all’improvviso” o letteralmente intesa come “lontano dal malessere”, racconta piccoli episodi notturni e gli stati d’animo di una persona stanca, forse tormentata, che ha bisogno di schiarirsi le idee e vivere finalmente un giorno sereno. Complici la forza di volontà o forse il mero istinto di sopravvivenza, la compagnia o forse la solitudine, si aprono delle finestre verso orizzonti scevri da paranoie, depressioni o dubbi ed all’improvviso tutte le cose ricominciano a girare per il verso giusto, o​ut of the blue.</p>
<p><strong>Moon Landing</strong><br />
Ispirati dal cinquantesimo anniversario dell&#8217;allunaggio, il brano è una riflessione sul fatto che la nostra generazione non abbia conosciuto grandi narrazioni globali capaci di far trattenere il fiato al mondo intero, ammirando ​un grande balzo per l&#8217;umanità​.</p>
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		<title>I Tropea raccontano Your Wonderful Time traccia per traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2020/01/24/tropea-your-wonderful-time/</link>
		<pubDate>Fri, 24 Jan 2020 13:29:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[tropea]]></category>
		<category><![CDATA[Tropea Your Wonderful Time]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="576" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/01/tropea-1024x576.jpeg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/01/tropea-1024x576.jpeg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/01/tropea-768x432.jpeg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/01/tropea-770x433.jpeg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/01/tropea-20x11.jpeg 20w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/01/tropea-385x216.jpeg 385w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/01/tropea.jpeg 1140w" /><p>Oggi esce il secondo EP dei Tropea, la band che ci aveva fatto sognare prima delle vacanze di Natale con il rework Amarsi un Anthem, mix indovinatissimo tra Venerus e Battisti. Ma loro sono passati per queste pagine varie volte, come quella in cui hanno presentato il video di Collapse, traccia surf-psichedelica contenuta nel loro&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="576" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/01/tropea-1024x576.jpeg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/01/tropea-1024x576.jpeg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/01/tropea-768x432.jpeg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/01/tropea-770x433.jpeg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/01/tropea-20x11.jpeg 20w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/01/tropea-385x216.jpeg 385w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2020/01/tropea.jpeg 1140w" /><p>Oggi esce il secondo EP dei <strong>Tropea</strong>, la band che ci aveva fatto sognare prima delle vacanze di Natale con il rework <a href="https://www.dlso.it/site/2019/12/19/amarsi-un-anthem-tropea-venerus-battisti/">Amarsi un Anthem</a>, mix indovinatissimo tra <strong>Venerus</strong> e <strong>Battisti</strong>.</p>
<p>Ma loro sono passati per queste pagine varie volte, come quella in cui hanno presentato <a href="https://www.dlso.it/site/2019/01/23/tropea-collapse-video/">il video di Collapse</a>, traccia surf-psichedelica contenuta nel loro ultimo EP. Ora quindi è giunto il momento di andare più a fondo e capire cosa c&#8217;è dietro ogni singolo brano di questo nuovo capitolo:</p>
<p><iframe width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" title="Spotify Embed: Your Wonderful Time" src="https://open.spotify.com/embed/album/3qG7tVMYQCONzkOALgVnFP"></iframe></p>
<p><strong>COLLAPSE</strong><br />
Una Furby Apocalypse di surf psichedelico avevano accompagnato esattamente un anno fa, il 25 Gennaio 2019, l&#8217;uscita di “Collapse”, primo singolo del nuovo Ep dei Tropea &#8220;Your Wonderful Time&#8221;. Collapse è una canzone dedicata all’infanzia che rimane. Si dice spesso che la gente invecchia e si dimentica com’è avere lo sguardo, la lettura del mondo di un bambino. Nonostante gli anni e le esperienze che trasformano i giocattoli dai colori azzurri e rosa in plastica grigia difficilmente assimilabile dall’ambiente, il bambino che è in noi resiste e ci permette di guardare il mondo con serenità, dal fondo di un oceano o sull’uscio di una porta chiusa.Siamo con lui mano nella mano: quando abbiamo paura ci mostra la strada giusta, quando lui ha paura possiamo condurlo attraverso il buio, perché ogni età si porta dietro una propria lettura del mondo. 3 minuti e dieci di canzone, 420mg di tropeina.</p>
<p><strong>MY GIRL</strong><br />
&#8220;My Girl&#8221; è stato composta da Domenico nell&#8217;estate 2018 a Galway in Irlanda. A volte succede di scrivere una canzone e poi questa rimane chiusa, come priva di vita, in un cassetto. Poi accade qualcosa, fai un incontro, conosci una persona o vivi un&#8217;esperienza e quella canzone prende vita. Esce dal cassetto. &#8220;My Girl&#8221; nel novembre del 2019 viene suonata e prodotta interamente da Domenico, come regalo di compleanno per somebody special. Adesso questa canzone compie un ulteriore passo nella sua vita perché i Tropea hanno deciso di inserirla come seconda canzone all&#8217;interno di &#8220;Your Wonderful Time&#8221;.</p>
<p><strong>WHO MAY</strong><br />
“Who May” si trova al centro della tracklist, nel cuore di “Your Wonderful Time”. La canzone nasce da un lavoro su loop di chitarra classica fatto di Claudio, per poi essere composta e prodotta dai Tropea diventando la prima canzone scritta &#8220;a otto mani&#8221; dal gruppo. I Tropea inseriscono pianoforte e chitarra classica per la prima volta in una loro canzone. Il risultato è un groove dal canto dolceamaro. Le parole di “Who May” ci raccontano le paure quotidiane e la necessità di proseguire ognuno secondo la propria peculiare strada. I Tropea hanno dichiarato che &#8220;Who May&#8221;, a livello compositivo, contiene dei riferimenti oscuri a &#8220;July&#8221;, la traccia seguente dell&#8217;EP.</p>
<p><strong>JULY</strong><br />
Questa canzone è un inno a tutte le persone conosciute tra le lenzuola e mai dimenticate. July è il mese in cui tutto si rimette in discussione, e curiosamente è anche il nome della persona che ci troviamo a fianco, nell&#8217;incontro intimo descritto dalla canzone. &#8220;July&#8221; è una delle canzoni che suonerà familiare a chi ha visto uno dei concerti dei Tropea la scorsa estate perché eseguita live in ogni tappa, da Milano a Tropea :) Il brano si conclude con la frase che dà il titolo all&#8217;Ep, &#8220;Your Wonderful Time&#8221;.</p>
<p><strong>EROTIC MOVIE SOUNDTRACK</strong><br />
L&#8217;ultima traccia dell&#8217;EP è “Erotic Movie Soundtrack”, un brano che vede i Tropea alle prese con sonorità più dark e noir. La canzone racconta di schemi comportamentali &#8220;I always end up losing time&#8221;, di dipendenze che si susseguono notte dopo notte &#8220;I sleep all day and drink all night, I&#8217;m hiding my life away&#8221;, di pattern che si creano ciclicamente nella nostra mente &#8220;She will soothe your pain&#8221;. Il sound del secondo singolo estratto dell&#8217;EP, uscito nel novembre del 2019, è rilassato e intenso allo stesso tempo, come una festa in pigiama impazzita. Nel brano si alterna e trova posto continuativamente il ritornello martellante &#8220;Ta-ta-ra-ta-ta&#8221;, che diventa soundtrack ideale della sensazione di cadere ogni giorno meccanicamente negli stessi schemi &#8220;It&#8217;s always the same, it&#8217;s always a fight, a never ending battle&#8221;. Tracce erotiche campionate in sottofondo ed un abbozzato scenario ottimista &#8220;But then I look outside, the sun is shining anyway&#8221;, preannunciano un&#8217;apertura ad innovativi concept, targati anni &#8217;20: l&#8217;ASMR e il cringe.</p>
<p><em><strong>NB</strong></em>: Perché scriviamo Your Wonderful Time e non Your wonderful time?<br />
Perché in tutti questi anni passati ad importare musica e inserire i metadati nelle librerie di qualsiasi programma di lettura musicale ci siamo abituati a vedere Tutte Le Parole Dei Titoli Delle Canzoni Iniziare Con La Lettera Maiuscola Come Se In Questo Modo Fossero Più Importanti (Le Canzoni e le parole).</p>
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		<title>I C+C=Maxigross raccontano Deserto traccia per traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2019/12/20/c-cmaxigross-deserto-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Fri, 20 Dec 2019 14:23:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[C+C= Maxigross Deserto]]></category>
		<category><![CDATA[c+c=maxigross]]></category>

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Il terzo lavoro del collettivo è ben denso e strutturato, frutto di un percepibile lavoro di ricerca sonora e lirica: i testi sono in italiano come nel precedente EP e sono spesso al servizio di immagini visionarie ma essenziali mentre il tappeto sonoro è morbido, esotico e a tratti banhartiano. In Deserto si incontrano il post-rock, il freak folk e suggestioni psichedeliche.</p>
<p>Ci siamo fatti raccontare dal collettivo ogni traccia dell&#8217;album</p>
<p><iframe width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" title="Spotify Embed: Deserto" src="https://open.spotify.com/embed/album/7CRIG9pkdMZmfWdD7xPgo6"></iframe></p>
<p><strong>Deserere</strong><br />
<em>(Zero) LE MAT</em><br />
Voglio lasciarla andare.<br />
Tu mi vedi errare per pianure e salire e discendere colline, non intuisci la mia direzione, non sai del mio passato, non sai dove andrò.<br />
Lo vedi il mio fagotto? È piccolo e leggero e penserai che può contenere al massimo qualcosa da mangiare, un pasto forse due. Così vorrei vivere, solo con un po’ di cibo che ieri ho preparato per oggi.<br />
Ti sembro libero? Non è così semplice, quindi non invidiarmi.<br />
Non mi porto solo il fagotto e i miei stracci, ma anche il mio passato che mi morde il posteriore ad ogni passo dome un cane rabbioso, stracciandomi le vesti, facendomi soffrire e ricordandomi chi sono e impedendomi di mutare in quello che vorrei essere.<br />
Non ti sembro libero? Non è così facile ma non chiamarmi folle.<br />
Io vorrei solo lasciarla andare.<br />
Ma il tempo passa e il cane ingrassa.</p>
<p><strong>Parto dal Mar</strong><br />
<em>(Dieci cinque tre) La Lune</em><br />
Ho sempre visto la notte come più vera del giorno. La notte non è il Mondo con la Luna, ma il Mondo senza Sole. È quindi la presenza di quest’ultimo, così invadente, distruttivo e lontano che definisce il giorno.<br />
La notte è la vera regina del Mondo e con lei l’acqua salata del mare e degli oceani.<br />
Parto dal Mare, esco dalle acque salate, dal morbido abbraccio primordiale delle acque salate e sono solo, piccolo e debole. Scelgo la notte perché ho paura che il sole mi asciughi, sono in comunione con la Luna che muove i mari in cui sono nato, lo sono sempre stato.<br />
La luce della luna mi guiderà fuori dalle acque, metterò su un folto pelo che mi protegga dai pericoli del mondo emerso e costruirò delle alte torri per celebrare il ritorno della Grande Madre della notte che muove i mari.</p>
<p><strong>Radici</strong><br />
<em>(Dieci cinque due) Le Toile</em><br />
Stella giovane, sei la più lucente, la più affascinante. La tua pelle è fatta della notte più oscura, i tuoi capelli sono la luce allo stato primordiale. Tu mi vedi? Brillo anch’io? Chissà se patisci i miei dolori e se io ti appaio radioso e in armonia con il mio intorno.<br />
Hai la forza della giovinezza, che ti radica nel cielo.<br />
Spero tu possa vedere lo stesso in me.</p>
<p><strong>Labirinto</strong><br />
<em>(Cinque quattro) L’Heremite</em><br />
Ho conosciuto la follia, il materno abbraccio della Luna e ho ammirato la stella più lucente del cielo. Ma la follia è una prova, la Luna non illumina tutte le notti e le stelle indicano il cammino verso terre lontane.<br />
Ora sono solo.<br />
Non una triste solitudine ma un eremitaggio volontario in un viaggio alla scoperta del mio io. Guardami: mi vedi ricoperto di stracci? Guarda meglio, sotto il logoro c’è il nobile tessuto, si intravede, non è nascosto, ma nemmeno esposto.<br />
Ti chiedi anche dove sia la Luna, te lo ripeto, non c’è sempre, non quando il buio è dentro di te. In quel caso la luce te le devi fare da te orientarti nel labirinto del tuo essere, piangere, meditare, rinascere.<br />
Poi getta le vesti logore, torna dagli altri e mostra loro il cammino.</p>
<p><strong>Bufera</strong><br />
<em>(Due) La Papesse</em><br />
La calma passiva dell’attesa. Aspettiamo seduti. Non possiamo sempre agire.</p>
<p><strong>Armin</strong><br />
<em>(Dieci due) Le Pendu</em><br />
Biondo e appeso ad un filo. Il tuo punto di vista è speciale, sopra a tutti. Non posso raggiungerti, non posso vedere il mondo con tuoi occhi, ma percepisco il tuo mondo, lo vedo di riflesso. Ti chiedo cosa vedi, ma tu non mi parli. Ti cercherò in me stesso, nei pensieri, nel meditare di tutti i giorni, a testa in giù. Così la mia terrà sarà il tuo cielo.</p>
<p><strong>Dottore</strong><br />
<em>(Dieci dieci) Le Iugement</em><br />
C’è un angelo lassù. Tu non lo vedi, non ci credi e non lo vuoi ascoltare e ti ammali di lontananza, ti perdi. Ascoltami sarò io a passarti il suo messaggio. Non importa se ora non capirai, tu ascoltami se ti fidi di me.</p>
<p><strong>Ritrovarsi</strong><br />
<em>(Cinque uno) L’Amoreux</em><br />
Vivi come se potessi avere tutto. Come puoi farlo? Questo non è amore, l’amore ti impone di perdere molto e di ritrovarti con pochissimo. Prendi due stracci rotti, prendi ago e filo e uniscili in un abito, questo è l’amore.<br />
Hai già tutto quello che ti serve, l’ago, il filo e gli stracci.<br />
Impara a cucire.</p>
<p><strong>Tega</strong><br />
<em>(Uno) Le Bateleur</em><br />
Posso tutto posso tutto posso tutto posso tutto posso tutto. Questa è una tega.</p>
<p><strong>Elementi</strong><br />
<em>(Dieci tre) XIII</em><br />
Arriviamo dal nulla. Elementi che si combinano, che creano. La storia è un soffio, l’umanità è un puntino. Dio non esiste, solo una cosa dopo l’altra che ha creato un giardino di complessi fiori. E questo si può naturalmente, senza giudizio e senza peccato, distruggere: però in questo falciare c’è anche il nostro fiore.</p>
<p><strong>Gioia</strong><br />
<em>(Dieci dieci uno) Le Monde</em><br />
Il Cosmo infinito è il tutto. È custode equilibrato, calmo e saggio come un genitore. Sa tutto, ha visto tutto non giudica. Se non giudica però, nemmeno perdona e se sa tutto non parla.<br />
Il Cosmo è il tutto e circonda con indifferente affetto il Mondo.<br />
Il Mondo è un infante nudo che gioca che ammira il Cosmo perché ne è affascinato.<br />
Il bimbo è nella casa, la casa lo avvolge come una ghirlanda e intorno ad essa il Mondo.<br />
Quanto è importante la consapevolezza? La consapevolezza è tutto, perché siamo a nostra volta l’universo, siamo l’immenso e l’adesso.<br />
La consapevolezza è gioia.</p>
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		<title>Gli Inude ti raccontano ogni traccia di Clara Tesla</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2019/12/16/inude-clara-tesla-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Mon, 16 Dec 2019 12:27:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[inude]]></category>
		<category><![CDATA[INUDE Clara Tesla]]></category>

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Ascoltalo e riascoltalo qui sotto mentre leggi il track by track.</p>
<p><iframe width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" title="Spotify Embed: Clara Tesla" src="https://open.spotify.com/embed/album/2D6uWOLyvt8bOKcVfoMbxm"></iframe></p>
<p><strong>SLEEP</strong><br />
Sleep è una ninna nanna rivolta a qualcuno che si ama, è una nenia che augura di lasciar fluire la propria esistenza vivendola come quando si dorme e si sogna. Sleep è un dolce addio dato tra le righe, mentre ci si allontana in punta di piedi.</p>
<p><strong>BY THE OCEAN</strong><br />
In “By the Ocean” si evincono sentimenti di separazione, distacco e allontanamento da chi ci è stato accanto per tanto tempo oscurandoci ed inghiottendoci con la propria ombra.<br />
L’apertura del ritornello è in contrapposizione con il mood di tutto il pezzo, volevamo trasmettere quel sentimento di malinconia ma allo stesso di liberazione che si ha quando si arriva alla consapevolezza di dover prendere delle decisioni che, seppur dolorose, danno allo stesso tempo un senso di leggerezza.</p>
<p><strong>IVY</strong><br />
Questo brano è nato su un treno, di ritorno da una delle esperienze più strane che abbia mai vissuto.<br />
Quest’esperienza viene spiegata in parte dal testo e in parte dal titolo. L’edera è una pianta che avvolge gli alberi e se lasciata incontrollata finisce per non far più filtrare la luce solare necessaria agli alberi per sopravvivere ed è ciò che accade quando ci si lascia avvolgere totalmente da qualcuno. Nel testo la frase chiave è un famoso detto inglese: “Never again i’ll go between the bark and the tree”.<br />
L’estetica del testo di questo brano è stata ispirata dalle suggestioni della natura che ci circondava durante il nostro “ritiro” fra le colline, guidata da un sentimento di struggente malinconia.</p>
<p><strong>SHADOW OF A GUN</strong><br />
Viviamo sotto l’ombra delle armi mentre consumiamo, obbediamo e mentre simuliamo uno stato di apparente libertà. Durante le nostre vite tutti dovremmo trovare un modo per scendere da questa giostra, per guardare le cose da un altro punto di vista.<br />
L’interpretazione di Bill Hicks sull’argomento è fantastica, durante i suoi spettacoli dedicava queste parole:<br />
“..it&#8217;s just a ride. And we can change it any time we want. It&#8217;s only a choice. No effort, no work, no job, no savings of money. Just a simple choice, right now, between fear and love. The eyes of fear want you to put bigger locks on your doors, buy guns, close yourself off. The eyes of love instead see all of us as one.”</p>
<p><strong>MARBLE DREAMS</strong><br />
Abbiamo scritto Marble Dreams pensando ad una foto di Joe O&#8217;Donnell che ritrae un bambino che porta in spalla il fratellino morto a causa dei bombardamenti su Hiroshima e Nagasaki del 1945. Più in generale quella, come tante altre foto di guerra, ci ricordano quanto l’uomo non abbia imparato nulla dagli errori commessi in passato.<br />
<a href="https://www.ohayo.it/notizie/sopravvissuto-dona-taccuino-ricerche/">Photo Reference</a></p>
<p><strong>BALLOON</strong><br />
I ricordi più belli parlano sottovoce, si nascondono tra i fiori e non vanno mai via, Balloon è il viaggio per andarli a trovare, un canto di gratitudine verso chi ci ha reso quelli che siamo.<br />
Questa canzone è stata inserita nell’album nonostante fosse uscita un anno prima della pubblicazione dell’LP ed è stata scritta dopo un anno rispetto ai pezzi del disco. È la più “vecchia” e la più giovane allo stesso tempo, pensiamo infatti sia una canzone senza tempo e la vediamo come un’entità a parte che gravita sospesa nell’universo, perché racchiude in un certo senso la primordialità della vita.</p>
<p><strong>SO EASY</strong><br />
Spesso succede che cerchiamo disperatamente di tenere in vita un’idea o l’idea che abbiamo di qualcuno. Giorno dopo giorno scommettiamo con noi stessi e ci convinciamo che ci sarà un nuovo risveglio, senza accorgerci che stiamo cadendo in un sonno perenne. La soluzione a tutto questo in realtà ci è parsa molto semplice: staccare la spina e lasciarsi andare</p>
<p><strong>MAY BE</strong><br />
May be è il momento in cui si prende coscienza di un imminente distacco.<br />
Tutti prima o poi abbiamo dovuto cambiare le nostre abitudini dopo un periodo di stabilità, allontanandoci da posti e persone care. Nonostante ciò si cerca di custodirle gelosamente tenendole lontano dal tempo e dalla distanza che logora ogni cosa.</p>
<p><strong>INTERLUDE</strong><br />
Io e te attraverso mondi incredibili, bellissimi.<br />
Questo disco è stato intenso e ricco di storie personali.<br />
Dobbiamo ora lasciarlo per andare altrove, dove non lo sappiamo.</p>
<p><em>You and me trough amazing world</em>.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2019/12/16/inude-clara-tesla-disco-raccontato/">Gli Inude ti raccontano ogni traccia di Clara Tesla</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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		<title>Mai Stato Altrove racconta il nuovo album Ragazzi Stupendi</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2019/11/29/mai-stato-altrove-ragazzi-stupendi/</link>
		<pubDate>Fri, 29 Nov 2019 10:27:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[mai stato altrove]]></category>
		<category><![CDATA[mai stato altrove ragazzi stupendi]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/11/msa-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/11/msa-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/11/msa-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/11/msa-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/11/msa-20x21.jpg 20w" /><p>&#8220;Ciao Dlso, intanto grazie per avermi chiesto di parlare della mia musica ancora una volta. Non so come verrà percepito, ma dal mio punto di vista Ragazzi Stupendi è un disco all’insegna di una scrittura molto più spontanea e lineare rispetto a quanto non sia successo con HIP HOP. Prima avevo una grandissima voglia di&#8230;</p>
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<p><iframe width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" title="Spotify Embed: Ragazzi stupendi" src="https://open.spotify.com/embed/album/5VVm8UalsvmMJmact6p9sW"></iframe></p>
<p><strong>I</strong> <strong>DISCHI<br />
</strong>Questa è la canzone che ha dato origine a questo disco, è la canzone che lo racconta meglio di tutte ed è la canzone che racconta cosa mi piace fare in questo momento. All’origine era stata scritta in maniera totalmente diversa, inseguendo un tipo di musica che in realtà non avevo molto chiaro in testa nemmeno io: da una parte speravo di ottenere un pezzo raffinato con il tiro alla On Melancholy Hill dei Gorillaz, dall’altra temevo di tirare fuori un pezzo it-pop che non mi avrebbe rappresentato. Ci siamo arrovellati abbastanza davanti a questo pezzo, poi un giorno in studio con Fabio Grande è uscita l’idea del pianoforte arpeggiato e la canzone si è praticamente riarrangiata da sola. Il risultato è un pezzo che forse si può definire “gospel pop” e, da questo punto di vista, non vi nascondo che mi ha esaltato vedere un trailer di Jesus Is King che non è poi così distante proprio da I Dischi. PS Alla fine di Ragazzi Stupendi è possibile sentire un paio di minuti della versione precedente: l’intento di questa scelta è narrativo ed è il mio modo per raccontare come ho capito la musica che volevo fare sentire dentro questo disco.</p>
<p><strong>DENTRO UN RICORDO<br />
</strong>In tante canzoni italiane di oggi (e, a essere sinceri, anche in quelle di uno “ieri” identificabile negli ultimi 5 anni) la nostalgia spesso non mi piace, nel senso che mi pare venga raccontata solo come una specie di pianeta di ricordi felici in cui tornare di tanto in tanto per non invecchiare mai fino in fondo. Io credo che il rapporto con la nostalgia sia un po’ più drammatico di così e che anche il rievocare un momento in cui tutto sembrava magico e possibile (amori adolescenziali, gite al mare, notti a spasso ecc.) sia tutto sommato complicato: perché se lo fai a 30, 40 o 50 anni poi magari finisci anche col pensare alla vita che conduci tutti i giorni, alle emozioni che provi tutti i giorni e magari il confronto non è dei più felici. Ecco, Dentro Un Ricordo è una canzone mascherata da canzone d’amore, in cui provo a dire/dirmi che passeggiare nella nostalgia può avere delle controindicazioni pesanti.</p>
<p><strong>CONTENTO LO STESSO<br />
</strong>Questa invece è una canzone d’amore senza inganni di alcun genere. O meglio un piccolo inganno c’è visto che dice tante cose che spero verranno percepite come non vere. Detto ciò a me stanno bene entrambe che le letture che sto registrando in questi giorni: da un lato chi vede Contento Lo Stesso come una specie di grido di aiuto di una persona che annuncia a piena voce di essere pronta a superare una storia finita e che in realtà è nella melma fino al collo (ciò che intendevo dire io); dall’altra chi invece ci vede dentro una sincera volontà di andare avanti e addirittura la forza di dire chiaro e tondo, da un giorno all’altro, “Non ti cercherò mai più” ad una persona amata con tutti i sentimenti. Io non so se sono una persona capace di questa forza, ma davvero tanti complimenti a chi ce l’ha.</p>
<p><strong>NON DEVO FARE FINTA<br />
</strong>Pezzo motivazionale con tema che nella mia testa ha sempre fatto un po’ Dinastia Ming. È l’unica canzone up tempo di un disco che ho pensato come “lento” sin dall’inizio ed è un’altra canzone che credo possa prestarsi ad una doppia lettura. In realtà ho provato ad essere più lucido e sincero che potevo, anche se capisco che una canzone di questo tipo possa trasmettere una specie di ironia spietata di fondo (che magari c’è per davvero). Però ecco, nella lista di propositi che ho scritto/cantato ci credo davvero: sono una persona che ogni tanto tende a complicare anche le cose più semplici e sono contento di essere riuscito a mettere nero su bianco che devo smettere di farlo “senza un motivo”. Alla fine, come tutti, anche io scrivo innanzitutto per me stesso e per provare a capirmi un po’ meglio. Per altro ci tengo a sottolineare che, a distanza di mesi, oggi in effetti corro molto più spesso .</p>
<p><strong>PER FORTUNA ESISTE IL SOLE<br />
</strong>Questa è l’altra canzone di Ragazzi Stupendi che, assieme a I Dischi, ha subìto una piccola rivoluzione durante le registrazioni. Anche qui in partenza c’erano i Gorillaz pop movimentati come stella polare e in realtà forse non ci siamo troppo allontanati da loro, nonostante il ritmo e l’armonia del pezzo siano stati modificati in maniera molto importante. Ovviamente sono consapevole di avere ammiccato all’Aria sulla IV corda di Bach e so che farlo con dei cori palesemente finti può sembrare una presa in giro. Per me è tutt’altro che una presa in giro, anzi è un po’ l’essenza della sotto-traccia gospel pop che spero si senta in tutto l’album. Se in HOP HOP l’idea era quella di scrivere canzoni su cui fosse possibile rappare, qui il sogno è di avere tirato fuori un album con una sua piccola componente di profanissima sacralità.</p>
<p><strong>RAGAZZI STUPENDI<br />
</strong>Title track, la mia canzone preferita assieme a I Dischi, la più importante per me assieme a I Dischi. È una canzone piena di tristezza e di speranza al tempo stesso. Dal mio punto di vista racchiude in sé il tema della gestione del passato e quello dell’approccio al futuro. L’album si chiama Ragazzi Stupendi perché credo che chiunque superi una certa età è costretto a fare i conti col ragazzo/a stupendo/a che è stato e che ovviamente non potrà più essere. Insomma, è il mio modo per ribadire in maniera sintetica che la nostalgia è davvero una canaglia (cit.) e va presa con le molle, anche se poi la canzone prova a raccontare l’amore come una dimensione in cui mantenere un po’ di “stupendo” anche quando il tempo passa e le cose cambiano. Una cosa in cui credo e in cui spero sempre.</p>
<p><strong>RESTA PER SEMPRE CON TE<br />
</strong>Senza girarci troppo intorno, mentre scrivevo questo disco ho vissuto un momento personale complicato. Non credo molto nella musica che parla di storie personali in maniera didascalica, ma questa canzone e I Dischi sono probabilmente il mio modo per mettere in musica le difficoltà di cui sopra. A distanza di mesi trovo comunque rincuorante che anche la canzone più cupa di questo disco sia tutto sommato piena di sicurezza. Cioè da una parte mi volevo sfogare, dall’altra mi è venuto spontaneo scrivere che “chi ti vuole bene resta per sempre con te, anche se non sei più in te”.</p>
<p><strong>CONFESSIONALE</strong><br />
Traccia volutamente semplice e vuota da punto di vista musicale, in cui ho suonato e cantato senza click, tenendo le finestre dello studio di registrazione aperte. Gli uccelli che si sentono (anche quelli più strani) sono stati semplicemente beccati dai microfoni panoramici. Mi piaceva l’idea di una confessione che fosse molto contraddittoria. L’intero disco in realtà, dal punto di vista testuale, tende un po’ a dire tutto e il contrario di tutto. Anche qui, la linearità sfacciata per me non è mai sinonimo di sincerità: credo che siamo tutti un po’ tortuosi e contraddittori.</p>
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		<title>La Soluzione è ascoltare il nuovo album dei Funk Shui Project e Davide Shorty</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2019/11/13/funk-shui-project-davide-shorty-la-soluzione-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Wed, 13 Nov 2019 13:33:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[Funk Shui Project]]></category>
		<category><![CDATA[Funk Shui Project & Davide Shorty La Soluzione]]></category>

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Il disco, uscito lo scorso venerdì, fortifica il sodalizio tra il collettivo e il rapper, già insieme nel precedente <a href="https://www.dlso.it/site/2018/09/21/funk-shui-project-davide-shorty-terapia-di-gruppo/">Terapia di gruppo</a>, e sorprende ancora una volta per le sonorità e le soluzioni innovative che attingono al jazz e al funk, così come al soul e al rap.<br />
Il risultato è un disco bellissimo, ottimamente scritto e confezionato.</p>
<p>Abbiamo chiesto ai ragazzi di raccontarcelo traccia per traccia.</p>
<p><iframe width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" title="Spotify Embed: La Soluzione" src="https://open.spotify.com/embed/album/4pM5ZAQqoVbtSkRLSymT12"></iframe></p>
<p><em>Vi consigliamo l’ascolto dell’album con le giuste luci e possibilmente con un buon impianto.</em><br />
<em>La notte in auto é sicuramente una buona alternativa all’ascolto casalingo.</em><br />
<b></b></p>
<p><b>Intro (Musica senza tempo)</b><br />
Iniziare un album con una traccia “Intro” fa molto anni ’00, ma si allena perfettamente con l’immaginario dei Funk Shui Project.<br />
Un freestyle vero e proprio su un beat dalle sonorità Funk perfettamente tessuto da Natty Dub e ricamato da Jeremy.<br />
L’intro vuole essere anche un anthem, un inno alla musica eterna, quella che ci ispira a fare la nostra. Anche se spesso ci lascia i debiti in tasca in un paese duro come l’Italia, ci riempie dentro e ci da modo di crescere insieme nell’amore.</p>
<p><b>La Soluzione</b><br />
Questa fotografia del 2019 nasce da quella frustrazione indotta dalle circostanze. Un campione giapponese (elemento ricorrente nel suono FSP) introduce delle strofe rap coscienziose, che raccontano e dipingono il panorama di un paese che ha chiaro bisogno d’aiuto e che ha perso il senso dell’essere umano. Un posto dove sensibilità ed intelligenza emotiva hanno lasciato il posto ad un’individualismo frustrato e sistematico.<br />
La canzone si spiega da sola, tocca ascoltarla con attenzione e rifletterci sù.</p>
<p><b>Solo con me</b><br />
Un altro campione giapponese, questa volta su batterie d’impronta trap ci ricorda che passare tempo con se stessi per imparare a volersi bene a volte é l’unica soluzione.</p>
<div>
<p>Questa é decisamente la diretta evoluzione di “Terapia di gruppo”, un brano liricamente abbastanza semplice, ma molto spontaneo.Johnny Marsiglia ci ha regalato una bellissima strofa, senza sforzo, ma di grande profondità.</p>
<p><b>Insonnia</b><br />
Una notte brava a Palermo.<br />
Forse uno dei primi story telling che abbia mai scritto in un certo senso. Il campione é Italianissimo questa volta, ed estremamente scuro malinconico, mi ha riportato delle sensazioni pesanti che avevano bisogno di essere raccontate.<br />
A volte la mente si prende gioco di noi, e nei suoi loop può diventare un nemico, ma combatterla non serve, ne tanto meno trovare nell’alcool un palliativo, bisognerebbe invece amarla per darle modo di ritrovarsi.</p>
<p><b>Asociale</b><br />
Critica sociale? Senza dubbio un’altra fotografia.<br />
Negli ultimi anni i social media sono parte della nostra quotidianità, ma l’abuso di questi ultimi diventa facilmente tossico fino a ritrovarci vittime sistematiche della dipendenza da essi. La nostra salute mentale é costantemente messa a dura prova, quindi ho sentito il bisogno di mettere questi pensieri in rima. Il beat ha chiamato le parole in maniera quasi istantanea.</p>
<p><b>Amare Me, Amare Te</b><br />
Non credevo sarei mai stato capace di parlare d’amore incondizionato, ma questa canzone é la prova che se ci prendiamo cura del nostro spirito, possiamo imparare ad amare nel modo migliore anche quando sembra impossibile.<br />
Il campione soul ha chiamato immediatamente liriche romantiche dando così vita ad una lettera d’amore, che ci ricorda che per imparare ad amare veramente qualcuno bisogno amare prima se stessi.</p>
<p><b>Visione</b><br />
Il primo singolo dell’album, un brano estivo, che richiama le sonorità reggae ed ha riportato alla luce il background roots di Natty Dub e Jeremy.<br />
Mi sono davvero divertito a scriverne le liriche, tra riferimenti socio-politici e personali lo sento come un brano meditativo che mi ha dato modo di riflettere su un momento di pausa in cui dovevo assolutamente prendere la rincorsa per un nuovo salto.<br />
Visualizzare é sicuramente il miglior inizio della realizzazione di qualsiasi cosa, e la nostra visione sta finalmente diventando realtà.</p>
<p><b>Cosa resterà di noi</b><br />
Chiudiamo l’album con una break-up song, che non poteva assolutamente mancare visto il trascorso dei FSP, per giunta in perfetto stile “Terapia di gruppo”.<br />
In effetti questo é il primo brano dell’album ad aver visto la luce.<br />
Un groove estremamente incisivo ha richiamato un testo che racconta le disfunzioni di una storia d’amore che volge necessariamente al termine.<br />
Giunti al termine di “La Soluzione”, siamo felicissimi di aver finalmente condiviso questo pezzo di vita così compresso, ma molto speciale per noi. Non vediamo l’ora di potervelo fare ascoltare dal vivo, e di sentirvi cantare insieme a noi, quindi non possiamo che invitarvi di cuore ai nostri prossimi concerti.<br />
<em>One love. D.</em></p>
</div>
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		<title>72-HOUR POST FIGHT raccontano tutti i remix del loro esordio discografico</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2019/10/25/72-hour-post-fight-remix-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Fri, 25 Oct 2019 12:55:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[72 HOUR POST FIGHT]]></category>
		<category><![CDATA[72-HOUR POST FIGHT 72-HOUR POST FIGHT REMIX]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/10/MAIN_2_ORIZZ-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/10/MAIN_2_ORIZZ-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/10/MAIN_2_ORIZZ-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/10/MAIN_2_ORIZZ-100x100.jpg 100w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/10/MAIN_2_ORIZZ-150x150.jpg 150w" /><p>Esce oggi per La Tempesta International/Pluggers 72-HOUR POST FIGHT REMIX di 72-HOUR POST FIGHT, contenente i remix di tutti e otto i brani presenti nel loro esordio discografico. Ciascuna traccia è stata affidata a un producer diverso che le ha rifatto il look: dentro la tracklist leggiamo i nomi di Cooly G, Riva, Yakamoto Kotzuga,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2019/10/25/72-hour-post-fight-remix-disco-raccontato/">72-HOUR POST FIGHT raccontano tutti i remix del loro esordio discografico</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/10/MAIN_2_ORIZZ-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/10/MAIN_2_ORIZZ-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/10/MAIN_2_ORIZZ-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/10/MAIN_2_ORIZZ-100x100.jpg 100w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/10/MAIN_2_ORIZZ-150x150.jpg 150w" /><p>Esce oggi per La Tempesta International/Pluggers 72-HOUR POST FIGHT REMIX di <strong>72-HOUR POST FIGHT</strong>, contenente i remix di tutti e otto i brani presenti nel loro esordio discografico.<br />
Ciascuna traccia è stata affidata a un producer diverso che le ha rifatto il look: dentro la tracklist leggiamo i nomi di <strong>Cooly G</strong>, <strong>Riva</strong>, <strong>Yakamoto Kotzuga</strong>, <strong>Lamusa II</strong>, <strong>Ben Vince</strong> (<a href="https://www.dlso.it/site/2019/09/06/ben-vince-72-hour-post-fight-death-remix/">ti ricordi?</a>), <strong>Weightausend</strong>, <strong>Wuf</strong>, <strong>Ayce Bio</strong> e <strong>Prev. </strong></p>
<p><a href="https://www.instagram.com/72hourpostfight/">Il progetto</a> nato dalla collaborazione di Carlo Luciano Porrini (Fight Pausa) e Luca Bolognesi (Palazzi D’Oriente) aveva pubblicato l&#8217;omonimo album d&#8217;esordio l&#8217;1 marzo di quest&#8217;anno e ora ci racconta come sono nati tutti i remix inclusi in questa nuova uscita.</p>
<p><iframe width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" title="Spotify Embed: 72-HOUR POST FIGHT REMIX" src="https://open.spotify.com/embed/album/1EAJj5vmQhGvqumQKi3svG"></iframe></p>
<p>&#8220;<em>72-HOUR POST FIGHT REMIX, pubblicazione che segue l’omonimo album di debutto, è parte complementare del primo LP: un ulteriore manifesto della volontà di promuovere la contaminazione e la rielaborazione come parte integrante del progetto. I nuovi protagonisti di questa release portano i 72HPF ancora più lontano da classificazioni di genere, abbracciando l’esperienza di condividere la propria visione a prescindere dal loro background di origine. Le collaborazioni nascono da una vicinanza fisica, umana, con gli artisti coinvolti, trasformando il disco in un vero e proprio ring in cui tutti “combattono” per dare all’ascoltatore una nuova esperienza di sonora</em>&#8220;.</p>
<p><strong>INTRO &#8211; COOLY G REMIX</strong><br />
La scelta del remixer per questa traccia è ricaduta su Cooly G, producer e dj della leggendaria label londinese Hyperdub, per l’approccio al dance-floor molto simile al nostro e per via del desiderio di dare al progetto un respiro internazionale fin da subito. Quando le abbiamo mandato il disco è rimasta molto affascinata dai suoni delle chitarre, che poi ha esaltato nel remix. Il suo tocco ha trasformato l’INTRO dell’album in una traccia unica, demolendo la forma originale e ri-arrangiandola in un lento procedere R&amp;B di voci mistiche e piene di sentimento, marchio di fabbrica del suo output musicale.</p>
<p><strong>LOST MY – RIVA REMIX</strong><br />
Riva è un nostro amico e collaboratore da anni, con cui ci siamo sempre trovati in sintonia. Artisticamente parlando ci sentiamo molto simili a lui perché anche la sua musica si pone a cavallo tra generi diametralmente opposti, ha prodotto artisti pop come Myss Keta e altri più underground come LIM, rimanendo sempre musicalmente coerente. Con il suo remix è riuscito a snaturare completamente LOST MY trasformandola in una versione club martellante, portando l’ascoltatore in un furioso crescendo ritmico di voci e start’n’stops.</p>
<p><strong>SUNDAY &#8211; LAMUSA II REMIX</strong><br />
Lamusa II è uno degli artisti italiani più promettenti all’estero nell’ambito dell’elettronica d’avanguardia. Anche lui prima di dedicarsi alla produzione musicale suonava in una band, gli è risultato quindi molto semplice e spontaneo empatizzare con gli strumenti e le sonorità del disco. Giampaolo è stato il primo artista ad accettare di remixare una nostra traccia, trovando numerose affinità tra la versione originale di SUNDAY e i suoi pezzi, soprattutto per via dell’importante presenza dei synth e dei numerosi momenti dilatati. Anche lui ha stravolto la traccia originale, trasformando il chilled-mood che la contraddistingue in un incubo totale: sonorità inquietanti e minacciose, che spaziano tra dark ambient e musica tribale, formano la nuova versione di Sunday.</p>
<p><strong>DEATH – BEN VINCE REMIX</strong><br />
Il remix di Ben è una delle chicche dell’album e una delle collaborazioni di cui siamo più orgogliosi, è un artista che ha suonato con musicisti di fama internazionale (Mica Levi e Joy O tra tutti) e siamo contenti abbia accettato di far parte del disco. Abbiamo sentito la prima volta Ben in un concerto a fine 2018, a Standards, Milano. Con lui abbiamo subito trovato punti di contatto nell’ approccio DIY e dancefloor-oriented alla musica, la tendenza all’improvvisazione durante i live e la centralità che il sassofono ricopre nei suoi pezzi. Ha scelto di remixare una delle canzoni più brevi e concise dell’album, trasformandola in una versione di 6 minuti completamente decostruita, smontata e rimontata in tutti i suoi aspetti. Si è concentrato maggiormente sulle pause e gli aspetti ritmici del pezzo, riportandone alla luce una cadenza tutta nuova. Anche l’umore della canzone è tutto diverso: la nostra canzone è frenetica, la sua è drammatica.</p>
<p><strong>LOITER &#8211; WEIGHTAUSEND REMIX</strong><br />
Abbiamo scelto Weightausend perché ci tenevamo particolarmente ad avere nel disco il contributo di uno dei membri dell’etichetta e collettivo più rappresentativo della scena underground milanese, Haunter Records, il cui roster vanta la presenza di molti artisti di punta della scena electronic-avant-garde. Matthias, mago della programmazione e dei software audio, è riuscito a sconvolgere totalmente una delle tracce più melodiche dell’album, facendo impazzire i bpm e trasformandola in un delirio jungle che non lascia tregua.</p>
<p><strong>TALK – WUF REMIX</strong><br />
Quello di Wuf è un remix con dietro una storia piuttosto curiosa. Produce lo-fi hip-hop e ha moltissimi ascoltatori su Spotify, e quasi tutti in America. È uscito su HHV, famosa etichetta e record store tedesco. Gli abbiamo scritto nel 2018 pensando di parlare con un producer straniero, per poi scoprire che si trattava un ragazzo di Legnano (provincia di Milano) più giovane di noi, con un repertorio vastissimo e una fanbase enorme. Riccardo è un personaggio enigmatico: nonostante il successo che ha riscosso online non hai mai fatto nessun tipo di concerto, e anche su internet la sua presenza è pressoché inesistente. Per noi è uno dei producer più validi e intriganti in circolazione. Siamo diventati amici e abbiamo lavorato insieme ad un po&#8217; di musica, e quando si è trattato di trovare un remixer per TALK, la scelta era scontata. Il suo lavoro ha soddisfatto in pieno le nostre aspettative, riuscendo ad esaltare le feature hip-hop e melodiche della traccia.</p>
<p><strong>HANG &#8211; YAKAMOTO KOTZUGA REMIX</strong><br />
Yakamoto Kotzuga, produttore e compositore eclettico, sound designer e compagno d’etichetta, è stato uno dei primi artisti italiani della nostra generazione ad essere riconosciuto nel panorama della musica elettronica internazionale, l’abbiamo sempre stimato come musicista e ci piace molto la sua attitudine e approccio alla musica, che comunica attraverso diversi progetti di varia natura. Attraverso il suo stile ha trasformato HANG in un delirio surreale di sax, voci e batterie, portando la traccia originale al suo estremo.</p>
<p><strong>72- HOUR OUTRO – AYCE BIO &amp; PREV POST PRANZO REMIX</strong><br />
Per concludere il disco, ci piaceva l’idea di avere due rappresentanti della scena club/house locale, per questo abbiamo subito pensato ad Ayce Bio, amico originario di Varese come noi e founder della label milanese Funclab collective, e Prev, suo compagno d’etichetta, dei quali abbiamo sempre apprezzato il lavoro ed estetica musicale.<br />
Nella nuova versione della traccia, più strutturata rispetto all’originale, a metà strada tra funky, hip hop e drum’n’bass, predominano un groove glaciale ed una melodia di flauto che ci ha conquistato. Ci sembra l’accompagnamento perfetto per terminare questo viaggio.</p>
<p>Il disco sarà presentato al <strong>Club To Club Festival</strong> di Torino l’1 novembre, dove sarà disponibile anche un doppio vinile contenente entrambe le release, grazie alla collaborazione tra Tempesta Dischi e Pluggers.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2019/10/25/72-hour-post-fight-remix-disco-raccontato/">72-HOUR POST FIGHT raccontano tutti i remix del loro esordio discografico</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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		<title>I Quartieri raccontano Asap traccia dopo traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2019/10/16/i-quartieri-asap-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2019 11:03:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Livio Ghilardi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[asap]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[i quartieri]]></category>
		<category><![CDATA[i quartieri asap]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/10/I-Quartieri-credits-Giulia-Trabacco-1024x683.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/10/I-Quartieri-credits-Giulia-Trabacco-1024x683.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/10/I-Quartieri-credits-Giulia-Trabacco-600x400.jpg 600w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/10/I-Quartieri-credits-Giulia-Trabacco-768x512.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/10/I-Quartieri-credits-Giulia-Trabacco-770x514.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/10/I-Quartieri-credits-Giulia-Trabacco-20x14.jpg 20w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/10/I-Quartieri-credits-Giulia-Trabacco.jpg 1498w" /><p>L&#8217;acronimo inglese <strong><em>ASAP</em></strong> sta entrando sempre più a far parte del linguaggio quotidiano italiano, a prescindere da quanto ci si senta milanesi imbruttiti dentro. Con un&#8217;autoironia al contrario molto romana,<strong> I Quartieri</strong> lo hanno scelto come titolo del proprio secondo album, perché proprio non se ne parlava di dare un seguito all&#8217;esordio <a href="https://www.dlso.it/site/2013/11/14/disco-raccontato-i-quartieri-zeno/" target="_blank" rel="noopener"><em>Zeno</em></a> il più presto possibile.</p>
<p>Sei anni sono un&#8217;infinità nel panorama musicale odierno, e soprattutto nei sei anni che sono trascorsi fra <em>Zeno</em> e <em>Asap</em> sono successe moltissime cose: la musica è cambiata, a Roma e in Italia. Se volessimo addirittura partire dalle origini del trio romano, basterebbe dire che quando<a href="https://www.facebook.com/iquartieri/" target="_blank" rel="noopener"> I Quartieri</a> esordirono con l&#8217;EP <em>Nebulose </em>nel febbraio del 2010:<br />
&#8211; a Roma esisteva ancora il Circolo degli Artisti e le band più <em>fiche</em> in città erano I Mostri e i The Jacqueries;<br />
&#8211; I Cani avevano pubblicato solo un paio di tracce su Soundcloud;<br />
&#8211; i Thegiornalisti si esibivano quasi goliardicamente al Lian<br />
&#8211; Calcutta cominciava solo allora ad affacciarsi nei circoli ARCI del Pigneto.</p>
<p>Raccontare cosa è la <a href="https://www.dlso.it/site/2017/04/19/scena-romana-come-entrare/" target="_blank" rel="noopener">scena romana</a> in questo momento non serve, proprio ora che il fenomeno sembra aver raggiunto un assestamento e tantissimo è stato detto e scritto.<br />
Anche per questo, (ri)trovare <strong>I Quartieri</strong> a fine decennio in queste otto belle tracce di <em>Asap</em> non è solo il pretesto per ripensare al tempo che è passato, ma rappresenta soprattutto l&#8217;emozione di poter ascoltare nuovamente una band che si è sempre distinta per eleganza, raffinatezza, indipendenza e qualità, fregandosene delle mode del momento.<br />
Per chi li conosceva già è un gradito e inaspettato ritorno. Per chi allora non li aveva intercettati sarà una piacevole scoperta.</p>
<p>Adesso, lasciamo che sia il gruppo a raccontare <strong><em>Asap</em></strong> brano per brano.</p>
<p><iframe width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" title="Spotify Embed: Asap" src="https://open.spotify.com/embed/album/00fkZD8Up8H56yPeEgVFHu?si=c7XqQSUuRuKLC_rP0ru1Nw"></iframe></p>
<p><strong>Asap</strong><br />
Il trillo iniziale è la sveglia che suona e che mette in moto i pensieri. Questa canzone racconta una riflessione sulla natura dei rapporti e su quanto a volte sia inutile accanirsi per salvarli da un possibile epilogo. La canzone è divisa in due momenti diversi: nel primo c’è nostalgia e senso di attaccamento, nel secondo c’è cinismo e spirito di sopravvivenza.<br />
La musica va di pari passo con le intenzioni del testo.</p>
<p><strong>Siri</strong><br />
L’applicazione Apple è solo un pretesto. Questa canzone parla della Siria e della condizione del popolo curdo. In questi giorni la situazione è precipitata nuovamente a causa di un folle criminale di nome Erdogan.<br />
Il testo è nato durante la lettura di <em>Kobane Calling</em> di <strong>Zerocalcare</strong> e la canzone è un tentativo di immaginare la situazione di chi vive in prima linea per difendere una comunità vessata.</p>
<p><strong>Vacanze su Marte </strong><br />
Questo pezzo cerca di descrivere il senso di smarrimento che si prova quando la vita che fai ti scorre così veloce tra le dita che non hai neanche il tempo per capirci qualcosa, fai tutto meccanicamente e hai il terrore che se ti fermi sei tagliato fuori. Questa condizione assurda è comune e condivisa dalla nostra generazione e dobbiamo fare attenzione perché ci stiamo ammalando e non ce ne accorgiamo.</p>
<p><strong>Balla balla damerino </strong><br />
Questa canzone parla di certa musica nostrana e di certi suoi protagonisti. Questa fiera di narcisisti che intasano Instagram è stucchevole. C’è anche una folla che applaude in fade in, che attende l’ingresso del nostro eroe.</p>
<p><strong>Vivo di notte</strong><br />
Canzone delle notti insonni, e delle riflessioni che nascono prima dell’alba. Ho lavorato per anni di notte, con i ritmi ribaltati, ma era un buon momento per scrivere visto che prendere sonno poi diventa difficile.</p>
<p><strong>Raggio x raggio</strong><br />
Questa è legata a Vacanze su Marte e a Vivo di Notte. Parla di come un’esistenza frenetica può impattare sulla saluta di una relazione, allungando le distanze tra due persone. Ma per esserci ci devi essere davvero, il pensiero non basta.</p>
<p><strong>Spiaggia bianca</strong><br />
Parla del momento esatto in cui ci si accorge dell’esistenza di un’altra persona, e di come questa cosa sia un episodio della natura che, come tutti fenomeni, passa magicamente inosservato.</p>
<p><b>6 e 45</b><br />
Asap apriva con la sveglia. Questo invece è il vespro. Questa è una canzone sull’assenza e sulla mancanza di dialogo. E sulla speranza di rincontrarsi in sogno per parlare ancora.</p>
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		<title>Gli Eugenia Post Meridiem raccontano il loro disco d&#8217;esordio</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2019/10/11/eugenia-post-meridiem-in-her-bones-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Fri, 11 Oct 2019 12:02:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[eugenia post meridiem]]></category>
		<category><![CDATA[Eugenia Post Meridiem In Her Bones]]></category>

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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2019/10/11/eugenia-post-meridiem-in-her-bones-disco-raccontato/">Gli Eugenia Post Meridiem raccontano il loro disco d&#8217;esordio</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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La giovane band capitanata dalla voce magica di Eugenia si presenta con nove tracce corpose, influenzate dalla psichedelia, dal folk, ma anche dal grunge degli anni &#8217;90.<br />
Si tratta di un album che poco se ne frega di correre dietro alle mode degli ultimi tempi e va per la sua strada sventolando in alto la bandiera dell&#8217;autenticità.</p>
<p>Per scoprire cosa c&#8217;è dietro ad ogni traccia, ci siamo fatti raccontare dai ragazzi tutte le curiosità che ruotano attorno a In Her Bones</p>
<p><iframe width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" title="Spotify Embed: In Her Bones" src="https://open.spotify.com/embed/album/1TIq1o8TZbgFDZdOe3gylE"></iframe></p>
<p><strong>INTRO</strong><br />
Un giro di chitarra che si ripete su due immagini. Bambini che giocano per strada, giocano con la strada, con l&#8217;asfalto, con le pietre, con tutto quello che trovano. Hanno mani, ginocchia e vestiti bianchi di polvere. Questa scena sopravvive alle epoche e ai luoghi, e mi riempie d&#8217;ispirazione, serenità e gratitudine; mi allontana dall&#8217;idea che l&#8217;umanità corra veloce, tracotante. E invece la vita si mostra lentissima, quasi immobile, silenziosa come un sole bianco che piano piano si insinua in un sogno ricorrente.</p>
<p><strong>LOW TIDE</strong><br />
Low tide è un brano volutamente lineare, compatto, circolare. Parla del ritorno, del nascere sul precipizio, sull&#8217;orlo di millenni che si chiudono e si riaprono come maree che finiscono di ritirarsi e subito su se stesse si rinnovano. Low tide è il suono, il rombo di quel senso di eternità che accompagna l&#8217;uomo nella Storia, mano a mano l&#8217;uno uguale all&#8217;altra nel succedersi dei millenni. In questa prigione senza tempo, l&#8217;arte e la bellezza ci fanno &#8216;ritornare&#8217; a noi stessi nelle trasformazioni che esse apportano all&#8217;interiorità, come destandoci in brevi lampi di lucidità dall&#8217;impatto ipnotico del mondo che dai primissimi momenti della nostra esistenza continua a stordirci.</p>
<p><strong>BLUE NOON</strong><br />
Blue Noon è il primo brano mai stato composto da Eugenia/ che abbia mai composto. Nei suoi repentini cambi di tempo, nella sua frammentazione che spalma le influenze captabili dal pop più schietto al surf, fino ad arrivare sonorità psichedeliche vagamente anni &#8217;70, Blue Noon è un brano scritto di getto, un tentativo di rappresentazione della forza poetica che il mezzogiorno (noon) iconicamente trattiene in sé come momento di estrema contemplazione e percezione, quasi fisica, del tutto che ci circonda. Tutto ciò che ad esso segue, è materia di creazione. Non è forse un caso che Blue Noon sia la primissima di altre canzoni, e che proprio da after-noon (<em>post meridiem</em>) prenda nome il progetto.</p>
<p><strong>MAD HATTER</strong><br />
Mad Hatter è un brano denso, ma fluttuante, come incantato. L&#8217;incertezza di una scelta di vita, di una direzione da prendere si intreccia con il presentimento, l&#8217;intuizione di fondo che nel perseguimento di un istinto recondito, gli approdi si facciano inaspettatamente più concreti. Il cappellaio matto è una voce strana e flebile, che ho immaginato mi indicasse la mia reale volontà, senza tuttavia mostrarmi una sua realizzazione pratica  nel mio futuro prossimo, e che fosse inoltre logica e spiegabile alla società.<br />
Quella voce, quell&#8217;istinto è futuro che si autodetermina, un linguaggio eterno che dà voce all&#8217;interiorità, senza tempo, in grado di rivivere vite e culture passate, cogliere simboli antichissimi disseminati nel mondo. Di esso, come un ragazzino, the mad hatter con sguardo stupito ogni giorno carpisce i segreti e, seduto al tè collettivo di un pomeriggio di mezza estate, in quell&#8217;atomo di presente comprende in sé tutti i libri e le musiche che sono state scritte, tutti i quadri che sono stati dipinti, tutti i pensieri che sono stati pensati.</p>
<p><strong>ANJOS</strong><br />
Questo brano è un omaggio a Lisbona e alla vita che lì ho vissuto. Anjos è un quartiere che si percorre in salita e termina in un miradouro assolato; solo arrivati in cima, la città si fa guardare. Costringe ad affacciarsi su tutto.<br />
Ad Anjos ho intravisto il valore della libertà: di curiosità, di rifiuto e faticosa ripida ricerca della bellezza.<br />
Dalla punta più occidentale d&#8217;Europa, se fai precipitare gli occhi giù dalla rupe, l&#8217;acqua è pesante, stanca. Porta tutta la fatica delle terre che abbraccia. Quando arriva, senza fretta e col passo di un gigante marino, si abbandona agli scogli, e sembra ballare e oscillare con le curve e con gli spigoli. Così Anjos anche negli arrangiamenti, alterna momenti di estrema calma e minimalismo strumentale a punte di pienezza e vivacità spensierate, quasi fiabesche.</p>
<p><strong>MIDDAY SUN</strong><br />
Questo brano è tutto uno sgambetto, un rimbalzare schizofrenico, e volutamente divertito, su cambi di tempo, di generi e di atmosfere. Adoriamo suonarlo tra di noi e a partire da questo jammare all&#8217;infinito ; tuttavia non lo proponiamo quasi mai live, temiamo possa risultare troppo spezzettato e difficile da seguire.<br />
Midday sun comunque, è un pensiero abbastanza dark sul sole del mezzogiorno, caldo, vitale e tetro, che acceca, uccide l&#8217;alba e illumina l&#8217;istante che muore, e ci fa sparire trai i suoi fiotti e le sue onde. (Decisamente tanto dark).</p>
<p><strong>ANTHILL</strong><br />
Anthill parte in quarta su un giro vivace e ritmato, è un pezzo deciso e divertente da suonare. In realtà, per quanto riguarda il testo, è profondamente venato di malinconia (come testimonia poi la fine del pezzo), quella malinconia che bene si inquadra nell&#8217;idea che mi sono fatta della tanto citata &#8216;saudade&#8217; portoghese. Credo di essermi figurata la nostalgia come il senso di scarto brutale dalla realtà, che si prova nei momenti in cui si fa della conoscenza di qualcuno la ragione vitale di un concentrato di tempo denso e colloso, di cui da subito si sa la fine, in quanto &#8216;periodo&#8217; della vita. Quello che in seguito è possibile conoscere è solo il suo esistere, il suo respirare nel mondo un&#8217;aria che probabilmente si ha già avuto. Ho allargato la percezione del mio mondo, ho quadruplicato il senso di timore e nostalgia che i grandi numeri trasmettono. Il sapere di essere parte di un formicaio (da cui Anthill) che col suo esistere produce un falso silenzio, un vociferare, un brulicare ininterrotto, in un ricambio di voci continuo. Se dovessi immaginarmi il &#8216;suono&#8217; della vita, credo che sentirei proprio questo.</p>
<p><strong>SEABED</strong><br />
E&#8217; il secondo pezzo che ho scritto e che abbiamo arrangiato. Un lungo sei ottavi, un pò scuro nella strofa, più dolce e brillante nel ritornello. Seabed è il fondale di ricordi e immagini di ricordi che permane fisso dietro agli altri pensieri, costituendo il supporto, la vertebra definitiva nel dramma mentale del giorno e della notte, che determina il nostro gusto e la nostra interpretazione della realtà. Mi immagino dunque un corpo che galleggia a pelo sul mare. L&#8217;acqua densa di immagini e ricordi, idealmente seziona in due questo corpo che si trova rivolto specularmente dentro e fuori il mare, diviso tra interiorità e realtà.</p>
<p><strong>IN HER BONES</strong><br />
Ci siamo accorti che in fondo In Her Bones potrebbe essere la nostra traccia programmatica, che potrebbe racchiudere tutti i pezzi del disco e in un ascolto darne una panoramica. Potrebbe anche anticipare le nostre inclinazioni più recenti, le nostre ispirazioni future</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2019/10/11/eugenia-post-meridiem-in-her-bones-disco-raccontato/">Gli Eugenia Post Meridiem raccontano il loro disco d&#8217;esordio</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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		<title>AVEX ti racconta Black Lion, il suo EP d&#8217;esordio</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2019/09/06/avex-black-lion-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Fri, 06 Sep 2019 13:11:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[avex]]></category>
		<category><![CDATA[avex black lion]]></category>

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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2019/09/06/avex-black-lion-disco-raccontato/">AVEX ti racconta Black Lion, il suo EP d&#8217;esordio</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="768" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/09/avex-1024x768.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/09/avex-1024x768.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/09/avex-600x450.jpg 600w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/09/avex-768x576.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/09/avex-770x578.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/09/avex-20x14.jpg 20w" /><p><a href="https://www.facebook.com/AvexTheMc/">AVEX</a> è Avalon Tsegaye, rapper italo-etiope che si è esibito alla scorsa edizione del MIAMi e oggi ha finalmente pubblicato un esordio dal titolo Black Lion.<br />
Le sei tracce che compongono l&#8217;EP mostrano una grande versatilità sia nell&#8217;approccio ai generi (rap, soul, r&amp;b) che nella capacità di suonare bene sia in italiano che in inglese.</p>
<p>Prenditi questa boccata d&#8217;aria fresca e poi leggi il racconto di AVEX traccia per traccia</p>
<p><iframe width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" title="Spotify Embed: Black Lion" src="https://open.spotify.com/embed/album/3PQYgjuGjaX5apBAQ34wzg"></iframe></p>
<p><strong>Chillin&#8217;</strong><br />
È una traccia energica e gioiosa. In questo brano parlo del mio progresso come artista e della soddisfazione che si prova quando qualcuno riesce a realizzare i propri sogni e a fare della propria passione un potenziale mestiere.</p>
<p><strong>Kosher</strong><br />
Questa è una traccia con suoni abbastanza cupi che si scontrano con il messaggio positivo del brano. Infatti in “Kosher” parlo del fatto che nulla è impossibile &#8211; anche se pare banale dirlo &#8211; se c&#8217;è la forza di volontà necessaria per raggiungere gli obiettivi.<br />
The sky is the limit</p>
<p><strong>Silence</strong><br />
Questa invece è l&#8217;altra parte del mio cervello completamente pessimista e fatalista che non vede una buona fine per l&#8217;umanità.</p>
<p><strong>Ad occhi aperti</strong><br />
Questo è un pezzo abbastanza speranzoso ma allo stesso tempo depresso. Su un beat deciso racconto delle continue sconfitte che una persona subisce quando si ha la tendenza a rimandare le cose da fare al giorno seguente. Tutto questo unito alla tematica di quanto sia difficile restare a galla in questa società di questi tempi</p>
<p><strong>100$</strong><br />
“100$” parla del fatto che tutti siamo in un certo senso prigionieri di noi stessi e che vorremmo essere liberi, in pochi però riusciamo ad ascoltare la vocina della ragione che ci squilla nel cervello. In pratica questa traccia è la manifestazione di quella stessa voce che, con tono di protesta, chiede “fatemi uscire da qui”. E ovviamente da questa situazione ne nasce un conflitto continuo, con da una parte la voce della ragione e dall’altra le difficoltà nel cambiare.</p>
<p><strong>Floppy</strong><br />
Questa è l’ultima traccia dell’EP e a livello strumentale è la versione originale di “Floppy” che è già uscita come mio primo singolo. Il brano è dedicato a tutte quelle persone che non vorrebbero mai vederci realizzare qualcosa di buono nella vita: il messaggio che voglio far passare con questa canzone è che non saranno le loro parole d’odio e d’invidia a fermarmi.</p>
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		<title>I Malegria ti raccontano Tropicalia traccia per traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2019/08/09/malegria-tropicalia-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Fri, 09 Aug 2019 08:52:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[malegria]]></category>
		<category><![CDATA[Malegria Tropicalia]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/08/malegria-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/08/malegria-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/08/malegria-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/08/malegria-100x100.jpg 100w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/08/malegria-600x600.jpg 600w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/08/malegria-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/08/malegria-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/08/malegria-770x770.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/08/malegria.jpg 1000w" /><p>Abbiamo incontrato i <strong>Malegria</strong> a inizio anno quando, invece che i buoni propositi, ci hanno mostrato <a href="https://www.dlso.it/site/2019/02/07/malegria-collezione-di-dischi/">la loro collezione di dischi</a> in occasione dell&#8217;uscita dei primi singoli, 5 del mattino e Malegria.</p>
<p>Adesso è fuori l&#8217;intero album di questo duo composto da <strong>Cali</strong> e <strong>TwentyTwo</strong>, che si intitola Tropicalia e ci convince sempre più che quello dei Malegria è un progetto che spacca.</p>
<p>Ci siamo fatti raccontare dai ragazzi ogni traccia di questo primo disco uscito il 26 luglio per <strong>Pluggers.</strong></p>
<p><iframe width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" title="Spotify Embed: Tropicalia" src="https://open.spotify.com/embed/album/4k8XMlu9b9s7pPzdlcp9e2"></iframe></p>
<p><strong>Oro Fino</strong><br />
L&#8217;inizio del disco è l&#8217;esatto momento in cui comincia il sogno. Paesaggio notturno, suoni e ritmica essenziali lasciano un sacco di spazio alla voce e alle armonie. Abbiamo scelto questo tipo di distorsione vocale per dare l&#8217;idea di una camminata sulla luna.</p>
<p><strong>Malegria</strong><br />
Gli occhi si muovono nevrotici nell&#8217; ultima fase REM. Questa traccia potrebbe racchiudere da sola tutto il concetto, non c&#8217;è nulla che vada realmente bene ma in fin dei conti è bello cosi. Le quattro fasi si alternano bipolari come pezzi di vita reale.</p>
<p><strong>Ultima Classe</strong><br />
La storia, molto banalmente, è fatta di vinti e vincitori. Io sogno di potermi permettere di non stare in nessuno dei due gruppi come se camminassi al di sopra, in prima classe senza pagare il biglietto.</p>
<p><strong>Sui Muri</strong><br />
Chiunque ama la propria città come chiunque odia la propria città. Viaggio tra i vicoli della mia. Questa traccia è stata in assoluto la più difficile da chiudere, c&#8217;era sempre qualcosa che suonava male o che si discostava troppo dal tiro che volevamo dargli. La conclusione è che la via più breve per tornare a casa è la più complessa.</p>
<p><strong>Quanta Vita</strong><br />
Mi piace pensare di non essere l&#8217;unico in balia degli eventi. Il mondo è fatto di persone che accettano e si accettano o che impareranno a farlo. Alcuni fortunati nascono sapendo ciò che vogliono, non io.</p>
<p><strong>Yekomè</strong><br />
Ogni racconto ad una certa precipita bruscamente. Questo è il punto di rottura. YEKOME?&#8217;!</p>
<p><strong>Quasi Solo</strong><br />
&#8220;Quasi solo per te&#8221; riassume il tutto. E&#8217; il pezzo che ci ha convinto a puntare ad un concept album e lo stesso che ci ha indicato la strada da seguire per arrivare alla fine del progetto, l&#8217;abbiamo cambiato mille volte ma alla fine questa era la versione migliore. &#8220;Quasi solo per te&#8221; perché è in realtà un po&#8217; pure per me.</p>
<p><strong>Non Dirmi Mai</strong><br />
Da alcune storie si esce con la voglia di ripartire, da altre non si esce mai. In alcuni casi si rimane in attesa che la storia si concluda realmente per poter azzerare tutto. Questa canzone è stata ripescata dal cilindro magico, è vecchia e le cose di cui parlo anche e non c&#8217;è un lieto fine, la mente mentre dormi va a ripescare quello che vuole.</p>
<p><strong>Just Friends</strong><br />
Solo amici? Solo amici?!? Siamo usciti appena tre volte e mi stai dicendo che vuoi che rimaniamo solo amici?</p>
<p><strong>5 (del mattino)</strong><br />
Qui arriva il risveglio. 5 (del mattino) nasce da una sensazione precisa, quella che provi quando per responsabilità morale devi stare vicino ad una persona ed alleggerirle un po&#8217; la mente anche se l&#8217;unica cosa che vorresti fare è dormire altre due ore. Solo altre due ore</p>
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		<title>Cuco racconta traccia per traccia l&#8217;album Para Mi</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2019/08/05/cuco-para-mi-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Mon, 05 Aug 2019 08:35:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[cuco]]></category>
		<category><![CDATA[Cuco Para Mi]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/08/cuco-1024x683.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/08/cuco-1024x683.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/08/cuco-600x400.jpg 600w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/08/cuco-768x512.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/08/cuco-770x513.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/08/cuco-20x14.jpg 20w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/08/cuco.jpg 1200w" /><p>Para Mi è l&#8217;album che segna il debutto con una major per Omar Banos, l&#8217;artista bedroom pop di origini messicane che tutti conosciamo con il nome di Cuco. È un disco condito di suoni lo-fi, psichedelia, testi d&#8217;amore e allucinazioni che accostano Banos all&#8217;universo Mac DeMarco, Homeshake, Alex Siegel, sebbene questo 21enne dagli occhiali grandi&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2019/08/05/cuco-para-mi-disco-raccontato/">Cuco racconta traccia per traccia l&#8217;album Para Mi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/08/cuco-1024x683.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/08/cuco-1024x683.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/08/cuco-600x400.jpg 600w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/08/cuco-768x512.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/08/cuco-770x513.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/08/cuco-20x14.jpg 20w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/08/cuco.jpg 1200w" /><p>Para Mi è l&#8217;album che segna il debutto con una major per Omar Banos, l&#8217;artista bedroom pop di origini messicane che tutti conosciamo con il nome di <strong>Cuco</strong>.<br />
È un disco condito di suoni lo-fi, psichedelia, testi d&#8217;amore e allucinazioni che accostano Banos all&#8217;universo <strong>Mac DeMarco</strong>, <strong>Homeshake</strong>, <strong>Alex Siegel</strong>, sebbene questo 21enne dagli occhiali grandi e l&#8217;aria trasognata abbia già l&#8217;ottima marca stilistica dello switch inglese-spagnolo che lo rende semplicemente irresistibile.</p>
<p>Perché, se è vero che i suoi testi appaiono poco stratificati, l&#8217;appeal della sua sincerità, rafforzata da melodie deliziosamente sfocate, è innegabile.</p>
<p>Durante il weekend, Cuco ha condiviso sul suo profilo Instagram il racconto traccia per traccia del suo ultimo album Para Mi uscito per Interscope il 26 luglio.<br />
Se te lo sei perso, lo trovi nelle prossime pagine perché abbiamo screenshottato tutto.</p>
<p><iframe width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" title="Spotify Embed: Para Mi" src="https://open.spotify.com/embed/album/6e8eJS3DUWZ9SAjHE5AD5m"></iframe></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2019/08/05/cuco-para-mi-disco-raccontato/">Cuco racconta traccia per traccia l&#8217;album Para Mi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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		<title>Quattro brani per conoscere SPZ</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2019/06/26/spz-quattro-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Wed, 26 Jun 2019 08:36:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[spz]]></category>
		<category><![CDATA[spz quattro]]></category>
		<category><![CDATA[Undamento]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="692" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/06/spz-1024x692.jpeg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/06/spz-1024x692.jpeg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/06/spz-600x406.jpeg 600w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/06/spz-768x519.jpeg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/06/spz-770x521.jpeg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/06/spz-20x14.jpeg 20w" /><p>SPZ &#8211; essepizeta &#8211; è il nuovo acquisto del team Undamento che, in quanto a talenti, lo sai, c&#8217;ha l&#8217;occhio lungo. Il suo nome reale è Andrea Spaziani, vive a Roma da che è nato ed è un cantautore soft. Ha da poco pubblicato il suo EP di debutto, Quattro, fatto di brani leggeri e&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2019/06/26/spz-quattro-disco-raccontato/">Quattro brani per conoscere SPZ</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="692" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/06/spz-1024x692.jpeg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/06/spz-1024x692.jpeg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/06/spz-600x406.jpeg 600w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/06/spz-768x519.jpeg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/06/spz-770x521.jpeg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/06/spz-20x14.jpeg 20w" /><p><a href="https://www.instagram.com/esse_pi_zeta/">SPZ</a> &#8211; <em>essepizeta</em> &#8211; è il nuovo acquisto del team <strong>Undamento</strong> che, in quanto a talenti, lo sai, c&#8217;ha l&#8217;occhio lungo.<br />
Il suo nome reale è Andrea Spaziani, vive a Roma da che è nato ed è un cantautore soft. Ha da poco pubblicato il suo EP di debutto, Quattro, fatto di brani leggeri e melodie dream pop che sanno di zucchero filato.</p>
<p>Ascoltalo qui sotto e poi leggi il racconto traccia per traccia.</p>
<p><iframe width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" title="Spotify Embed: Quattro" src="https://open.spotify.com/embed/album/4ta4Dij4CAYTuDSVfJWfdS"></iframe></p>
<p><em>Quello che accomuna i pezzi di “Quattro” è la loro genesi. Non sono stati scritti o pensati a tavolino, ma nascono dall’improvvisazione, dallo sfogo più sincero. Musica e testi sono nati nello stesso istante, quando il mio inconscio prende il sopravvento, diventando una serie di mantra che mi permette di comunicare con me stesso, senza veli.</em></p>
<p><strong>1. Quattro</strong><br />
Avete presente quando litigate con un vostro caro amico? E magari vi passa la voglia di uscire, vi chiudete in casa e… che fare? Per me è ovvio, me ne sto intere giornate a far palleggiare gli occhi tra TV, computer e telefono pur di non affrontare quella situazione. Situazioni che feriscono e che ti lasciano impantanato in quegli unici quattro pensieri che non vogliono andarsene.</p>
<p><strong>2. Nubi</strong><br />
La distanza tra due persone che si amano non è mai una questione semplice. Nubi parla del desiderio del contatto, quando appunto questo è reso impossibile dalla distanza e continua a tornare vivido nei sogni, che fanno venire fame.</p>
<p><strong>3. Dovrei</strong><br />
Avere vent’anni in questo periodo non è cosa semplice, l’incertezza estrema per il futuro è un sentimento che accomuna milioni di giovani italiani. E spesso non riusciamo a capire da dove proviene questo senso di angoscia esistenziale. “Dovrei” è stata come una seduta di psicanalisi che cerca una risposta a questa condizione di pigrizia e sfiducia nei confronti del “mondo degli adulti”. Bè la risposta che mi sono dato è che è più bello lamentarsi che dover darsi da fare.</p>
<p><strong>4. Non mi vuoi più</strong><br />
L’amore è un sentimento che si prova anche nelle amicizie. Quella che sembra essere la più classica delle canzoni d’amore parla in realtà di una relazione tra due amici. Penso che sia la traccia dove si sente maggiormente il peso dell’influenza che hanno avuto i Beatles nella mia musica.</p>
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		<title>I Sacramento ti raccontano Lido traccia per traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2019/05/28/sacramento-lido-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Tue, 28 May 2019 08:01:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[sacramento]]></category>
		<category><![CDATA[sacramento lido]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="583" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/sacramento-1024x583.png" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/sacramento-1024x583.png 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/sacramento-600x342.png 600w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/sacramento-768x438.png 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/sacramento-770x439.png 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/sacramento.png 1597w" /><p>Lido è il debut album dei Sacramento, uscito il 10 maggio via La Tempesta International. Da loro hai imparato come si fa una proposta di matrimonio e quali dischi ascoltare ma ora è il momento di scoprire qualcosa in più sul loro disco d&#8217;esordio attraverso il racconto track by track. Prima, però, vedili in azione in&#8230;</p>
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<p>Prima, però, vedili in azione in questo loft a Milano.</p>
<div class="flex-video widescreen youtube"><iframe width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/7MvFJHFEdSA?feature=oembed&#038;showinfo=0&#038;rel=0&#038;modestbranding=1&#038;iv_load_policy=3&#038;playsinline=1&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Premessa: la musica è l&#8217;essenza vitale di un brano e ogni strumento è parte complementare, essenziale della struttura della composizione.<br />
Il testo e le parole (non la melodia) sono solo un&#8217;interpretazione personale e soggettiva della musica da parte del cantante. Chiunque può sostituire il testo creando un immaginario personalizzato inspirato dalla musica. S. Freud (2019)</p>
<p><strong>When They Fall</strong><br />
Fai lo splendido e il latin lover e vuoi a tutti costi farla innamorare e poi, quando ci riesci, ti dispiace e vuoi rimediare per non farla stare male. Che idiota. Lacrime di coccodrillo.<br />
Gli accordi di questo brano in sequenza ci piacciono tanto.</p>
<p><strong>Awesome Dude</strong><br />
Quando vuoi a tutti costi diventare amico di una persona e farti vedere in giro dai tuoi vecchi amici solo perché il soggetto in questione è del &#8216;giro giusto&#8217; (cit. Bugo) e finisce che questo ti pugnala alle spalle andando a letto con la tua ragazza. Alla fine questi soggetti si rivelano sempre sgradevoli e più che altro degli sporcaccioni. Da evitare.<br />
Qui, alla chitarra &#8216;solista&#8217;, c&#8217;è Carlo Barbagallo.</p>
<p><strong>Why&#8217;d You Die?</strong><br />
C&#8217;è un tipo che non fa altro che dire che vuole diventare qualcuno nella vita. Qualcuno d&#8217;importante. Lo grida pure, a volte, ma, mentre lo fa, viene travolto da un TIR e muore. Una brutta storia.<br />
In questo pezzo, alla voce nel ritornello e a chiedersi come è potuto succedere che il tipo sia morto, troviamo Colapesce.</p>
<p><strong>Spacetrip</strong><br />
Qui invece c&#8217;è un tipo che non si vuole asciugare i capelli col fon, ma tutti gli dicono di farlo per via della &#8216;cervicale&#8217; e questa cosa lo fa sentire a disagio. Tra l&#8217;altro va pazzo per i milkshake. Viene deriso da tutta la comunità e lui decide di prenotarsi un viaggio intergalattico per un altro pianeta. Un pianeta in cui non esistono gli asciugacapelli e dove fanno i migliori milkshake dell&#8217;universo. Poteva andare anche alle Hawaii alla fine&#8230;.<br />
A raccontare questa bellissima storia c&#8217;è anche Verano che tra l&#8217;altro va matta per i bombafragola.</p>
<p><strong>A Cowboy in Shamokin</strong><br />
Shamokin, un piccolo centro abitato dello stato della Pennsylvania, è lo scenario di un fatto assai grave che affligge i suoi residenti, tranne un cowboy che sta tutto il giorno sul divano a guardare la TV.<br />
Succede che l&#8217;unico Dunkin&#8217; Donuts della città prende fuoco per mano di una ragazzina di 15 anni. Come faranno i suoi cittadini senza i golosi e colorati dunuts di Dunkin&#8217; Dunuts? Al signor cowboy non interessa.</p>
<p><strong>At The Skate Rink</strong><br />
Vietato crescere. Ti piaceva andare sui pattini a rotelle quando avevi 10 anni? Bene. Ci vai anche quando ne hai più di 80. &#8216;Sti cazzi, dì a tua moglie che hai ancora 10 anni e che non rompa il cazzo.</p>
<p><strong>Pizza Girl</strong><br />
Bellissima storia d&#8217;amore. Un ex super nerd stile American Pie, innamorato sin dal liceo di una compagna di scuola, non è mai riuscito a dichiararle il suo amore. Dopo tanti anni, ormai grande e con una carriera da invidiare, pensa sia arrivato il momento di compiere il grande passo e prova a invitarla a cena. Lo fa, ma decide di farsi consegnare la cena direttamente da lei.</p>
<p><strong>Lido</strong><br />
Make some love while you listen to it. Title track of the album.</p>
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		<title>Bartolini ti spiega BRT Vol.1</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2019/05/22/bartolini-ti-spiega-brt-vol-1/</link>
		<pubDate>Wed, 22 May 2019 10:30:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Cecilia Esposito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[bartolini]]></category>
		<category><![CDATA[BRT Vol.1]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="737" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="BRT Vol.1 cover" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/BRTvol1-COVER2-e1558352353228-1024x737.png" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/BRTvol1-COVER2-e1558352353228-1024x737.png 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/BRTvol1-COVER2-e1558352353228-768x553.png 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/BRTvol1-COVER2-e1558352353228-770x554.png 770w" /><p>Circa tredici minuti è il tempo che impiega Bartolini ad arrivare al vostro cuore. E lo fa col suo nuovo ep BRT Vol.1, cinque tracce che uniscono un fresco cantautorato a sonorità brit, e ci raccontano con leggerezza gli anni della crescita, passati tra Roma, Manchester e Trebisacce, del musicista. Ho chiesto, allora, a Bartolini di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2019/05/22/bartolini-ti-spiega-brt-vol-1/">Bartolini ti spiega BRT Vol.1</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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<p>Ho chiesto, allora, a Bartolini di raccontarmi questo ep, traccia per traccia. E lui l&#8217;ha fatto, parlandomi anche della sua esperienza in Inghilterra – in erasmus a Manchester, dove si è beccato dei gran concerti come i the Cure, Wild Nothing e Kings of Leon – e dei posti che bazzica a Roma – principalmente Le Mura. Tra i suoi musicisti preferiti troviamo Mac DeMarco, Beach Fossils e i DIIV, ma nel campionato italiano tifa Cesare Cremonini e Luca Carboni.</p>
<p>Dopo un pomeriggio di chiacchiere digitali, la promessa che tra non molto vedremo anche un BRT Vol.2 e un rapido accenno a Game of Thrones, Bartolini mi saluta con l&#8217;ultimo audio: <em>&#8220;Come avrai capito, la mia vita è un continuo hangover&#8221;.</em></p>
<p><iframe width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" title="Spotify Embed: BRT, Vol. 1" src="https://open.spotify.com/embed/album/1pY9kPeH5T9YUnJSe22oDM?si=cJevzkPkRQCZr3w5v9UVmw"></iframe></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2019/05/22/bartolini-ti-spiega-brt-vol-1/">Bartolini ti spiega BRT Vol.1</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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		<title>Montoya ti racconta Otun traccia per traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2019/05/21/montoya-otun-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Tue, 21 May 2019 12:56:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Montoya]]></category>
		<category><![CDATA[montoya otun]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/Montoya-Otun_artwork-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/Montoya-Otun_artwork-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/Montoya-Otun_artwork-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/Montoya-Otun_artwork-100x100.jpg 100w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/Montoya-Otun_artwork-600x600.jpg 600w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/Montoya-Otun_artwork-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/Montoya-Otun_artwork-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/Montoya-Otun_artwork-770x770.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/Montoya-Otun_artwork.jpg 1200w" /><p>Otun è il bellissimo disco che il musicista colombiano Montoya ha pubblicato il 10 maggio per l&#8217;etichetta di Buenos Aires ZZK Records. L&#8217;album affonda le sue radici nella diaspora musicale della Colombia e così mescola su un tappeto di elettronica pregiata, sonorità afro-caraibiche con il più moderno reggaeton e con la musica popolare delle tribù&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2019/05/21/montoya-otun-disco-raccontato/">Montoya ti racconta Otun traccia per traccia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/Montoya-Otun_artwork-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/Montoya-Otun_artwork-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/Montoya-Otun_artwork-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/Montoya-Otun_artwork-100x100.jpg 100w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/Montoya-Otun_artwork-600x600.jpg 600w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/Montoya-Otun_artwork-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/Montoya-Otun_artwork-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/Montoya-Otun_artwork-770x770.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/Montoya-Otun_artwork.jpg 1200w" /><p>Otun è il bellissimo disco che il musicista colombiano <a href="https://www.facebook.com/montoyaaaaaaaaaaa/">Montoya</a> ha pubblicato il 10 maggio per l&#8217;etichetta di Buenos Aires <strong>ZZK Records</strong>.<br />
L&#8217;album affonda le sue radici nella diaspora musicale della Colombia e così mescola su un tappeto di elettronica pregiata, sonorità afro-caraibiche con il più moderno reggaeton e con la musica popolare delle tribù amazzoniche e andine.<br />
Il risultato è un disco multietnico che se da un lato subisce la fascinazione latina, dall&#8217;altro mantiene un certo rigore elettronico che gli garantisce un aspetto super raffinato.</p>
<p>Ascolta il disco qui sotto e leggi il racconto traccia per traccia</p>
<p><iframe width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" title="Spotify Embed: Otun" src="https://open.spotify.com/embed/album/1y1nMpgSr0kqSzaZFLz0GG"></iframe></p>
<p><strong>Perla</strong><br />
La città dalla quale provengo, Pereira, è chiamata “La Perla del Otun”, e questo brano vuole renderle omaggio. Il sample usato è di una venditrice di piante nella piazza del mercato di Pereira.</p>
<div class="flex-video widescreen youtube"><iframe width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/8aOxK8zogRY?feature=oembed&#038;showinfo=0&#038;rel=0&#038;modestbranding=1&#038;iv_load_policy=3&#038;playsinline=1&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p><strong>Solo Quiero</strong><br />
È un brano che ho composto insieme a Pedrina, cantante colombiana, mostra la parte più sensuale dell’album. Parla del momento in cui due persone riconoscono che si necessitano l’un l’altro.</p>
<p><strong>Hey Avi!!</strong><br />
In questo brano uso dei samples cortesemente concessi da Thomas Roebers che li ha registrati nella repubblica del Baro, in Africa. Avi vuol dire antenati, e questo brano è quasi un richiamo – Hey Avi!! &#8211; i samples parlano dell’importanza del ritmo.</p>
<p><strong>Eden</strong><br />
È il luogo dove ho trovato l’amore</p>
<p><strong>Pasillo</strong><br />
È un genere folklóristico della mia regione andina, nato durante l’epoca<br />
indipendentista con tanta influenza negro-andina. È una danza che evoca la libertà e il brano è una mia versione molto personale di questa danza.</p>
<p><strong>Otun</strong><br />
È il fiume che alimenta la mia regione, che si chiama Otun. In questo brano c’è la partecipazione di Nidia Gongora una delle cantanti più importanti del folklore del pacifico colombiano, il brano parla del rito funerario dell&#8217;alabao che si celebra nella cultura Palenquera, di ascendenza africana.</p>
<p><strong>La Pastora</strong><br />
La Pastora è un parco naturale, uno dei miei posti preferiti della mia. È lì che ho imparato fin da piccolo l’importanza del rapporto che bisogna avere con la natura.<br />
I samples sono della comunità embera (il cui uso mi è stato gentilmente concesso da Elvin Flaco Suira).</p>
<p><strong>Orun</strong><br />
Signore e Re dei morti nella religione Yoruba, qui ho campionato il mio sciamano durante una cerimonia per Orun.</p>
<p><strong>Tatacoa</strong><br />
È un deserto della Colombia in cui ancora non sono stato, che è uno dei luoghi più misteriosi e magici del paese, dove si trova anche un parco archeologico dell’antica civiltà Precolombiana. In questo brano ho mescolato queste suggestioni con i samples di una venditrice indiana.</p>
<p><strong>Eshu</strong><br />
Questo brano è stato l’unico che ho effettivamente composto nella mia città, ispirato da una giornata passata a bere il miglior caffè della mia vita, situazione che ha scatenato la mia voglia di tradurre quell’esperienza in musica. Eshu, anche detto Eleggua nella cultura Yoruba, è il nome di una delle divinità più rispettate nei culti sincretici.</p>
<p><strong>Piedras Marcadas</strong><br />
È un altro parco naturale dove io ancora non sono mai stato, mio fratello sì però, tantissime volte e quindi questo brano nasce dai suoi racconti e dalle foto che mi mandava mentre era lì. Il sample è di una ninna nanna della comunità Emberà vicina a Panama.</p>
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		<title>Gli ⁄handlogic ti raccontano Nobodypanic</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2019/05/20/handlogic-nobodypanic-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Mon, 20 May 2019 09:11:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[handlogic]]></category>
		<category><![CDATA[handlogic nobodypanic]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="682" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/handlogic-1024x682.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/handlogic-1024x682.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/handlogic-600x399.jpg 600w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/handlogic-768x511.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/handlogic-770x513.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/handlogic-20x14.jpg 20w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/handlogic.jpg 1080w" /><p>Nobodypanic è il nuovo album degli <a href="https://www.facebook.com/handlogic/">⁄handlogic</a> uscito a inizio mese per <strong>Woodworm Label</strong>.<br />
Di loro vi avevamo già parlato in occasione dell&#8217;uscita di <a href="https://www.dlso.it/site/2016/11/08/handlogic-arles/">un singolo</a> del loro primo EP, e ora che è arrivato anche l&#8217;album d&#8217;esordio ci sembrava giusto chiudere il cerchio e farvi raccontare dalla band ogni singola traccia di questo nuovo progetto fatto di elettronica, downtempo, suggestioni black e strumenti jazz.</p>
<p>Perciò, dopo lo streaming, c&#8217;è il track by track di Nobodypanic</p>
<p><iframe width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" title="Spotify Embed: Nobodypanic" src="https://open.spotify.com/embed/album/2YWFJbPggWcXGwj8K4QCUh"></iframe></p>
<p><strong>Supernatural</strong><br />
Vibrazioni acustiche in un’atmosfera elettrica, chitarre rock si fondono con ottoni soul in un lungo crescendo che sfocia in una coda progressive.<br />
Abbiamo scelto di aprire il disco con questo pezzo perché suonava come una sintesi di tutti gli elementi che compaiono nei pezzi successivi. Una specie di overture massimalista.<br />
Il testo è amaro e surreale. È nato da tante discussioni con persone alle quali voglio bene, dove mi sono sentito in colpa. Sono egoista o semplicemente troppo razionale? La soluzione: voglio essere perfetto, senza difetti, sovrannaturale.</p>
<p><strong>Ego</strong><br />
Una piccola melodia semplice e ossessiva ci accompagna come il nostro più fedele compagno, amante e nemico, ora esaltato, ora ripudiato: l’ego. Siamo schiavi, ma in fondo ci piace. Siamo tristi, ma il groove ci attira.<br />
Anche qui il testo nasce da un luogo tormentato, fatto di ricadute cicliche nei propri sbagli e nelle proprie debolezze. Per la produzione del ritornello mi sono immaginato la parte più negativa dell’ego che prende il sopravvento e inizia a cantare, inquietante ma catchy, in contrasto con la strofa che invece è più malinconica e riflessiva.</p>
<p><strong>Communicate</strong><br />
È stato uno dei pezzi più complessi da produrre perché aveva bisogno di essere enorme, cattivo, ma allo stesso tempo elegante. Le chitarre distorte con un groove soul, la batteria sporca e i sample jazzosi. Alla fine siamo felici, il suono di rullante e di basso sono una delle nostre più grandi gioie di questo disco, come il solo di chitarra (un segreto: è suonato interamente da un computer e non da una persona).<br />
Come nel giallissimo e disturbante video che ha realizzato la super Erika Errante, voglio urlare in faccia a tutti che ho bisogno di entrare in contatto ma non ho una lingua, delle mani e il tempo per farlo, e anche se ho già perso tutto e tutti, continuerò a provarci.</p>
<p><strong>Long Distance Relationship</strong><br />
L’ho scritta di getto un giorno in Sardegna, ripetevo tra me e me “long distance relationship” ed è arrivata subito questa melodia, con questo mood e andamento. Caso forse più unico che raro, dato che gli altri pezzi sono nati e cresciuti nel giro di mesi, se non di anni!<br />
È un piccolo inno all’amore e all’incertezza: il ritmo è dilatato, il timbro è caldo e si diffonde come in una ballad jazz ascoltata in macchina.<br />
Il viaggio è verso l’aeroporto dove vedremo volare via una parte di noi, e lungo il cammino ci fermeremo a canticchiare una melodia dolce, forse a piangere, ma con la speranza che la luce continui a brillare.</p>
<p><strong>Scribbles</strong><br />
Scarabocchi folk si fondono nel calore del soul, espresso da cori mormorati e frequenze profonde, in una canzone sulle canzoni. Cos’è il processo creativo e cosa voglio dalle cose che scrivo? Ancora non l’ho scoperto, ma spero comunque che alla gente piacciano. Ironia della sorte, per un pezzo che racconta in modo quasi fiabesco la sensazione di creare e perfezionare questi piccoli mondi che sono le canzoni: produrre questa traccia è stato un vero incubo, ha attraversato nel giro di due anni e mezzo qualsiasi possibile arrangiamento e deriva stilistica, ma alla fine ha trovato il suo senso all’ultimo momento, e le vogliamo molto bene.</p>
<p><strong>Gratitude</strong><br />
Dall&#8217;utero materno alla nostra casa d’infanzia, il filo conduttore è la musica. Ci accompagna col suo ritmo rotolante, ci permette di vivere nel mondo e la ringraziamo con questa piccola e luminosa canzone pop condita da campioni elettronici e un quintetto d&#8217;archi.<br />
Questo pezzo per me doveva descrivere questa sensazione:<br />
da bambino, una sera in viaggio di ritorno dal mare, sul sedile posteriore della macchina con i tuoi genitori che guidano e mettono musica bella, ogni tanto apri il finestrino e metti la faccia fuori per immergerti nella brezza estiva, poi ti addormenti cullato dal ritmo della strada e dello stereo.</p>
<p><strong>Perched</strong><br />
Siamo nella penombra. Nel nostro letto, al sicuro tra gli oggetti che ci sono più familiari, proviamo a trovare un rifugio dal panico che si è appoggiato sul nostro respiro. Voci manipolate, quattro minuti sospesi per chiedere aiuto a tutto ciò che c&#8217;è di bello là fuori.<br />
Per me il miglior modo per esorcizzare le cose brutte della vita è scriverci sopra una canzone, con una melodia che sia il più dolce possibile. Ogni volta che incontri quel lato oscuro sai che hai una piccola ancora di salvataggio che puoi condividere con gli altri, dove sai che quel disagio è stato cristallizzato in qualcosa di bello.<br />
L’ultima strofa del testo è forse la spiegazione migliore del concept intorno a Nobodypanic:<br />
“Fear of the panic is perched on our plans / we only want the bright side but outside it’s crowded, crowded / Save me my love / I never want to frighten you / we know that there’s a dark side / but outside it’s crowded with pretty things”</p>
<p><strong>A Little Life</strong><br />
Il romanzo omonimo di Hanya Yanagihara è la triste storia di Jude, uomo straordinario e dannato che lotta con bellezza contro la vita e la morte. La sua canzone va in loop, piano, voce e drum machine. Non c’è lieto fine, ma ciò che conta è l’emozione del viaggio.<br />
Pensavamo che sarebbe stato il brano più difficile da rendere dal vivo per la sua natura elettronica e minimale, invece passando per la via del post rock e del noise si è trasformato in quello che adesso è per noi in assoluto il momento più catartico del concerto.</p>
<p><strong>Paranoid Android</strong><br />
Non c’è gusto nel fare cover se non rischi di fare incazzare la fan base del gruppo più venerato del pianeta, stravolgendo completamente una delle pietre miliari della storia del rock.<br />
La verità è che abbiamo sempre pensato che il modo migliore per omaggiare artisti che ami profondamente è di cercare di imitarli il meno possibile, prendendo come un dono prezioso l’essenza del pezzo (la melodia e il testo) decontestualizzandola completamente, riscrivendone le coordinate quasi come se il pezzo fosse tuo. Inoltre la vera anima di Paranoid Android, venendo a conoscenza del processo creativo dei Radiohead in quel caso, è ironica, folle, sperimentale, già destrutturata. In questo senso è stato naturale ripensarla non in forma canzone, ma come un saliscendi di scenari contrastanti.<br />
E comunque da qualche parte nel disco la vena progressive andava sfogata.</p>
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		<title>Maggio ti spiega Manuale di Sopravvivenza per Fiati Corti</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2019/05/08/maggio-manuale-di-sopravvivenza-per-fiati-corti-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Wed, 08 May 2019 09:42:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Cecilia Esposito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[DLSO Consiglia]]></category>
		<category><![CDATA[maggio]]></category>
		<category><![CDATA[manuale di sopravvivenza per fiati corti]]></category>
		<category><![CDATA[zteph]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="614" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/IMG_6064-e1556908774603-1024x614.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/IMG_6064-e1556908774603-1024x614.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/IMG_6064-e1556908774603-768x460.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/05/IMG_6064-e1556908774603-770x461.jpg 770w" /><p>Solo pochi mesi fa ho intervistato maggio e gli altri amici del klen sheet, in occasione dell&#8217;uscita di Cancello, il primo singolo che anticipava l&#8217;EP di debutto. Oggi, finalmente, quell&#8217;EP è uscito: si chiama Manuale di Sopravvivenza per Fiati Corti, contiene cinque tracce ed è molto bello. Allora ho deciso di fare una telefonata a&#8230;</p>
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<p>L&#8217;ho beccato a casa con <b>zteph</b>, si stavano facendo il caffè dopo aver mangiato un&#8217;amatriciana che era una bomba – fatta con i rigatoni Italiamo della Lidl, che, mi dicono, sono proprio buoni. zteph è timido, parla poco, ma arriva dritto al punto con poche parole, e mi racconta di come sono nati i beat, tutti un po&#8217; a caso, molti non lo convincevano, ma poi, con i testi di maggio, prendevano una forma nuova. maggio, invece, è un fiume in piena che ti trascina nel suo piccolo mondo personale. Proprio come i suoi testi, carichi di parole, come se non bastasse un&#8217;intero vocabolario per spiegare cosa ci passa per la testa.</p>
<p>Prima di parlarmi di Orientarsi con le Stelle, il pezzo che apre l&#8217;EP, mi racconta come tutta questa storia della musica è iniziata, per la precisione lo scorso 15 settembre, quando lui e zteph, dopo un concerto di <a href="https://www.dlso.it/site/2018/05/31/ketama126-rehab-disco-raccontato/">Ketama126</a>, <strong>Quentin40</strong> e <a href="https://www.dlso.it/site/2018/09/25/generic-animal-intervista-instagram-stories/">Generic Animal</a> in Porta Venezia, hanno deciso di iniziare a fare sul serio.</p>
<p>Com&#8217;è questo EP? Secondo loro è bello e sono abbastanza soddisfatti – ma si può sempre fare di meglio, dicono. È un EP corale, perché non è solo un flusso di coscienza delle esperienze personali di maggio, ma anche di tutte le persone che costellano la sua vita, di quelle che non ci sono più, di tutti gli amici che, in un modo o nell&#8217;altro, fanno parte di questo progetto – come <a href="https://www.instagram.com/ratematica/"><strong>Ratematica</strong></a>, <a href="https://www.instagram.com/ngawaklensheet/"><strong>Ngawa</strong></a>, <a href="https://www.instagram.com/vittoriaelenasimone/">Vittoria</a>, <a href="https://www.instagram.com/monoryth/">Giorgio</a> e molti altri. E, soprattutto, è un percorso, una sorta di &#8220;viaggio&#8221; che parte dalla ricerca di stelle fisse per orientarsi nella vita di tutti i giorni fino ad arrivare ad accettare le scomparse, quelle che ti segnano, per capire quanto sia importante non abbattersi e andare avanti.</p>
<p>Progetti per il futuro: scrivere un altro disco e suonare dal vivo il più possibili – ci stanno ancora lavorando, dobbiamo avere pazienza. Abbiamo anche parlato di astrologia, del tema natale di maggio – è Bilancia, ascendente in Leone, Marte e Mercurio in Scorpione, mentre zteph è Toro – e di Co-Star, l&#8217;app con cui siamo tutti in fissa. Ma questa è un&#8217;altra storia.</p>
<p>Ascolta Manuale di sopravvivenza per fiati corti qui sotto e leggi nelle prossime pagine il racconto traccia per traccia.</p>
<p><iframe width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" title="Spotify Embed: Manuale di sopravvivenza per fiati corti" src="https://open.spotify.com/embed/album/4N9KiSq708hV4RZ1BuPJmL"></iframe></p>
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		<title>I Technoir ti consigliano quando ascoltare i brani di AlieNation</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2019/04/09/technoir-alienation/</link>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2019 09:49:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Livio Ghilardi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[alienation]]></category>
		<category><![CDATA[technoir]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/04/technoir-alienation-1024x683.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/04/technoir-alienation-1024x683.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/04/technoir-alienation-600x400.jpg 600w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/04/technoir-alienation-768x512.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/04/technoir-alienation-770x514.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/04/technoir-alienation-20x14.jpg 20w" /><p>I Technoir sono una delle realtà più valide che abbiamo in Italia, e su questo credo non ci sia dubbio. Il loro esordio NeMui è stato una ventata d&#8217;ossigeno nel panorama musicale nostrano, e non solo perché si tratta del frutto artistico di un duo italiano che ha radici straniere (Alexandros ha origini greche, JennyFire&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/04/technoir-alienation-1024x683.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/04/technoir-alienation-1024x683.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/04/technoir-alienation-600x400.jpg 600w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/04/technoir-alienation-768x512.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/04/technoir-alienation-770x514.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/04/technoir-alienation-20x14.jpg 20w" /><p>I <strong>Technoir</strong> sono una delle realtà più valide che abbiamo in Italia, e su questo credo non ci sia dubbio. Il loro esordio <a href="https://www.dlso.it/site/2016/07/05/technoir-nemui-3p-vol-2-premiere/" target="_blank" rel="noopener"><em><strong>NeMui</strong></em></a> è stato una ventata d&#8217;ossigeno nel panorama musicale nostrano, e non solo perché si tratta del frutto artistico di un duo italiano che ha radici straniere (Alexandros ha origini greche, JennyFire ghanesi e nigeriane).<br />
No, sarebbe limitante fermarsi solo a questo dato. La forza dei Technoir è saper plasmare il trip-hop e il nu-soul a propria immagine e somiglianza, riuscendo a creare un sound che può benissimo confrontarsi con quei progetti internazionali che in questo decennio hanno scritto una nuova storia per questi generi.<br />
Il nuovo EP, <em><strong>AlieNation</strong></em>, conferma ulteriormente il valore del duo di base a Milano, e semmai alza le aspettative verso ciò che verrà nei prossimi mesi. Anche per questo, abbiamo chiesto a JennyFire e Alex di consigliarvi il momento migliore per gustare le quattro tracce dell&#8217;opera, suggerendo anche un colore. Il risultato è più che mai immaginifico.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/7b3zUWp8iyRlLcgJePyKTw" width="320" height="400" frameborder="0"></iframe></p>
<p><strong>METROPOLIS</strong><br />
Quando ascoltiamo <em>Metropolis</em> immaginiamo di essere nel futuro, a Tokyo nel 3019, la tecnologia è al suo massimo ma il rapporto umano è quasi nullo, la città è piena di luci ed è facile perdersi, le macchine fluttuano nell’aria, giriamo senza meta sempre alla ricerca di qualcosa di reale&#8230; È indubbiamente un pezzo da ascoltare in cuffia immersi nelle luci della città notturna, nelle ore in cui tutto tace.<br />
Colore: #CC7D17</p>
<p><strong>MISUNDERSTOOD</strong><br />
J: Ascoltando <em>Misunderstood</em>, immagino di essere dentro a un liquido nero, di me si può vedere solo il viso, provo a divincolarmi ma è come se questa sostanza avesse la consistenza del petrolio e l’unico modo per uscirne è sequire il flusso del ritmo.<br />
A: Questo pezzo parla di incomprensione e rivalsa, è cupo e positivo allo stesso tempo, la sua ambientazione è un concerto su un prato durante una giornata nuvolosa in cui tutti ballano.<br />
Colore: #000000</p>
<p><a href="https://youtu.be/0TghECV7lCQ" target="_blank" rel="noopener"><strong>MORE THAN YOU CAN SEE</strong></a> (FT. STUART ZENDER)<br />
È un pezzo con vibrazioni afro, funk, house. Ascoltandolo l’immaginazione va in un mondo subacqueo, sommerso, invisibile ad occhi inesperti, questo mondo non è sempre stato così, si può notare delle rovine ricoperte di muschio e delle piante tropicali&#8230; Il brano invita ad andare oltre la superficie delle cose. <em>More than you can see</em> è da ascoltare con gli occhi chiusi, ballando in un club con dei sub da 10.000 W.<br />
Colore: #B8ECFA</p>
<p><strong>SPOILED</strong><br />
Scenario: Due guerrieri replicanti mandati in esilio da un malvagio dittatore (che controlla tutto grazie alla sua potente tecnologia) cercano un modo per tornare a casa&#8230; <em>Spoiled</em> è come se avesse due mondi al suo interno: uno è più complesso e l’altro è minimale, ha un beat rilassante ma chitarre e synth acidi e distorti, per questo pensiamo che sia perfetta da ascoltare alla fine di una giornata no, in cui tutto quello che vuoi fare è crearti uno spazio che sia solo tuo.<br />
Colore: #915570</p>
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		<title>Musica e letteratura: Pereira racconta Pereira</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2019/03/28/pereira-racconta-pereira/</link>
		<pubDate>Thu, 28 Mar 2019 09:49:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Valentina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[slider]]></category>
		<category><![CDATA[Mascotte]]></category>
		<category><![CDATA[pereira disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[Pereira Mascotte]]></category>
		<category><![CDATA[Pereira racconta pereira]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1022" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1022px) 100vw, 1022px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/03/pereira-mascotte-dlso-1022x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/03/pereira-mascotte-dlso-1022x1024.jpg 1022w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/03/pereira-mascotte-dlso-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/03/pereira-mascotte-dlso-100x100.jpg 100w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/03/pereira-mascotte-dlso-600x601.jpg 600w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/03/pereira-mascotte-dlso-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/03/pereira-mascotte-dlso-768x770.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/03/pereira-mascotte-dlso-770x772.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/03/pereira-mascotte-dlso.jpg 1277w" /><p><em>“Sostiene Pereira di averlo conosciuto un giorno d’estate. Una magnifica giornata d’estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava”</em>.</p>
<p>Io <a href="https://www.facebook.com/pereiramusichette/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Pereira</strong></a> invece l’ho conosciuto un giorno d’inverno, un giorno qualsiasi con niente che sfavillava – eccetto lui. Il <strong>Pereira</strong> che intendo io è Giovanni, un cantautore di Trento che da poco ha fatto uscire il suo album <em>“Mascotte”</em>. Ora parlo un attimo di <em>“Mascotte”</em>. <em>“Mascotte”</em> è un vino frizzantino, un succo all’ananas, un bagno nel fiume, un mazzetto di rucola, un rimedio naturale. Insomma: una cosa buona ma con un retrogusto amaro.</p>
<p><iframe width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" title="Spotify Embed: Mascotte" src="https://open.spotify.com/embed/album/6Ji17ZkTjuaCFEfCLuTn06"></iframe></p>
<p>Se il <strong>Pereira</strong> di cui parlo io è un ragazzetto di montagna che indossa vestiti più vecchi di lui e canta nostalgiche canzoni d’amore, il Pereira dell’introduzione è invece il protagonista di un libro di <strong>Tabucchi</strong> dal titolo <em>“Sostiene Pereira”.</em> L’antieroe per eccellenza, una persona comune e apolitica che con difficoltà e sofferenza ad un certo punto apre gli occhi sulle brutalità del suo tempo fino a scegliere la libertà di espressione, abbandonando la sua rigida – ma soprattutto rincuorante – malinconia.</p>
<p>Quello che accumuna i due <strong>Pereira</strong> è il cambiamento.<br />
Entrambi una mattina si sono svegliati e hanno smesso di portare in redazione il loro <em>“solito pane e frittata”</em> come ogni altro giorno, il nostro Pereira ha smesso di cantare in inglese per abbracciare una lingua con cui può esprimersi più sinceramente, e ha cominciato a vivere.<br />
Sul retro di copertina è riportata questa citazione: <em>“La smetta di frequentare il passato. Cerchi di frequentare il futuro”</em>. Possiamo usarla come chiave passe-partout per aprire ogni canzone di<em> “Mascotte”</em>.</p>
<p><em>“Mascotte”</em> è un album elegante ma per niente formale, rifinito nelle cuciture e nei suoni, un disco che ci conforta e ci mette a nostro agio. Con una frase di <strong>Tabucchi</strong>: <em>“Pereira bevve una tazza di caffè, fece un bagno, indossò la giacca ma decise di non mettere la cravatta. Però se la mise in tasca”.</em> Un disco che ci dice che non si sa mai.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-111501" src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/03/11..jpg" alt="" width="960" height="720" srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/03/11..jpg 960w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/03/11.-600x450.jpg 600w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/03/11.-768x576.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/03/11.-770x578.jpg 770w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Ho chiesto a <strong>Pereira</strong> – il nostro, quello reale – di raccontarsi e di raccontare le sue canzoni usando il Pereira – all’inizio pingue e mesto, e alla fine idealista e involontariamente sovversivo – di <strong>Antonio Tabucchi</strong>. Ci accorgeremo soltanto alla fine che il libro racconta le canzoni tanto quanto le canzoni raccontano il libro.</p>
<p>Lascio la parola ai due <strong>Pereira</strong>, che di sicuro si conoscono benissimo.</p>
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		<title>Oggi puoi ascoltare in anteprima Full Panorama di Bewider</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2019/01/28/bewider-full-panorama/</link>
		<pubDate>Mon, 28 Jan 2019 09:42:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[DANCE LIKE SHAQUILLE O'NEAL]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[bewider]]></category>
		<category><![CDATA[Bewider full panorama]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="bewider" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/01/bewider-1024x1024.png" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/01/bewider-1024x1024.png 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/01/bewider-150x150.png 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/01/bewider-300x300.png 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/01/bewider-768x768.png 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/01/bewider-770x770.png 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/01/bewider.png 1224w" /><p>Full Panorama è il primo album di <strong><a href="https://www.facebook.com/bewiderplace/" rel="noopener" target="_blank">Bewider</a></strong> e uscirà il 1° febbraio per la label berlinese Folk Wisdom.<br />
Si tratta di un lavoro che viene definito dallo stesso artista come un unico viaggio, che rappresenta un periodo di trasformazione e cambiamento ed allo stesso tempo un omaggio allo schermo cinematografico, appunto Full Panorama (Di Muro è infatti un compositore noto a livello internazionale per cinema e tv).</p>
<p>I 12 brani sono stati composti principalmente utilizzando synth modulari, con l&#8217;intento di voler raccontare una storia, ma allo stesso tempo permettere al pubblico di potersi inventare la propria narrazione, di dare sfogo all&#8217;immaginazione.</p>
<p>Quest&#8217;oggi ti facciamo premere play a Full Panorama in anteprima e subito dopo, leggere il track by track, per un ascolto guidato.</p>
<p><iframe width="1170" height="450" scrolling="no" frameborder="no" src="https://w.soundcloud.com/player/?visual=true&#038;url=https%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Fplaylists%2F541363737&#038;show_artwork=true&#038;maxwidth=1170&#038;maxheight=1000&#038;dnt=1&#038;secret_token=s-5UOhs"></iframe></p>
<p><strong>PANORAMA</strong><br />
Questo è il brano più romantico del disco.  Inizialmente non volevo stesse in prima posizione, pensavo introducesse male il flusso che si sarebbe creato successivamente. E invece dopo varie discussioni con Folk Wisdom è una buona apertura per il suo appeal ritmico e seducente. </p>
<p><strong>WE MUST DREAM AS WE ACT</strong><br />
Mi interessava avere un pezzo che fosse diviso internamente in due parti, dove la seconda parte fosse un esplosione di synth e di suono, ma mai introducendo componenti ritmiche. E&#8217; uno dei pochi brani del disco che ha un vero e proprio tema, mi piace questa cosa. Un brano che mi ha fatto venire sempre in mente una scena di volo.</p>
<p><strong>PEOPLE LIVING DEEPLY</strong><br />
Un invito a ritagliarsi uno spazio per se, almeno una volta al giorno, vivendo cosi profondamente il quotidiano. E&#8217; un brano che definirei il piu “soffice” di tutti, quasi una cantilena sognante</p>
<p><strong>LAST ONE NIGHT</strong><br />
Un&#8217;evoluzione ipnotica che si muove su un&#8217;armonia molto dolce, mi piacciono i contrasti. Last One Night è un brano molto complesso anche se non sembra. La ripetizione (relativa) di questa traccia in realtà è solo apparente, succedono tante cose, ma non in primissimo piano, questo secondo me fa si che sia il titolo che assapori piu volte, che cambia con gli ascolti. Non si svela subito per quello che è. </p>
<p><strong>RETINA</strong><br />
Quando ho composto Retina sapevo gia che era pronto cosi per il disco. Sono molto affezionato a questo brano, perchè è molto cinematico. Una lenta evoluzione, dove l&#8217;entrata del basso è un momento molto interessante musicalmente. Perchè si chiama Retina? Perchè la retina  è una struttura complessa che capta gli stimoli luminosi esterni e li trasforma in segnali nervosi ed è ciò che permette la nascita del pensiero umano nei primi istanti di vita. Mi sembrava affascinante dedicargli un pezzo.</p>
<p><strong>SARTORIUS</strong><br />
Solaris è un romanzo di fantascienza dello scrittore polacco Stanisław Lem. Sartorius nel romanzo è un personaggio molto intrigante che insieme a Snaut è custode di un segreto che verrà poi svelato. Il brano nasce da un improvvisazione notturna, è la parte piu scura del disco, cosi come il personaggio di Lem. Mi piace avere sempre dei rimandi fantascientifici.</p>
<p><strong>THE EPISODE</strong><br />
È l&#8217;episodio che fa un pò da spartiacque dopo Sartorius. La quiete dopo la tempesta, si potrebbe dire. Io lo vedo come un approdare, un arrivo per una ripartenza. Certe volte per ripartire bisogna, per un attimo, fermarsi e riflettere. </p>
<p><strong>LATITUDE</strong><br />
Sono molto affezionato a questa traccia. L&#8217; ho concepita quasi a ridosso del termine del disco. Per me la cosa piu difficile è rendere con la costante e ripetuta esposizione di moduli, un climax coerente e completo. Latitude racconta il viaggio e la scoperta, letteralmente, dei luoghi.</p>
<p><strong>NO ONE EVER BECAME WICKED SUDDENLY</strong><br />
Ci meravigliamo, spesso, che alcune persone possano commettere atti estremi o violenti improvvisamente, senza nessuna apparente spiegazione. In realtà nessuno diventa squilibrato di colpo, c&#8217;è sempre una ragione specifica profonda. Un invito a non soffermarsi al primo livello delle cose, cercare di guardarle e capirle in profondità, senza troppi e complicati ragionamenti. Riflettere sulla mente umana, per capire di più l&#8217;essere umano. Un brano che vuole invitare ad andare in profondità. </p>
<p><strong>DEGREE OF UNPREDICTABILITY</strong><br />
Lo trovo un titolo ironico. Realizzando questo disco, ho scoperto quanto sia prezioso l&#8217;aspetto imprevedibile della musica e del suono. Spesso tante idee vengono fuori per un errore, una svista, una traccia audio che doveva essere mutata ed invece rimane accesa e ad un ascolto disinteressato quella svista ti apre un mondo. Questo brano nasce da una serie di eventi imprevedibili, cose che non dovevano essere li ma ci sono finite. Non voglio dire con questo che è un brano nato in maniera totalmente naif, ma ci sono degli elementi che sono stati considerati e decisi perchè nati da un imprevisto che ne ha mostrato il loro fascino. </p>
<p><strong>LA NASCITA</strong><br />
Certe volte è difficile spiegare come si danno i titoli ai brani. Davvero, non è semplice, perchè alcuni significati sono cosi profondi e vissuti in maniera molto personale che non si possono sintetizzare le scelte in poche righe. La Nascita è un brano che vuole accompagnarci alla chiusura del disco come una nuova strada ancora tutta da percorrere, aspettarsi un nuovo percorso dopo quello appena fatto, diverso, piu bello, piu maturo. Ognuno può interpretare quello che vuole ascoltando questo pezzo, di sicuro per me è un brano che racconta un ripartenza.</p>
<p><strong>EVERYONE ELSE IS ALREADY TAKEN</strong><br />
Detto tutto quello che ho detto su La Nascita, concludo dicendo una apparente banalità: siate voi stessi perchè tutti gli altri sono gia stati presi. Trovate la vostra voce, qualuque cosa voi decidiate di fare. Musicalmente parlando, questo è il mio obiettivo piu importante.</p>
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		<title>Party Animal ti racconta il suo EP, Leave</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2019/01/14/party-animal-leave-ep-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Mon, 14 Jan 2019 11:39:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[leave ep]]></category>
		<category><![CDATA[party animal]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/01/48365765_2128399637180890_6879934852481679360_n-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/01/48365765_2128399637180890_6879934852481679360_n-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/01/48365765_2128399637180890_6879934852481679360_n-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/01/48365765_2128399637180890_6879934852481679360_n-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/01/48365765_2128399637180890_6879934852481679360_n-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/01/48365765_2128399637180890_6879934852481679360_n-770x770.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/01/48365765_2128399637180890_6879934852481679360_n.jpg 960w" /><p>Ti abbiamo presentato Party Animal lo scorso novembre con il video di Sometimes, adesso è lui che si fa conoscere più a fondo, raccontandoci traccia per traccia l&#8217;EP appena pubblicato dal titolo Leave. Leave by Party Animal Blackstar Un pezzo che non voleva saperne di essere concluso. È stato l’ultimo ad essere inserito in Leave.&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/01/48365765_2128399637180890_6879934852481679360_n-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/01/48365765_2128399637180890_6879934852481679360_n-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/01/48365765_2128399637180890_6879934852481679360_n-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/01/48365765_2128399637180890_6879934852481679360_n-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/01/48365765_2128399637180890_6879934852481679360_n-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/01/48365765_2128399637180890_6879934852481679360_n-770x770.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/01/48365765_2128399637180890_6879934852481679360_n.jpg 960w" /><p>Ti abbiamo presentato Party Animal <a href="https://www.dlso.it/site/2018/11/05/party-animal-sometimes-video/" target="_blank" rel="noopener">lo scorso novembre con il video di Sometimes</a>, adesso è lui che si fa conoscere più a fondo, raccontandoci traccia per traccia l&#8217;EP appena pubblicato dal titolo Leave.</p>
<p><iframe style="border: 0; width: 350px; height: 470px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=3026329035/size=large/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/tracklist=false/transparent=true/" seamless=""><a href="http://partyanimaloff.bandcamp.com/album/leave">Leave by Party Animal</a></iframe></p>
<p><strong>Blackstar</strong><br />
Un pezzo che non voleva saperne di essere concluso. È stato l’ultimo ad essere inserito in Leave. Un giorno viene a trovarmi un mio amico a Torino per registrare dei suoi pezzi solo chitarra e voce. Facciamo le pre-produzioni del suo l’ep e alla fine della giornata gli chiedo di aiutarmi a trovare una quadra su un mio pezzo. Nel giro di 5 minuti avevo il pezzo finito con una linea vocale completamente diversa dalla vecchia versione. Il nome Blackstar è legato alla sensazione che mi davano i suoni cristallini all’interno del pezzo, come una spinta a chiudere gli occhi e ad immaginarti perduto nel cosmo. Sicuramente le sere davanti ai documentari di Netflix hanno aiutato molto a sprigionare questo immaginario.</p>
<p><strong>Sometimes</strong><br />
Non è stato facile parlare in questo pezzo del rapporto che si ha con la propria famiglia, legando a doppio filo la voglia di essere indipendenti a quella dei ricordi più amari.<br />
Un singolo diverso da quelli precedenti pubblicati nonché l’unico pezzo con atmosfere “felici”.<br />
Una istantanea di una cena in famiglia, di quelle con tanti parenti, le luci accese a festa e tanto cibo in tavola. Il testo ha avuto diverse stesure per incastrare al meglio l’idea che volevo dare al pezzo. Descrive il sentimento che provi quando hai perso l’incanto di quei giorni di festa ma con nostalgia ripensi a quelli passati. Il pezzo è stata prodotto a sei mani, con Danilo de Candia del gruppo math rock, The Pier, e con Luca Gesmundo.</p>
<p><strong>Riviera</strong><br />
Un viaggio in macchina mentre ti lasci il sole alle spalle, Riviera è solo questo. Da quando è stata scritta mi ha sempre dato la sensazione del calore estivo, di quando vai via dal mare, il sole tramonta dietro di te e tu sei immerso in un senso di tranquillità. Mi riporta sempre a casa, alla Puglia. Un pezzo sull’accettazione, sul non avere ansie e sulla tranquillità. Insomma, una storia che finisce ma a cui tu non sei più legato. Il pezzo perfetto per la fine dell’estate.</p>
<p><strong>When You Love Somebody</strong><br />
Nasce durante l’ascolto assiduo dell’album “It’s a wonderful life&#8221; di Sparklehorse. Come sempre per i miei pezzi all’epoca aveva un titolo diverso e non aveva testo. Non avendo per niente idee mi faccio scrivere da una mia amica un testo in inglese con delle atmosfere malinconiche ma distese. Rettifico qualche strofa e provo a registrarlo. Andava a pennello ma purtroppo non riuscivo a trovare una frase adatta per il ritornello. Poi un pomeriggio mentre ero su Facebook guardo la foto di una donna che tiene per la mano suo figlio, sopra come didascalia c’era scritto “When You Love Somebody”. Corro in camera, prendo la chitarra e inizio a cantare quelle parole sugli accordi del ritornello. Perfetti. Un pezzo nato davvero per pura fortuna ma unito dalla connessione di più elementi. Il più dolce di Leave.</p>
<p><strong>To the End</strong><br />
Ero appena tornato a Torino da Milano dopo aver comprato una chitarra acustica. In totale armonia inizia a scrivere uno dei pezzi più tristi che avessi mai fatto. Eppure ero estremamente felice. Una dicotomia stupenda. Quando mi ritrovai a scrivere il testo pensai molto a una situazione spiacevole che avevo avuto qualche giorno prima, ovvero un bel due di picche da parte di una mia amica. Invece che pensarci troppo ho preferito scrivere un pezzo ed incanalare tutto lì. Anche in questo pezzo ho avuto la mano di Danilo de Candia che ha reso il pezzo dolcissimo con le sue note di piano.</p>
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		<title>I Seawards ti raccontano FLOAT traccia per traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2019/01/08/seawards-float-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Tue, 08 Jan 2019 10:50:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[float]]></category>
		<category><![CDATA[seawards]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/01/seawards-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/01/seawards-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/01/seawards-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2019/01/seawards-300x300.jpg 300w" /><p>Float è l&#8217;album di debutto dei Seawards, giovanissimo duo di cui ti abbiamo parlato qualche mese fa, in occasione dell&#8217;uscita del loro video Fools. Intanto che lo ascolti, scopri cosa c&#8217;è dietro ogni traccia di quest&#8217;album sospeso tra elettronica, funk e R&#38;B. FOOLS Io e Francesco eravamo in casa, in cucina, volevamo scrivere una canzone&#8230;</p>
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<p>Intanto che lo ascolti, scopri cosa c&#8217;è dietro ogni traccia di quest&#8217;album sospeso tra elettronica, funk e R&amp;B.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/3RfzalLazkAYy9UrYBaahB" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true" allow="encrypted-media"></iframe></p>
<p><strong>FOOLS</strong><br />
Io e Francesco eravamo in casa, in cucina, volevamo scrivere una canzone un po&#8217; lounge / jazz ed è uscita Fools.<br />
Non giudicate dalle apparenze, all&#8217;inizio era davvero una canzone che avremmo potuto fare al piano bar, poi ci siamo fatti un po&#8217; prendere dai balletti e dai suoni trap, tanto da fare un video con una rapina.</p>
<p><strong>DRIVING</strong><br />
Curioso, nessuno dei due ha la macchina, ma abbiamo scritto una canzone che dice &#8220;continua a guidare, continua ad affogare&#8221;.<br />
Volevamo esprimere il fatto che se continui a tirare una cosa quella prima o poi si romperà.</p>
<p><strong>SECOND PART</strong><br />
Questa canzone s&#8217;intitola così perché volevamo creare una continuazione di &#8220;Tickling&#8221; (brano di &#8220;85 BPM&#8221;, il nostro primo EP), infatti inizialmente la melodia era molto simile.<br />
In corso d&#8217;opera poi la canzone è cambiata, ma visto che il testo riprende qualcosa di &#8220;Tickling&#8221; il titolo è rimasto lo stesso.</p>
<p><strong>WALLS</strong><br />
Hai presente quando ti innamori in modo totalmente inaspettato?<br />
Quando i sentimenti ti prendono talmente alla sprovvista che fai finta di non sentirli e cerchi di convincere te stesso di non essere la persona adatta all&#8217;amore?<br />
Ecco, prima o poi però all&#8217;amore si cede.</p>
<p><strong>17 BEAUTY</strong><br />
Giulia 17 anni, Francesco 18.<br />
Ci siamo conosciuti in quarta superiore, eravamo pure vicini di banco.<br />
Con la prof d&#8217;Inglese stavamo affrontando &#8220;Il ritratto di Dorian Grey&#8221;, ci siamo lasciati ispirare dalla storia e abbiamo scritto la nostra prima canzone in assoluto.<br />
Nell&#8217;album l&#8217;abbiamo lasciata così com&#8217;è nata: in acustico, e l&#8217;abbiamo registrata in un unico take.</p>
<p><strong>FEEL</strong><br />
Giulia, Francesco e Zibba into the wild, lontani da tutti, a scrivere per 3 giorni per finire l&#8217;album.<br />
Così è nata Feel: in mezzo alle cimici.</p>
<p><strong>WAVES</strong><br />
Eravamo entrambi molto depressi, niente da aggiungere. Ora stiamo bene, tranquilli!</p>
<p><strong>HOMETOWN</strong><br />
Hai presente quando hai tutti contro? Se ti fai condizionare, è la fine.<br />
Bisognerebbe essere sempre liberi di amare, ma a volte non è così.</p>
<p><strong>ENDING FIRE</strong><br />
Questa è nata molto diversa da come poi è stata registrata. Inizialmente le strofe erano praticamente rappate, mancava di special. Era un po&#8217; più &#8220;ingenua&#8221; direi. Poi per il bene del cd e del fiato di Giulia è diventata quello che è adesso.</p>
<p><strong>NOT AFRAID TO DIE ALONE</strong><br />
Era solo un esperimento, Giulia e Zibba si erano visti subito dopo l&#8217;uscita del nostro primo EP, &#8220;85BPM&#8221;, che era ancora parecchio acustico.<br />
Volevamo provare ad aggiungere una produzione più elettronica, e da subito questa canzone ci è sembrata buona.<br />
L&#8217;abbiamo lasciata lì per un anno, per poi riprenderla e arricchirla.<br />
Volevamo colpisse particolarmente già dal titolo, così gliene abbiamo dato uno lunghissimo.</p>
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		<item>
		<title>Chiara Monaldi ti racconta Futuri Qualcosa traccia dopo traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/12/17/chiara-monaldi-futuri-qualcosa/</link>
		<pubDate>Mon, 17 Dec 2018 13:31:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[DANCE LIKE SHAQUILLE O'NEAL]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[bravo dischi]]></category>
		<category><![CDATA[chiara monaldi]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[futuri qualcosa]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/chiara-monaldi-futuri-qualcosa-1024x683.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/chiara-monaldi-futuri-qualcosa-1024x683.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/chiara-monaldi-futuri-qualcosa-768x512.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/chiara-monaldi-futuri-qualcosa-770x513.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/chiara-monaldi-futuri-qualcosa-20x14.jpg 20w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/chiara-monaldi-futuri-qualcosa.jpg 1200w" /><p>Quasi sul gong di questo 2018 è uscito Futuri Qualcosa, l&#8217;album d&#8217;esordio di Chiara Monaldi, pubblicato lo scorso venerdì 14 dicembre da Bravo Dischi. Nelle scorse settimane vi avevamo presentato Ora Pura, secondo video della talentuosa cantautrice romana di cui avevamo già apprezzato a suo tempo l&#8217;EP di debutto Una settimana difficile. Adesso che Chiara&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/chiara-monaldi-futuri-qualcosa-1024x683.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/chiara-monaldi-futuri-qualcosa-1024x683.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/chiara-monaldi-futuri-qualcosa-768x512.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/chiara-monaldi-futuri-qualcosa-770x513.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/chiara-monaldi-futuri-qualcosa-20x14.jpg 20w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/chiara-monaldi-futuri-qualcosa.jpg 1200w" /><p>Quasi sul gong di questo 2018 è uscito <strong><em>Futuri Qualcosa</em></strong>, l&#8217;album d&#8217;esordio di <strong>Chiara Monaldi</strong>, pubblicato lo scorso venerdì 14 dicembre da <a href="https://www.dlso.it/site/2016/11/30/notte-bravo-dischi/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Bravo Dischi</strong></a>.</p>
<p>Nelle scorse settimane vi avevamo presentato<a href="https://www.dlso.it/site/2018/12/05/chiara-monaldi-ora-pura/" target="_blank" rel="noopener"><em> Ora Pura</em></a>, secondo video della talentuosa cantautrice romana di cui avevamo già apprezzato a suo tempo l&#8217;EP di debutto <a href="https://www.dlso.it/site/2016/04/28/chiara-monaldi-una-settimana-difficile-disco-raccontato/" target="_blank" rel="noopener"><em>Una settimana difficile</em></a>.<br />
Adesso che Chiara si è palesata al pubblico in tutto il suo talento con il primo disco, tocca a lei presentarvi ogni traccia di <strong><em>Futuri Qualcosa</em></strong>.</p>
<p>Tra Mia Martini e Gino Paoli, Amy Winehouse e Adele, Luigi Tenco e Lucio Battisti, Cat Power e Sharon Van Etten: è un disco di cui vi innamorerete, e che vi farà star bene per quanto vi fa dolcemente e malinconicamente star male.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/2G6qS6yJMaFylqtJMjGvqe%3Fsi%3D5mT2hPS2Q9KrEMpoi1Zlmg" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true" allow="encrypted-media"></iframe></p>
<p><strong>COMPLEANNI</strong><br />
È il pezzo più ritmato e pop del disco. Su questo brano, <strong>Francesco Aprili</strong> alla batteria e <strong>Matteo Patrone</strong> al piano hanno lasciato il loro tocco. È quasi ballabile: parla del tempo che passa, del riconoscersi un altro anno a tavola con la stessa famiglia di sempre, nello stesso salotto di sempre, sperando che le cose cambino, che arrivi un po’ di pace.</p>
<p><strong>ORA PURA</strong><br />
È una ballad piano e voce. È senza dubbio il pezzo a cui voglio più bene. Parla di innamorarsi, di ricominciare a credere nella bellezza dopo un periodo difficile. L’ho scritta chitarra e voce, poi l’ho fatta sentire a Fabio Grande (produttore del disco, ndr) in studio, seduta su un divano, e tremavo. Fabio ha detto “spostiamoci al pianoforte”, si è messo sullo sgabello, ha iniziato a suonare e io a cantare. Questo è il risultato.</p>
<p><strong>FUTURI QUALCOSA</strong><br />
È il pezzo che dà il nome al disco. È scuro, ha qualcosa di soul e di esoterico credo. Ci sono i cori che accompagnano la voce e la guidano nel racconto. È la fine di un amore: il racconto di frammenti rimasti lì senza essere raccontati, del rendersi conto di come le cose cambino, del non riuscire più di colpo a toccarsi. Rappresenta anche la speranza, che tutto non vada perso, che l’amicizia possa un giorno ricomporre la separazione.</p>
<p><strong>OGNI GIORNO COME AGOSTO</strong><br />
Questo pezzo è il primo singolo uscito: è un ponte tra il mio primo EP e il mio primo album. Il brano è accompagnato da un video che abbiamo girato nell’estate del 2017 attraverso due iPhone. Per me riguarda la leggerezza, la potenza di cose piccole, come può essere la condivisione di una giornata al mare.</p>
<p><strong>SUL CONFINE</strong><br />
La amo e la odio. Mi fa un po’ male. Qui il <strong>Trio Improvviso</strong> (viola, violoncello e violino) mi ha aiutata nel rendere solenne il pezzo. Il brano parla di distanza. Di invasioni simboliche e fisiche, e anche di violenza. Credo che sia molto sincero, racconta la mia storia e di come questa abbia lasciato una traccia su quella che sono oggi. È il contraltare nella diade Eros e Thanatos. È l’amore violento, che confonde, che <em>“smargina”</em> come direbbe la <strong>Ferrante</strong>.</p>
<p><strong>LACRIME E RAMEN</strong><br />
Chitarra e voce insieme, archi. È il pianto, la tristezza, la rabbia che non urla. L’accorgersi che qualcosa sta finendo mentre ancora la si vive. Racconta l’ultima richiesta di essere visti o di parlare prima di lasciare andare. La coda con gli archi è lì ad aprire questo momento. La solitudine che in realtà è un’orchestra di emozioni private.</p>
<p><strong>L’ATTESA</strong><br />
<em><strong>L’attesa</strong></em> è un pezzo ipnotico per me. Sembra andare sempre allo stesso passo, quasi come fosse senza tempo. Ha un linguaggio diverso degli altri: è il sogno prima del risveglio. Quello in cui appaiono case, boschi e il desiderio di guarire il passato e esplorare nuovi posti.</p>
<p><strong>LA MAGNOLIA</strong><br />
<em>La Magnolia</em> è la poesia finale. Chitarra e voce sono legate. Abbiamo ascoltato tanto l’album <a href="https://open.spotify.com/album/48F2kUB0xFkajs3zKUEzHv?si=h_k-asnwRKG1mO1Q5HZ5dg" target="_blank" rel="noopener"><em>Chelsea Girl</em> di <strong>Nico</strong></a> mentre la scrivevamo, guardando fuori dalla finestra. Contiene la speranza in qualcosa di nuovo. Parlavamo di chiudere la storia e cercavamo qualcosa che nascesse. C’era una grande magnolia nel giardino dello studio. Pochi giorni prima ero passata a salutare la mia casa al mare dove ho passato tante estati. Con il cambiamento e i problemi, la casa è stata venduta. Eppure, il ricordo della fioritura della grande magnolia dove mi nascondevo da piccola è ancora in grado di ricordarmi il senso delle stagioni.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2018/12/17/chiara-monaldi-futuri-qualcosa/">Chiara Monaldi ti racconta Futuri Qualcosa traccia dopo traccia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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		<title>K-Conjog ti racconta Magic Spooky Ears</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/12/07/k-conjog-magic-spooky-ears-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Fri, 07 Dec 2018 14:25:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[K-Conjog]]></category>
		<category><![CDATA[K-Conjog Magic Spooky Ears]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/a7WPx1vg-1024x1024.jpeg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/a7WPx1vg-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/a7WPx1vg-150x150.jpeg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/a7WPx1vg-300x300.jpeg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/a7WPx1vg-768x768.jpeg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/a7WPx1vg-770x770.jpeg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/a7WPx1vg.jpeg 1536w" /><p>K-Conjog suonerà domani nella mia e nella sua città, Napoli, per presentare l&#8217;ultimo album Magic Spooky Ears, uscito a novembre per Schole Records. Se non l&#8217;hai già fatto, devi recuperare questo gioiellino prezioso messo al mondo da Fabrizio Somma e anticipato dai singoli Millenials Otters, Cheeks e Same Old Grace (con video di Francesco Lettieri).&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2018/12/07/k-conjog-magic-spooky-ears-disco-raccontato/">K-Conjog ti racconta Magic Spooky Ears</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/a7WPx1vg-1024x1024.jpeg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/a7WPx1vg-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/a7WPx1vg-150x150.jpeg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/a7WPx1vg-300x300.jpeg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/a7WPx1vg-768x768.jpeg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/a7WPx1vg-770x770.jpeg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/a7WPx1vg.jpeg 1536w" /><p><strong>K-Conjog</strong> suonerà <a href="https://www.facebook.com/events/2139746736035389/" target="_blank" rel="noopener">domani</a> nella mia e nella sua città, Napoli, per presentare l&#8217;ultimo album Magic Spooky Ears, uscito a novembre per Schole Records.<br />
Se non l&#8217;hai già fatto, devi recuperare questo gioiellino prezioso messo al mondo da Fabrizio Somma e anticipato dai singoli <a href="https://www.youtube.com/watch?v=-VnXzf9DSpA&amp;feature=youtu.be" target="_blank" rel="noopener">Millenials Otters</a>, <a href="https://www.dlso.it/site/2018/11/05/k-conjog-cheeks/" target="_blank" rel="noopener">Cheeks</a> e Same Old Grace (con <a href="https://www.youtube.com/watch?v=T_7qGZ1jFyU" target="_blank" rel="noopener">video di Francesco Lettieri</a>).</p>
<p>Perché un album che ha un equilibrio perfetto di pieni e vuoti, che naviga elegantemente in un oceano di freddi sintetizzatori senza mai perdere la bussola dell&#8217;emozione.</p>
<p>Ascoltalo qui e poi recupera il racconto traccia per traccia qui sotto</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/3tmlthQqaP2rUQiHZuSOwH" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true" allow="encrypted-media"></iframe></p>
<p><strong>What Begin Began</strong><br />
Quando mi sono finalmente deciso di rimettermi al lavoro su un disco nuovo non avevo una direzione precisa, sapevo solo (e non è cosa da poco) di non voler ricadere in quelli che erano i meccanismi passati della mia produzione. La voglia era quella di lasciarsi alle spalle un modus operandi ormai saturo e troppo orientato ad un&#8217;unica direzione emotiva.<br />
“What Begin Began” è un brano selvaggio, sporco, psichedelico dove i loop si accavallano l&#8217;uno sull&#8217;altro senza mai farsi la guerra creando un&#8217; unica pasta sonora.<br />
Quando consegnai le tracce definitive a Schole per il mastering proposi anche una tracklist alternativa senza “What Begin Began” e la risposta di Akira Kosemura (A&amp;R dell&#8217;etichetta) fu tanto gentile quanto categorica: “No, ascolto il disco da mesi così e lo pubblicheremo così”.<br />
Onestamente non le l&#8217;aspettavo e non mi opposi neanche un po&#8217;.<br />
Anche perché Akira è uno dei miei pianisti contemporanei preferiti.</p>
<p><strong>Kingpink</strong><br />
Mi piace associare delle parole o dei colori ai brani che faccio, questo aiuta a creare durante la produzione un immaginario che facilita molto la scrittura.<br />
La parola “kingpin” mi risuonava parecchio in testa ed il suono dei synth finali li associavo ad un colore rosa o violaceo.<br />
La crasi è avvenuta in maniera abbastanza naturale.<br />
Nonostante tutto questo colore (nella mia testa), “Kingpink” è un brano oscuro, anche un po&#8217; molesto.<br />
Ce lo vedrei bene in qualche serie tv o in qualche videogame d&#8217;azione di ultima generazione.<br />
Se c&#8217;è qualcuno che si occupa della ricerca di brani da inserire in serie o giochi, questa è la sua occasione.<br />
Fatemi diventare ricco.</p>
<p><strong>Same Old Grace</strong><br />
Non ho mai scritto una canzone con un testo in vita mia prima di “Same Old Grace”.<br />
Ovvero, c&#8217;ho provato ma il risultato non mi sembrava mai convincente per cui ho abbandonato ancor prima di cominciare.<br />
La cosa mi è sempre dispiaciuta tantissimo perché mi piace cantare, anche se non sono un cantante provetto.<br />
Ma questa volta è stato tutto diverso: da una parte sentivo sul serio di aver cambiato suono ed approccio, complice anche il fatto di aver venduto tutta la vecchia strumentazione per acquistarne una nuova (di cui sto ancora pagando le rate), dall&#8217;altro, forse contrariamente a prima, questa volta avevo veramente qualcosa da raccontare.<br />
Il brano parla di tutte quelle difficoltà presenti nel percorso di ognuno di noi che vale la pena affrontare se si vuole raggiungere un obiettivo, a prescindere da quale esso sia, e l&#8217;ho scritto per la mia compagna.<br />
Ero a letto con 39 di febbre, 3 accordi in testa, un Guitalele, carta e penna.<br />
L&#8217;ho scritta così.<br />
Quando la tachipirina faceva effetto mi alzavo per andare ad abbozzare un arrangiamento.<br />
Il video è diretto da Francesco Lettieri, vecchio amico ed una garanzia vera e propria (e non necessita di presentazioni) e le animazioni di Alessandro Gabini fanno davvero la differenza.</p>
<p><strong>Millennils Otters</strong><br />
Insieme a “Same Old Grace” è stato un po&#8217; la svolta.<br />
“Millennials Otters” mi ha dato la conferma che un altro modus operandi è possibile e mi sono divertito non poco a scriverla.<br />
In questo brano escono fuori molti degli ascolti fatti in quel periodo, come la synth music &#8217;80 e similari e cercavo qualcosa che unisse i synth, la drum machine dritta, a suoni più orientati alla world music.<br />
La parte finale ne è la dimostrazione.<br />
Il video del brano è diretto e realizzato interamente dal bravissimo Giuseppe Santillo che ha curato anche tutto il lato grafico del disco (con l&#8217;ausilio di Fabio Catapano per il design finale).<br />
Sono soddisfattissimo del lato visivo di “Magic Spooky Ears”, senza contare che farsi fare lo scan 3D è stato divertentissimo, e posso solo ringraziare Giuseppe ed il suo lavoro straordinario per questo.</p>
<p><strong>Love Walks on Unexpected Ways</strong><br />
Prendi un tema musicale centrale e declinalo quante più volte possibile in contesti sempre diversi, dall&#8217;afro-beat all&#8217;indie folk californiano, e vedi quello che succede.<br />
Mi piace pensare che alcuni brani hanno più di una declinazione possibile, dopotutto la scelta è sempre di chi scrive su quale direzione prenderà un certo contesto sonoro.<br />
Come nei rapporti tra persone.</p>
<p><strong>Replica</strong><br />
“Replica” è una semplice quanto onesta ammissione di provenire da un mondo specifico.<br />
Credo, negli ultimi 15 anni e più, di aver consumato non poco “Selected Ambient Work” di Aphex Twin.<br />
Avevo creato un suono di synth acido abbastanza da ricordarmelo, un giro di piano talmente delicato da poter essere ascoltato ad libitum per cui il gioco era già fatto.<br />
In sottofondo, come in lontananza, si può notare una ritmica (molto anni &#8217;90) che fa eco a qualcosa che è avvenuto ed è già passato.<br />
Gli anni 90/00 sono e rimarranno i miei decenni di formazione, vengo da lì.<br />
E questa è la mia versione dei fatti.<br />
O una replica.</p>
<p><strong>Old Enough to Look Young</strong><br />
Questo è l&#8217;ultimo brano che ho scritto per il disco ed anche quello che sento più maturo dal punto di vista dell&#8217;utilizzo dei synth.<br />
Il titolo anche mi piace particolarmente perché dice una cosa molto vera per me.<br />
Trovo molto più “semplici” i trenta che i venti (ora ho 36 anni), forse perché ho avuto modo di capire delle cose importanti di me e questo mi ha dato la possibilità di potermi liberare da qualche zavorra passata.<br />
Dopotutto prima o poi crepiamo tutti, no?</p>
<p><strong>Monotone</strong><br />
Qui canto di nuovo.<br />
Volevo creare un&#8217;atmosfera anni &#8217;80 ricreando quel pathos tipico dell&#8217;epoca per poi inacidire il tutto con cassa dritta ed arpeggi di Moog.<br />
Sto pezzo mi piace tantissimo e ne sono soddisfattissimo dal punto di vista della produzione.<br />
No, non mi piacciono i Depeche Mode.<br />
Preferisco i Talk Talk.</p>
<p><strong>Cheeks</strong><br />
Guance, possibilmente morbide.<br />
Mi piacciono i dischi french touch, quelli di Moroder, e tutto quello che abbia un suono saturato da un vecchio banco analogico.<br />
Cheeks è delicato e convulso allo stesso tempo, una “passacaglia” come direbbe un amico.<br />
Come già scritto in precedenza, ascoltando questo pezzo è impossibile per me non pensare ad una ragazza in bici costeggiare la Senna per raggiungere qualcuno o qualcosa.</p>
<p><strong>Falcon</strong><br />
Falcon è il primo brano che ho scritto, ed è l&#8217;unico che riprende un discorso musicale per me ormai lontano.<br />
Forse dopo averlo terminato ho sentito che il momento era quello giusto per lasciarsi i vecchi suoni alle spalle, che un corso era terminato per dare spazio a cose nuove e diverse.<br />
Nonostante ciò, nutro grande affetto per le cose passate ed è anche per questo che mi sono sentito di terminare il disco nel modo in cui tutto è cominciato.</p>
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		<title>Ascolta Shards di Soul Island e leggi il track by track</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/12/06/soul-island-shards-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Thu, 06 Dec 2018 09:49:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[shards]]></category>
		<category><![CDATA[Soul Island]]></category>

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Shards è il primo album da solista di <a href="https://www.facebook.com/soulislandmusic/" target="_blank" rel="noopener">Soul Island</a>, al secolo Daniele De Matteis, producer italiano di base a Londra e lo trovate qui sotto in anteprima, pronto a lanciarvi direttamente nello spazio.</p>
<p>Prima, però, leggete anche il racconto traccia per traccia.<br />
Buon viaggio.</p>
<p><iframe src="https://w.soundcloud.com/player/?url=https%3A//api.soundcloud.com/playlists/655081929%3Fsecret_token%3Ds-9icSV&amp;color=%23ff5500&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;show_teaser=true" width="100%" height="450" frameborder="no" scrolling="no"></iframe></p>
<p>“Shards” è una collezione di canti e paesaggi sonori personali, parla di crescita e di come proteggere i sentimenti. Ogni traccia è un frammento della mia storia e dei miei discorsi interiori su cose intime, ma anche su quello che c’è là fuori. E’ tutto intessuto con arpeggi e beat analogici, fatti con strumenti che ho accumulato nel tempo.</p>
<p><strong>Loser Rev</strong><br />
E’ la traccia più personale, la prima scritta col disco in mente, sul rapporto conflittuale che ho con le mie radici cresciute in un posto (quasi) tutto sbagliato. Tutto il pezzo è attraversato da una linea di basso strutturale ed invadente, nostalgicamente melodica. Canto la necessità di interpretare i risultati della propria vita in base al punto di partenza e a modulare le aspettative; i compromessi; la crescita anche in senso fisico, tra teste vuote, ossa rotte e schermi vampiri.</p>
<p><strong>Bleed</strong><br />
C’è uno mio spazio interiore col suo bpm da dove prende vita quasi tutto quello che faccio di creativo. A Londra questo spazio si è ristretto a causa di una vita densa ma estenuante, scandita da ritmi non decisi da te intorno ai quali avvolgi il tuo tempo. Da qui le voci stutter e i cambi drastici in Bleed. Un dialogo con me stesso per esorcizzare il distacco generato da questa routine.</p>
<p><strong>Neon Vision</strong><br />
Sulle relazioni a distanza e le infinite videochiamate, pensieri d’affetto e distacco sviscerati durante infinite camminate notturne a Londra. Non mi sentivo reale, nemmeno una volta chiusa la chiamata. Nessuno è vero abbastanza attraverso uno schermo ed è facile cancellarsi schiacciando un tasto. Immaginavo i pixel sciogliersi in lacrime digitali.</p>
<p><strong>Ocean</strong><br />
E’ una traccia sulle speranze vere e false, spirituale e allo stesso tempo molto concreta. E’ un appello affinché si abbia cura del nostro pianeta. Un arpeggio di Juno sviluppato per 4+ minuti, che a posteriori mi son accorto di aver programmato come un movimento d’acqua, con lo sweep del filtro che imita un pò le maree. O almeno così mi piace pensare.</p>
<p><strong>Night Shore</strong><br />
Un giorno ormai lontano, alcuni anni dopo essermi trasferito a Bologna, durante l’ennesima lunga notte sotto ai portici con la neve, semi ubriaco, ebbi un’intensa e nostalgica reminiscenza della costa Leccese, che ha reso magiche le notti delle mie estati adolescenti. Un tributo.</p>
<p><strong>Soul Drain</strong><br />
Un pezzo emo sulla dipendenza e il non riuscire a smettere davvero. Sulle nostre debolezze che ci definiscono ma ci buttano anche a terra. Degli appoggi che cerchiamo per risollevarci. Sulle verità personali che non possiamo o riusciamo mai a raccontare. Sulla necessità di difendere e nutrire la propria sensibilità e di quanti pochi ci riescano. Del fatto che a pochi interessi. Sull’ispirazione che rende impossibile smettere davvero.</p>
<p><strong>Perlin Time</strong><br />
E’ una progressione per synth modulare, sull’etica di oggi e quella di domani di un uomo senza limiti e senza responsabilità. Sul transumanesimo. Tutta la prima parte del pezzo è in climax, una specie di ascensione governata da questi interrogativi. Sul finale invece ho voluto creare un paesaggio sintetico futuribile. Un punto di arrivo per chiedersi quanto tempo ci sia rimasto. Vogliamo davvero vivere per sempre?</p>
<p><strong>Lead Out</strong><br />
E’ necessario tenere duro e coltivare le proprie idee anche quando l’ambiente circostante si ammala o si trasforma incredibilmente lasciandoti senza sostegno. Al di là dell’eredità biologica, ognuno lascia un’eredità culturale, si spera il più virtuosa possibile, un invito per me stesso e per gli altri a seminare dove si può.</p>
<p><strong>Mother</strong><br />
Questo è il remaster del mio primo singolo uscito qualche anno fa, quando l’ho scritto conoscevo già il titolo. Il rapporto materno è un legame fortissimo, anche se in effetti parla dello svezzamento. Volevo creare un viaggio ritmico, sonoro e visivo (il pezzo si accompagnava ad un visual) che guarda al percorso immaginario tra il nostro globo e la nostra stella. Volevo sollecitare sensazioni primordiali, in qualche maniera ritrarre un angolo di natura e trasformarlo in grembo materno, dal quale osservare il sole e farsi accecare perché non lo si conosce.</p>
<p>Shards, mixato in collaborazione con Matilde Davoli, uscirà ufficialmente domani per Loyal To Your Dreams.</p>
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		<title>I Miei Migliori Complimenti ti spiega come Le cose cambieranno</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/12/06/i-miei-migliori-complimenti-le-cose-cambieranno-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Thu, 06 Dec 2018 09:47:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[i miei migliori complimenti]]></category>
		<category><![CDATA[le cose cambieranno]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/low-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/low-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/low-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/low-300x300.jpg 300w" /><p>Le cose cambieranno è l&#8217;Ep pubblicato da Walter Ferrari, in arte I Miei Migliori Complimenti, il 26 novembre. Anticipato dai singoli Inter-Cagliari e Sabato, il progetto riprende la narrazione dal punto in cui si era fermato il precedente EP Le disavventure di Walter e Carolina, uscito nel 2015. Vuoi scoprirne di più? Leggi il track&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2018/12/06/i-miei-migliori-complimenti-le-cose-cambieranno-disco-raccontato/">I Miei Migliori Complimenti ti spiega come Le cose cambieranno</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/low-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/low-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/low-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/12/low-300x300.jpg 300w" /><p>Le cose cambieranno è l&#8217;Ep pubblicato da <a href="https://www.dlso.it/site/2017/03/03/i-miei-migliori-complimenti-shazam-eshla-remix/" target="_blank" rel="noopener">Walter Ferrari</a>, in arte <strong>I Miei Migliori Complimenti</strong>, il 26 novembre.<br />
Anticipato dai singoli <a href="https://www.dlso.it/site/2018/05/04/brani-04-maggio/17/" target="_blank" rel="noopener">Inter-Cagliari</a> e Sabato, il progetto riprende la narrazione dal punto in cui si era fermato il precedente EP Le disavventure di Walter e Carolina, uscito nel 2015.</p>
<p>Vuoi scoprirne di più? Leggi il track by track qui sotto, dopo lo streaming</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/5C280hvuVKhtHAdNEZO826" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true" allow="encrypted-media"></iframe></p>
<p><strong>Le cose cambieranno</strong><br />
Inverno 2017. Rokas viene da me per fare un po’ di musica. Poi ci sdraiamo, a lamentarci delle solite cose. Lui dice che le cose cambieranno, e io gli rispondo che potrebbe essere il titolo di una canzone.<br />
È quella frase che dici in 2492300924038 situazioni e poi ti dimentichi.<br />
Questa volta non mi sono dimenticato.</p>
<p><strong>Mathilda e Futura</strong><br />
Inverno 2015. Ho vissuto a Guangzhou, in Cina per alcuni mesi. Studiavo là.<br />
Mi mancava Milano ed ero stufo delle foto su Instagram con le tipe che tiravano indietro la pancia.<br />
Mathilda e Futura sono i nomi delle figlie che forse un giorno avrò, quelle a cui non dovremo far sapere che ci siamo conosciuti su Tinder.</p>
<p><strong>Ricalcolo</strong><br />
Ricalcolo è la scritta che compare alla fermata del tram quando non sanno dirti tra quanto tempo arriverà il mezzo.<br />
Non ho mai capito davvero come fa a ricalcolare, ma nella mia immaginazione tutte le fermate si parlano e quando passa il tram una fotocellula urla alla fermata successiva: “Hey, sta per arrivare il tram!”, la fermata successiva lo riferisce a quella dopo ancora, e ancora, e ancora.</p>
<p><strong>Sabato</strong><br />
Sabato è questo brano de I miei migliori complimenti in cui faccio proprio dei bellissimi complimenti.<br />
Li faccio a una tipa di cui sono follemente innamorato, che in un futuro post apocalittico si reincarnerà in un’edera, e si arrampicherà sul Duomo.</p>
<p><strong>Inter &#8211; Cagliari</strong><br />
Nel film “Tre uomini e una gamba”, Aldo &#8211; che tra l’altro è interista &#8211; dice di avere rischiato solo una volta nella vita: quando ha scommesso 2 fisso su Inter &#8211; Cagliari.<br />
Mi è sempre sembrato assurdo. Poi ho pensato che quella scena non è così diversa dalla mia vita, e da tutte quelle volte in cui si fanno delle scelte senza senso per il solo gusto di rischiare, per andare in una direzione diversa dagli altri.</p>
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		<title>Venerus ti consiglia quando ascoltare le tracce del suo EP</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/11/28/venerus-a-che-punto-e-la-notte/</link>
		<pubDate>Wed, 28 Nov 2018 13:15:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[DANCE LIKE SHAQUILLE O'NEAL]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[a che punto è la notte]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[venerus]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/Venerus-4-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/Venerus-4-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/Venerus-4-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/Venerus-4-300x300.jpg 300w" /><p>Venerus è forse uno degli artisti più eclettici e curiosi che vi capiterà di incontrare al momento. Sappiamo poco di lui: nato come Andrea, classe 1992, originario di San Siro, si trasferisce a Londra quando ha solo 18 anni, esperienza che lo porta a contatto con la scena musicale locale e a sperimentare con progetti&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2018/11/28/venerus-a-che-punto-e-la-notte/">Venerus ti consiglia quando ascoltare le tracce del suo EP</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/Venerus-4-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/Venerus-4-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/Venerus-4-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/Venerus-4-300x300.jpg 300w" /><p><a href="https://www.dlso.it/site/2018/02/01/venerus-non-ti-conosco/" target="_blank" rel="noopener">Venerus</a> è forse uno degli artisti più eclettici e curiosi che vi capiterà di incontrare al momento. Sappiamo poco di lui: nato come Andrea, classe 1992, originario di San Siro, si trasferisce a Londra quando ha solo 18 anni, esperienza che lo porta a contatto con la scena musicale locale e a sperimentare con progetti personali.</p>
<p>Tornato in Italia, registra il suo primo album a Roma, città di cui si innamorare e che diventa la sua nuova casa – dove vive attualmente. Ma è 2018 il suo anno fortunato: dopo i singoli come “Non Ti Conosco” e “<a href="https://www.dlso.it/site/2018/07/27/venerus-dreamliner-livezero/" target="_blank" rel="noopener">Dreamliner</a>”, che accendono i riflettori della visibilità su di lui, il 16 novembre scorso arriva la pubblicazione di “A Che Punto È La Notte” per <strong>Asian Fake</strong>.</p>
<p>Cinque tracce che racchiudono tutto il mondo di Venerus, come una finestra sulla sua cameretta, in cui potete ascoltare note di jazz, soul e sonorità elettroniche a cui vi abbandonerete dolcemente.</p>
<p>Per essere sicuri che non vi sfugga niente di “A Che Punto È La Notte”, abbiamo chiesto a Venerus in persona di raccontarcelo, traccia dopo traccia, e dirci qual è, secondo lui, il momento migliore per ascoltarle.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/3GX4QIuhyydSAS6d2JQuh8%3Fsi%3Di5CAlzZBTNqGyNr47ydiog" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true" allow="encrypted-media"></iframe></p>
<p><strong>IOXTE</strong>:<br />
È un pezzo che mi immagino di suonare a un festival in primavera, al tramonto in una foresta, con un pubblico libertino “alla Woodstock” e un bell’impianto da cui tutti possano sentire le lente onde di energia attraversare il loro corpo.</p>
<p>È un brano che associo al colore caldo arancione del sole, e a tratti mi ricorda le belle sensazioni fisiche provate nella non sobrietà. Inoltre, è una canzone che funziona molto anche nell&#8217;intimità con un’altra persona, senza nessun altro in casa, con una finestra aperta che si affaccia sula città, o chissà quale altra ambientazione.</p>
<p><strong>SENZASONNO</strong>:<br />
In metro, di notte forse, ha dei toni scuri evocativi, e tra l’altro anche una registrazione del treno della metro che arriva in banchina a Lotto. Da sentire con le cuffie e il cappuccio della felpa tirato su.</p>
<p><strong>NOTE AUDIO</strong>:<br />
Ritorniamo al festival dove eravamo all’inizio, mi piaceva come situazione. Ecco, però questa volta è mattina, e la canzone la si sente ancora sdraiati scomposti nella tenda, con gli spifferi che ti ricordano che fuori c’è il mondo.</p>
<p>È una canzone che sicuramente mi rimanda a quel tipo di sensazioni, specialmente la chitarra dopo il ritornello che nella mia testa è un po’ hendrixiana nel gusto. Inoltre, è come un mio non-pianificato manifesto a difesa del mio essere con la testa tra le nuvole quasi costantemente, quindi me la immagino idealmente in un luogo/situazione dove non bisogna rendere conto di niente a nessuno.</p>
<p><strong>SINDROME</strong>:<br />
Dall’esperienza che ne ho fatto suonandola recentemente, posso dire che sicuramente questa canzone prende maggiormente vita in un club.<br />
Se dovessi immaginarmene uno in particolare direi il Village Underground a Londra – cercate foto per capire.</p>
<p>È una canzone che si accende quando tante persone tutte insieme la possono ballare, e sono molto contento di cominciare ad avere del materiale di questo tipo. Sicuramente lavorerò ad altre tracce “da club”.</p>
<p><strong>ALTROVE</strong>:<br />
Traccia da “after”, da ascoltare sul divano con più persone, possibilmente malamente accatastate l’una sull’altra con una canna che gira – possibilmente più.</p>
<p>È lenta, ma allo stesso tempo incalzante, ti porta in giro per le strade senza doversi muovere minimamente da dove ci si trova. Si presta come altra traccia in intimità, specialmente quando entra il riff di chitarra sul finale.</p>
<p><em>Articolo di Cecilia Esposito</em>.</p>
<p><em>Foto di Simone Baviati</em>.</p>
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		<title>Tutti i Pezzi di Merio</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/11/15/merio-pezzi-di-merio-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Thu, 15 Nov 2018 10:13:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[Merio]]></category>
		<category><![CDATA[Merio Pezzi di Merio]]></category>
		<category><![CDATA[Missili]]></category>
		<category><![CDATA[Monk Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="577" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/1-1-1024x577.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/1-1-1024x577.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/1-1-768x433.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/1-1-770x434.jpg 770w" /><p>Pezzi di Merio è il primo album da solista di Merio che arriva dopo l&#8217;esperienza con i Fratelli Quintale. Il disco è uscito a settembre per Costello&#8217;s Records e noi ce lo siamo fatti raccontare qui sotto, traccia per traccia, in occasione dell&#8217;imperdibile live di domani sera al Monk insieme a Generic Animal e Postino.&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="577" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/1-1-1024x577.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/1-1-1024x577.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/1-1-768x433.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/1-1-770x434.jpg 770w" /><p>Pezzi di Merio è il primo album da solista di <a href="https://www.facebook.com/merio.fq/" target="_blank" rel="noopener">Merio</a> che arriva dopo l&#8217;esperienza con i Fratelli Quintale. Il disco è uscito a settembre per Costello&#8217;s Records e noi ce lo siamo fatti raccontare qui sotto, traccia per traccia, in occasione dell&#8217;<a href="https://www.facebook.com/events/560081351080444/" target="_blank" rel="noopener">imperdibile live di domani sera al Monk</a> insieme a <a href="https://www.dlso.it/site/2018/09/25/generic-animal-intervista-instagram-stories/" target="_blank" rel="noopener">Generic Animal</a> e <strong>Postino</strong>.</p>
<p>Ti consigliamo di non mancare perché questi sono tre live belli caldi e fanno parte di un nuovo format dal nome <strong>MISSILI</strong> che porterà al Monk di Roma i nomi più freschi della scena italiana.</p>
<p>E ora vola nello spazio con Merio (tranquillo che poi i Pezzi li ritrovi qui sotto).</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/2Jsbve5GNpGvguZ8UxGDc6" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true" allow="encrypted-media"></iframe></p>
<p><strong>Come no</strong><br />
Con “Come No” volevo mettere le cose in chiaro all’apertura del disco. Non c’è davvero altro da aggiungere.</p>
<p><strong>Settembre</strong><br />
“Settembre” evidenzia a pieno lo Yin e Yang della mia musica.Nel brano propongo la classica sensazione che porta con sé il mese di settembre. Nel mio caso, il lago e l’inizio/ripresa di tutto.</p>
<p><strong>Testimoni</strong><br />
“Testimoni” rappresenta il mood che si ha quando non si dorme e non ce la si fa proprio più. Quando non si riesce ad uscire da certi riti come il rollare e fumarne una dopo l’altra.</p>
<p>Per sintetizzare: è un brutto mood che ho provato a trasformare in una bella canzone.</p>
<p><strong>Tobacco</strong><br />
Questo è un altro classico esempio in cui sei convinto di avere la soluzione, ma stai chiaramente aumentando i tuoi problemi, in questo caso con l’alcool. Quando non ne hai mai abbastanza entri in un loop difficile da scardinare, perché ne hai sempre più bisogno.</p>
<p><strong>Prendila Così</strong><br />
Questa traccia per me simboleggia un po’ il momento in cui non ne puoi davvero più del rapporto e lo vuoi chiudere in qualsiasi modo: prendila così, perché è andata così… Easy! Bisogna anche tirar fuori le palle per chiudere e ingoiare il rospo.</p>
<p><strong>Bancomat</strong><br />
La vita di tutti i giorni. Quando sei al bar sono tutti amici, quando hai bisogno non c’è mai nessuno.</p>
<p><strong>Sempre</strong><br />
Questo è il brano che ha dato il via a questo percorso che, per un evento casuale accaduto in montagna in occasione delle riprese di un video, poi ha trovato nella figura del coniglio bianco l’immagine che identifica il progetto.</p>
<p>Sempre voglio stare in aria per sempre, c’è bisogno di dire niente.”</p>
<p><strong>Allora giù</strong><br />
Questa potrei spiegarla con una cit&#8230; ”Bitch don’t kill my vibe”!</p>
<p><strong>Plexiglas</strong><br />
In questo brano parlo di quelle volte in cui fai di tutto per farti mollare dalla tipa, ma non c’è proprio verso&#8230;</p>
<p><strong>Viola</strong><br />
Non avevo programmato di includere “Viola” nel disco, infatti non appare sulla tracklist ufficiale.<br />
La decisione, però, è stata naturale.<br />
Il pezzo è nato in meno di 24 ore, per la precisione 13.<br />
Testo, beat e video hanno preso forma da me, Markino e A.Manenti.<br />
Se devo essere sincero, anche per chi non mi ha mai ascoltato, credo che questa possa essere davvero la traccia che racchiude tutto il percorso fatto fin qui.</p>
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		<title>I Go!Zilla raccontano Modern Jungle&#8217;s Prisoners per Rome Psych Fest</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/11/07/gozilla-rome-psych-fest/</link>
		<pubDate>Wed, 07 Nov 2018 11:32:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Livio Ghilardi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[go!zilla]]></category>
		<category><![CDATA[modern jungle's prisoners]]></category>
		<category><![CDATA[rome psych fest]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/GoZilla-3-credits-Clemens-Mitscher-1024x683.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/GoZilla-3-credits-Clemens-Mitscher-1024x683.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/GoZilla-3-credits-Clemens-Mitscher-768x512.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/GoZilla-3-credits-Clemens-Mitscher-e1541585763334-770x513.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/GoZilla-3-credits-Clemens-Mitscher-e1541585763334-20x14.jpg 20w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/GoZilla-3-credits-Clemens-Mitscher-e1541585763334.jpg 1200w" /><p>Arriva novembre e torna per la terza edizione il Rome Psych Fest, appuntamento annuale con psichedelia e dintorni di cui siamo nuovamente partner. Nei due giorni del 9 e 10 novembre si altereranno sui tre palchi del Monk suoni, visioni e approcci diversissimi al comune tema lisergico. Dai Dead Meadow agli Ought, passando per Any&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2018/11/07/gozilla-rome-psych-fest/">I Go!Zilla raccontano Modern Jungle&#8217;s Prisoners per Rome Psych Fest</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/GoZilla-3-credits-Clemens-Mitscher-1024x683.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/GoZilla-3-credits-Clemens-Mitscher-1024x683.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/GoZilla-3-credits-Clemens-Mitscher-768x512.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/GoZilla-3-credits-Clemens-Mitscher-e1541585763334-770x513.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/GoZilla-3-credits-Clemens-Mitscher-e1541585763334-20x14.jpg 20w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/GoZilla-3-credits-Clemens-Mitscher-e1541585763334.jpg 1200w" /><p>Arriva novembre e torna per la terza edizione il <strong>Rome Psych Fest</strong>, appuntamento annuale con psichedelia e dintorni di cui siamo nuovamente partner. Nei due giorni del 9 e 10 novembre si altereranno sui tre palchi del Monk suoni, visioni e approcci diversissimi al comune tema lisergico. Dai<strong> Dead Meadow</strong> agli <strong>Ought</strong>, passando per <a href="https://www.dlso.it/site/2018/09/14/any-other-a-z-intervista/" target="_blank" rel="noopener">Any Other</a> e <a href="https://www.dlso.it/site/2017/05/19/istituto-italiano-di-cumbia/" target="_blank" rel="noopener">Davide Toffolo</a>, o ancora i <a href="https://www.dlso.it/site/2017/11/09/bee-bee-sea-collezione-di-dischi/" target="_blank" rel="noopener">Bee Bee Sea</a>, i <a href="https://www.dlso.it/site/2018/03/14/mamuthones-fear-on-the-corner-disco-raccontato/" target="_blank" rel="noopener">Mamuthones</a> o i <a href="https://www.dlso.it/site/2017/12/13/weird-bloom-luger-shadow/" target="_blank" rel="noopener">Weird Bloom</a>, faremo un punto sull&#8217;anno che è stato e quello che sarà per i riverberi e il fuzz che tanto ci piacciono.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-108183" src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/45657566_711770139182366_6646130529538146304_n.jpg" alt="" width="960" height="678" srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/45657566_711770139182366_6646130529538146304_n.jpg 960w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/45657566_711770139182366_6646130529538146304_n-768x542.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/45657566_711770139182366_6646130529538146304_n-370x260.jpg 370w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/45657566_711770139182366_6646130529538146304_n-770x544.jpg 770w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Tra i concerti che aspetto di più c&#8217;è quello dei <strong>Go!Zilla</strong>: i toscani sono tornati da poco con un nuovo ottimo (concept) album, <strong><em>Modern Jungle&#8217;s Prisoners</em></strong>, che li vede giocare con riferimenti etnici, fuzz, afrobeat e mantra ipnotici. La band ci racconta il disco traccia per traccia.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/0wCg9H2pg4nCqCZvm5uYo4%3Fsi%3DJIRNt6nrRt6pNo2MrRodrg" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true" allow="encrypted-media"></iframe></p>
<p><em><strong>Intro + Peeling Clouds</strong></em><br />
Fin dall’inizio eravamo attratti dall’idea del concept album: volevamo cioè creare un tema e giocarci dentro, con i suoni, con le liriche, con la grafica, e volevamo collegare il più possibile i brani tra di loro. Il disco parte con una traccia introduttiva, registrata con una batteria in reverse, una kalimba e un numero imprecisato di delay che apre direttamente a <em><strong>Peeling Clouds</strong></em>, di fatto uno dei primi brani scritti e da cui abbiamo preso ispirazione per le atmosfere dell&#8217;intero disco. È una canzone “oscura” ma con tratti melodici, quasi pop; rispetto ai primi provini, la velocità è stata quasi dimezzata!</p>
<p><em><strong>Evil is Satisfying</strong></em><br />
Per noi è la traccia più esemplificativa di ciò che rappresenta l’album, la ricerca di un sound tribale col fuzz, come se nei vari dischi afrobeat che ci siamo consumati ultimamente avessero abusato della distorsione. Volevamo ricreare un&#8217;idea di soundtrack della giungla, dalle nostre inquietudini sino ai ritmi ipnotici della coda della canzone.</p>
<p><em><strong>Red Light</strong></em><br />
<strong><em>Red Light</em></strong> è una cavalcata fuzz, la nostra necessità di spingere sulle distorsioni e sui suoni potenti. L&#8217;assolo di chitarra nei bridge è stato ribattezzato &#8220;Slash&#8221;, cosa che mi ha perseguitato fino alla fine, per fortuna non lo ha notato nessuno finora.</p>
<p><em><strong>Hailing It’s Hailing</strong></em><br />
Due voci che si incastrano nel tentativo di creare una cantilena malvagia che prende in giro tutti coloro che si lamentano senza saper prendere una decisione; l&#8217;abbiamo scritta ispirandoci al sound dei 90&#8217;s applicato ai Go!Zilla: Mattia aveva un arpeggio di chitarra e Luca un ritornello, entrambi dalle venature pop, che qualcuno ha definito come una <em>&#8220;cellula impazzita dei Pixies&#8221;</em> (quale onore!).</p>
<p><strong>Demons Are Closer</strong><br />
Ho scritto questo pezzo in una nottata dopo essere stato a un live di un amico, L’Albero, che suonava in acustico a Firenze insieme a <strong>Federico Fiumani</strong> (Diaframma). Di ritorno a casa, mi era venuta in mente una melodia mantra che si ripeteva all’infinito preceduta da una intro potente che spezzasse la canzone in due. Nel mezzo, abbiamo inserito uno special dove le chitarre e le tastiere suonano come fosse un brano industrial. Volevamo un pezzo che avesse più anime e con una melodia da potenziale singolo, non a caso è stato l’estratto che ha anticipato il disco.</p>
<p><strong>Interlude + Falling Down Ground</strong><br />
<em><strong>Falling Down Ground</strong></em> è dedicato a un nostro amico scomparso in un incidente stradale. Abbiamo collaborato con <strong>Enrico Gabrielli</strong>, che ha registrato per noi un sax dal sapore sperimentale sulla coda del brano mentre era in hotel a NYC durante il tour di PJ Harvey. La notte dell’incidente di Niccolò è stata la stessa notte in cui un terremoto ha distrutto una parte del centro Italia, quindi il testo si alterna su questi due avvenimenti accaduti insieme, in maniera assurda. È una ballad dove tutto è in funzione della melodia e dell’atmosfera. C’è anche una breve intro, rinominata Interlude, dove suono alcune note di pianoforte mentre un synth ci galleggia sopra con suoni krautrock.</p>
<p><strong>Follow Me</strong><br />
Abbiamo scritto questo brano subito di ritorno dal tour negli States, durante il quale ci eravamo interessati al sound dei <a href="https://www.dlso.it/site/2016/10/10/goat-requiem/" target="_blank" rel="noopener">Goat</a> e al fatto che scrivessero pezzi dai richiami etnici mixandoli alle chitarre rock. La parte finale del brano era fondamentale perché doveva chiudere il disco e ci abbiamo messo alcuni mesi. Volevamo poi lasciare un omaggio a Morricone con una coda western nella quale il nostro fonico, Leo Magnolfi, ci ha aiutato nella produzione delle voci e degli strumenti. <strong><em>Follow Me</em></strong>, essendo un episodio che si presta molto all’improvvisazione, è anche la chiusura dei nostri live.</p>
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		<title>Pellegrino ti racconta lo Zodyaco traccia per traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/11/06/pellegrino-zodyaco-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Tue, 06 Nov 2018 09:16:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[early sounds recordings]]></category>
		<category><![CDATA[Pellegrino]]></category>
		<category><![CDATA[zodyaco]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/40676359_1101800126663128_1816010407240794112_n-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/40676359_1101800126663128_1816010407240794112_n-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/40676359_1101800126663128_1816010407240794112_n-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/40676359_1101800126663128_1816010407240794112_n-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/40676359_1101800126663128_1816010407240794112_n-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/40676359_1101800126663128_1816010407240794112_n-770x770.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/40676359_1101800126663128_1816010407240794112_n.jpg 960w" /><p>Un nuovo astro si accende in quella galassia brillante chiamata Early Sounds Recordings (Nu Guinea, Napoli Segreta). Si tratta di Zodyaco, il nuovo progetto di Pellegrino, founder della fortunata etichetta: un concept che si basa sull&#8217;idea di &#8220;open band&#8221;, ossia sul lavoro in studio con vari musicisti affascinati dal sound mediterraneo e dalla tradizione Jazz-Funk,&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/40676359_1101800126663128_1816010407240794112_n-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/40676359_1101800126663128_1816010407240794112_n-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/40676359_1101800126663128_1816010407240794112_n-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/40676359_1101800126663128_1816010407240794112_n-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/40676359_1101800126663128_1816010407240794112_n-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/40676359_1101800126663128_1816010407240794112_n-770x770.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/11/40676359_1101800126663128_1816010407240794112_n.jpg 960w" /><p>Un nuovo astro si accende in quella galassia brillante chiamata <strong>Early Sounds Recordings</strong> (Nu Guinea, <a href="https://www.dlso.it/site/2018/06/08/napoli-segreta-vol-1/" target="_blank" rel="noopener">Napoli Segreta</a>). Si tratta di Zodyaco, il nuovo progetto di <a href="https://www.facebook.com/pellegrino.earlysounds/" target="_blank" rel="noopener">Pellegrino</a>, founder della fortunata etichetta: un concept che si basa sull&#8217;idea di &#8220;open band&#8221;, ossia sul lavoro in studio con vari musicisti affascinati dal sound mediterraneo e dalla tradizione Jazz-Funk, Disco e Fusion sia napoletana che italiana.</p>
<p>Zodyaco si presenta come &#8220;un tributo alle stelle e al loro riflesso sul mare&#8221;. Per noi è un altro splendido tributo a Napoli e alle sue produzioni a cavallo tra gli anni 70 e 80.</p>
<p>Ma lasciamo che sia lo stesso Pellegrino a spiegarci meglio l&#8217;idea nel track by track dopo lo streaming</p>
<p><iframe src="https://w.soundcloud.com/player/?url=https%3A//api.soundcloud.com/playlists/633671628%3Fsecret_token%3Ds-wWj9R&amp;color=%23ff5500&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;show_teaser=true&amp;visual=true" width="100%" height="300" frameborder="no" scrolling="no"></iframe></p>
<p>Zodyaco è un progetto nato nell’estate del 2016 tra una pineta a picco sul mare chiamata “Parco Filosofico” ed il mio studio alle falde del Vesuvio.<br />
L’idea primordiale (sviluppata assieme all’amico Lorenzo Sannino) era quella di riscoprire con l’ausilio di musicisti in gambissima, con i quali avevo già collaborato per il mio album precedente (“Periplo” &#8211; EAS011) uscito poco prima, nonché rielaborare e riarrangiare una serie di produzioni dimenticate di jazz-funk italiano dei tardi ’70 e primi ’80, gettando così anche le basi per mettere insieme una “open band” che accompagnasse in maniera stabile sia le mie produzioni che quelle della label più in generale.<br />
Dopo due anni di quelle registrazioni è sopravvissuta solo la title track, che poi ha dato il titolo a questo progetto, costituendone l’immaginario assieme agli altri brani inediti, il tutto ovviamente amalgamato dal costante fil rouge dello scenario “mediterraneo” sapientemente “fotografato” nella copertina sviluppata Riccardo Corda.</p>
<p><strong>Astri &amp; Riflessi</strong></p>
<p>Inizia proprio dove finisce, il canto delle cicale sui pini marittimi ed il lento ma costante scroscio del mare che le accompagna, nel mezzo scivola una traccia intimista, da tramonto, che è un preambolo al gioco di flauto che la chiude volteggiandoci sopra per poi scomparire, come il sole nel mare, all’improvviso.</p>
<p><strong>Zodyaco</strong></p>
<p>E’ una libera reinterpretazione di un brano dei primi ’80 “Zodiaco” appunto.<br />
Le sessioni di registrazione furono piuttosto convulse visto che avevo una febbre da cavallo ed il caldo torrido di Napoli di quei giorni non aiutò a seguire il programma. Il ricordo più nitido che ho è che l’idea fu chiara fin dal principio e cioè non snaturare troppo l’arrangiamento originale per la prima parte del brano, seppur adattandola a quello che avevo in mente, per poi lasciarsi trasportare in una sorta di flusso libero su quella struttura.</p>
<p><strong>Libra Position</strong></p>
<p>Fu scritta ed abbozzata in studio da me assieme al mio amico maltese Rudi Agius alle tastiere qualche settimana prima delle registrazioni di Zodyaco. Tutto nacque da quel riff, per me piuttosto evocativo, che mi balenava nella testa da un po’, assieme trovammo la quadra ed in pratica scrivemmo tutta la stesura della quale ho tenuto tutte le percussioni e drums originali registrate durante quell’afoso pomeriggio.</p>
<p><strong>Genti del Mediterraneo</strong></p>
<p>Quando ho cominciato a registrare le percussioni e le batterie avevo in mente qualcosa di tumultuoso, una specie di colonna sonora per un baccanale, un rituale notturno. Dopo la bozza iniziale la struttura e gli arrangiamenti hanno preso una piega più rock-fusion che è una delle mie influenze. E’ come un flusso libero e senza sovrastrutture.</p>
<p><strong>Libra Position Reprise</strong></p>
<p>E’ la traccia più intima e forse notturna del disco, il tema ha più risalto che nella main version e sopratutto ha uno spessore più profondo, è l’unico pezzo dove ho usato una drum machine (Drum Tracks) e c’è un breve testo cantato ma abbastanza nascosto nel mix, solo i più attenti lo noteranno.</p>
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		<title>Il rapper Rokas ti racconta Nemico del cuore traccia per traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/10/22/rokasnemico-del-cuore-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Mon, 22 Oct 2018 08:42:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[rokas]]></category>
		<category><![CDATA[rokas nemico del cuore]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/10/rokas_quadrata-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/10/rokas_quadrata-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/10/rokas_quadrata-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/10/rokas_quadrata-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/10/rokas_quadrata-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/10/rokas_quadrata-770x770.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/10/rokas_quadrata.jpg 800w" /><p>A mezzanotte è uscito Nemico del cuore, album d&#8217;esordio del rapper Rokas, al secolo Alberto Sanlazzaro, classe &#8217;92 e residente a Milano. Il disco ci racconta, con estrema sincerità, storie di vita vissuta, scritte dallo stesso Rokas e prodotte da Rayless, Luke Giordano, Abathingboi, Manfree e Kanesh. Mentre ti ascolti il disco qui sotto e&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2018/10/22/rokasnemico-del-cuore-disco-raccontato/">Il rapper Rokas ti racconta Nemico del cuore traccia per traccia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/10/rokas_quadrata-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/10/rokas_quadrata-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/10/rokas_quadrata-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/10/rokas_quadrata-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/10/rokas_quadrata-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/10/rokas_quadrata-770x770.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/10/rokas_quadrata.jpg 800w" /><p>A mezzanotte è uscito Nemico del cuore, album d&#8217;esordio del rapper<a href="https://www.facebook.com/rokasofficial/" target="_blank" rel="noopener"> Rokas</a>, al secolo Alberto Sanlazzaro, classe &#8217;92 e residente a Milano.</p>
<p>Il disco ci racconta, con estrema sincerità, storie di vita vissuta, scritte dallo stesso Rokas e prodotte da Rayless, Luke Giordano, Abathingboi, Manfree e Kanesh.</p>
<p>Mentre ti ascolti il disco qui sotto e ti segni il nome di Rokas per il futuro, leggi il racconto traccia per traccia di Nemico del cuore.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/27iUWyyPrLPgGjfbUslmFM" width="300" height="380" frameborder="0"></iframe></p>
<p><strong>Ti amo</strong><br />
In realtà l’ho scritta di getto in un minuto, mentre mia madre mi urlava contro recriminandomi di non fare una vita regolare. Anche se non c’entra nulla con il testo in sé, fa ridere la situazione.<br />
Non è un pezzo contro le donne, ma uno sfottò verso luoghi comuni e discorsi fatti da una certa tipologia di ragazza/donna. Però se ti ci rivedi, allora ce l’ho proprio con te.</p>
<p><strong>Bambini</strong><br />
Una nota vocale sul telefono testimonia che é nata alle 4 e 28 in macchina davanti a casa mia. Un giorno ve la farò sentire (la nota vocale).<br />
Il ritornello di testacoda ti fa venire voglia di avere una fidanzata e stare male per lei.</p>
<p><strong>Cera</strong><br />
È il primo pezzo di Lorenzo (testacoda), il pezzo con I Miei Migliori Complimenti, il primo pezzo del progetto, quello che mi ha fatto venire voglia di scrivere tutti gli altri. È anche quello in cui ci sono di meno. Fin da subito avevo pensato: “Voglio che i protagonisti del pezzo siano loro, io dico due cagate e via“. È, credo, quello più particolare.</p>
<p><strong>Va bene</strong><br />
È uscito da solo. Ero a casa di Tiziano (il suo manager, ndr.) con testacoda e stavamo facendo nulla ascoltando dei type beat. È tutto un freestyle, a parte per qualche piccola correzione fatta dopo.<br />
Il ritornello è nato perché, finita la prima strofa, mi sono accorto di non averla né scritta né registrata e ho iniziato a cantare: “Va bene, va bene così”. Cominciano a cantarla tutti: lì ho capito.</p>
<p><strong>Blu</strong><br />
Incredibile come a volte quando sei estremamente poco lucido riesci a essere così conciso. Sono molto legato a questo pezzo, è molto sincero.<br />
Scritto di notte, ero un po’ ubri.</p>
<p><strong>Diavolo</strong><br />
Ahh pezzo dannato!<br />
Doveva essere il feat figo del disco, ci è passato il mondo sopra (Micheal Jackson, i Metallica&#8230;) e poi alla fine l’ho chiuso io, ed é giusto così. É Il mio preferito, e tra di noi é un meme. “Uaaaaa”.</p>
<p><strong>Bansky</strong><br />
&#8220;Ma non lo sai dire, si dice Banksy.&#8221;<br />
Lo so che si pronuncia in un altro modo.<br />
É una presa in giro.<br />
Parlo d&#8217;amore, sempre d&#8217;amore. E di me che non ho più pazienza.</p>
<p><strong>Easy</strong><br />
Non riesco più a dire bugie.<br />
É il pezzo più vecchio del progetto, ho insistito perché ci fosse.<br />
Molto Drake, molto sincero. Easy no?</p>
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		<title>Masamasa ricomincia da tre</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/10/18/masamasa-io-e-tre/</link>
		<pubDate>Thu, 18 Oct 2018 08:45:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dariush Aazam Rahimian]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[io&tre]]></category>
		<category><![CDATA[masamasa]]></category>
		<category><![CDATA[masamasa bilancia]]></category>
		<category><![CDATA[masamasa io&tre]]></category>
		<category><![CDATA[masamasa magnifico]]></category>
		<category><![CDATA[masamasa noi]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="masamasa" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/10/masamasa-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/10/masamasa-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/10/masamasa-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/10/masamasa-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/10/masamasa-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/10/masamasa-770x770.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/10/masamasa.jpg 1085w" /><p>Come sai, noi nel 2018 vogliamo far diventare ricco Masamasa. Te lo abbiamo detto a chiare lettere a febbraio e te lo riconfermiamo oggi. Masamasa infatti è uscito con tre brani in anteprima su Spotify ieri, con una metodologia particolare: in tre orari diversi della giornata. I tre brani sono molto diversi tra loro per&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="masamasa" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/10/masamasa-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/10/masamasa-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/10/masamasa-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/10/masamasa-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/10/masamasa-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/10/masamasa-770x770.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/10/masamasa.jpg 1085w" /><p>Come sai, noi nel 2018 vogliamo far diventare ricco <a href="https://www.dlso.it/site/2018/02/07/masamasa-intervista/" rel="noopener" target="_blank"><strong>Masamasa</strong></a>. Te lo abbiamo detto a chiare lettere a febbraio e te lo riconfermiamo oggi.<br />
Masamasa infatti è uscito con tre brani in anteprima su Spotify ieri, con una metodologia particolare: in tre orari diversi della giornata.<br />
I tre brani sono molto diversi tra loro per tematiche e uno in particolare affronta una tematica anomala per il mondo del rap (ma anche per la musica italiana in generale): il rapporto con il proprio corpo.</p>
<p>Abbiamo chiesto a Federico di raccontarceli meglio partendo dalla playlist che li raccoglie, IO&#038;TRE.</p>
<p><strong>Io&amp;Tre</strong><br />
<iframe src="https://open.spotify.com/embed/user/0cskeu2xgn0cqkpecf302ilrn/playlist/3dkhxGyT0yMuUB2hIkSHFQ%3Fsi%3DLR27YHLkQbCayZgjV9nrgQ" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true" allow="encrypted-media"></iframe><br />
<em><strong>Io&amp;Tre</strong></em> non è un EP: è una raccolta di vari lati del mio stile, per questo la scelta di farli uscire singolarmente.<br />
Sono tre brani diversi, composti in tre momenti di vita completamente differenti.</p>
<p><strong>Bilancia</strong><br />
<iframe src="https://open.spotify.com/embed/track/588H5VBe8XJUQd0iX1zRh4%3Fsi%3DKsoLp1HoQOuFXceQvEkvzg" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true" allow="encrypted-media"></iframe><br />
Bilancia è sicuramente l’azzardo più grande dei tre. È su un pianeta diverso da tutto quello che ho fatto. Al primo ascolto può sembrare una classica ballata che narra una storia d’amore. In realtà la “lei” del brano non è una ragazza dal segno zodiacale della Bilancia, ma è una bilancia vera e propria. Parla dei problemi di alimentazione e dell’ossessione del peso, problema con cui convivo da tutta la vita.<br />
È un brano molto personale, di quelli che ho scritto per me e basta, avevo quasi paura a condividerlo col mondo. Credo sia il beat più bello che <strong>simoo</strong> abbia mai prodotto per me.</p>
<p><strong>Noi</strong><br />
<iframe src="https://open.spotify.com/embed/track/7z4SwKpDd4L5FExWzPxYH7%3Fsi%3DaTNpvwCVQ2eUM3fW7cT7Tg" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true" allow="encrypted-media"></iframe><br />
<em>Noi</em> è un pezzo in cui sicuramente emerge il mio amore per il gospel e il rap più classico. L’idea del brano, che ho scritto al piano successivamente rivoluzionato da simoo, era chiara fin dalle prime note. Volevo parlare del passato, volevo navigare il fiume di ricordi che ho: parto dalla crew posse di cui facevo parte, passo per il liceo e nel ritornello emerge anche qualche ricordo dolce del primo amore.</p>
<p><strong>Magnifico</strong><br />
<iframe src="https://open.spotify.com/embed/track/1tyuNk94N1ce0Y4R7VVtaM%3Fsi%3DgGgB596SSruK0seVxVmTPQ" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true" allow="encrypted-media"></iframe><br />
Magnifico è ispirato da una ragazza che ho conosciuto anni fa, tanto bella quanto timida e <em>impacciata</em>. Ero a Berlino, lei era di un’altra nazionalità, comunicavamo in un’altra lingua. “U wonderful” le dissi mentre si guardava alla specchio agitata. Volevo dirle di non preoccuparsi, di stare tranquilla e di sentirsi bella da morire perché lo era.<br />
Amo definire questo brano musicalmente pazzo, il beat ha varie sezioni: viaggia prima alla metà e nella seconda strofa esplode al doppio della velocità.</p>
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		<title>Funk Shui Project e Davide Shorty ci dicono di più sulla Terapia di gruppo</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/09/21/funk-shui-project-davide-shorty-terapia-di-gruppo/</link>
		<pubDate>Fri, 21 Sep 2018 09:40:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[Funk Shui Project]]></category>
		<category><![CDATA[funk shui project davide shorty]]></category>
		<category><![CDATA[terapia di gruppo]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/09/unnamed-3-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/09/unnamed-3-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/09/unnamed-3-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/09/unnamed-3-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/09/unnamed-3.jpg 500w" /><p>Esce oggi Terapia di gruppo, nuovo album che vede insieme il collettivo Funk Shui Project e il rapper Davide Shorty. Undici tracce guidate dalla voce soul di Davide, che sono un po&#8217; come undici sedute di gruppo attraverso le quali esorcizzare grattacapi sentimentali. L&#8217;album ospita inoltre le voci dei rapper Tormento e Hyst, oltre alla&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2018/09/21/funk-shui-project-davide-shorty-terapia-di-gruppo/">Funk Shui Project e Davide Shorty ci dicono di più sulla Terapia di gruppo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/09/unnamed-3-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/09/unnamed-3-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/09/unnamed-3-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/09/unnamed-3-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/09/unnamed-3.jpg 500w" /><p>Esce oggi Terapia di gruppo, nuovo album che vede insieme il collettivo <strong>Funk Shui Project</strong> e il rapper <strong>Davide Shorty</strong>.<br />
Undici tracce guidate dalla voce soul di Davide, che sono un po&#8217; come undici sedute di gruppo attraverso le quali esorcizzare grattacapi sentimentali.</p>
<p>L&#8217;album ospita inoltre le voci dei rapper <strong>Tormento</strong> e <strong>Hyst</strong>, oltre alla collaborazione di <a href="https://www.dlso.it/site/2017/10/09/godblesscomputers-solchi-intervista/" target="_blank" rel="noopener">Godblesscomputers</a>.</p>
<p>Abbiamo colto l&#8217;occasione per farci raccontare il disco traccia per traccia e per fare una seduta gratis di gruppo.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/0iUfjAZ9ByJMIxF5fhyJ9S" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true" allow="encrypted-media"></iframe></p>
<p><strong>In un abbraccio</strong><br />
Il viaggio di “Terapia di gruppo” inizia da un’analisi personale all’interno di un rapporto di coppia disfunzionale, che si rivela poi esser uno dei maggiori fili conduttori dell’album. L’abbraccio, come il contatto fisico, sono una medicina fondamentale e, spesso, rappresenta lo scioglimento di tanti nodi che si creano nella crescita di un rapporto, ma bisogna essere in grado di andare oltre l’orgoglio e sapersi abbandonare all’amore quando é il momento.</p>
<p><strong>Dormi</strong><br />
Questo brano è una lettera alla coscienza. Ci troviamo in un periodo storico in cui le coscienze sono sempre più sedate, e l’assenza di empatia e sensibilità dilaga. “Dormi” vuole essere una sorta di sveglia, oltre che la realizzazione delle sovrastrutture che il nostro sistema ci impone. Abbiamo cercato di descrivere uno spruzzo d’acqua in faccia, la ricerca di pace all’interno della confusione a cui siamo spesso soggetti e costretti.</p>
<p><strong>Come si fa</strong><br />
Per me è un po’ “Terra” parte 2. Ho scritto il testo circa 3 anni fa nello stesso periodo in cui ho scritto “Terra”. É probabilmente il brano che concettualmente si lega di più a “Straniero”, il mio vecchio album, e che parla del rapporto di amore ed odio con la propria terra, ma soprattutto di come imparare ad essere liberi a prescindere dal posto in cui ci si trova.<br />
Le catene sono sempre mentali, ma bisogna sapersi circondare dalle persone giuste e riuscire a liberarsi da chi invece cerca di succhiarci l’energia in modo tossico.</p>
<p><strong>Fuori di noi feat. Tormento</strong><br />
Un brano che ho più volte definito “Trap Antifascista”. É la prima volta che mi cimento nel genere, ed è stato bello uscire dalla mia comfort zone.<br />
Torme ha dato un taglio quasi cinematografico al brano, dando crude immagini di vita di strada che si contrappongono alla mia strofa che invece attacca in maniera chiara la classe politica Italiana di estrema destra.<br />
Credo che nel periodo storico che stiamo vivendo sia fondamentale prendere posizione, specialmente in qualità di artista, e tutti noi come collettivo ci tenevamo a far sapere come la pensiamo e cosa ci rende “fuori di noi” dalla rabbia.</p>
<p><strong>Blues di mezzogiorno</strong><br />
Questo è stato uno dei primi brani che abbiamo concepito insieme da zero, se non addirittura il primo. Mi trovavo all’interno di un momento catastrofico per la relazione che vivevo ai tempi, e avevo serio bisogno di buttare fuori un sacco di frustrazione. Ogni giorno mi svegliavo a mezzogiorno e sentivo di star perdendo il valore del mio tempo. Senza rendermene conto stavo affrontando un momento di depressione, ma grazie alla scrittura mi sono ritrovato faccia a faccia con le cause che avevano portato così tanta apatia nella mia vita. Vivere in valigia è una bellissima avventura, ma comporta tanti sacrifici, e in questo brano c’è tutta la determinazione che mi serviva per aprire occhi ed orecchie, ed imparare ad ascoltare piuttosto che aspettare il mio turno per parlare.</p>
<p>La prima strofa descrive un sogno, o meglio un incubo, mentre la seconda rappresenta il risveglio.</p>
<p>L’esigenza di comunicare era così forte che abbiamo ultimato il brano in poche ore!</p>
<p><strong>Interlude feat. Godblesscomputers</strong><br />
Unico brano strumentale dell’album. Le sonorità di Godblesscomputers non potevano mancare, in questo viaggio pieno di parole abbiamo sentito il bisogno di lasciar parlare la musica e basta.</p>
<p><strong>Enigmatica feat. Hyst</strong><br />
La collaborazione con Hyst è stata registrata a distanza, ma visto che il nostro rapporto è così solido è stato semplicissimo per lui codificare quello che volevamo dire e la direzione musicale del brano.<br />
Probabilmente la scrittura risulta quella più cantautoriale, nonostante la strofa rap le melodie sono estremamente italiane.</p>
<p>Lo scenario è ancora una volta quello di una coppia disfunzionale, questa volta lei decide tutto senza rendersi conto di star in qualche modo eclissando l’individualità di lui, che per amore la lascia fare.</p>
<p>Ma come anche lo stesso Hyst dice nella sua strofa: “e il senso di questa canzone è dato dall’interpretazione”, quindi ognuno di voi può vederci quello che crede.</p>
<p><strong>Questa stanza mi consola</strong><br />
Decisamente il brano più solenne dell’album, ma soprattutto il punto di partenza del nostro sodalizio artistico. Il brano è nato grazie ad “In The Loft”, e abbiamo deciso di mantenere la stessa struttura. Mentre la strofa rap analizza e accarezza uno stato di depressione, confusione e a tratti apatia, la parte cantata vuole essere un rifugio, un momento di riposo in cui ci si rende conto di aver quasi pensato troppo, e le pareti della stanza sono l’unico posto sicuro in cui prepararsi alla rinascita. La stanza a cui mi sono ispirato è la mia vecchia stanza di Londra.</p>
<p><strong>Confusi</strong><br />
Si torna ancora una volta all’interno del rapporto di coppia.<br />
Questo è il brano che preferisco del disco, è molto intimo e non mi sento di scendere nei dettagli di cosa significa, piuttosto preferisco lasciare che gli ascoltatori si facciano la propria idea. É il brano decisamente più intimo ed è stato quello più difficile da ultimare. La seconda e la terza strofa erano state scritte originariamente sotto forma di poesia e poi trasformate in rap.</p>
<p>É il brano più impolverato, da tutti i punti di vista, pregno di ricordi.</p>
<p><strong>Naufrago nella realtà</strong><br />
Eccoci arrivati alla “break up song”. C’è poco da spiegare, suppongo sia un brano che si spieghi da solo. Struggle hip hop/ soul che mette la parola fine su una coppia che non può proprio funzionare. La tromba di Nazzareno Brischetto, giovane e promettente jazzista Siciliano, rende il tutto più nostalgico ed emozionale.</p>
<p><strong>Viaggio funk</strong><br />
Senza ombra di dubbio il brano più divertente e sensuale dell’album.</p>
<p>Sicuramente ci siamo ispirati un po’ a Mac Miller e la sua perdita per noi è stata una terribile notizia. Un altro jazzista Siciliano ci ha regalato la sua tromba su questo brano, Samuele Daví, che ha aggiunto quel tocco di acid jazz in più che serviva. Viaggio funk è un brano notturno e quasi onirico, parla di chimica, di novità e di quanto a volte faccia bene buttarsi a capofitto nelle cose, ma soprattutto nelle persone quando il nostro istinto non può farne a meno.</p>
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		<title>Un animale per ogni traccia di Emoranger di Generic Animal</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/07/26/generic-animal-emoranger-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Thu, 26 Jul 2018 11:21:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Livio Ghilardi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[emoranger]]></category>
		<category><![CDATA[Generic Animal]]></category>
		<category><![CDATA[generic animal disco raccontato]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/07/generic-animal_foto_2-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/07/generic-animal_foto_2-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/07/generic-animal_foto_2-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/07/generic-animal_foto_2-300x300.jpg 300w" /><p>Dopo aver esordito con il disco omonimo a gennaio, il 2 luglio Generic Animal è tornato all&#8217;opera con un nuovo album, EMORANGER. Questa volta, i testi sono stati scritti dallo stesso Luca (e non più da Jacopo Lietti dei Fine Before You Came) e la produzione è a cura di Zollo. Dal punto di vista discografico&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2018/07/26/generic-animal-emoranger-disco-raccontato/">Un animale per ogni traccia di Emoranger di Generic Animal</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/07/generic-animal_foto_2-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/07/generic-animal_foto_2-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/07/generic-animal_foto_2-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/07/generic-animal_foto_2-300x300.jpg 300w" /><p>Dopo aver esordito con il <a href="https://open.spotify.com/album/2V23C4HrEmedy2uevqwIiN?si=0gO2Ap_xQ9Szblr8cZ2L3g" target="_blank" rel="noopener">disco omonimo</a> a gennaio, il 2 luglio <strong>Generic Animal</strong> è tornato all&#8217;opera con un nuovo album, <strong><em>EMORANGER</em></strong>. Questa volta, i testi sono stati scritti dallo stesso <a href="https://www.dlso.it/site/2018/05/21/generic-animal-disco-perfetto-mentre-guidi/">Luca</a> (e non più da Jacopo Lietti dei <a href="https://www.dlso.it/site/2017/03/01/fine-before-you-came-il-numero-sette/" target="_blank" rel="noopener">Fine Before You Came</a>) e la produzione è a cura di Zollo. Dal punto di vista discografico anche Bomba Dischi stavolta è della partita.<br />
Che Generic Animal sia uno dei nuovi artisti italiani che amiamo di più ve lo abbiamo raccontato <a href="https://www.dlso.it/site/2018/02/13/generic-animal-collezione-dischi/" target="_blank" rel="noopener">più volte</a>, ora tocca a lui raccontarci traccia per traccia il suo nuovo album. Per farlo, gli abbiamo chiesto di abbinare a ogni brano la foto di un animale a piacere.<br />
Che simpatici che siamo, eh?</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/4jrnCADPUiRJH0ZoUXyLlH%3Fsi%3Dnyhj3i0ZTvaoW4JiljFEEQ" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true" allow="encrypted-media"></iframe></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2018/07/26/generic-animal-emoranger-disco-raccontato/">Un animale per ogni traccia di Emoranger di Generic Animal</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I ≈ Belize ≈ ti raccontano Graffiti traccia dopo traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/07/19/belize-graffiti-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Thu, 19 Jul 2018 10:38:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Livio Ghilardi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[belize]]></category>
		<category><![CDATA[belize disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>

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<p>Abbiamo chiesto alla band di Varese di raccontarci <em>Graffiti</em> traccia dopo traccia.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/2x2kO7OUkoxQI04mxGabDN%3Fsi%3DOAgAYFk3TKK-oCFyEYHbUA" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true" allow="encrypted-media"></iframe></p>
<p><strong>A LEI</strong><br />
<em>A lei</em>, o da noi soprannominata <em>“lasciate ogni speranza voi che entrate”</em>.<br />
È probabilmente la canzone che ci rappresenta di più a livello testuale e strumentale, l&#8217;abbiamo messa come prima apposta, se non ti piace questa canzone, vuol dire che di base non facciamo per te.<br />
C&#8217;è tutto quello che ci piace sentire anche in altri artisti, batterie grosse prese dal mondo hip hop, pianoforte, interventi di chitarra, synth (prophet 6), campioni di voce (che poi in realtà è un preset del Casio Sk1) e un testo di quelli “importanti”. Inizialmente doveva essere un pezzo molto alla <a href="https://www.dlso.it/site/2017/04/21/dj-shadow-nas-systematic/" target="_blank" rel="noopener">DJ Shadow</a> bello “incazzato”, ma con l&#8217;evolversi delle cose è diventata forse la canzone più strutturata del disco.</p>
<p><strong>PIANOSEQUENZA</strong><br />
È da un po&#8217; che facciamo un gioco per capire se i giri che scriviamo funzionano o meno ed è immaginare (o addirittura riscrivere) le canzoni come fossero suonerie polifoniche del 3310. Con questa esce una super suoneria, provare per credere.</p>
<p>Per il resto questa è sicuramente la canzone più importante di tutte quelle che abbiamo scritto, nel video Riccardo la canta come se fosse un vocale WhatsApp, non a caso gran parte delle frasi arrivano veramente da lì. Ora lo sapete, se mandate un messaggio a Riccardo su WhatsApp c&#8217;è un altissima probabilità di finire in una delle nostre canzoni, alla faccia dei diritti SIAE.</p>
<p><strong>BUENOS AIRES PT.1</strong><br />
Metti insieme: ascolto in loop di <a href="https://open.spotify.com/album/2Ti79nwTsont5ZHfdxIzAm?si=GyhsuEhiQF6B6AUa_w6p7A" target="_blank" rel="noopener"><em>?</em></a> di XXXTentacion, la lettura de <em>I detective selvaggi</em> di Bolaño e <em>Bestiario</em> di Cortázar, avere un po&#8217; voglia di sperimentare con qualcosa di diverso (testo, struttura) ed essere anche decisamente in ritardo con la consegna del disco.</p>
<p><strong>IRIDE</strong><br />
Nonostante la musica che proponiamo sia di base “pop”, Riccardo e Mattia hanno una bella passione comune per la musica elettronica filo “rave” o “hardcore”, ma la approcciano in modi molto diversi: il primo la ascolta alle serate, il secondo la fa in cameretta. Questa canzone nasce dall&#8217;insieme di tutto, esperienze vissute in quei contesti, e smanettamenti con il modulare per ricreare quei suoni. Pensiamo che questa sia la canzone dove musica e testo siano più legati in assoluto, con la musica abbiamo cercato proprio di ricreare le immagini create dal testo&#8230; se poi ci siamo riusciti o meno boh, w la droga.</p>
<p><strong>NON APRITE QUELLA PORTA</strong> (feat. <a href="https://www.dlso.it/site/2018/02/01/mecna-pratica-video/" target="_blank" rel="noopener">Mecna</a>)<br />
Volevamo fortemente un <em>featuring</em> con un rapper italiano anche in questo disco e un po&#8217; per gusto nostro e per il tipo di sound che propone abbiamo chiesto a <a href="https://www.dlso.it/site/2018/01/16/mecna-nuovo-singolo/"><strong>Mecna</strong></a> se volesse collaborare con noi. Ci ha detto di sì e non rimaneva che proporgli qualcosa. Siamo andati a ripescare dai nostri vecchi provini e abbiamo optato per quella che oggi si chiama <em>Non aprite quella porta</em> in origine <em>RGTN</em> in quanto aveva una forte componente reggaeton mista a chitarroni pieni di Fuzz e Whammy (scusate ma ogni tanto mettiamo info tecniche per gli amici nerd).</p>
<p>Non avrebbe avuto senso, per il nostro modo di far musica, ripetere qualcosa di simile ad altre nostre canzoni o peggio ancora di simile alle canzoni di Corrado, per cui sì il reggaeton (ma con un beat creato campionando i suoni della cucina di Mattia), sì i cassoni dritti e sì anche i chitarroni.</p>
<p><strong>GRAFFITI</strong><br />
Secondo le statistiche tra i primi brani che l&#8217;ascoltatore ascolta di un disco c&#8217;è la <em>title-track</em> e noi siamo così scemi ovviamente da farla strumentale.</p>
<p>A parte gli scherzi, è un po&#8217; tirarsi la zappa sui piedi, ma c&#8217;è un motivo per cui questa è la terza volta su tre dischi in cui la <em>title-track</em> è una traccia strumentale, ovvero che la cosa che più di tutte ci rende ancora una band in questo mondo di cantautori è che negli anni abbiamo creato un suono che sentiamo nostro, può piacere o non piacere, ma per noi è come un figlio, ed è la cosa che dopo 4 anni ci tiene ancora legati. Per cui sì, la strumentalona rimane una delle tracce più importanti per noi e per i nostri &#x2764;&#x2764;&#x2764;.</p>
<p><strong>FISHER PRICE</strong><br />
Uno degli esperimenti più belli a livello personale del disco. Abbiamo avuto la possibilità di lavorare con Dario Faini e non ce la siamo lasciata scappare, infatti questa canzone è prodotta da noi e Giacomo Carlone (come il resto del disco), ma arrangiata insieme a Dario.</p>
<p>_DUE CURIOSITÀ A CASO:</p>
<p>1) inizialmente “ora io uccido draghi, ma tu evadi prigione da sempre” doveva essere la prima parte della seconda strofa, ma a Dario è piaciuta così tanto che ci ha proposto di farla diventare la frase principale del ritornello. Provato, figata, andata.</p>
<p>2) in una delle tante sere che abbiamo passato al Rainbow Café di via Tadino (MI) ne abbiamo bevute un paio (4000) con <a href="https://www.dlso.it/site/2016/07/09/trentanni-intervista-motta/" target="_blank" rel="noopener">Motta</a> a cui abbiamo fatto ascoltare la traccia e ci disse <em>“ragazzi è un bellissimo brano, ma secondo me il castello della Fisher Price non è una citazione che possono capire tutti&#8221;</em>. È vero, aveva ragionissima, ma ancora oggi non ci viene in mente niente di più bello di quel castello lì.</p>
<p><strong>BUENOS AIRES PT.2</strong><br />
Dopo aver scritto la Pt.1 abbiamo pensato di allungarla e per farlo volevamo che a metà canzone pianoforte e chitarra si invertissero le parti. Una volta registrate tutte le chitarre e inserite le batterie (registrate con 3 microfoni, nota per i nerd) ci siamo accorti che poteva funzionare da sola e il minuto e trenta della pt.1 per noi era giusto così, dire quello che c&#8217;è da dire senza troppi sfarzi e ripetizioni.</p>
<p>Il testo e il video sono un ricordo che vogliamo lasciarci di questi anni, dei nostri amici, di Milano e di Porta Venezia.</p>
<div class="flex-video widescreen youtube"><iframe width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/bpTV-LWV_mA?feature=oembed&#038;showinfo=0&#038;rel=0&#038;modestbranding=1&#038;iv_load_policy=3&#038;playsinline=1&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen></iframe></div>
<p>I più attenti avranno notato che Riccardo nella PT.1 dice <em>“la morte è un&#8217;alba sull&#8217;asfalto”</em> mentre nella PT.2<em> “ci faremo una promessa&#8230; ci ricorderemo le nostre albe a Buenos Aires”</em>, certo perché che ansia le albe, perdere tempo, ma che belli i ricordi che portano.</p>
<p><strong>BARCA</strong><br />
Noi siamo degli scooterini a tutti gli effetti, in quanto fan di Luca (<a href="https://www.dlso.it/site/2018/05/21/generic-animal-disco-perfetto-mentre-guidi/" target="_blank" rel="noopener">Generic Animal</a>), ma anche perché condividiamo con lui la stessa provincia (Varese). Ci conosciamo da molti anni, da quando Luca sostituiva Eugenio al basso nei <a href="https://www.dlso.it/site/2015/06/10/gouton-rouge-giungla-disco-raccontato/" target="_blank" rel="noopener">Gouton Rouge</a> e c&#8217;è sempre stata molta stima reciproca.</p>
<p>Siamo stati in studio insieme due volte. La prima Luca ci ha detto <em>“mi piacerebbe fare un pezzo in maggiore, o comunque diverso armonicamente da quello che fate di solito, un po&#8217; come fosse una sfida”</em> e abbiamo registrato solo delle chitarre. La secondo volta in mezza giornata abbiamo fatto tutto il resto: testo, partito da un input di Luca (<em>“mio nonno diceva sempre che c&#8217;è un tappo in fondo al mare”</em>), batterie, synth (qui presenti un casio sk1, prophet 6 e un korg minilogue) etc etc.</p>
<p><strong>NUOVO CINEMA NORMALE</strong><br />
Durante un viaggio Varese-Foggia andata &#8211; ritorno boh, grazie ad un cavo doppio aux abbiamo messo nell&#8217;impianto del furgone la playlist “STRONG BLACK BACK BEAT” (una compilation con i beat più seduti dell&#8217;Occidente abilmente edita dal nostro Mattia) e un Critter and Guitari Organelle (un synth per i meno avvezzi) per suonarci sopra qualcosa, ed è così che nasce <em>Nuovo Cinema Normale</em>. Il testo è ricco di citazioni più o meno esplicite, però ragazzi, la prossima volta che qualcuno ci chiede “cosa vuol dire so che hai una taglia sulla testa ed io un astronave” o “perché lì dici Bepop” ci incazziamo, non è possibile che non abbiate mai visto Cowboy Bebop. NON È POSSIBILE.</p>
<p><strong>SUPERMAN</strong><br />
Anche soprannominata “il parto” è la canzone che è stata più difficile da scrivere, vuoi un po&#8217; perché viene prima di tutte le altre e forse è anche quella con cui abbiamo definito di più il sound che volevamo proporre, ma ci abbiamo veramente perso l&#8217;anima.</p>
<p>Eravamo sul punto di abbandonarla quando abbiamo visto il lavoro visivo che stava facendo Aloha Project su un vecchio provino di<a href="https://www.dlso.it/site/2017/10/26/belize-superman-video-gif/" target="_blank" rel="noopener"> <em>Superman</em></a>. Da lì abbiamo deciso di perdere l&#8217;anima, ma finire la canzone.</p>
<p><strong>BROTHERHOOD</strong><br />
Abbiamo deciso di chiudere il disco con la canzone a tratti più intima e malinconica, ma anche con il messaggio più positivo. Volemose Bè.</p>
<p>Chiudiamo con un messaggio per i nerd: la batteria elettronica usata nel disco è una Korg Rhythm 55B che non ridaremo mai al suo legittimo proprietario (Marco Ulcigrai de <a href="https://www.dlso.it/site/2012/04/16/disco-raccontato-%c2%bb-%e2%88%86-il-triangolo-tutte-le-canzoni/" target="_blank" rel="noopener">Il triangolo</a> / Le luci della centrale elettrica / Ministri).</p>
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		<title>Thelonious B. ti raccontano SOSO traccia per traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/07/02/thelonious-b-soso-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Mon, 02 Jul 2018 09:06:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Simone Mazzilli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[soso]]></category>
		<category><![CDATA[thelonious b]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/07/SOSO-COVER-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/07/SOSO-COVER-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/07/SOSO-COVER-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/07/SOSO-COVER-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/07/SOSO-COVER-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/07/SOSO-COVER-770x770.jpg 770w" /><p>Lo scorso anno, in seguito alla pubblicazione su Soundcloud della raccolta di MOOD e dei relativi pezzi sul proprio canale YouTube, contattammo il collettivo romano per una delle loro prime interviste ufficiali. Per Thelonious B. è il momento dell&#8217;esame di maturità con il primo, posticipatissimo, disco ufficiale SOSO, prodotto magistralmente da BRBK, in cui risalta l&#8217;abilità dei giovani&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/07/SOSO-COVER-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/07/SOSO-COVER-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/07/SOSO-COVER-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/07/SOSO-COVER-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/07/SOSO-COVER-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/07/SOSO-COVER-770x770.jpg 770w" /><p>Lo scorso anno, in seguito alla pubblicazione su Soundcloud della raccolta di MOOD e dei relativi pezzi sul proprio canale YouTube, contattammo il collettivo romano per una delle loro <a href="https://www.dlso.it/site/2017/05/03/thelonious-b/">prime interviste</a> ufficiali.</p>
<p>Per <a href="https://www.facebook.com/TheloniousB/">Thelonious B</a>. è il momento dell&#8217;esame di maturità con il primo, posticipatissimo, disco ufficiale SOSO, prodotto magistralmente da BRBK, in cui risalta l&#8217;abilità dei giovani &#8220;zomby&#8221; capitolini nel variare e divertirsi con i sottogeneri della trap.</p>
<p>Dopo lo streaming saranno proprio loro a raccontarcelo traccia per traccia.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/6h7t6XHbKAg85AQOcm9NeP" width="600" height="380" frameborder="0"><span data-mce-type="bookmark" style="display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;" class="mce_SELRES_start">﻿</span><span data-mce-type="bookmark" style="display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;" class="mce_SELRES_start"><span data-mce-type="bookmark" style="display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;" class="mce_SELRES_start">﻿</span>﻿</span><span data-mce-type="bookmark" style="display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;" class="mce_SELRES_start">﻿</span></iframe></p>
<p><strong>L&#8217;HO FATTO</strong> (AUTODETERMINAZIONE)<br />
&#8220;L&#8217;ho appena pensato e l&#8217;ho fatto&#8221; può essere considerata la frase più rappresentativa del nostro modo di fare le cose.<br />
Riteniamo che la genuinità con la quale nascono i nostri progetti sia uno degli aspetti più importanti. Non pensarci troppo, ma neanche pensarci così poco da non farlo.</p>
<p><strong>POLO SPORT</strong> (RICORDI)<br />
Spiegare questa canzone non è semplice e ci tocca nel personale.<br />
&#8220;Polo sport&#8221; è stata la prima traccia che abbiamo pensato di inserire all&#8217;interno dell&#8217;album e per questo motivo gli attribuiamo l&#8217;onore di aver dato inizio a quello che sarà il resto del nostro progetto di debutto: SOSO.</p>
<p><strong>BAG</strong> (SUGO)<br />
Questa canzone è lo sueg. Scherzi a parte, in questa canzone è chiara l&#8217;importanza che diamo alle &#8220;BAG&#8221; che come si intuisce dopo l&#8217;ascolto assumono diversi significati.<br />
Avete presente il concetto di matriosca?</p>
<p><strong>TRAPHOUSE</strong> (DROGA)<br />
Questa canzone evidenzia inevitabilmente il nostro lato più &#8220;TRAP&#8221; inteso come stile di vita. Abbiamo fatto cose che le nostre facce pulite non raccontano. TRAPHOUSE lo fa.</p>
<p><strong>LESGHERE</strong> (GIOCO)<br />
Come si può intuire dal titolo, LESGHERE è una provocazione. L&#8217;idea è quella di unire un sound &#8220;semplice e happy&#8221; con un testo che, anche se non si nota, contiene comunque le nostre tematiche &#8220;sad&#8221;<br />
Spiega come gli aspetti negativi della vita quotidiana assumono un peso diverso in base al modo con cui li vedi e li approcci.</p>
<p><strong>ZOMBY GANG</strong> (MOSHPIT)<br />
Se c&#8217;è un tipo di traccia che volevamo ci fosse nel disco è proprio &#8220;ZOMBY GANG&#8221;, la bangherata per saltare e sudare con i nostry zomby ai live.</p>
<p><strong>OFF</strong> (BORDERLINE)<br />
Siamo un gruppo di amici stretto che molto spesso preferisce stare per i cazzi suoi, piuttosto che legare con gli altri.<br />
Concetto molto sottovalutato in questa cultura dove le conoscenze e l&#8217;opportunismo nelle relazioni pubbliche possono influire pesantemente sulla riuscita di un progetto.</p>
<p><strong>GIOVANE ZOMBY</strong> (4REAL)<br />
Qui diciamo che abbiamo spiegato qual&#8217;è il &#8220;lifestyle&#8221; di uno Zomby.<br />
Una canzone dove i fatti che vengono raccontati sono quelli in cui uno &#8220;Giovane Zomby&#8221; si rivede nella vita quotidiana.</p>
<p><strong>THBOY </strong>(REGOLE)<br />
Siamo disordinati, passionali e trasgressivi. Cambiamo idea ogni giorno e molto spesso viviamo più sulle nuvole che con i piedi per terra.<br />
Eppure ci sono dei valori e delle regole che non abbiamo mai infranto.<br />
Un vero THBOY sa di cosa stiamo parlando.</p>
<p><strong>VLONE </strong>(SADBOY)<br />
Verso la fine dell&#8217;album abbiamo deciso di tirar fuori il nostro lato &#8220;SAD&#8221; più intimo. Ognuno di noi tiene una parte &#8220;sola&#8221; di sé, da completare. Per questo aspettiamo tutti l&#8217;arrivo di una Zomby queen, nel frattempo compriamo VLONE.</p>
<p><strong>SCOOTER </strong>(AMORE)<br />
Questa canzone è stata concepita di notte, nel periodo in cui eravamo a Milano per registrare da Daves The Kid. La- vena creativa ha preso il sopravvento.<br />
Le relazioni sentimentali sono nodi da sciogliere e la metafora del motorino rende bene l&#8217;idea: se caschi in motorino, ci si fa male in due.</p>
<p><strong>ROCKNROLLA </strong>(FINE)<br />
Siamo frutto di una cultura in parte influenzata dalla riscoperta di termini come &#8220;Rock&#8221; o &#8220;Rockstar&#8221;. Questa non vuole assolutamente essere una critica del suo utilizzo, quanto<br />
una versione personale di quello che per noi è il Rock&#8217;n&#8217;Roller, nei suoi aspetti positivi e negativi.</p>
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		<item>
		<title>G. Tomato e Lvnar ti raccontano Gato Tomato EP</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/06/15/g-tomato-lvnar-gato-tomato-ep/</link>
		<pubDate>Fri, 15 Jun 2018 07:25:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Filippo Mangili]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[g tomato lvnar]]></category>
		<category><![CDATA[gato tomato ep]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/06/unnamed-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/06/unnamed-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/06/unnamed-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/06/unnamed-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/06/unnamed-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/06/unnamed-770x770.jpg 770w" /><p>Nel 2014 era Certosa EP, a firma T.B.B. e G. Tomato. Ora Gato si unisce a Lvnar e mette fuori su un letto di pomodori pachino il nuovo EP, titolato Gato Tomato. Ci siamo fatti spiegare tutto traccia per traccia, dopo lo streaming. Gato Tomato EP nasce tra QT8 e Bollate, north-side d’Italia e della&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2018/06/15/g-tomato-lvnar-gato-tomato-ep/">G. Tomato e Lvnar ti raccontano Gato Tomato EP</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/06/unnamed-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/06/unnamed-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/06/unnamed-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/06/unnamed-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/06/unnamed-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/06/unnamed-770x770.jpg 770w" /><p>Nel 2014 era Certosa EP, a firma <strong>T.B.B.</strong> e <a href="https://www.instagram.com/gato.tomato/" target="_blank" rel="noopener"><strong>G. Tomato</strong></a>. Ora Gato si unisce a <a href="https://www.instagram.com/marcolvnar/" target="_blank" rel="noopener">Lvnar</a> e mette fuori su un letto di pomodori pachino il nuovo EP, titolato Gato Tomato.<br />
Ci siamo fatti spiegare tutto traccia per traccia, dopo lo streaming.</p>
<p><iframe src="https://w.soundcloud.com/player/?url=https%3A//api.soundcloud.com/playlists/538455549&amp;color=%23ff5500&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;show_teaser=true&amp;visual=true" width="100%" height="300" frameborder="no" scrolling="no"></iframe></p>
<p><em>Gato Tomato EP nasce tra QT8 e Bollate, north-side d’Italia e della stessa Milano. È lì che Lvnar e G Tomato, amici di vecchia data, hanno deciso di lanciare un progetto dal suono differenziato rispetto a quello della scena rap attuale. Un qualcosa che a tratti ricorda un po’ il flow di Lil Pin e le sonorità del primo Rejjie Snow. Ma soprattutto caratterizzato da una spiccata schiettezza sul beat, sempre più apprezzata di sti tempi</em>.</p>
<p>Ecco il commento track by track:</p>
<p><strong>Fiona May freestyle</strong><br />
Il primo brano in tutti i sensi perché rappresenta sia la prima traccia dell’ep sia il punto di partenza dell’intero progetto.<br />
In realtà il titolo originale era/è bollate anthem.<br />
Un inno della provincia e della provincialità in cui la volontà di celebrare un piccolo nucleo di amici fraterni assume sfumature assolutistiche pretendendo di coinvolgere ogni gruppo di amici, ogni quartiere, ogni paese, ogni città.</p>
<p><strong>Associacao Chapecoense de Futebol freestyle</strong><br />
Questa traccia esamina in modo tanto scanzonato quanto serio l’ambivalenza della Fortuna.<br />
Il destino può essere positivo e negativo. Sta all’individuo scegliere una strada. Anche sbagliata se necessario. L’obiettivo finale è aureo, il percorso è costellato di escrementi.<br />
La strumentale, come tutte quelle del progetto, propone una formula oramai più che rodata: sample struggente e break di batteria.</p>
<p><strong>Rudy Guede freestyle</strong><br />
Un classico esempio di “esercizio di stile”. Il brano vuole riproporre il tipico cliché del rap d’oltreoceano senza, in realtà, alcun tipo di riferimento a persone, personaggi, situazioni o cose.<br />
Ed ecco che la figura emblematicamente sadica di Rudy Guede si presta in modo ottimale all’intento della canzone.<br />
Il sample che abbiamo scelto per questa strumentale è morbido e con delle vibrazioni positive proprio per infrangere i dogmi tipici del genere diss-track notoriamente aggressivi e cupi.<br />
Non è forse il rischio di essere fraintesi ad essere esso stesso causa di fraintendimenti?</p>
<p><strong>Adriano Celentano freestyle</strong><br />
Valigie di cartone diventano cartoni sulla punta della lingua. Cartoni in faccia. Carezze dolci e sentite. Cartoni di merce venduta su bancali a clienti che non non avevano nemmeno effettuato l’ordine.<br />
La strumentale presenta un sample epico/celebrativo e un ritmo spezzato molto incalzante: la chiave di ogni pezzo introspettivo/motivazionale. Un sottile fil rouge tra Adriano Celentano e i Club Dogo.</p>
<p><strong>Just Eat freestyle</strong><br />
Un inno della provincia e della provincialità in cui la volontà di celebrare un piccolo nucleo di amici fraterni assume sfumature assolutistiche pretendendo di coinvolgere ogni gruppo di amici, ogni quartiere, ogni paese, ogni città.<br />
L’ultimo brano in tutti i sensi perché è l’ultima traccia dell’ep e il punto di arrivo dell’intero progetto.<br />
Tutto ha fine dove dove tutto ha inizio.</p>
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		<title>Ketama126 ti racconta Rehab traccia dopo traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/05/31/ketama126-rehab-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Thu, 31 May 2018 07:41:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[ketama126]]></category>
		<category><![CDATA[Ketama126 - Rehab]]></category>
		<category><![CDATA[ketama126 disco raccontato]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="576" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/Rehab_fotostampa1-1024x576.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/Rehab_fotostampa1-1024x576.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/Rehab_fotostampa1-768x432.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/Rehab_fotostampa1-770x433.jpg 770w" /><p>Rehab è il nuovo album di Ketama126, uscito il 25 maggio per Asian Fake. Interamente scritto e prodotto dallo stesso rapper romano, Rehab è un disco che parla la stessa lingua della trap d&#8217;oltreoceano: c&#8217;è il disagio sociale, ci sono le droghe e c&#8217;è un&#8217;attraente commistione tra rap e grunge (più qualche incursione emo) che&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="576" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/Rehab_fotostampa1-1024x576.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/Rehab_fotostampa1-1024x576.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/Rehab_fotostampa1-768x432.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/Rehab_fotostampa1-770x433.jpg 770w" /><p>Rehab è il nuovo album di <a href="https://www.facebook.com/lilkety/" target="_blank" rel="noopener">Ketama126</a>, uscito il 25 maggio per <strong>Asian Fake</strong>.</p>
<p>Interamente scritto e prodotto dallo stesso rapper romano, Rehab è un disco che parla la stessa lingua della trap d&#8217;oltreoceano: c&#8217;è il disagio sociale, ci sono le droghe e c&#8217;è un&#8217;attraente commistione tra rap e grunge (più qualche incursione emo) che distanzia Piero dalla roba trap trita e ritrita degli ultimi tempi.</p>
<p>Rehab non è soltanto un ripulirsi dalle droghe, è proprio una voglia di riscatto sociale, una riabilitazione attraverso la musica.</p>
<p>Ce lo racconta Ketama126, brano dopo brano, qui sotto.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/6kUIBi51SFokQ9NMBXuXue" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true" allow="encrypted-media"></iframe></p>
<p><strong>ANGELI CADUTI</strong><br />
Rappresenta l’intro del disco. Il pezzo inizia con “ Estate fredda ma l’inverno sarà caldo”, proprio perché il disco è uscito ora in un’estate fredda come il mio modo di cantare mentre la seconda parte uscirà in Inverno che con la mia musica diventerà caldo.<br />
Questa traccia parla della fase finale della relazione con la mia ex, in quel momento in cui si continua a litigare e a fare pace, in cui lei era contemporaneamente il mio angelo e il mio diavolo, certo c’è anche il riferimento alla droga che ti dà momenti up e momenti down ma non è l’argomento principale del brano.<br />
La traccia è prodotta da me insieme a G Ferrari e Close Listen.</p>
<p><strong>REHAB</strong><br />
E’ la title track del disco, le chitarre sono state fatte da <strong>Generic Animal</strong> mentre il beat è il mio. Il sound si avvicina molto al grunge, richiama quasi il punk rock anni 2000 tipo i Blink. Esprime un po’ il concept di tutto l’album, il volersi risollevare, riabilitarsi socialmente ma senza snaturarsi. “<em>Non cambierò per te</em>”, come dico nel pezzo, voglio migliorarmi ma senza cambiare ciò che sono.</p>
<p><strong>S.Q.C.S. (feat. Pretty Solero)</strong><br />
Il brano è uno dei miei classici pezzi insieme a Pretty Solero, parla di sentimenti, amicizia e droghe, le nostre solite tematiche. Il suono è più fresco però nella base ho campionato un vecchio gruppo emo.</p>
<p><strong>MISENTOMALE (feat. Franco126)</strong><br />
E’ la traccia più allegra dell’album a livello di sound ma che invece parla dello stare male. Volevo fare una canzone divertente e basata sul contrasto tra la base e il testo, una cosa con cui gioco spesso.</p>
<p><strong>SPORCO</strong><br />
E’ la mia traccia preferita, forse la più simile a Oh Madonna. Il testo parla dell’essere sporchi non solo fuori, e soprattutto di me che riesco ad essere più fresco di tutti gli altri rapper anche con addosso i vestiti sporchi.</p>
<p><strong>CON TE</strong><br />
E’ il primo singolo estratto dall’album. Ho campionato una delle mie band preferite, i Black Sabbath, era da tanto che volevo farlo, dopodiché ho aggiunto dei bassi molto pesanti e una batteria trap. Compare anche un assolo di sax suonato da mio padre. Questo pezzo è stato il primo che ho fatto e ha dato il sound e lo stile a tutto l’album.</p>
<p><strong>LUCCIOLE</strong><br />
E’ il secondo pezzo del disco in cui le chitarre sono state suonate da Generic Animal, il suono è molto raffinato, un po’ alla John Frusciante. E’ il brano più aggressivo di tutto l’album in cui dico le classiche “coattate” da trap ma su un suono più elegante e studiato.</p>
<p><strong>POTREI</strong><br />
E’ il mio omaggio a Lil Peep, riprendo molto il suo modo di cantare e parlo di come anche dopo la morte la nostra arte sopravviverà per sempre, proprio come è successo a lui. Il finale del brano è quasi techno perché, comunque, voglio che alla fine del mio live la gente balli.</p>
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		<title>Una maglietta da calcio vintage per ogni traccia dell&#8217;EP di Sodaboi</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/05/17/sodaboi-problemi-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Thu, 17 May 2018 09:24:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giulio Pecci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[sodaboi]]></category>
		<category><![CDATA[sodaboi problemi ep]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/sodaboi-1024x683.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/sodaboi-1024x683.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/sodaboi-768x512.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/sodaboi-770x513.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/sodaboi-20x14.jpg 20w" /><p>Problemi è il primo EP del rapper toscano Sodaboi, uscito lo scorso venerdì per IRMA Records. Cinque tracce fresche come un polaretto che Matteo prova a spiegarti pescando magliette da calcio vintage dal suo armadio. Soda &#8211; Werder Brema Soda è un po’ la traccia manifesto, prodotta da Grindalf, uno skit di presentazione, questa maglia non&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2018/05/17/sodaboi-problemi-disco-raccontato/">Una maglietta da calcio vintage per ogni traccia dell&#8217;EP di Sodaboi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/sodaboi-1024x683.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/sodaboi-1024x683.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/sodaboi-768x512.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/sodaboi-770x513.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/sodaboi-20x14.jpg 20w" /><p>Problemi è il primo EP del rapper toscano <a href="https://www.facebook.com/yeahsodaboi/" target="_blank" rel="noopener">Sodaboi</a>, uscito lo scorso venerdì per IRMA Records. Cinque tracce fresche <em>come un polaretto</em> che Matteo prova a spiegarti pescando magliette da calcio vintage dal suo armadio.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/1FSOvghTn72s3YkULy3uu9" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true" allow="encrypted-media"></iframe></p>
<p class="m_5036113234815865943m_-5935598782931445797gmail-p1"><span class="m_5036113234815865943m_-5935598782931445797gmail-s1"><strong>Soda &#8211; Werder Brema</strong></span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-104687" src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/SODA-PROD-GRINDALF.jpg" alt="" width="1280" height="1280" srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/SODA-PROD-GRINDALF.jpg 1280w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/SODA-PROD-GRINDALF-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/SODA-PROD-GRINDALF-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/SODA-PROD-GRINDALF-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/SODA-PROD-GRINDALF-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/SODA-PROD-GRINDALF-770x770.jpg 770w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /><br />
<span class="m_5036113234815865943m_-5935598782931445797gmail-s1">Soda è un po’ la traccia manifesto, prodotta da <strong>Grindalf</strong>, uno skit di presentazione, questa maglia non è che sia stata scelta per qualche motivo particolare, però il Werder Brema ha un super colore e ci piaceva usarla per il “Film Verde”.</span></p>
<div class="flex-video widescreen youtube"><iframe width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/3liUouD8x2A?start=5&#038;feature=oembed&#038;showinfo=0&#038;rel=0&#038;modestbranding=1&#038;iv_load_policy=3&#038;playsinline=1&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Nella canzone dico che “Sto pensando solo alla mia” e nel brano c’è la speranza di poter continuare a fare ciò che ci piace in maniera libera e spontanea</p>
<p class="m_5036113234815865943m_-5935598782931445797gmail-p1"><span class="m_5036113234815865943m_-5935598782931445797gmail-s1"><strong>Gelaty &#8211; Liverpool Gerrard</strong></span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-104686" src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/GELATY-.jpg" alt="" width="1280" height="1280" srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/GELATY-.jpg 1280w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/GELATY--150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/GELATY--300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/GELATY--768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/GELATY--1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/GELATY--770x770.jpg 770w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /><br />
Gelaty l’ho scritta 2 anni fa e dopo svariate vicissitudini e stravolgimenti la traccia, che doveva essere scartata: è quella a cui vogliamo più bene e la più “pop” del disco. Gerrard per il Liverpool è stato una bandiera non solo di tecnica e stile ma anche di gioco di squadra ed educazione, l’ho scelto perché è l’attitudine con la quale vorrei rappresentare il Soda Golf Club</p>
<p class="m_5036113234815865943m_-5935598782931445797gmail-p1"><span class="m_5036113234815865943m_-5935598782931445797gmail-s1"><strong>Polline &#8211; FC Nantes </strong></span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-104685" src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/POLLINE-FEAT-MOEBIUS-OHBA-PROD-GRINDALF.jpg" alt="" width="1280" height="1280" srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/POLLINE-FEAT-MOEBIUS-OHBA-PROD-GRINDALF.jpg 1280w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/POLLINE-FEAT-MOEBIUS-OHBA-PROD-GRINDALF-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/POLLINE-FEAT-MOEBIUS-OHBA-PROD-GRINDALF-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/POLLINE-FEAT-MOEBIUS-OHBA-PROD-GRINDALF-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/POLLINE-FEAT-MOEBIUS-OHBA-PROD-GRINDALF-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/POLLINE-FEAT-MOEBIUS-OHBA-PROD-GRINDALF-770x770.jpg 770w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /><br />
Il pezzo è nato con <strong>Moebius Ohba</strong>, mio compare nel team Soda Golf Club (assieme a Drax, Grindalf e Nemo).</p>
<p class="m_5036113234815865943m_-5935598782931445797gmail-p1"><span class="m_5036113234815865943m_-5935598782931445797gmail-s1">Quando collaboro coi ragazzi nascono sempre cose super fresche perché siamo un sacco stimolati, la maglia del Nantes è gialla-verde e quindi perfetta per rappresentare due cose che amiamo, il giallo della nostra Soda ed il verde dé ahaha</span></p>
<p class="m_5036113234815865943m_-5935598782931445797gmail-p1"><span class="m_5036113234815865943m_-5935598782931445797gmail-s1"><strong>Problemi &#8211; Vintage Valencia</strong></span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-104684" src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/PROBLEMI-PROD-GRINDALF.jpg" alt="" width="1280" height="1280" srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/PROBLEMI-PROD-GRINDALF.jpg 1280w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/PROBLEMI-PROD-GRINDALF-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/PROBLEMI-PROD-GRINDALF-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/PROBLEMI-PROD-GRINDALF-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/PROBLEMI-PROD-GRINDALF-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/PROBLEMI-PROD-GRINDALF-770x770.jpg 770w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /><br />
Questa è una top maglia del Valencia che è una città che a me garba un sacco perché ci siamo andati in vacanza di gruppo un paio di volte, infatti la title-track del disco ha chiaramente delle sonorità spagnoleggianti e reggaeton, eravamo sotto di Unforgettable nel periodo che l’abbiamo fatta! Il colore principale è pure bianco come le spiagge di Soda City!</p>
<p class="m_5036113234815865943m_-5935598782931445797gmail-p1"><span class="m_5036113234815865943m_-5935598782931445797gmail-s1"><strong>Gratis &#8211; PSG</strong></span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-104683" src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/GRATIS-PROD.-NEMO-3.jpg" alt="" width="1280" height="1280" srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/GRATIS-PROD.-NEMO-3.jpg 1280w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/GRATIS-PROD.-NEMO-3-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/GRATIS-PROD.-NEMO-3-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/GRATIS-PROD.-NEMO-3-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/GRATIS-PROD.-NEMO-3-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/GRATIS-PROD.-NEMO-3-770x770.jpg 770w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /><br />
Sempre per un discorso di sonorità affini ho scelto la maglia del Paris Saint Germain per “Gratis” prodotta da Nemo che è una traccia che gioca tra i synth stile Chicago e sleghi rap più sulla wave Francese che in questo periodo piace molto all’Italia e viceversa.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2018/05/17/sodaboi-problemi-disco-raccontato/">Una maglietta da calcio vintage per ogni traccia dell&#8217;EP di Sodaboi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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		<title>Egreen ti racconta Entropia 3 traccia per traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/05/09/egreen-entropia-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Wed, 09 May 2018 08:07:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[EGREEN]]></category>
		<category><![CDATA[egreen disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[Egreen Entropia 3]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/EGREEEN_E3-2-ph-Daniele-Coppa_preview-1024x1024.jpeg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/EGREEEN_E3-2-ph-Daniele-Coppa_preview-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/EGREEEN_E3-2-ph-Daniele-Coppa_preview-150x150.jpeg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/EGREEEN_E3-2-ph-Daniele-Coppa_preview-300x300.jpeg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/EGREEEN_E3-2-ph-Daniele-Coppa_preview-768x768.jpeg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/EGREEEN_E3-2-ph-Daniele-Coppa_preview-770x770.jpeg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/EGREEEN_E3-2-ph-Daniele-Coppa_preview.jpeg 1536w" /><p>Il nuovo disco di Egreen, Entropia 3, è uscito il 20 aprile ed è il terzo capitolo della saga &#8220;Entropia&#8221;, nonché quindicesimo lavoro in 16 anni di attività nel panorama hip-hop italiano. L&#8217;album contiene 11 tracce nella versione digitale e tre tracce in più in quella fisica. Per cui qui sotto ti becchi racconto traccia&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/EGREEEN_E3-2-ph-Daniele-Coppa_preview-1024x1024.jpeg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/EGREEEN_E3-2-ph-Daniele-Coppa_preview-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/EGREEEN_E3-2-ph-Daniele-Coppa_preview-150x150.jpeg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/EGREEEN_E3-2-ph-Daniele-Coppa_preview-300x300.jpeg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/EGREEEN_E3-2-ph-Daniele-Coppa_preview-768x768.jpeg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/EGREEEN_E3-2-ph-Daniele-Coppa_preview-770x770.jpeg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/05/EGREEEN_E3-2-ph-Daniele-Coppa_preview.jpeg 1536w" /><p>Il nuovo disco di <a href="https://www.facebook.com/EvergreenE.Green/" target="_blank" rel="noopener">Egreen</a>, Entropia 3, è uscito il 20 aprile ed è il terzo capitolo della saga &#8220;Entropia&#8221;, nonché quindicesimo lavoro in 16 anni di attività nel panorama hip-hop italiano.</p>
<p>L&#8217;album contiene 11 tracce nella versione digitale e tre tracce in più in quella fisica.<br />
Per cui qui sotto ti becchi racconto traccia per traccia della versione più corposa nell&#8217;attesa che arrivi <a href="https://www.facebook.com/events/252076175365394/" target="_blank" rel="noopener">il live al Magnolia il 19 maggio</a>.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/0cEls14fLfCGqsJNT4V5HP" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true" allow="encrypted-media"></iframe></p>
<p><strong>DAI CHE LO SAI</strong><br />
Ho deciso, con una discreta dose di incoscienza, di mettere un banger boom bap come track di apertura del disco, non chiedetemi il perché, forse dettato anche dal claim del ritornello in cui dico &#8220;mi chiedono quando fai roba nuova&#8221;, un po’ come se avessi voluto &#8220;riprendere&#8221; il discorso da dove l&#8217;avevo lasciato. Sono molto affezionato a Paolo &#8211; litothekid, il produttore del beat -col quale abbiamo anche fatto il mix e il master del disco &#8211; che conosco anno più anno meno, dal 2002 circa. Il pezzo rende 10 volte in più dal vivo ed è una delle tracce di cui vado più fiero in assoluto.</p>
<p><strong>NON MI INTERESSA</strong><br />
Quando Fritz mi diede questa strumentale, mi resi conto subito che non era un cavallo facile da domare, all&#8217;anagrafe di cognome però, faccio Fantini.</p>
<p>Abbiamo spaccato tutte le cose e mi sono anche tolto lo sfizio di mettere qualche puntino sulle &#8220;I&#8221;. Sono molto felice che a distanza di anni, parecchi anni ormai, consolido il mio rapporto con Beppe ( Fritz ) regolarmente, sia dal punto di vista umano che da quello professionale, una menzione speciale anche al co produttore della strumentale, il giovane e talentuosissimo Marz, col quale vorrei poter fare delle cose in futuro.</p>
<p><strong>GIÙ LA PORTA</strong><br />
Anche nel caso di 2P, abbiamo uno storico che va indietro di parecchio tempo, cercavo una strumentale che ammiccasse decisamente a sonorità diverse dalle mie solite e sono andato a colpo sicuro. Credo che lui e Adma insieme creino la giusta alchimia per poter diventare col tempo, un solido &#8220;dynamic duo&#8221; al pari di molte realtà consolidate attualmente nella scena. Mi sono divertito parecchio a scriverci sopra e senza che me lo dica nessuno, sono il primo a dire che me la cavo più che dignitosamente anche sulla trap ^_^</p>
<p><strong>REAZIONE</strong><br />
Indubbiamente su questa perla di Karma22 (OG Padovano che non ha bisogno di presentazione alcuna, almeno per chi ha frequentato da sempre determinati ranghi dell&#8217;underground nostrano), ho scelto la via dell&#8217;introspezione, d&#8217;altronde, il beat non chiedeva altro. Sono davvero felice di aver sigillato questa collaborazione dopo anni di stima e rispetto reciproci fra me e Alessandro.</p>
<p><strong>RAP ITALIANO</strong><br />
Questo pezzo ha già parecchi mesi di vita, l&#8217;abbiamo fatto uscire quasi un anno fa ed è stata la prima strumentale di Paolo (produttore di “Dai Che Lo Sai&#8221;) che ho voluto usare. Sicuramente anche qui non dico niente di nuovo (e di buono? :) ), se non ribadire i miei soliti concetti. L&#8217;importante è farlo bene e con tanto rispetto per la musica che ci ha cresciuti.</p>
<p><strong>UNO AD UNO</strong><br />
5 anni sono tanti, forse troppi. 5 anni mi sono voluti per tornare sui miei passi, riconoscere alcuni sbagli, farmi un bagno di umiltà e riuscire a ricucire dei rapporti che temevo fossero destinati a chiudersi per sempre. Devo molto ad UNLIMITED STRUGGLE e crescendo si matura, si cambia idea e a volte, è giusto mettersi l&#8217;orgoglio in tasca. Inutile dire quello che rappresenta per me, aver fatto dopo tutti questi anni, un altro classico con il maestro, il don, la leggenda, ROC BEATS. Questo pezzo è un manifesto a tutti gli effetti. Facciamo musica destinata ad essere apprezzata nel tempo e ad acquisire valore negli anni.</p>
<p><strong>STATO DELL&#8217;ARTE</strong><br />
Che dire&#8230; quando ho sentito per la prima volta questo missile di Yazee, sapevo che la responsabilità di dover fare un banger senza precedenti era considerevole. Così è stato. Non c&#8217;è molto da dire in merito, ho detto tutto nel pezzo in oggetto. Schiaccia play.</p>
<p><strong>VERBAL KINT</strong><br />
Come per &#8220;NON MI INTERESSA&#8221;, ho preso questo beat in considerazione quasi come se fosse una sfida con me stesso, dato che non rientra decisamente negli standard della mia &#8220;comfort zone&#8221;. Ci ho tirato fuori una &#8220;concept track&#8221;, al limite dell&#8217;esoterico, dove mi sono divertito a citare 2 fra i mie film preferiti di sempre: “L’avvocato del diavolo&#8221; e “I soliti sospetti&#8221;, con una menzione speciale all&#8217;inarrivabile Jack Nicholson, nel primo, lisergico e incredibile &#8220;BATMAN&#8221; di Tim Burton. Con mio grande stupore, è stato uno dei pezzi più apprezzati del disco.</p>
<p><strong>FUORI POSTO</strong><br />
Credo che Jay Vas, sia, per versatilità, creatività e identità musicale, uno dei produttori in assoluti più sottovalutati nell&#8217;ambiente. Ringrazio il nostro amico in comune Francesco Paura, per averci connessi e ringrazio lui, per avermi dato un&#8217;altra strumentale con la quale mi sono voluto mettere in gioco, scavando un po’ nel mio cuoricino, permettendomi di dare vita a questa &#8220;tagliata di vene&#8221; in pieno stile Fantini. Ti voglio bene Giucas.</p>
<p><strong>KARMA</strong><br />
Anche questo è un beat di KARMA22 (fatalità ho dato lo stesso nome al pezzo, ma è solo un caso, più per il sample usato e di conseguenza il tema della canzone). Di primo acchito non era destinata alla tracklist ufficiale. Dopo che però l&#8217;abbiamo arrangiata e mixata, ci siamo resi conto che sarebbe stato uno spreco madornale non inserirla. Sono molto fiero di questo pezzo. Ciao Paolo. ^_^</p>
<p><strong>NIENTE IN DOLCE</strong><br />
Questo pezzo per me è il più importante del disco a mani basse. Il mio ennesimo colpo di reni. Lacrime, sangue e sudore, come allora. Come sempre. Nulla da aggiungere. Schiaccia play.</p>
<p><strong>GIÙ LA PORTA REMIX</strong><br />
Volevo da tempo coinvolgere i due amici Elfo e Peppe Rella e finalmente ho pensato che questa fosse l&#8217;occasione giusta. Una trappata di gruppo e passa la paura. Vi voglio bene, vi vedo.</p>
<p><strong>JETHRO TULL FREESTYLE</strong><br />
Quasi per caso, mi sono ritrovato con delle strumentali del pioniere e mio mentore per osmosi, Esa. Ho scritto il pezzo in mezz&#8217;ora. Adoro il pezzo, adoro la roughness del beat e sono felicissimo di aver collaborato con Fra, il quale ha segnato indelebilmente la mia adolescenza con del rap incredibile, immortale, avanti anni luce per i suoi tempi. Una generazione intera gli è debitrice. Faremo ancora del gran rap in futuro, magari insieme, spero.</p>
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		<title>I Platonick Dive ti raccontano Social Habits traccia per traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/04/24/platonick-dive-social-habits-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2018 15:31:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[Platonick Dive]]></category>
		<category><![CDATA[platonick dive disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[platonick dive social habits]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/04/Photo-5_preview-1024x683.jpeg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/04/Photo-5_preview-1024x683.jpeg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/04/Photo-5_preview-768x512.jpeg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/04/Photo-5_preview-770x513.jpeg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/04/Photo-5_preview-20x14.jpeg 20w" /><p>Social Habits è il nuovo disco dei Platonick Dive ed è uscito lo scorso venerdì. Un mix esplosivo di elettronica, shoegaze, ambient e downtempo che fa fare il salto di maturità a una band che seguiamo da tempo. Intanto che l&#8217;ascolti, leggi il track by track di Social Habits qui sotto. WAXFALL  E&#8217; la traccia&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/04/Photo-5_preview-1024x683.jpeg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/04/Photo-5_preview-1024x683.jpeg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/04/Photo-5_preview-768x512.jpeg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/04/Photo-5_preview-770x513.jpeg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/04/Photo-5_preview-20x14.jpeg 20w" /><p>Social Habits è il nuovo disco dei <a href="https://www.facebook.com/PlatonickDive/" target="_blank" rel="noopener">Platonick Dive</a> ed è uscito lo scorso venerdì. Un mix esplosivo di elettronica, shoegaze, ambient e downtempo che fa fare il salto di maturità a una band che seguiamo da tempo.<br />
Intanto che l&#8217;ascolti, leggi il track by track di Social Habits qui sotto.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/7FoYlVz7neF68LKiVHaLBR" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true" allow="encrypted-media"></iframe></p>
<p><strong>WAXFALL </strong><br />
E&#8217; la traccia d&#8217;apertura del nuovo album ed una delle prime ad essere stata composta negli ultimi due anni spesi fra studio e sala prove. E&#8217; il &#8220;ponte&#8221; perfetto tra il vecchio ed il nuovo sound della band. Puoi riconoscere il caratteristico suono dei Platonick Dive nella prima parte della canzone per poi avvertire il cambio e farti avvolgere fino alla fine. E&#8217; una traccia che racconta di come vedere e riconoscere la bellezza in tutto ciò che ti fa sentire meglio e rendere una persona migliore.</p>
<p><strong>HABIT</strong><br />
E&#8217; una delle canzoni simbolo del nuovo album. Se si pensa all&#8217;evoluzione della musica dei Platonick Dive, è giusto rivolgere particolare attenzione a questa traccia. Le tipiche atmosfere della band, disegnate da chitarre e synth sognanti sono sorrette da una batteria portante e guidate dalla voce principale che canta di amori svaniti e come guarire dalle cattive abitudini.</p>
<p><strong>MAPLE</strong><br />
Passare del tempo con le persone che amiamo ed a cui vogliamo bene, fare sesso, ascoltare musica e fumare buona erba possono essere tutte ottime terapie di recupero dal malessere e dalla velocità del nostro quotidiano. Questo è quello di cui parla la canzone. La musica si discosta dal tipico sound che contraddistingue la band, qua si utilizzano vintage synth analogici ed arpeggiatori che danzano su un beat incalzante mentre la voce racconta di quanto brutale sia continuare ad essere misogino, omofobo e razzista al giorno d&#8217;oggi. Sicuramente uno dei brani più innovativi dell&#8217;intero album.</p>
<p><strong>LESS IS MORE</strong><br />
Chi lo avrebbe mai detto che avremo scritto una canzone con la classica struttura pop: verse-chorus-verse. E siamo così soddisfatti del risultato perché è un brano dal grande impatto live in cui puoi ascoltare lo sviluppo del nostro sound e la potenza che ci contraddistingue dagli esordi. A volte il detto ‘less is more’ è assolutamente meglio di ‘molto ma con pochi risultati’.</p>
<p><strong>POLAROIDS</strong><br />
E’ la prima canzone strumentale dell’album. Ricorda un po’ le atmosfere del precedente disco ‘Overflow’ ma con un uso differente di sintetizzatori arpeggiati e chitarre ultra riverberate. La parte finale club-oriented a cassa dritta è il nuovo passo della terapia platonica.</p>
<p><strong>DOUG FIR</strong><br />
Una delle canzoni più melodiche dell’intero LP. Le chitarre e i synth sono gentili ed emozionanti, il testo e la voce, allo stesso tempo romantica e malinconica, ti racconta di quanto confortevole possa essere stare sotto ad un grande albero cercando di pensare al vero significato della nostra esistenza. I Douglas-Firs sono infatti i tipici alberi delle foreste del Pacific North-West (le terre di Twin Peaks per intenderci).</p>
<p><strong>FLANNEL</strong><br />
E’ il primo brano ad esser stato composto nel dopo ‘Overflow’. Una canzone dal beat lento con un testo molto intimo ed un potente ritornello. L’atmosfera è sempre profonda e liquida e per la prima volta abbiamo usato certi effetti sulla voce ed i bassi 808 (tipici della trap) per creare un ibrido nuovo e fresco. Siamo sempre stati molto affascinati dalla musica e dalla cultura degli anni Novanta e questo è il motivo principale dello strano titolo. Le camicie di flanella erano così popolari nei 90’s e noi ancora le indossiamo!</p>
<p><strong>PRIVATE ROOM</strong><br />
Già il titolo la dice lunga sul profondo significato del brano: ‘sei il benvenuto nella mia stanza, nel mio mondo, dove puoi sentirti accettato ed avere quello che ti spetta, senza alcuno pregiudizio e discriminazione’. Devi solo sederti, mettere le cuffie e chiudere gli occhi: l’aereo sta per decollare!</p>
<p><strong>CURE</strong><br />
Un’altra canzone dalla struttura strofa-ritornello-strofa. Arrangiamenti melodici danzano su beat coinvolgenti e bassi profondi. La voce si rivolge ad un interlocutore che pare possa avere la cura e la riabilitazione dai pensieri maligni e dagli aspetti negativi della vita. Essere brutale e senza scrupoli per ottenere i tuoi obiettivi finirà per annientarti prima o poi.</p>
<p><strong>LAGO</strong><br />
E’ la traccia di chiusura. Un brano strumentale melodico, caldo, condito da suoni liquidi. Volevamo chiudere l’album con una canzone rilassante, che trasmettesse pace e relax per il corpo e la mente. Per rimanere incapaci di reagire come dopo un orgasmo.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2018/04/24/platonick-dive-social-habits-disco-raccontato/">I Platonick Dive ti raccontano Social Habits traccia per traccia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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		<title>Doro Gjat ti racconta i suoi Orizzonti Verticali</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/04/23/doro-gjat-orizzonti-verticali-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Mon, 23 Apr 2018 08:34:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[Doro Gjat]]></category>
		<category><![CDATA[doro gjat disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[doro gjat orizzonti verticali]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="678" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/04/02-Doro-Gjat-WEB-1024x678.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/04/02-Doro-Gjat-WEB-1024x678.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/04/02-Doro-Gjat-WEB-768x508.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/04/02-Doro-Gjat-WEB-770x510.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/04/02-Doro-Gjat-WEB-20x14.jpg 20w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/04/02-Doro-Gjat-WEB.jpg 1600w" /><p>Ci siamo fatti raccontare da Doro Gjat la sua ultima uscita discografica dal titolo Orizzonti Verticali. Si tratta del secondo disco solista del rapper friulano e ospita nomi come Dutch Nazari o il coro gospel FVG gospel choir. Ascolta Orizzonti Verticali qui sotto e poi leggi il track by track. RUNE feat. Lino Straulino Durante&#8230;</p>
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Si tratta del secondo disco solista del rapper friulano e ospita nomi come <strong>Dutch Nazari</strong> o il coro gospel FVG gospel choir.</p>
<p>Ascolta Orizzonti Verticali qui sotto e poi leggi il track by track.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/2tnAv2HI7BdWR1bze4zocC" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true" allow="encrypted-media"></iframe></p>
<p><strong>RUNE feat. Lino Straulino</strong><br />
Durante uno dei ritiri che abbiamo fatto durante la scrittura del disco, Sanchez se ne è uscito con questa parte percussiva di chitarra acustica che mi ha mandato fuori di testa. Kappah (il beatmaker) ed Elvis (il batterista) hanno steso la parte ritmica in non più di 20 minuti. Così mi sono fatto esportare la bozza della strumentale e me ne sono andato nel bosco un paio d’ore per scrivere il testo. Lassù, immerso nei colori della montagna a metà ottobre, non potevo che creare un pezzo autunnale che sa di neve trasportata dal vento e foglie secche. A questo punto mancava solo Lino Straulino (cantautore friulano) che ci ha aggiunto una rivisitazione di un canto popolare debitamente riarrangiato per adattarsi alla melodia.</p>
<p><strong>BLU feat. FVG Gospel Choir</strong><br />
Gli orizzonti verticali limitano per antonomasia il nostro sguardo che, non potendo spingersi oltre le vette che lo circondano da ogni lato, punta in alto, verso il cielo. “Blu” vuole essere proprio questo: uno slancio, un tentativo di evasione, l’ennesimo, per scappare da una realtà che spesso non ci soddisfa. Luca Moreale (voce e seconda chitarra della mia band) ha steso un arrangiamento che a tratti mi ricorda il De Andrè di “Rimini” mentre Kappah ci ha appoggiato sotto il breakbeat di “Sneakin’ in the back” di Tom Scott (lo stesso di “Aspettando il sole” di Neffa).</p>
<p><strong>ICARO [Blu pt. 2]</strong><br />
Kappah ha prodotto il brano partendo da un sample di “Life in the Bush of Ghosts” di Brian Eno e David Byrne, Sanchez ci ha aggiunto un riff di chitarra che ti porta via e io ho pensato a una domenica di sole quando te ne vai al mare con la tua donna con il sole che ti guarda dritto in faccia&#8230; E tutto è andato al suo posto come per magia! Il mito di Icaro mi sembrava adatto per affrontare il tema dello slancio verso l’alto, della voglia di correre incontro al cielo (in continuità con il pezzo precedente del quale è, a suo modo, un seguito) che ci germoglia in cuore in quelle giornate in cui l’estate ti si appiccica addosso. Questa volta però Icaro impara a volare, stacca le sue Nike dal suolo e “il sole lo tocca col dito” sentendosi libero una volta per tutte.</p>
<p><strong>LA PIOGGIA HA IL SUO ODORE feat. Maqs Rossi</strong><br />
Railster aveva steso un beat in 4/4 ma io, senza ragionarci troppo sopra, ci ho scritto sopra del rap terzinato. Allora sono intervenuti Sanchez, Elvis e Kappah per modificare la struttura ritmica del brano sul mio flow e le strofe hanno cominciato a girare alla grande! A questo punto mancava un’apertura melodica nel ritornello e quel genio di Maqs (soul singer svizzero di indubbio talento, già mio collaboratore nel disco precedente) ha sentito il pezzo e nel giro di 10 minuti ci ha inviato una nota vocale che spaccava già tutto! Mostro!</p>
<p><strong>MEZZE MANICHE D’AUTUNNO feat. Dutch Nazari</strong><br />
Questo è il primo beat che mi ha girato Kappah e rappresenta la genesi della nostra collaborazione. Ci conosciamo dai tardi anni ‘90, quando eravamo entrambi due b-boy con i pantaloni larghi, ma i nostri percorsi artistici non ci avevano mai portato a collaborare con così tanto profitto come su questo disco. Appeno sentito il pezzo mi sono innamorato della stesura e ho lasciato che le parole fluissero senza un fine ben preciso; ne è uscito il pezzo più ermetico del disco, perfetto per l’ospitata di Dutch!</p>
<p><strong>APRILE feat. Francesca L. Rossi</strong><br />
Vi confesserò che avevo decisamente sottovalutato le potenzialità di questo pezzo. Quando abbiamo fatto le listening sessions agli Angels Wings Studios (lo studio di registrazione dove abbiamo registrato, mixato e masterizzato il disco) tutte le cavie che si erano prestate per testare l’impatto dei pezzi hanno votato all’unanimità per “Aprile” facendoci riconsiderare il suo potenziale. Il sample di musica popolare pakistana che ha tirato fuori Kappah era una chicca già di per sé, poi il super riff di chitarra che ha aggiunto Sanchez gli ha dato un tiro che ha finito col renderlo il pezzo più travolgente di tutti.</p>
<p><strong>ORDINATO CAOS feat. Dek ill Ceesa</strong><br />
La produzione di Davare e il featuring di Dek ill Ceesa rendono “Ordinato caos” l’episodio del disco più vicino al suono che avevano i miei primi lavori con i Carnicats. Ne ho approfittato per raccontare la mia storia, ricordando come l’hip hop sia entrato nella mia vita e come l’abbia profondamente segnata fino ad oggi.</p>
<p><strong>CAPS LOCK feat. Dee Jay Park</strong><br />
Vabbè, qui abbiamo proprio voluto divertirci: durante uno dei ritiri compositivi a cui accennavo sopra, abbiamo mescolato del buon vino con dell’erba altrettanto buona e abbiamo arrangiato e scritto questo pezzo nel giro di un paio d’ore. Musica semplice fatta con il cuore: che volete di più?</p>
<p><strong>DISCOLCE feat. Giulia Bettinelli</strong><br />
Discolce, che in lingua friulana significa “scalza”, è l’unico pezzo del disco dove l’italiano non compare. Racconta la storia di una lei che, in controtendenza con quanto accade al giorno d’oggi, dice addio ai ritmi frenetici della città per rifugiarsi tra le montagne, a contatto con la natura (da cui la metafora del “camminare scalzi” che dà il titolo al brano). L’arrangiamento di archi poi ha fatto fare un’impennata al beat di Davare e il risultato riesce a emozionarmi ogni volta che la riascolto.</p>
<p><strong>NOTTE MONOTONA [Notturno pt. 4]</strong><br />
Nel disco precedente c’era una trilogia intera dedicata alla notte e questo brano era stato pensato inizialmente per essere la quarta parte. Quando ci abbiamo aggiunto le parti di sitar, il giro di basso di Guzo e le parti ritmiche piene di controtempi di Elvis e Kappah, beh… boom! Il pezzo ha preso nuovamente vita e si è guadagnato un posto nella tracklist!</p>
<p><strong>SOTTOSOPRA feat. Rose</strong><br />
Volevo un pezzo in due quarti un po’ swingato per far ballare il pubblico durante i concerti e Sanchez mi ha accontentato in pieno! Poi è arrivata Rosa Mussin, una soul singer talentuosissima di Udine che ha definitivamente svoltato il pezzo. Da sentire in concerto, sicuramente!</p>
<p><strong>ORIZZONTI VERTICALI feat. Nico</strong><br />
La title track era il modo perfetto per chiudere il disco, e dare forma definitiva al disegno cominciato con Rune, la prima traccia. Il focus del pezzo è la narrazione della mia infanzia vissuta all’ombra degli orizzonti verticali, in un clima onirico e incantato, girando in bici per il paese nelle calde sere d’estate quando “scambiavamo anche le lucciole per fate.” Il beat di Davare, costruito attorno al sample di “Ten day Interval” dei Tortoise, è stato pimpato a dovere da Kappah e Sanchez che gli hanno dato quell’atmosfera trasognante di cui avevo bisogno.</p>
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		<title>Giack Bazz Is Not Famous ma si racconta traccia per traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/04/19/giack-bazz-is-not-famous-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Thu, 19 Apr 2018 07:33:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[giack bazz]]></category>
		<category><![CDATA[giack bazz disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[giack bazz is not famous]]></category>

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Lo ascolterete qui sotto e vi piacerà, così come vi piacciono le ballad di Father John Misty o le chitarre sporche.<br />
Poi leggerete il racconto traccia per traccia e di quando ha suonato sul palco davanti al pubblico di <strong>Devendra Banhart</strong>. E allora sì che vi piacerà.</p>
<p><iframe style="border: 0; width: 350px; height: 470px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=868261639/size=large/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/tracklist=false/transparent=true/" width="300" height="150" seamless=""><a href="http://giackbazz.bandcamp.com/album/giack-bazz-is-not-famous">Giack Bazz Is Not Famous by Giack Bazz</a></iframe></p>
<p><strong>Beetle</strong><br />
Beetle è il distillato della mia persona nell’ultimo anno: volutamente ripetitivo (nella speranza che entri in testa), semplice e spensierato (perché per entrare in testa deve esserlo) e DIY (perché anche se rimani a piedi all’ultimo, puoi solo rimboccarti le maniche e fare tutto da solo). Beetle parla di un alter ego Kafkiano, traduce la storia di come ho portato in scena la mia opera rock al teatro comunale di Modena racchiudendo nel testo l’allarmismo del giorno dopo lo spettacolo: “E adesso?”, “Appallottolerò le mie cose e le rotolerò altrove.”.</p>
<p><strong>Rose Tinted Hell</strong><br />
Piccolo aneddoto divertente su questo pezzo. Era il 10 Luglio 2017, dopo anni che me lo consigliano ho l’occasione di andare a sentire il concerto di <a href="https://www.dlso.it/site/2016/10/21/devendra-banhart-ape-in-pink-marble/" target="_blank" rel="noopener">Devendra Barnhart</a> a Villa Torlonia. Mi presento in anticipo e mi riesco a piazzare in seconda fila. Non avevo mai sentito nemmeno una sua canzone e rimango completamente assorbito dal suo genio. Occhi incollati sulla sua Jaguar vintage. “Chissà come suona”. Fa un paio di pezzi solo voce e chitarra. Si rivolge al pubblico: &#8220;C’è qualcuno che ha scritto una canzone che non ha mai sentito nessuno?&#8221;<br />
&#8220;Io!&#8221;. Avevo scritto “Rose Tinted Hell” la sera prima. Nella mia incredulità mi fa salire sul palco e me la fa suonare davanti a tutti; sbaglio qualche nota qua e là. Alla fine torna e mi abbraccia: &#8220;E&#8217; la più bella che ho sentito in questo tour&#8221;. Sarà stato serio? Chissà! Io nel frattempo ho suonato la sua Jaguar e mi sono reso conto che il manico non fa per me. “Rose Tinted Hell” parla di quando tutti ti trascinano a una festa, e non conosci nessuno; ma ritrovi la gioia dello stare insieme alle persone sul fondo di un bicchiere di vino. “Sono una vigna rinsecchita e nostalgica.”.</p>
<p><strong>American Soul</strong><br />
Nel 2016 andai un paio di volte negli States, conoscendo un sacco di persone genuine (beccai Jack White davanti alla sua TMR e ci facemmo due chiacchiere) e lasciandomi perdere nella vastità degli stati di New York, California, Georgia e Tennessee. Guardando dal basso all’alto le loro immense città luminose e dense di opportunità mi sono sentito come un sedicenne che marina la scuola e va in treno a Bologna da solo. “Nel frattempo assaggio tutto quello che vedo e lo vomito ogni sera come pellicole non sviluppate.”.</p>
<p><strong>Candy</strong><br />
Un esperimento. Ho spalancato le finestre della mia mente e sono entrati una mosca e un passero. La mosca voleva insistentemente una caramella e il passero invece cercava solo un ramo. Nasce una traccia sulla depressione, il sentirsi inutile e superato da tutti; vedere il proprio potenziale paralizzato e agonizzante in una pozza di saliva. L’hai causato tu. “Posso avere un’altra caramella? Giuro che la risparmierò per dopo.”.</p>
<p><strong>The Church Of Man</strong><br />
Non credere all’uomo invisibile, credi ai fatti. Per essere il messia della propria personale religione ci vuole fegato. Almeno questa religione bandisce ogni tipo di proselitismo… scrivere una canzone sulla propria personale spiritualità e pubblicarla è considerato proselitismo?<br />
“Ho sentito che l’apocalisse arriverà domenica mattina.”.</p>
<p><strong>Ampersand</strong><br />
In un mondo dove persino l’amore ha subìto le censure della società moderna del “did you just assume my gender?” o del “I’m a man and I’m a feminist” e ancora “ I’m offended by the image of the prince charming and the weak princess, that’s Sexist!”; ecco una canzone d’amore senza gender che inneggia all’indipendenza all’interno delle coppie. “Allora balliamo e cantiamo per sempre, insieme, e per sé.”.</p>
<p><strong>Forgotten Media</strong><br />
Un pezzo che dedico al mio Super Nintendo, compagno di mille avventure. Doveva essere il jingle pubblicitario per l’uscita del SNES mini ma la Nintendo ha detto che era troppo deprimente.<br />
“Come una vecchia console con cui nessuno gioca più, sono tecnologia primordiale, sono datato, sono ingannevole.”.</p>
<p><strong>True Love</strong><br />
Cos’è il vero amore? Ho interrogato le mie viscere, in quanto la parte con le mani impastate nell’argomento; in risposta ho ricevuto questo giro di chitarra viscerale, riassuntivo, naturale, 100% vegan. “L’amore vero è una sinusoide.”.</p>
<p><strong>Skeleton Dance</strong><br />
L’idea della canzone è nata dalla della storia del colore verde. Il “Paris Green” precisamente, largamente utilizzato nel vecchio secolo, scoperto poi radioattivo perché derivato dell’arsenico. Si raccontava di bambini che morivano in stanze verdi, di donne che svenivano indossando vestiti verdi&#8230; Ci è voluto tempo prima che facessero 2+2, molta gente è morta per colpa di un colore che io personalmente ritengo il più facilmente associabile alla natura. Ma la natura appunto implica la morte delle cose. L’unica certezza. La nostra vita è una danza degli scheletri in un corto di animazione anni ’20; almeno quelli, fortunatamente, in bianco e nero.<br />
“E tutto intorno gli scheletri danzano su una canzone che dice che tutto è uguale: il letto dove tua madre ha dormito dopo il parto; l’ospedale dove sospiri alla vita di restare.”.</p>
<p><strong>Today i didn’t tie my hair</strong><br />
Ho i capelli molto lunghi. Più lunghi di quelli della mia ragazza. Per questioni di decoro solitamente li tengo legati e quindi quei pochi giorni all’anno in cui mi concedo di lasciarli svolazzare c’è un senso di libertà, spensieratezza; tutto è dove deve essere e se non c’è, ci sarà (prima o poi).<br />
“…e sciogliti i capelli…” (da leggere facendo la voce di Giuliano Santamaria)</p>
<p><strong>Youthanized</strong><br />
Il titolo della canzone è un neologismo nato dall&#8217;unione delle parole “Youth” (gioventù) e “Euthanized” (eutanasia). Parla di tutto quello che fa acqua nella promessa del “progresso”, i social network antisociali, i bot nelle chat, i centri commerciali, la spesa a domicilio, le prostitute che pagano l&#8217;INPS, Gerry Scotti, i siti di incontri, la “Real TV”, i porno col VR, il CLIL, la CVE, la FHRN, il GROPST, il FNEL, la Brexit, il Dannato Donald Trump… e chi darà la voce adesso a Woody in Toy Story 4?<br />
“Soppresso ogni sabato sera, ogni notifica è una nuova vita.”</p>
<p><strong>Giack Bazz Is Not Famous</strong><br />
GBINF è la mia vita se fossi stato un Beatle. Una vita di fake news, di fama inaspettata, repentina, comprate il disco, di gioia di vivere, di amore proprio e universale, comprate il disco, di giorni passati a contemplare lo scorrere dell’acqua del Tamigi sotto il Tower Bridge, un bacio sulla guancia, una canzone d’amore al giorno, una goccia di whisky nel caffè, le notti in bianco all’ospedale di Kokomo, comprate il disco, il suono delle campane del duomo di Modena, un giorno avrà tutto senso. Forse.</p>
<p>Comprate il disco.</p>
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		<title>Un&#8217;opera letteraria per ogni brano di Murmure di Carlot-ta</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/04/11/carlot-ta-murmure-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Wed, 11 Apr 2018 12:48:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Livio Ghilardi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[carlot-ta]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[murmure]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/04/Carlot-ta-1024x683.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/04/Carlot-ta-1024x683.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/04/Carlot-ta-768x512.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/04/Carlot-ta-e1523349878141-770x513.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/04/Carlot-ta-e1523349878141-20x14.jpg 20w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/04/Carlot-ta-e1523349878141.jpg 1200w" /><p>Murmure di Carlot-ta esce venerdì 13 aprile in formato fisico, ma è già disponibile in digitale e &#8211; senza troppi giri di parole &#8211; è un disco ambizioso e coraggioso. Composto interamente con uno strumento analogico e antico come l&#8217;organo a canne, l&#8217;album della cantautrice e pianista di Vercelli è una commistione speciale e azzeccata&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2018/04/11/carlot-ta-murmure-disco-raccontato/">Un&#8217;opera letteraria per ogni brano di Murmure di Carlot-ta</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/04/Carlot-ta-1024x683.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/04/Carlot-ta-1024x683.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/04/Carlot-ta-768x512.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/04/Carlot-ta-e1523349878141-770x513.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/04/Carlot-ta-e1523349878141-20x14.jpg 20w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/04/Carlot-ta-e1523349878141.jpg 1200w" /><p><strong><em>Murmure</em></strong> di <a href="https://www.facebook.com/carlottrattinota/" target="_blank" rel="noopener">Carlot-ta</a> esce venerdì 13 aprile in formato fisico, ma è già disponibile in digitale e &#8211; senza troppi giri di parole &#8211; è un disco ambizioso e coraggioso.<br />
Composto interamente con uno strumento analogico e antico come l&#8217;organo a canne, l&#8217;album della cantautrice e pianista di Vercelli è una commistione speciale e azzeccata di sonorità arcaiche, folk intimo e malinconiche contaminazioni elettroniche, in cui il passato e il presente si mischiano senza soluzione di continuità.</p>
<p>Dieci brani in inglese e uno in francese per un&#8217;opera che non a caso sarà presentata con un tour nelle chiese (la prima data si è svolta lo scorso 6 aprile al Tempio Valdese di Torino).<br />
<em>Murmure</em> non è solo un disco affascinante e sorprendente nella sua parte musicale, ma ha anche un apparato lirico profondo e ricco di riferimenti.</p>
<p>Proprio per questo, abbiamo chiesto a Carlot-ta di scegliere un&#8217;opera letteraria per ogni brano dell&#8217;album.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/6WQALAe64nWN1jTUPc9tRK%3Fsi%3D-nOFHYMcS_OBQybT3Ryaaw" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true" allow="encrypted-media"></iframe></p>
<p><strong><em>Virgin of the Noise</em></strong><br />
R. Murray Schafer &#8211; <em>Il paesaggio sonoro</em> (1977)<br />
Il titolo di questo brano si riferisce al nome di una chiesa di montagna, la Madonna del Rumore, un luogo che esiste veramente e che si trova in Valsesia. Qual è il rumore in questione? Quello di due torrenti che si scontrano in un canyon roccioso, su cui è stato costruito questo piccolo santuario. Il paesaggio sonoro è il libro in cui, negli anni ’70, viene teorizzato il concetto di soundscape. Uno studio poetico e illuminante su come suona il mondo, al di là della musica.</p>
<p><strong><em>Sparrow</em></strong><br />
Giovanni Pascoli – <em>X agosto</em> (1896)<br />
Questa canzone parla dei ricordi, che si accumulano come immagini. I miei sono quasi tutti legati alla pioggia. I primi sono quelli dei pomeriggi che trascorrevo nella casa di mia nonna, da bambina. Mia nonna era maestra elementare e <em>X agosto</em> è una delle poesie che amava recitare di più. <em>Sparrow</em> parla anche un po’ di questo: le rondini di Pascoli, la casa della nonna, la pioggia fuori dalla finestra e un passero sul tetto con un verme dentro al becco.</p>
<p><strong><em>Garden of Love</em></strong><br />
William Blake &#8211; <em>Songs of Experience</em> (1794)<br />
In questo caso il gioco dell’abbinamento letterario era semplice. Il testo di <em>Garden of Love</em> è una poesia di <strong>William Blake</strong>, tratta dalle <em>Songs of Experience</em>. Come altre poesie di questa raccolta, il tema è quello di uno spirito puro e innocente alle prese con i dogmi e le dottrine. Il simbolo di questo scontro è qui un giardino dell’Eden che diventa un cimitero, dando vita a uno scenario gotico inglese piuttosto tipico.</p>
<p>Le <em>Songs of Experience</em> vendettero all’epoca 20 copie, dato che mi fa sentire ancora più affine e vicina al poeta.</p>
<p><strong><em>Conjunctions</em></strong><br />
Elizabeth Tasker – <em>The planet factory: Exoplanets and the Search for a Second Earth</em> (2017)<br />
Quando ero bambina ero molto affascinata dall’astronomia. Poi ho smesso. Ma prima o poi vorrei imparare qualcosa in merito. Questa canzone dall’andamento di una danza medievale, parla di due poli apparentemente distanti, che prima o poi troveranno una congiunzione di qualche sorta, forse nel 2854, l’anno in cui tutti pianeti, pare, saranno di nuovo allineati. Oppure potrebbero andare a cercare un rispecchiamento in un universo parallelo, dove forse, come raccontato in questo simpatico volume, troveranno un pianeta extrasolare del tutto identico a loro.</p>
<p><em><strong>Sputnik 5</strong></em><br />
Philip K. Dick – <em>Tempo fuor di sesto</em> (1958)<br />
Temp fuor di sesto è uno dei miei romanzi preferiti. Tutta la narrazione si svolge alla fine degli anni ‘90 (che no, non sono simili a come sono veramente stati), ma il protagonista del libro è un uomo cui viene fatto credere di vivere ancora nell’America degli anni ’50, il luogo e il tempo della sua infanzia. Il motivo non ve lo svelo.</p>
<p><em>Sputnik 5</em> è una canzone che parla di quotidianità e fantascienza. Un viaggio interstellare dalle risaie vercellesi allo spazio, agli abissi marini e ritorno.</p>
<p><em><strong>Samba Macabre</strong></em><br />
Charles Baudelaire – <em>Danza macabra</em> (1857)<br />
Questa samba di amore e morte è la danza voodo di una mantide religiosa che seduce, pietrifica e uccide. Nella poesia di <strong>Baudelaire</strong> a impersonificare la morte è invece uno scheletro inebriante, che trascina gli sprovveduti ballerini in un rave dalle contorsioni mortali.</p>
<p><strong><em>La valse du conifère</em></strong><br />
Tiziano Fratus – <em>Manuale del perfetto cercatore d’alberi</em> (2013)<br />
Ho conosciuto <strong>Tiziano Fratus</strong> qualche anno fa a un reading sul lago d’Orta. È un autore che scrive di alberi, li cerca, li trova, li racconta. Questo valzer della conifera ha per protagonista un albero solitario sulle Alpi Marittime. Forse in questo caso è stato lui a trovare me, durante un lungo trekking ad alta quota.</p>
<p><strong><em>Minstrel</em></strong><br />
Paul Valery &#8211; <em>L’insinuant</em> (1922)<br />
<em>Minstrel</em> è una canzone sul dire il vero e il dire il falso. Come fa il poeta, in questi versi di <strong>Paul Valery</strong>, che ci rivela che il piano diabolico nascosto tra i meandri delle sue bugie non è quello di farci del male, ma di fare aspettare la parola più dolce.</p>
<p>Curiosità: avevo utilizzato questa poesia di Paul Valery in un altro brano, che è contenuto nel mio precedente album <em>Songs of Mountain Stream</em>. Quindi siamo di fronte alla più vanesia delle “autocit.”</p>
<p><em><strong>Churches</strong></em><br />
Edgar Lee Masters &#8211; <em>Antologia di Spoon River</em> (1915)<br />
<em>L’antologia di Spoon River</em> non ha certo bisogno di presentazioni. Ho sempre amato la dimensione del paese, rispetto a quella della città di provincia in cui sono nata e cresciuta. In questa canzone volevo raccontare la vita di un villaggio, una sorta di Spoon River post-moderna, in cui ci sono tre ragazzi, tre donne anziane, tre cavalli, tre chiese. Tutti sembrano distanti, ma forse ogni tanto è ancora possibile trovare un luogo e un momento in cui sentirsi parte di una comunità.</p>
<p><em><strong>Glaciers</strong></em><br />
Dino Buzzati &#8211; <em>Bàrnabo delle montagne</em> (1933)<br />
<strong>Dino Buzzati</strong> è uno dei miei autori preferiti. Questa canzone, che sembra la storia di un amore non corrisposto ma in realtà racconta dell’inospitalità della montagna, mi fa pensare a Barnabo, solo, sulle Alpi che tanto ama. Ad aspettare qualcuno che forse non arriverà.</p>
<p><strong><em>To the lighthouse</em></strong><br />
Virginia Woolf – <em>Al faro</em> (1927)<br />
Questa canzone ha lo stesso titolo del celebre romanzo di <strong>Virginia Woolf</strong>, che molto ho amato, e si ispira agli stessi paesaggi. Forse in comune non hanno molto altro, se non una nostalgia drammatica e un faro tra le brughiere cui approdare.</p>
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		<title>I Materianera ti raccontano Abyss traccia per traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/04/05/materianera-abyss-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Thu, 05 Apr 2018 07:19:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[abyss disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[materia nera abyss]]></category>
		<category><![CDATA[materianera]]></category>

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<p>Il nuovo album si intitola Abyss ed è uscito il 16 marzo via Tainted Music: le undici tracce che lo compongono sono onde che bagnano i terreni sabbiosi dell&#8217;elettro-pop mentre ci soffia su una leggera brezza soul e R&amp;B.</p>
<p>Qui sotto, dopo lo streaming, i Materianera ti raccontano traccia per traccia il loro Abyss.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/2WTTRb5MDW4BbLagx7WDFg" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true" allow="encrypted-media"></iframe></p>
<p><strong>Aqua waves</strong><br />
La traccia che ha il compito di aprire il disco arriva dall’acqua, dagli abissi.<br />
Attraverso onde elettroniche sostenute da incalzanti ritmiche afro percepiamo<br />
la profondità dell’inconscio umano.</p>
<p><strong>#Songtwo</strong><br />
Costruita su una ritmica R’n’b #Songtwo analizza come i media influenzino<br />
negativamente il nostro stile di vita, veicolando l’attenzione sulle cose futili a<br />
discapito di quelle realmente importanti.</p>
<p><strong>Mr.Medicine</strong><br />
Quanto è sottile il confine tra normalità e follia?<br />
Questo il tema di Mr. Medicine, traccia elettronica e secondo singolo estratto<br />
da Abyss.</p>
<p><strong>Father</strong><br />
E’ una traccia intima e personale: ritmo tribale e suoni rarefatti per raccontare<br />
sottovoce  la storia di un rapporto inesistente tra una figlia e suo padre.</p>
<p><strong>Hole In The Water</strong><br />
Il primo singolo che ha anticipato l’uscita di Abyss, accompagnato da un<br />
<a href="https://www.youtube.com/watch?v=4m8YjrTeODE" target="_blank" rel="noopener">video girato nei quartieri spagnoli di Napoli</a>, è un mix di black music ed<br />
elettronica, sintesi perfetta del suono Materianera</p>
<p><strong>Space</strong><br />
Pubblicato nel 2017 e incluso in Abyss, Space è la porta spazio-temporale, il<br />
percorso dall’esplosione-nascita (Supernova, nostro precedente Ep) al<br />
pianeta dell’introspezione (Abyss).<br />
Il videoclip,  ideato e realizzato dal motion grapher Marco Holland, è al<br />
momento tra i 10 finalisti del Berlin Music Video Awards.</p>
<p><strong>Pray</strong><br />
Il tema di Pray è la spiritualità e il condizionamento ambientale.<br />
Ritmica R’n’b, bassi profondi, espressività e ispirazione continua, battuta per<br />
battuta</p>
<p><strong>Ocean</strong><br />
L’euforia e la gioia nel raggiungere l’intesa totale con un altro essere umano:<br />
questo il tema di Ocean, sottolineato dal Riff tagliente della track.</p>
<p><strong>Smoking Gun</strong><br />
L’infanzia è il periodo più bello ma anche il più delicato della vita, dal punto di<br />
vista psicologico, e in certi ambienti e luoghi viene spesso rovinata da<br />
determinate condizioni sociali: armi usate come giocattoli, bambini che<br />
crescono troppo in fretta e vite che si spezzano troppo presto.</p>
<p><strong>Darkest Abyss</strong><br />
E’ una track costruita a strati, una sorta di metafora della vita che ci sprona<br />
ad analizzare sempre anche gli aspetti più nascosti e a non essere<br />
superficiali.<br />
Darkest Abyss parte in sordina ma finisce per essere risucchiata dal vortice<br />
delle emozioni che corre a 140 Bpm.</p>
<p><strong>JOTELLO</strong><br />
Traccia outro chiude il disco, Jotello è il treno che esce dagli abissi, sul quale<br />
i Materianera sono saltati per raggiungere la prossima destinazione.</p>
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		<title>I YOUAREHERE ti raccontano PLVS VLTRA traccia per traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/03/27/youarehere-plvs-vltra-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Tue, 27 Mar 2018 07:08:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[youarehere]]></category>
		<category><![CDATA[youarehere disco raccontato]]></category>
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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/youarehere-1024x683.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/youarehere-1024x683.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/youarehere-768x512.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/youarehere-770x513.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/youarehere-20x14.jpg 20w" /><p>PLVS VLTRA, nuovo album dei romani YOUAREHERE, è uscito il 2 marzo per Fresh Yo! Label, a tre anni di distanza dal precedente Propaganda. Vuoi scoprire cosa è cambiato rispetto alla seconda release? Bene, nono ti resta che schiacciare play all&#8217;album e scoprire di più su ogni traccia con la rubrica del Disco Raccontato. Duga&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2018/03/27/youarehere-plvs-vltra-disco-raccontato/">I YOUAREHERE ti raccontano PLVS VLTRA traccia per traccia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/youarehere-1024x683.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/youarehere-1024x683.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/youarehere-768x512.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/youarehere-770x513.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/youarehere-20x14.jpg 20w" /><p>PLVS VLTRA, nuovo album dei romani <a href="https://www.facebook.com/youarehr/" target="_blank" rel="noopener">YOUAREHERE</a>, è uscito il 2 marzo per Fresh Yo! Label, a tre anni di distanza dal precedente <a href="https://www.dlso.it/site/2015/01/16/youarehere-propaganda-disco-raccontato/" target="_blank" rel="noopener">Propaganda</a>.<br />
Vuoi scoprire cosa è cambiato rispetto alla seconda release?<br />
Bene, nono ti resta che schiacciare play all&#8217;album e scoprire di più su ogni traccia con la rubrica del Disco Raccontato.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/5Xk5Ogkjj8z8N926OOgzPl" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true" allow="encrypted-media"></iframe></p>
<p><strong>Duga</strong><br />
È il brano che apre il disco ed è l’anello che collega simbolicamente Propaganda, il nostro precedente album, con Plus Ultra. Il titolo (Duga era un vecchio radar dell’URSS nella guerra fredda), richiama l’immaginario di Propaganda, ma, allo stesso tempo, la musica così incalzante e marziale, vuole mettere un punto definitivo con la precedente produzione. Si va oltre.</p>
<p><strong>International Klein Blue</strong><br />
L’andare oltre è inteso come un percorso intrapreso con l’obiettivo di ottenere una nostra personale idea di “purezza” e sintesi nel suono. Il blu di Yves Klein, “la più perfetta espressione del blu” secondo il pittore francese, ottenuto dopo anni di studio sui monocromi, è la metafora che abbiamo voluto usare per spiegare questo nostro percorso.</p>
<p><strong>Multiverse</strong><br />
Questo brano ha una storia molto particolare: in origine era un brano cantato, con tutt’altra struttura. Poi, come già detto, il nostro obiettivo di ottenere un prodotto più diretto e più puro ci ha portato a prendere il brano e a scomporlo, a lavorarci su come se dovessimo remixarlo. Ecco, questa versione definitiva di Multiverse, si può considerare il nostro remix di un nostro pezzo.</p>
<p><strong>Obsolete</strong><br />
È un brano astratto e sintetico: un suono umano lontano e indecifrabile che si intreccia con delle note ripetitive che si muovono su una retta senza sbandare mai da nessuna parte. Un traiettoria dritta verso il futuro.</p>
<p><strong>Eternal Present</strong><br />
È il secondo brano cantato del disco e ha subìto il trattamento inverso dedicato a Multiverse. Nasce come un pezzo strumentale, un continuo crescendo minimal techno, ma non ci convinceva. Dell’originale, abbiamo mantenuto soltanto gli accordi che poi sono andati a costruire la strofa. Anche il titolo, era diverso. Il testo è una storia personale, raccontata prendendo in prestito immagini, concetti e filosofie contenute nel film “The Tree of Life” di Terrence Malick.</p>
<p><strong>Backtrack</strong><br />
È un pezzo dove il protagonista è senza dubbio questa sequenza ravvicinata di suoni che vanno a comporre il ritmo e la drum. Tanti suoni asciutti, grezzi e brevi, come particelle racchiuse in un microcosmo, avvolti però da un arrangiamento molto dilatato e in totale contrapposizione con il beat generale. Il titolo può essere tradotto come “ritornare sui propri passi”, passi intesi come un cammino interiore alla ricerca, come già detto, di una personale idea di purezza e sintesi.</p>
<p><strong>A Building Collapse</strong><br />
Musicalmente è la traccia del disco che più richiama la nostra personale idea di “dance”, aspetto che in ogni nostro disco non tralasciamo mai. Il titolo riporta all’idea di una nuova costruzione, a discapito dell’abbattimento di quello che c’è stato finora. Un’esplosione controllata con l’obiettivo di erigere sul terreno qualcosa di nuovo.</p>
<p><strong>Guess What?</strong><br />
Ancora dance, stavolta un po’ tribal, un po’ industrial. L’ultimo scatto quando si vede il traguardo più vicino. Gli ultimi beat serrati prima di riprendere fiato nel finale “soft” del disco.</p>
<p><strong>I Promise You, We’ll Be Happy</strong><br />
Come per il lato dancefloor citato in A Building Collapse, nelle nostre produzioni diamo sempre spazio alla nostra anima più melodica e intimista. Questo brano, pensato per solo pianoforte e voce, è l’espressione di una promessa, fatta anche a noi stessi: dopo un lavoro indirizzato verso la ricerca di una dimensione più personale e profonda e dopo la “fatica” sopportata, non c’è altro traguardo che l’essere comunque felici di averci provato.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2018/03/27/youarehere-plvs-vltra-disco-raccontato/">I YOUAREHERE ti raccontano PLVS VLTRA traccia per traccia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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		<title>Frankie Cosmos racconta Vessel traccia per traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/03/20/frankie-cosmos-vessel-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Tue, 20 Mar 2018 12:12:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
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		<category><![CDATA[frankie cosmos]]></category>
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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/frankie-cosmos_qubemusic-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/frankie-cosmos_qubemusic-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/frankie-cosmos_qubemusic-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/frankie-cosmos_qubemusic-300x300.jpg 300w" /><p>Il nuovo album di Frankie Cosmos uscirà il 30 Marzo per Sub Pop Records. Nell&#8217;attesa, Greta Kline, anima del gruppo, ha raccontato a Pitchfork ogni traccia che compone questo nuovo lavoro. Caramelize Pitchfork: You talk a lot about light and grace and goodness on this song. It’s like the Gospel of Greta. Greta Kline: I’m&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/frankie-cosmos_qubemusic-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/frankie-cosmos_qubemusic-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/frankie-cosmos_qubemusic-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/frankie-cosmos_qubemusic-300x300.jpg 300w" /><p>Il nuovo album di <strong>Frankie Cosmos</strong> uscirà il 30 Marzo per Sub Pop Records.<br />
Nell&#8217;attesa, Greta Kline, anima del gruppo, ha raccontato a <a href="https://pitchfork.com/features/song-by-song/frankie-cosmos-greta-kline-breaks-down-every-song-on-her-new-album-vessel/" target="_blank" rel="noopener">Pitchfork</a> ogni traccia che compone questo nuovo lavoro.</p>
<div class="flex-video widescreen youtube"><iframe width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/g895FWaEVrU?feature=oembed&#038;showinfo=0&#038;rel=0&#038;modestbranding=1&#038;iv_load_policy=3&#038;playsinline=1&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen></iframe></div>
<p><strong>Caramelize</strong><br />
<strong>Pitchfork</strong>: You talk a lot about light and grace and goodness on this song. It’s like the Gospel of Greta.</p>
<p><strong>Greta Kline</strong>: I’m not trying to go for a spiritual vibe on this one, but I’ve always really liked religious language, and I read the Bible as literature in school. It’s so huge, but also specific. Spiritual words are used over and over again, so they become bigger than a single word, and this song has a little bit of that. The “you” changes throughout, and it’s about so many different kinds of relationships, and parts of my life, and how they’re patched together.</p>
<p>I actually have a lot of fans that are really religious. There were these students in a priest school who messaged me on Facebook five years ago telling me they loved my music. It’s weird, because I feel that some of my songs are almost too irreverent for that, but it’s cool that anyone can hear their own thing in them.</p>
<p><strong>Apathy</strong><br />
One line in this song really stands out to me: “I just want to feel like I’m neatly designed/Like a telephone pole.” What inspired your writing here?</p>
<p>I wrote that lyric when I was on tour feeling crazy and wishing that I had a clear purpose that I was designed for; I was in a car driving past a bunch of telephone poles, which are perfectly built. When I hear that line, I think “Oh yeah, duh.” It’s not super poetic. I love poetry, but I’m more inspired by the small moments throughout my life that have meaning. I went through a weird archiving phase when I was younger, where I wanted to capture it all. I was so fixated on archiving my friendships, and my thoughts, my everything. That was kind of how Frankie Cosmos started.</p>
<div class="flex-video widescreen youtube"><iframe width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/gOzBMbQQNCY?feature=oembed&#038;showinfo=0&#038;rel=0&#038;modestbranding=1&#038;iv_load_policy=3&#038;playsinline=1&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen></iframe></div>
<p><strong>As Often as I Can</strong><br />
You address your listeners here, telling them, “I love you.”</p>
<p>I love interacting with the audience onstage and telling them, “I love you.” That’s part of why I put that in, because it’s so fun to get to say that out loud to different people every night.</p>
<p><strong>This Stuff</strong><br />
There’s a lyric from this song that I found funny and kind of sad: “I’m living in a condo/It replaced your favorite movie theater though.”</p>
<p>I feel like a cheater, because someone else told me that story. But the poetic part is me choosing to put it in the song, right? I remember walking around with a friend, and they talked about how their favorite movie theater was being turned into a condo. That’s not funny, but it would make a funny line: That living there would destroy the thing that someone you love also loves.</p>
<p><strong>Jesse</strong><br />
Why did you guys decide this should be the first single from Vessel? It sounds bigger than most Frankie Cosmos songs.</p>
<p>It’s one of my favorite songs on the record. It also has five instruments, the usual four plus an extra guitar, which is exciting and new. Having someone who was not in the band write a second guitar part for a song was scary, and it took me accepting that the song wasn’t going to sound the same live. Our records are almost like recorded versions of our live set, and I don’t like having a bunch of parts on the record that we can’t achieve live. So coming to terms with the live set being different from the album arrangement was a big part of letting the sound get a little bigger.</p>
<p><a href="https://pitchfork.com/features/song-by-song/frankie-cosmos-greta-kline-breaks-down-every-song-on-her-new-album-vessel/" target="_blank" rel="noopener">Continua a leggere qui</a>.</p>
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		<title>CRLN ti racconta Precipitazioni traccia dopo traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/03/19/crln-precipitazioni-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Mon, 19 Mar 2018 08:57:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[CRLN]]></category>
		<category><![CDATA[CRLN disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[CRLN Precipitazioni]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/CRLN-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/CRLN-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/CRLN-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/CRLN-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/CRLN-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/CRLN-770x770.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/CRLN.jpg 800w" /><p>CRLN te l&#8217;abbiamo presentata In un Mare di Niente e qualche giorno dopo hai potuto conoscerla meglio con l&#8217;uscita del suo primo album, Precipitazioni. Noi scommettiamo molto su di lei ed è per questo che le abbiamo chiesto di spiegarci tutto, di raccontarsi completamente per non lasciare nulla all&#8217;ignoto. Qui sotto dopo lo streaming troverai&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/CRLN-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/CRLN-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/CRLN-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/CRLN-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/CRLN-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/CRLN-770x770.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/CRLN.jpg 800w" /><p><strong>CRLN</strong> te l&#8217;abbiamo presentata<a href="https://www.dlso.it/site/2018/02/27/crln-in-un-mare-di-niente/" target="_blank" rel="noopener"> In un Mare di Niente</a> e qualche giorno dopo hai potuto conoscerla meglio con l&#8217;uscita del<a href="https://www.dlso.it/site/2018/03/16/album-16-marzo/" target="_blank" rel="noopener"> suo primo album, Precipitazioni</a>.<br />
Noi scommettiamo molto su di lei ed è per questo che le abbiamo chiesto di spiegarci tutto, di raccontarsi completamente per non lasciare nulla all&#8217;ignoto.<br />
Qui sotto dopo lo streaming troverai il racconto di Precipitazioni, traccia dopo traccia.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/2rclv6hrc7YNlRvonQXa1u" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true" allow="encrypted-media"></iframe></p>
<p><strong>Previsioni</strong> apre il disco e fa percepire il mood generale dell’album.<br />
“Sono previste precipitazioni sull’epidermide del mio volto”.<br />
Sono le previsioni degli stati d’animo e per questo album sono previste precipitazioni interiori.</p>
<p><strong>BLU</strong> racconta uno dei temi principali dell’album: una rottura.<br />
Per rottura non si intende per forza la fine di una storia d’amore ma un rapporto incrinato.</p>
<p><strong>Ho perso il conto</strong> è uno dei pezzi a cui tengo di più. È il primo pezzo su cui ho messo mano nella scrittura dell’album. Racconta della forza di rialzarsi dopo un periodo buio. Il bridge pieno di vocalizzi è per me una parte simbolica. Le voci si intrecciano vorticosamente quasi a dare l’idea di una “liberazione”.</p>
<p><strong>Con tutti i miei difetti</strong> è un inno a sé stessi. Anche questo pezzo sfiora il tema della rottura ma focalizza sull’importanza della propria persona.</p>
<p><strong>Ballando controvento</strong> è il primo brano con sonorità e tema allegri e leggeri.<br />
Ho sofferto di emicrania con aura con disturbo del linguaggio. Praticamente mi sono scordata come si parlasse per circa 15 minuti. Quando finiscono i 15 minuti ti senti molto stravolto e in stato confusionale. Tutti cercano di farti calmare ma nessuno sa cosa stai provando. La trovavo una metafora giusta anche con i malesseri interiori.</p>
<p><strong>Fragile</strong>, il cui testo è stato scritto da Enne dopo un breve periodo di apertura e confronto interiore tra me e lui, è l’ammissione e allo stesso tempo l’arrendevolezza ai difetti intrinsechi nel proprio essere.</p>
<p><strong>Da capo</strong> affronta il tema fondamentale dell’album. Un legame spezzato e disastrato, così imperfetto ed umano che ci si lascerebbe la possibilità di viverlo di nuovo.</p>
<p><strong>Precipitazioni</strong> dà il nome all’album. Sebbene non ci sia traccia di questa parola nel testo, il brano riesce a spiegare il concetto di precipitazione dentro l’album con un’astrazione ricca di pensieri negativi.</p>
<p><strong>In un mare di niente</strong> richiama le tematiche dell’Ep e focalizza sia sulla forza che sulle mancanze e i limiti nel rapportarsi con il mondo.</p>
<p><strong>Ritorno a casa</strong> è l’ultimo sospiro profondo prima di uscire fuori dai meandri più nascosti del proprio “io”. Chiude l’album con toni trionfali, nel testo ci si raccomanda di tornare a dare sfogo ai propri flussi di coscienza, che tanto la strada ora si conosce bene.</p>
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		<title>Last Entry in the Ship&#8217;s Log è il primo Ep di P.</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/03/16/last-entry-in-the-ship-s-log-p/</link>
		<pubDate>Fri, 16 Mar 2018 11:27:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[Last Entry in the Ship's Log]]></category>
		<category><![CDATA[Last Entry in the Ship's Log disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[P.]]></category>
		<category><![CDATA[P. Last Entry in the Ship's Log]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/p-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/p-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/p-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/p-300x300.jpg 300w" /><p>P. è il progetto solista di Piermaria Chapus, uno dei due fondatori e voci dei MiceCars, e Last Entry in the Ship&#8217;s Log è il suo primo EP in uscita il 19 Marzo per MiaCameretta Records. Accogliere la sua delicata carezza è la cosa più giusta che tu possa fare oggi. Ci siamo fatti raccontare&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2018/03/16/last-entry-in-the-ship-s-log-p/">Last Entry in the Ship&#8217;s Log è il primo Ep di P.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/p-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/p-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/p-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/p-300x300.jpg 300w" /><p><a href="https://www.facebook.com/Pmusicpage/" target="_blank" rel="noopener">P.</a> è il progetto solista di Piermaria Chapus, uno dei due fondatori e voci dei <strong>MiceCars</strong>, e Last Entry in the Ship&#8217;s Log è il suo primo EP in uscita il 19 Marzo per MiaCameretta Records.</p>
<p>Accogliere la sua delicata carezza è la cosa più giusta che tu possa fare oggi.</p>
<p>Ci siamo fatti raccontare dallo stesso Piermaria i tre brani che compongono l&#8217;EP che intanto ti ascolti in anteprima qui sotto.</p>
<p><iframe src="https://w.soundcloud.com/player/?url=https%3A//api.soundcloud.com/playlists/461593929%3Fsecret_token%3Ds-1x8HS&amp;color=%23ff5500&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;show_teaser=true&amp;visual=true" width="100%" height="300" frameborder="no" scrolling="no"></iframe></p>
<p><strong>Crevasse</strong><br />
Crevasse è un brano che prende ispirazione principalmente dalla mia grande passione per l&#8217;alpinismo d&#8217;alta quota. Vorrei citare due elementi che hanno contribuito a crearne l&#8217;immaginario: la scomparsa di George Mallory e Andrew Irvine sulla parete Nord, versante tibetano, dell&#8217; Everest nel 1924, e le mie esperienze sia nelle Alpi che in Himalaya.<br />
C&#8217;è inoltre un elemento che mi ha fatto pensare al senso del “sublime”. Quando ad esempio mi sono trovato ai piedi del massiccio dell’Annapurna in Nepal, ho provato una sensazione di assoluta incommensurabilità di fronte allo spettacolo che avevo davanti agli occhi.<br />
È stata un&#8217;esperienza totalizzante che mi ha portato a prendere coscienza dei limiti della mia razionalità.</p>
<p><strong>Cenotaph</strong><br />
Cenotaph, in un&#8217;ideale continuazione del discorso estetico portato avanti da Crevasse, nasce da un insieme di elementi che hanno a che fare con il senso dell&#8217;essere infinitamente piccoli o insignificanti difronte all&#8217;incommensurabilità del cosmo, dell&#8217;universo, dello spazio o anche di luoghi “inarrivabili” il cui solo nome, in modo quasi <em>lovecraftiano</em> se mi è concessa licenza, porta con sé una carica misteriosa ed<br />
inquietante. C&#8217;è, a mio modo di vedere le cose, un senso di compiutezza nel prendere coscienza della possibilità di essere “perduti” all&#8217;interno di un sistema che per quanto possa essere misurabile, e per l&#8217;eventuale conforto che ne possiamo trarre, non arriveremo mai a comprendere interamente. Vorrei aggiungere che chiunque abbia giocato a “Elite Dangerous” non può non aver provato una simile sensazione!</p>
<p><strong>Someone Else&#8217;s Life</strong><br />
Someone Else&#8217;s Life è un brano che ho scritto di getto un pomeriggio a casa del mio amico Alan, sulla sua chitarra. Credo si tratti di una canzone piacevole che affronta, da una prospettiva esterna, quegli stati d&#8217;animo nei quali possiamo imbatterci nei nostri momenti più fragili e che talvolta affrontiamo sognando la possibilità, come dice Franco Battiato, di un&#8217;altra vita.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2018/03/16/last-entry-in-the-ship-s-log-p/">Last Entry in the Ship&#8217;s Log è il primo Ep di P.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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		<title>Oggi esce Radio Mantra dei Black Beat Movement. Ascoltalo e leggi il track by track</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/03/16/black-beat-movement-radio-mantra/</link>
		<pubDate>Fri, 16 Mar 2018 10:25:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[BLACK BEAT MOVEMENT]]></category>
		<category><![CDATA[BLACK BEAT MOVEMENT Radio Mantra]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/radio-mantra-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/radio-mantra-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/radio-mantra-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/radio-mantra-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/radio-mantra-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/radio-mantra-770x770.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/radio-mantra.jpg 960w" /><p>Radio Mantra è il nuovo album del collettivo neo &#8211; soul, hip hop e funk milanese Black Beat Movement. Dentro ci sono un bel po&#8217; di collaborazioni che ci fanno girare la testa: Ghemon, Roy Paci o i TECHNOIR che contribuiscono a rendere l&#8217;album un prodotto maturo e dagli spunti molto interessanti. Puoi scoprirne di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2018/03/16/black-beat-movement-radio-mantra/">Oggi esce Radio Mantra dei Black Beat Movement. Ascoltalo e leggi il track by track</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/radio-mantra-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/radio-mantra-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/radio-mantra-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/radio-mantra-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/radio-mantra-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/radio-mantra-770x770.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/radio-mantra.jpg 960w" /><p>Radio Mantra è il nuovo album del collettivo neo &#8211; soul, hip hop e funk milanese <a href="https://www.facebook.com/blackbeatmovement/" target="_blank" rel="noopener">Black Beat Movement</a>.<br />
Dentro ci sono un bel po&#8217; di collaborazioni che ci fanno girare la testa: <strong>Ghemon</strong>, Roy Paci o i <strong>TECHNOIR</strong> che contribuiscono a rendere l&#8217;album un prodotto maturo e dagli spunti molto interessanti.</p>
<p>Puoi scoprirne di più anzitutto ascoltandolo al link qui sotto e poi leggendo il racconto traccia per traccia.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/69Zo6qcEmWntOLO6SxR5PC" width="300" height="380" frameborder="0"></iframe></p>
<p><strong>RED ROCKS</strong><br />
Primo singolo estratto da Radio Mantra. Un brano dedicato ai sognatori, ai<br />
visionari, agli artisti che credono in quello che fanno e cercano di rimanere<br />
fedeli ai loro desideri anche quando sembrano inarrivabili, senza mollare mai<br />
la presa; un brano per chi si lascia guidare dall&#8217;immaginazione, affidandosi<br />
alla curiosità, spingendosi verso mondi sconosciuti.</p>
<p><strong>LAGOON feat. ROY PACI</strong><br />
&#8216;When I&#8217;m fallin&#8217; apart, I write my blues&#8217;<br />
Quando sono a pezzi, scrivo il mio blues.</p>
<p><strong>THE ANTI.</strong><br />
Ti è mai capitato di sentirti in un limbo per molto tempo? Galleggiare in<br />
mezzo al mare senza intravedere un punto d&#8217;approdo?<br />
Rimandare a domani le cose che ti fanno stare male oggi? Cercare di<br />
abbattere un muro che diventa sempre più alto e spesso?<br />
Ti sei mai perso in un deserto?<br />
Se conosci la via del ritorno o possiedi un antidoto, cercami.<br />
Se stai ancora vagando, può darsi che ci incontreremo.</p>
<p><strong>WOMAN feat. TECHNOIR</strong><br />
Un dialogo tra due donne che si scambiano pensieri sull&#8217;universo femminile,<br />
consapevoli che ci sarebbero ancora moltissime cose da dire. Donne forti,<br />
giovani guerriere, piccole amazzoni che entrano in connessione grazie alla<br />
loro energia.</p>
<p><strong>BLAZIN&#8217;</strong><br />
La musica per chi la fa è una grande sfida. Ti fa toccare il cielo con un dito e<br />
poi ti scaraventa a terra quando meno te lo aspetti ma quando ti prende è<br />
impossibile farne a meno.</p>
<p><strong>W•O•R•L•D feat. KG MAN</strong><br />
Il mondo, le sue contraddizioni e la difficoltà di vedersi in esso ci spinge<br />
spesso a porci domande a cui non troviamo risposte.<br />
Cerchiamo un filo comune per vivere insieme.<br />
Suoni nu soul si uniscono al mondo dancehall grazie alla collaborazione con<br />
KG Man.</p>
<p><strong>NU WORLD</strong><br />
Un sogno, un miraggio del mondo come lo vorremmo.</p>
<p><strong>COME AROUND</strong><br />
Ritmiche trap soul e voci extrabeat che diventano gospel sono gli ingredienti<br />
principali di questo brano.<br />
Ogni giorno è un nuovo giorno. Ti svegli e cerchi di scrivere una pagina<br />
migliore di quella precedente anche se ci sono delle costanti nel tuo<br />
quotidiano che vorresti cambiare ma ancora non hai trovato delle alternative<br />
valide per farlo.</p>
<p><strong>EDERA feat. GHEMON</strong><br />
E&#8217; la nostra prima canzone in italiano.<br />
Edera è una storia d&#8217;amore complessa, totalizzante, infestante e passionale.<br />
Linfa e labirinto.</p>
<p><strong>2U</strong><br />
L’intimità è un tesoro da conservare, è il terreno fertile per l’amore.</p>
<p><strong>IN A DAZE</strong><br />
I sentimenti ti stordiscono, arrivano e ti cambiano la vita.<br />
Questo brano è lo specchio di una relazione a cui è difficile dare una forma<br />
che funzioni, dove ci si continua a porre domande e a darsi delle risposte che<br />
creano un costante disequilibrio.</p>
<p><strong>ON THE ICE</strong><br />
&#8216;Prima di diagnosticarti depressione o bassa autostima, assicurati di non<br />
essere circondato da stronzi&#8217;</p>
<p><strong>MY PEOPLE</strong><br />
Un brano in acustico sulla nostra gente, per la nostra gente, su quello che<br />
sente e come lo sente.<br />
Be Crew in Life.</p>
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		<title>I Mamuthones raccontano Fear On The Corner brano per brano</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/03/14/mamuthones-fear-on-the-corner-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Wed, 14 Mar 2018 11:44:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Livio Ghilardi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[fear on the corner]]></category>
		<category><![CDATA[mamuthones]]></category>
		<category><![CDATA[rocket recordings]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/28795062_10157205006171982_8146077775296170473_n-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/28795062_10157205006171982_8146077775296170473_n-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/28795062_10157205006171982_8146077775296170473_n-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/03/28795062_10157205006171982_8146077775296170473_n-300x300.jpg 300w" /><p>I Mamuthones sono un vanto per la musica italiana. Ispirato nel nome a una maschera tipica del carnevale sardo di Mamoiada, il progetto di Alessio Gastaldello (fondatore ed ex-batterista dei Jennifer Gentle) è una delle gemme più preziose della psichedelia nostrana, capace di spaziare tra diversi generi e di creare patchwork sonori unici e dalla&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2018/03/14/mamuthones-fear-on-the-corner-disco-raccontato/">I Mamuthones raccontano Fear On The Corner brano per brano</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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Un disco bellissimo che già nel titolo cita come riferimenti &#8211; attitudinali più che musicali &#8211; <em>Fear Of Music</em> dei Talking Heads e <em>On The Corner</em> di Miles Davis. Abbiamo chiesto quindi ad Alessio di raccontarcelo brano per brano.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/71NWqyYpECZyU0eiQHKHNC%3Fsi%3Dvp5LUGm-SVKmdcwCJWuMow" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true" allow="encrypted-media"></iframe></p>
<p><strong>CARS</strong><br />
Frenesia urbana, ritmi rotti, una marimba che ci porta in un posto esotico. Ma finiremo tutti chiusi in un&#8217;auto. E questa potrebbe non essere la prospettiva peggiore.</p>
<p><strong>SHOW ME</strong><br />
Di motorik non ce n&#8217;è mai abbastanza. Mostrami come si fa.</p>
<p><strong>FEAR ON THE CORNER</strong><br />
La paura dell&#8217;uomo nero. Nel 2018. L&#8217;avresti mai detto? Sopra un ritmo afrobeat.</p>
<p><strong>THE WRONG SIDE</strong><br />
La vita come un party sbagliato, con la musica sbagliata, i drink sbagliati. Non ci capiamo ma possiamo sempre ballare sotto il sole. I cori e l&#8217;assolo di chitarra più belli. E un ritmo che non abbiamo ancora capito.</p>
<p><strong>ALONE</strong><br />
Voleva essere un pezzo italo-dance ma alla fine ci porta in Oriente. E ci lascia soli.</p>
<p><strong>SIMONE CHOULE</strong><br />
Un omaggio a un grande film. E alla paranoia. Con un pianoforte impazzito.</p>
<p><strong>HERE WE ARE</strong><br />
E alla fine siamo qui, muro contro muro, faccia a faccia. Ma c&#8217;è ancora un ritmo da ballare. È una rumba.</p>
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		<title>Gigante racconta Himalaya con parole e film</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/02/27/gigante-himalaya-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Tue, 27 Feb 2018 08:57:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Livio Ghilardi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[gigante]]></category>
		<category><![CDATA[himalaya]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/gigante-himalaya-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/gigante-himalaya-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/gigante-himalaya-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/gigante-himalaya-300x300.jpg 300w" /><p>Finalmente è uscito Himalaya, l&#8217;album d&#8217;esordio di Gigante. Vi avevamo parlato del nuovo progetto del bassista dei Moustache Prawn per presentarvi il suo primo singolo, Guerra. Avevamo scommesso su di lui come uno dei nuovi artisti italiani su cui puntare nel 2018&#8230; e per fortuna Himalaya ha confermato le nostre aspettative. Gigante suona un mix di folk&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2018/02/27/gigante-himalaya-disco-raccontato/">Gigante racconta Himalaya con parole e film</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/gigante-himalaya-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/gigante-himalaya-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/gigante-himalaya-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/gigante-himalaya-300x300.jpg 300w" /><p>Finalmente è uscito <strong><em>Himalaya</em></strong>, l&#8217;album d&#8217;esordio di <strong>Gigante</strong>. Vi avevamo parlato del nuovo progetto del bassista dei <a href="http://www.dlso.it/site/2016/11/28/moustache-prawn-giappone-gif/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Moustache Prawn</a> per presentarvi il suo primo singolo, <a href="http://www.dlso.it/site/2017/10/19/gigante-guerra/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Guerra</em></a>. Avevamo scommesso su di lui come uno dei nuovi artisti italiani su cui puntare nel 2018&#8230; e per fortuna <em>Himalaya</em> ha confermato le nostre aspettative.<br />
Gigante suona un mix di folk e new wave, con sfumature di post punk ed elettronica e atmosfere malinconiche, quasi post-apocalittiche. Al centro del sound poi c&#8217;è l&#8217;ukulele, usato finalmente in modo intelligente (no <em>jingle</em> pubblicitari, please).<br />
Iosonoucane e Beirut forse sono più che semplici riferimenti, ma c&#8217;è comunque un&#8217;identità forte per una personalità in via di definizione. Se questo è l&#8217;inizio, c&#8217;è da aspettarsi un percorso luminoso.</p>
<p>Approfittando dell&#8217;uscita di <em>Himalaya</em>, abbiamo chiesto a <strong>Gigante</strong> di raccontarci l&#8217;album traccia per traccia, abbinandoci un film consigliato.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/2PWgnnOto0sNGK0iX7ez2t%3Fsi%3DrtHK4ywxQ4WNFlSzrKid-Q" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true" allow="encrypted-media"></iframe></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2018/02/27/gigante-himalaya-disco-raccontato/">Gigante racconta Himalaya con parole e film</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>HÅN ti racconta per immagini The Children EP</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/02/12/han-the-children-ep-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2018 15:48:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[han]]></category>
		<category><![CDATA[han the children ep]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/unnamed-1-1024x683.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/unnamed-1.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/unnamed-1-768x512.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/unnamed-1-770x514.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/unnamed-1-20x14.jpg 20w" /><p>The Children EP di HÅN è uscito lo scorso novembre ed oltre a 4 tracce inedite contiene anche 4 remix realizzati da Klune, DayKoda, Kharfi /Greg Haway e A Safe Shelter. Noi crediamo che sia arrivato il momento di recuperarlo e di scoprire qualcosa in più sui quattro brani inediti. Così abbiamo chiesto a questa giovane&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2018/02/12/han-the-children-ep-disco-raccontato/">HÅN ti racconta per immagini The Children EP</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/unnamed-1-1024x683.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/unnamed-1.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/unnamed-1-768x512.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/unnamed-1-770x514.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/unnamed-1-20x14.jpg 20w" /><p>The Children EP di <a href="https://www.facebook.com/songsbyhan/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">HÅN</a> è uscito lo scorso novembre ed oltre a 4 tracce inedite contiene anche 4 remix realizzati da Klune, DayKoda, Kharfi /Greg Haway e A Safe Shelter.<br />
Noi crediamo che sia arrivato il momento di recuperarlo e di scoprire qualcosa in più sui quattro brani inediti.</p>
<p>Così abbiamo chiesto a questa giovane artista italiana di raccontarci il suo EP traccia per traccia, immagine per immagine.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/5nMyHj0ZS3BbWOFoNfpO9i" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true"></iframe></p>
<p><strong>Intro</strong><br />
La prima traccia dell&#8217;EP è un intro suddiviso in 3 fasi: parte con cori e batterie in crescendo, si ferma di colpo lasciando spazio alla voce e infine evolve in una strumentale piuttosto carica, dove ripeto &#8220;<em>I&#8217;m tired of talking, nights keep changing my days</em>&#8220;. Per questo ho scelto &#8220;Le tre età della donna&#8221; di Klimt.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-102347" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/01.jpg" alt="" width="1024" height="990" srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/01.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/01-768x743.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/01-770x744.jpg 770w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><strong>The Children</strong><br />
The Children parla di crescita e cambiamento, di come sia necessario lasciare il proprio nido. Arriva un momento in cui ti accorgi che sei effettivamente &#8220;cresciuto&#8221; e ciò che puoi fare è sfruttare al meglio questo cambiamento. Però sono una persona molto nostalgica e quindi a volte mi rattrista questa cosa del crescere, del &#8220;lasciare&#8221;.<br />
The Children è entrambi questi sentimenti.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-102348" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/02.jpg" alt="" width="800" height="300" srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/02.jpg 800w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/02-768x288.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/02-770x289.jpg 770w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p><strong>1986</strong><br />
1986 è riassunta in &#8220;<em>Why are you still there if there&#8217;s no one to please you?</em>&#8220;. Alcuni legami sono molto forti e si fatica a distaccarsi anche quando sono evidenti delle insoddisfazioni, che è naturale che ci siano. La frase è provocatoria ed è rivolta sia a me stessa che all&#8217;interlocutore. Questa è una foto da una performance di Marina Abramović con il suo amante Ulay, è stata una relazione molto intensa durata 12 anni. Penso possa descrivere perfettamente l&#8217;intenzione del pezzo.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-102349" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/03.jpg" alt="" width="850" height="567" srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/03.jpg 850w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/03-768x512.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/03-770x514.jpg 770w" sizes="(max-width: 850px) 100vw, 850px" /></p>
<p><strong>Hands</strong><br />
Hands è una canzone d&#8217;amore che parla del rapporto parole/azioni. Il suono usato da rim l&#8217;ho registrato tempo fa in camera mia con delle penne e in produzione l&#8217;abbiamo lasciato così. Invece Michele, il ragazzo che mi accompagna nei live, ha aggiunto una chitarra che rende benissimo l&#8217;effetto &#8220;sospeso&#8221; del pezzo.</p>
<p><img class="size-full wp-image-102350 alignleft" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/04.jpg" alt="" width="610" height="449" /></p>
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		<title>Osc2x ti racconta Sell Everything traccia per traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/02/06/osc2x-sell-everything/</link>
		<pubDate>Tue, 06 Feb 2018 12:21:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[osc2x]]></category>
		<category><![CDATA[osc2x sell everything]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/OSC2X_foto_24-1024x683.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/OSC2X_foto_24-1024x683.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/OSC2X_foto_24-768x512.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/OSC2X_foto_24-770x513.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/OSC2X_foto_24-20x14.jpg 20w" /><p>Nuovi mondi, ma soprattutto nuove esperienze. Osc2x è controverso: massima libertà espressiva e perfezionismo, musica pop ed elettronica, dreadlocks e occhi azzurri, matite nell’orecchio, cultura punk, basso, batteria, chitarra, sintetizzatori, ma solo due persone per un unico grande spettacolo. A capodanno è uscito Sell Everything il nuovo capitolo discografico (CollettivoHMCF) che partirà dal passato prossimo&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/OSC2X_foto_24-1024x683.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/OSC2X_foto_24-1024x683.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/OSC2X_foto_24-768x512.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/OSC2X_foto_24-770x513.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/OSC2X_foto_24-20x14.jpg 20w" /><p>Nuovi mondi, ma soprattutto nuove esperienze.<br />
<a href="https://www.facebook.com/Osc2x/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Osc2x</a> è controverso: massima libertà espressiva e perfezionismo, musica pop ed elettronica, dreadlocks e occhi azzurri, matite nell’orecchio, cultura punk, basso, batteria, chitarra, sintetizzatori, ma solo due persone per un unico grande spettacolo.<br />
A capodanno è uscito Sell Everything il nuovo capitolo discografico (<strong>CollettivoHMCF</strong>) che partirà dal passato prossimo del gruppo per far capire quello che sarà il futuro, ovviamente vendendo, ma soprattutto svendendo tutto, anche noi stessi.</p>
<p>Ascoltalo qui sotto e poi ti leggi il racconto traccia per traccia.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/3Ue79ubX1w4mPQ66TLN2gO" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true"></iframe></p>
<p><strong>Chico Chico</strong><br />
Si tratta di un dialogo tra una ragazza e un ragazzo in un club. &#8220;<em>Hello chico chico, I&#8217;m a girl you&#8217;re a boy we just want to dance</em>&#8220;. La canzone è incentrata sull&#8217;impulso sessuale che tutti e due i personaggi hanno ma che la donna esprime con una classe molto superiore a quella maschile. &#8220;<em>Take me to Puertorico</em>&#8221; è una metafora che usa la ragazza per dire portami a letto.</p>
<p><strong>The lightning</strong><br />
The lightning è il fulmine che ci colpisce quando ci innamoriamo ma è anche la tempesta che si affronta nei momenti difficili. &#8220;<em>I was walking through hell</em>&#8221; ovvero camminare su una strada tortuosa, senza ottenere le risposte che si vogliono sentire ma ottenendo solamente il freddo dato della realtà. Ma poi quando le cose sembrano essere destinate a non cambiare mai, d&#8217;improvviso arriva il lampo divino.</p>
<p><strong>I could never leave you</strong><br />
La canzone inizia con una voce angelica che dice &#8220;<em>non ti lascerò mai</em>&#8221; ma subito dopo arriva una voce mostruosa che dice &#8220;<em>ti lascerò e finalmente spenderò un sacco di soldi, mi divertirò senza freni fino a finire nei guai, leccherò un sacco di miele e in tutto questo mi mancherai terribilmente</em>&#8220;. È praticamente il contrasto tra la finzione che quotidianamente una coppia inscena e la bassezza delle tentazioni che mangiano il cervello come tarli.</p>
<p><strong>Peniko</strong><br />
È stata la prima canzone partorita sul pianoforte che comprai con tanti sacrifici un paio di anni fa. Decisi di comprare quel piano perché volevo studiare studiare armonia e alcuni amici mi spiegarono che lo strumento migliore per inoltrarsi in questa avventura era il pianoforte. Per tanti anni sono stato riluttante allo studio perché credevo che studiare musica fosse per gente con poca inventiva. Fu anche grazie a Peniko che capii che questa era un&#8217;idea completamente sbagliata. Studiare è come imparare una nuova lingua e tutto sta poi nel come la si usa. La canzone parla di quello stato d&#8217;animo di panico a cui sono avvezzo e le ragioni che stanno alla sua origine &#8220;<em>my mother never tought me how to manage my peniko, my father never tought me how to manage my self control</em>&#8221;</p>
<p><strong>Life companion</strong><br />
Purtroppo la scena musicale bolognese è stata privata di un sacco di artisti che sono emigrati in paesi dove il merito viene visto e premiato meglio. Per questo la canzone inizia con &#8220;<em>I wanna go but I don&#8217;t know where</em>&#8220;, è sempre stato un sogno l&#8217;idea di andare all&#8217;estero. &#8220;<em>All it takes is a whole lot of courage and self control, if I regret my decision just wake me up</em>&#8221; è il verso dedicato all&#8217;importanza dell&#8217;amicizia, per cui uno dei compiti dell&#8217;amico è quello di svegliare l&#8217;altro quando si sta viaggiando troppo con la mente.</p>
<p><strong>What kind of life is this</strong><br />
Il brano è stato prodotto da <strong>Marco Caldera</strong> e il suo background punkettone si sente tutto. È il pezzo più aggressivo del disco e il testo è dedicato a tutti &#8220;gli adulti&#8221; della mia vita come i genitori. Che razza di vita è questa in cui nessuno crede più in valori per me importanti? Che tempi sono questi in cui tutti costruiscono strani labirinti giganti tra me e i miei obiettivi?<br />
Preferisco crogiolarmi nei miei sogni piuttosto che adeguarmi alla vita degli adulti che si aspettano che io &#8220;cresca&#8221;. <em>I&#8217;m reaching for the dream that they don&#8217;t dare to dream, I float in fantasies</em>.</p>
<p><strong>Peniko rmx</strong><br />
Ed eccoci all&#8217;ultima traccia. Una volta usciti dallo studio sentii che non ero completamente soddisfatto del risultato. Mi succede tutte le volte che esco da uno studio che non sia il mio. Questo perché sentire i propri pezzi cambiati è sempre un&#8217;esperienza straniante, prima erano nel tuo grembo e ora sono tra le braccia dell&#8217;ostetricia. In seguito a questo shock c&#8217;è stato un periodo di incertezza e smarrimento in cui ho cercato di trovare nuovi arrangiamenti ai pezzi perché credevo che ci fosse ancora un potenziale inespresso.  La verità è che i pezzi andavano benissimo e che non si può pretendere di controllare tutto della propria vita. Avevo scelto <strong>Andrea Suriani</strong> alla produzione perché avevo capito istintivamente che avrebbe colto l&#8217;essenza del lavoro. TUTTAVIA in quel periodo di peniko scrissi una versione alternativa di peniko che infine decidemmo di tenere nel disco.</p>
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		<title>Scopri Neon Desert di Rhò brano dopo brano</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/02/06/rho-neon-desert-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Tue, 06 Feb 2018 09:05:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Livio Ghilardi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[neon desert]]></category>
		<category><![CDATA[rhò]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="667" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/Rhò-B-Orizzontale-©-Sara-DUva-1024x667.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/Rhò-B-Orizzontale-©-Sara-DUva-1024x667.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/Rhò-B-Orizzontale-©-Sara-DUva-768x501.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/Rhò-B-Orizzontale-©-Sara-DUva-e1517877045668-770x502.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/Rhò-B-Orizzontale-©-Sara-DUva-e1517877045668-20x14.jpg 20w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/Rhò-B-Orizzontale-©-Sara-DUva-e1517877045668.jpg 1200w" /><p>Neon Desert è il nuovo disco di Rhò ed è un&#8217;opera piena di contrasti e di voglia di osare. A più di tre anni dall&#8217;ultimo EP Nebula, Rocco Centrella espone nell&#8217;album il risultato artistico di tutto il lavoro svolto in questo lasso di tempo (e che passa anche dal mondo del cinema). Caldo e freddo, folk ed&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="667" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/Rhò-B-Orizzontale-©-Sara-DUva-1024x667.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/Rhò-B-Orizzontale-©-Sara-DUva-1024x667.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/Rhò-B-Orizzontale-©-Sara-DUva-768x501.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/Rhò-B-Orizzontale-©-Sara-DUva-e1517877045668-770x502.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/Rhò-B-Orizzontale-©-Sara-DUva-e1517877045668-20x14.jpg 20w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/Rhò-B-Orizzontale-©-Sara-DUva-e1517877045668.jpg 1200w" /><p><strong><em>Neon Desert</em></strong> è il nuovo disco di <strong>Rhò</strong> ed è un&#8217;opera piena di contrasti e di voglia di osare.<br />
A più di tre anni dall&#8217;ultimo EP <a href="http://www.dlso.it/site/2014/10/28/rho-nebula-disco-raccontato/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Nebula</em></a>, Rocco Centrella espone nell&#8217;album il risultato artistico di tutto il lavoro svolto in questo lasso di tempo (e che passa anche dal mondo del cinema).<br />
Caldo e freddo, folk ed elettronica, pomposità e minimalismo: paradossi ed opposti si uniscono in un percorso originale, stimolante e avvolgente. Rhò si mette alla prova&#8230; e la supera.</p>
<p>Lasciamo quindi che sia proprio Rhò a svelarci storie, significati e retroscena di tutti i brani di <em>Neon Desert</em>, il cui release-party ufficiale è previsto alla terza edizione di <a href="http://www.dlso.it/site/2016/04/08/manifesto-fest-roma-monk/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Manifesto</a> al Monk di Roma (23-24 marzo).</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/0CKSTF5SOeIOR0Pvi7iAbs%3Fsi%3DbbzdvGTZSNyg8PHE-E6spw" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true"></iframe></p>
<p><strong>Black Horse</strong><br />
<em>Black Horse</em> è il racconto di un&#8217;immagine molto vicina a un film di <strong>Shyamalan</strong>.<br />
Una figura misteriosa giunge in un villaggio, attraversando la nebbia nel mezzo della notte.<br />
Il suo arrivo segna l&#8217;inizio di un rito, che coinvolge tutto il villaggio, fino al sorgere del sole. Nella stessa maniera <em>Black Horse</em> apre il disco, si fa largo nella foschia con un’impronta r&amp;b e su un tappeto di flauti.</p>
<p><strong>Cross</strong><br />
<em>Cross</em> è la canzone più elaborata del disco, quella che mette insieme tutti gli elementi presenti in ogni singolo brano. È un brano viscerale, tribale, con incursioni di flauti e synth distorti. Nello scrivere questa canzone abbiamo tenuto in mente dei suoni che hanno fatto la storia del rock progressivo. Un ponte tra i Genesis e <a href="http://www.dlso.it/site/2015/07/07/sottofondo-son-lux-bones/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Son Lux</a>.</p>
<p><strong>J41D</strong><br />
<em>J41D</em> è l&#8217;acronimo &#8220;bimbomichizzato&#8221; di <em>Just For One Day</em> ed è una canzone che parte da un assunto molto chiaro: in una fase della nostra contemporaneità, condizionata da profili social che parlano più delle persone stesse, l&#8217;interrogativo del “giorno da leone o 100 da pecora” sembra avere una risposta abbastanza chiara. Tutti farebbero di tutto per un giorno solo di notorietà.<br />
La questione dei trend e la curva della moda hanno sempre stimolato la mia curiosità. Questa canzone è il mio punto di vista su un fenomeno che ho imparato ad osservare quasi come se fossi un seguace di Simmel (dovevo mettere un riferimento alto da qualche parte in questo disco raccontato, altrimenti cosa mi sono laureato a fare).</p>
<p><strong>Lies</strong><br />
<em>Lies</em> l&#8217;ho scritta durante le mobilitazioni in tema di diritti per la comunità LGBQT. L’occasione era importante per tanti motivi: la questione della paternità/maternità, dell&#8217;assistenza tra coppie dello stesso sesso, l&#8217;occasione per compiere uno di quei passi che fa crescere un&#8217;intera comunità. Nel 2016 si è giunti a un compromesso che è sì una conquista ma suona come una pacca sulla spalla da parte di amici che ti rispettano ma non si sporcherebbero le mani per fare il tuo lavoro. Mi sono chiesto se fosse il caso di gioire e in questa canzone ho voluto interpretare il coro dei tanti che non hanno raggiunto la soddisfazione augurata. Il ritornello è un coro a bocche chiuse, pronte a dichiarare una menzogna.</p>
<p><strong>Hold On</strong><br />
<em>Hold On</em> è la canzone che ho scritto per la colonna sonora del film di <strong>Fabio Mollo</strong>, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=0Gq3Wl36BNs" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Il padre d&#8217;Italia</em></a>, con <strong>Luca Marinelli</strong> e <strong>Isabella Ragonese</strong>.<br />
In questo film ho avuto il ruolo di consulente musicale ma Fabio ha voluto che ci fosse anche una mia composizione, per questo è stata pubblicata quasi un anno fa.<br />
<em>Hold on</em> racconta di un rapporto difficile, caratterizzato da una chiusura nei confronti degli altri e dalla difficoltà di capirsi. Un rapporto simile a quello che vive Mia (Isabella Ragonese) con sua madre e Paolo (Luca Marinelli) con Mario, il suo ex fidanzato. A volte basterebbe concedersi un po’ di tempo in più per pensare e fare meno errori con le persone che amiamo. Ma le emozioni, quando sono forti, amplificano ogni desiderio e, per questo, non riusciamo a vedere oltre noi stessi.</p>
<p><strong>Rooms</strong><br />
<em>Rooms</em> è una canzone fatta di campioni estratti da altri brani di <em>Neon Desert</em> con una linea vocale molto intensa.<br />
Amare qualcuno sapendo che il mondo ti è ostile equivale ad accettare una condanna a morte. La sessualità è motivo di libertà in molte circostanze, in altre invece è ancora motivo di preoccupazione.<br />
<em>Rooms</em> è una canzone romantica che nasconde una vena drammatica, protagonista assoluta nel finale.<br />
È una storia d&#8217;amore tra due persone che subiscono il giudizio popolare e la porta della stanza è come lo scudo di due guerrieri che sfidano i retaggi.</p>
<p><strong>So Long</strong><br />
Parigi 2015.<br />
Una modella cade durante la sfilata invernale di Gucci per poi svanire improvvisamente.<br />
La colonna sonora dell&#8217;evento era <em>Jump</em> di <a href="http://www.dlso.it/site/2017/07/06/2pac-madonna-lettera/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Madonna</a> remixato dai <a href="http://www.dlso.it/site/2016/07/13/darkstar-made-to-measure/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Darkstar</a>.<br />
Della modella non si è più saputo nulla – anche se qualcuno sostiene che sia stata rapita da un gruppo mormoni – per poi ricomparire in un video dei <a href="http://www.dlso.it/site/2017/03/07/fleet-foxes-crack-up/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fleet Foxes</a> – questa cosa avvalora la storia del rapimento.<br />
Nonostante questa storia sia una menzogna, questa canzone è dedicata a lei, ovunque si trovi e ad Alessandro Michele.</p>
<p><strong>Whatever</strong><br />
<em>Whatever</em> è il racconto di un incubo, intimo e assordante.<br />
Poche note, una ritmica ossessiva alla <a href="http://www.dlso.it/site/2017/10/25/windowlicker-aphex-twin-pink-kittens/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Aphex Twin</a> e una melodia che si sviluppa dai colori scuri a quelli più limpidi, come a voler trovare una via di fuga. Ma la liberazione giunge alla fine, solo dopo aver attraversato un muro di arpeggiatori distorti e un coro di suore svedesi, registrate durante una passeggiata con Stefano Milella. Vai con le querele.</p>
<p><strong>Sideway</strong><br />
<em>Sideway</em> è la prima canzone scritta per questo disco e racconta l’inizio della collaborazione con Stefano Milella, un fantastico producer oltre che amico.<br />
La sua cifra si nota soprattutto per l’introduzione di groove diversi dal passato.<br />
<em>Sideway</em> mescola un incipit molto cupo &#8211; alla <a href="http://www.dlso.it/site/2017/10/16/fka-twigs-instagram-magazine-avantgarden/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">FKA Twigs</a>/<a href="http://www.dlso.it/site/2017/09/11/arca-async-ryuichi-sakamoto-remix/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Arca</a> &#8211; per poi esplodere in uno dei ritornelli più luminosi e caldi dell&#8217;intero disco.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2018/02/06/rho-neon-desert-disco-raccontato/">Scopri Neon Desert di Rhò brano dopo brano</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>HeedLess ti racconta Daemon EP</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/02/05/heedless-daemon-ep/</link>
		<pubDate>Mon, 05 Feb 2018 08:57:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[heedless]]></category>
		<category><![CDATA[heedless daemon ep]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="768" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/IMG_4175-1024x768.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/IMG_4175-1024x768.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/IMG_4175-768x576.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/IMG_4175-770x578.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/02/IMG_4175-20x14.jpg 20w" /><p>Daemon è un EP molto importante per me. Oltre a essere il mio debutto è il risultato di un percorso che mi ha permesso di capire come posso lavorare al meglio. E’ stato un lavoro molto introspettivo; ogni giorno mentre lavoravo sulle tracce lavoravo anche su me stesso, riuscendo a darmi risposte nel progredire con&#8230;</p>
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Vivo in un paese che dista una quarantina di minuti in treno, e qualche fermata di bus, dal posto in cui lavoro.<br />
Nonostante sia molto stressante, la vita da pendolare ti permette di vivere, da spettatore, una miriade di situazioni molto diverse fra loro. Buona parte delle idee riposte all’interno dell’EP nascono proprio dopo aver osservato e ascoltato tutto quello che ho intorno nella mia quotidianità.</p>
<p>Durante la composizione di Daemon ho capito che avrei tratto il meglio dalle mie idee focalizzando tutte le attenzioni, non più sulla ricerca di determinati suoni e il buon gusto, ma bensì concentrandomi esclusivamente sulla narrazione di storie, concetti e persone che vivo quotidianamente.<br />
In quel periodo, appena uscito dal lavoro, non facevo altro che correre in camera mia nel tentativo di trasformare in musica tutto ciò che la mia testa aveva registrato durante il giorno.</p>
<p>Daemon è la rappresentazione dei demoni che ognuno di noi è costretto ad affrontare durante la quotidianità, o ancora peggio, durante l’intera vita.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/72PdQVIhuRLvDaQ87lkwOf" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true"></iframe></p>
<p><strong>Asclepius</strong><br />
Secondo la mitologia greca, in Asclepio scorreva il sangue di Medusa. Grazie a esso poteva curare qualsiasi malattia e far risorgere persino i morti. Le potenzialità del semidio erano talmente efficaci da minacciare la fede negli Dei.<br />
Donando l’immortalità aveva così annullato la sostanziale differenza tra gli Dei e i comuni mortali; Zeus oltraggiato dal suo comportamento lo fulminò senza indugi. In seguito alla sua morte, essendo il figlio di una scappatella di Apollo, quest’ultimo si vendicò uccidendo i Ciclopi di Zeus. Per placare la sua ira, il capo degli Dei, rese Asclepio immortale tramutandolo in una costellazione.</p>
<p>Ammiro molto coloro che grazie alle proprie potenzialità riescono ad annullare qualsiasi vantaggio e far partire tutti dallo stesso punto di partenza. Spesso ci si trova in situazioni dove bisogna confrontarsi con chi, per svariati motivi, è molto più avvantaggiato di noi. Questo chiaramente è un bene perché dovrebbe essere il momento in cui siamo obbligati a fare quel passo in più che ci fa migliorare e crescere, ma d’altra parte è bello vedere che ogni tanto arriva qualcuno che, con molta facilità, cambia le regole del gioco.</p>
<p><strong>Migraine</strong><br />
Migraine è una traccia piuttosto disconnessa, sembra composta da due brani diversi mescolati assieme. Soffro spesso di forti emicranie; soprattutto prima di andare a dormire, il mio cervello continua a correre senza sosta lasciandomi in uno stato di dormiveglia che non mi fa riposare. La mattina mi sveglio sempre a pezzi. Con questo brano ho provato a ricreare ciò che provo attraverso il suono. Il basso distorto di una 808 mette a tacere il caos creando spazi vuoti, il tutto seguito da un piano che lentamente tenta invano di calmare entrambe le parti.</p>
<p><strong>Gengar</strong><br />
Tra la fine degli anni ’90 e inizio 2000, tutti i bambini della mia generazione sono stati travolti dall’ondata Pokèmon. Il mio preferito in assoluto era Gengar; non c’è mai stata una partita a Pokèmon Blu senza averlo avuto nel mio team. A quei tempi (avevo più o meno 10 anni) aveva completamente sostituito l’immagine del fantasma nel mio immaginario. Cioè quando pensavo a un fantasma per me era viola e con i denti a punta. Da non trascurare inoltre, il fatto che era uno dei pochi Pokèmon a cui potevi insegnare “Iper Raggio” senza troppi problemi, in quel gioco era fortissimo. Scherzi a parte, ho composto questa traccia lo scorso Agosto dopo che si è seduto in treno, davanti a me, un bambino con la sua immagine stampata sulla maglietta.</p>
<p><strong>Oceanus</strong><br />
Un circolo ininterrotto in cui tutto ha origine.</p>
<p><strong>Toxic</strong><br />
Sono nato e cresciuto in una zona dove la nebbia è la protagonista indiscussa della stagione invernale. In paese ci si annoia molto e la fitta nebbia che lo circonda crea una sorta di muraglia che ci fa sentire ancora più isolati. La forte umidità che caratterizza queste zone contribuisce, insieme agli scarichi delle grandi fabbriche, alla creazione di una foschia semipermanente che per buona parte delle serate invernali, non ti fa vedere praticamente nulla.<br />
Avevi dei sogni? Un piano B? Tutto frantumato, te ne resti qua.</p>
<p><strong>Pegasus</strong><br />
Una volta terminate le sue avventure, Pegaso prende il volo per raggiungere la parte più alta del cielo, diventando così una nube di stelle che hanno formato la costellazione che poi prende il suo nome.<br />
Pegasus è la storia di un cavallo alato che vuole raggiungere il cielo per diventare costellazione. Per farlo è costretto ad affrontare una serie infinita di difficoltà che, anche una volta superate, non gli garantiscono comunque un posto tra le stelle. Non credo ci sia mai riuscito.</p>
<p>Daemon EP è uscito il 31 gennaio via Wile Out.<br />
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		<title>I&#8217;m Not a Blonde &#8211; Conversazione su disco</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/01/30/im-not-a-blonde-the-blonde-album/</link>
		<pubDate>Tue, 30 Jan 2018 10:23:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[I’m Not A Blonde]]></category>
		<category><![CDATA[the blonde album]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/27023650_927965540695119_8172640500936111919_o-1024x683.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/27023650_927965540695119_8172640500936111919_o-1024x683.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/27023650_927965540695119_8172640500936111919_o-768x512.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/27023650_927965540695119_8172640500936111919_o-770x513.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/27023650_927965540695119_8172640500936111919_o-20x14.jpg 20w" /><p>Lo scorso venerdì è uscito The Blonde Album delle I&#8217;m Not a Blonde, duo rosa di cui abbiamo avuto il piacere di parlarvi in occasione dell&#8217;uscita del singolo The Road. Qui sotto troverete un esperimento un po&#8217; particolare: non il solito disco raccontato, ma una conversazione tra Camilla e Chiara su ogni traccia del loro nuovo&#8230;</p>
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<p>Qui sotto troverete un esperimento un po&#8217; particolare: non il solito disco raccontato, ma una conversazione tra Camilla e Chiara su ogni traccia del loro nuovo album.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/track/0LMsDOmkN3NpxEbnZlQsiL" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true"></iframe></p>
<p><strong>Camilla</strong>: ti ricordi che <em>Rain in August</em> l&#8217;abbiamo scritto in campagna squattando il soggiorno di mia madre?<br />
<strong>Chiara</strong>: si è il primo pezzo che abbiamo scritto dopo gli EP. Avevamo ancora la Handsonic e abbiamo campionato i suoni sia per le batterie che per i suoni di synth bell<br />
<strong>Camilla</strong>: mi ricordo in particolare della ronza della mia chitarra in registrazione. L&#8217;impianto elettrico in casa era una merda, ma alla fine abbiamo tenuto queste registrazioni anche nella versione definitiva, quel suono punk ci piaceva troppo, non sono più riuscita a ritrovarlo<br />
<strong>Chiara</strong>: di quel pezzo ho scritto la melodia a bordo piscina una mattina che non c&#8217;era nessuno, io l&#8217;acqua e il cielo, tutto blu. In realtà volevo scrivere una cosa alla David Byrne&#8230; ma non credo di esserci riuscita.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/track/0EWe2ZBzYJdMOg84pybxfi" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true"></iframe></p>
<p><strong>Chiara</strong>: anche <em>The Road</em> l&#8217;abbiamo scritta in campagna sempre gli stessi giorni<br />
<strong>Camilla</strong>: sì quel giorno mi sono chiusa in camera da letto senza ampli perché ti rompevo le palle mentre registravi le voci e il pezzo è venuto cosi in cinque minuti, poi te l&#8217;ho fatto sentire e hai tirato fuori quella melodia<br />
<strong>Chiara</strong>: sì sì vero! questo pezzo l&#8217;abbiamo scritto in un pomeriggio<br />
Pinball ero a casa da sola e tu eri via per lavoro non ricordo dove, forse ad una fiera di design. Ho buttato giù il riff del synth iniziale. M&#8217;immaginavo un pezzo totalmente electro-punk, subito dopo ho scritto la melodia della strofa e come al solito a quel punto non sapevo come andare avanti. L&#8217;ho lasciato lì e ho aspettato che tornassi.<br />
<strong>Camilla</strong>: quando l&#8217;ho sentito ho pensato: e mo&#8217; che cazzo ci faccio con questo&#8230; Poi ho trovato un beat fuori di testa (preset delle ez drummer che ci stava di brutto)<br />
<strong>Chiara</strong>: la nostra solita tecnica dell'&#8221;a caso&#8221;<br />
<strong>Camilla</strong>: esatto e poi sono arrivate le chitarrine, non avrei mai pensato di scrivere dei riff cosi cheeky ehehe<br />
<strong>Chiara</strong>: questo pezzo me lo immagino sempre come colonna sonora a bordo piscina bevendo un mojito con la cannuccia&#8230; dovremmo girarci il video.<br />
<strong>Camilla</strong>: che diva di Hollywood.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/track/4yDTfRsNT7ejGioKqjc2rd" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true"></iframe></p>
<p><strong>Camilla</strong>: <em>A Reason</em> è stata lunga e laboriosa, cioè la prima stesura è stata veloce&#8230; riff chitarra e beat sono arrivati subito ma non riuscivamo a trovare la quadra del ritornello, hai buttato giù mille idee melodiche del ritornello, non ce la facevo più a sentirle.<br />
<strong>Chiara</strong>: sì come al solito le strofe arrivano subito al primo colpo, e mi ero fissata che volevo fare un ritornellone di quelli da cantare a squarciagola&#8230; ma dopo mille prove non ero mai contenta, tu non ne potevi più.<br />
<strong>Camilla</strong>: sì hai provato pure a farla in italiano e mi piaceva anche, improvvisamente era diventato un pezzo dei <strong>Prozac+</strong><br />
<strong>Chiara</strong>: sì l&#8217;abbiamo fatta sentire ad un po&#8217; di persone e sembravano essere tutti d&#8217;accordo, ma in qualche modo l&#8217;italiano non ci funzionava del tutto. Però è stato lo spunto giusto per decidere che era il momento di chiamare qualcuno&#8230; e così abbiamo chiamato proprio <strong>Gian Maria Accusani</strong><br />
<strong>Camilla</strong>: e pensa che a lui il pezzo che è piaciuto di più è <em>Daughter</em>. Infatti gli è venuta subito un&#8217;idea per il ritornello<br />
<strong>Chiara</strong>: ma non è A Reason il primo pezzo su cui ha lavorato?<br />
<strong>Camilla</strong>: sì però quando glieli abbiamo mandati tutti, quello che l&#8217;ha colpito più di tutti è stato <em>Daughter</em>, sarà stato il riffettino di chitarra? &#8230; che io volevo far assomigliare ad un riff di un pezzo dei Daughter, ma poi non c&#8217;entrava niente&#8230;</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/track/3uOmy3GSEfNmz0Ylru5Elh" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true"></iframe></p>
<p><strong>Chiara</strong>: si quando me l&#8217;hai mandato e cercato di spiegarmi qual era il tuo riferimento ho pensato che ti fossi fatta un film tutto tuo.<br />
<strong>Camilla</strong>: tra l&#8217;altro è tutto storto, dove essere in 7&#8230; e invece è venuto fuori un 6 + 8&#8230; o qualcosa del genere. Comunque ricordo che quando hai scritto il testo mi ha colpito molto, mi piacevano queste sensazioni d&#8217;infanzia<br />
<strong>Chiara</strong>: anche questo l&#8217;ho scritto anche in italiano :-) ma non era più Daughter così!<br />
<strong>Camilla</strong>: a proposito di pezzo che mi hanno colpito particolarmente, ricordo la bozza di <em>Five Days</em>, non si capiva la struttura</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/track/013So2i2eU8bdAf3pCUW5X" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true"></iframe></p>
<p><strong>Chiara</strong>: non c&#8217;e l&#8217;aveva infatti&#8230; come al solito<br />
<strong>Camilla</strong>: ma aveva già tutti gli ingredienti, è bastato metterla solo un po&#8217; in ordine<br />
<strong>Chiara</strong>: come al solito&#8230; l&#8217;idea per questo pezzo è venuta nel mio modo preferito: loop di voce, un tema dopo l&#8217;altro che si sovrappone, solo atmosfere senza inizio né fine, e poi tu gli hai dato un ordine<br />
<strong>Camilla</strong>: è stato anche l&#8217;unico pezzo dove mi hai concesso di fare un &#8220;solo&#8221; di chitarra<br />
<strong>Chiara</strong>: ahahaha, solo perché mi suonava country e completamente folle, non so come ti sia venuto in mente, tutto sconnesso<br />
<strong>Camilla</strong>: perché non so usare lo slide :-)<br />
<strong>Chiara</strong>: era fighissimo!</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/track/2dxy9GY4amAywsU7BSOWmb" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true"></iframe></p>
<p><strong>Camilla</strong>: <em>Not Today</em> non mi ricordo niente, ah no anche lì ho provato a fare un solo e ho dovuto lottare per mantenere quell&#8217;intro con quella chitarra distorta<br />
<strong>Chiara</strong>: ah si vero, ammetto che non mi piaceva inizialmente: ho dovuto coprirlo con un po&#8217; di coretti ma poi ad ogni ascolto mi entrava sempre di più e ora mi piace un sacco<br />
<strong>Camilla</strong>: sei una fighetta, per fortuna ci sono le chitarre punk del ritornello a rimetterti un po&#8217; a posto!<br />
<strong>Chiara</strong>: beh dai anche le voci del ritornello sono un po&#8217; punk&#8230; ti sono venuta dietro in quello<br />
<strong>Camilla</strong>: sull&#8217;uscita del primo ritornello l&#8217;effetto che gli ha messo Matilde (<strong>Davoli</strong>) gli ha dato una svolta. Come in Waterfall, gli ha dato un upgrade notevole<br />
<strong>Chiara</strong>: si inondando di riverbero! Durante il mix la frase che ho usato di più è stata: &#8220;un po&#8217; meno&#8221; ahahah<br />
<strong>Camilla</strong>: ahahaha si Mat adora i riverberi e con noi si è contenuta molto.<br />
<strong>Chiara</strong>: beh si rispetto al suo disco senza dubbio.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/track/1N4h1hvGISOIniKHVI4GL7" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true"></iframe></p>
<p><strong>Camilla</strong>: <em>Waterfall</em> è nata in salotto a casa dei tuoi in montagna, in cuffia perché loro erano lì e non volevo disturbarli.<br />
<strong>Chiara</strong>: il pezzo più strano del disco<br />
<strong>Camilla</strong>: ci abbiamo lavorato anche in costiera su questo, un pezzo itinerante, mentre eravamo in tour l&#8217;estate scorsa. Mi ricordo che il testo l&#8217;hai terminato che eravamo lì al mare<br />
<strong>Chiara</strong>: vero, è stato l&#8217;ultimo pezzo che abbiamo scritto giusto? Comunque l&#8217;ultimo su cui ho lavorato a livello di testo: ho citato un testo di John Grant.<br />
E<em> Walls Coming Down</em>?</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/track/0tVcgRMhig36BSTGUESLmk" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true"></iframe></p>
<p><strong>Camilla:</strong> eh mi sa che tocca a noi adesso<br />
<strong>Chiara</strong>: ah di già? beh dai è mezzanotte&#8230; andiamo a suonare!<br />
<strong>Camilla</strong>: yes andiamo!</p>
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		<title>Bestiario musicale di Lucio Corsi, un anno dopo</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/01/27/bestiario-musicale-lucio-corsi/</link>
		<pubDate>Sat, 27 Jan 2018 09:46:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Valentina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[Illustrations]]></category>
		<category><![CDATA[Lucio Corsi]]></category>
		<category><![CDATA[lucio corsi bestiario musicale]]></category>
		<category><![CDATA[lucio corsi bestiario musicale illustrazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dlso.it/site/?p=102042</guid>
		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/143043163-74028223-225d-489b-a42b-14f00f4c5d97-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/143043163-74028223-225d-489b-a42b-14f00f4c5d97-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/143043163-74028223-225d-489b-a42b-14f00f4c5d97-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/143043163-74028223-225d-489b-a42b-14f00f4c5d97-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/143043163-74028223-225d-489b-a42b-14f00f4c5d97.jpg 540w" /><p>Esattamente un anno fa usciva per Picicca Dischi un album bellissimo, una raccolta di otto storie che parlano un po&#8217; degli animali della Maremma e un po&#8217; di noi. Nel secondo album di Lucio Corsi, c&#8217;è una civetta che è più o meno la sirena del bosco, una volpe amica dei contadini, il famoso lupo&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/143043163-74028223-225d-489b-a42b-14f00f4c5d97-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/143043163-74028223-225d-489b-a42b-14f00f4c5d97-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/143043163-74028223-225d-489b-a42b-14f00f4c5d97-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/143043163-74028223-225d-489b-a42b-14f00f4c5d97-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/143043163-74028223-225d-489b-a42b-14f00f4c5d97.jpg 540w" /><p>Esattamente un anno fa usciva per <strong>Picicca Dischi</strong> un album bellissimo, una raccolta di otto storie che parlano un po&#8217; degli animali della Maremma e un po&#8217; di noi.</p>
<p>Nel secondo album di <strong>Lucio Corsi</strong>, c&#8217;è una civetta che è più o meno la sirena del bosco, una volpe amica dei contadini, il famoso lupo di &#8216;in bocca al lupo&#8217;, una lepre sulla luna e una lucertola che si brucia al sole.<br />
<em>Bestiario Musicale</em> è un disco che si sfoglia come un libro, racconto dopo racconto, con delle piccole pause per respirare tra una canzone e l&#8217;altra.</p>
<p>Per festeggiare il suo primo compleanno ho fatto dei collage ispirati ad ogni canzone. Sono canzoni notturne perché gli animali selvatici escono prevalentemente di notte, quindi lo sfondo è il nero di una sera d&#8217;estate.</p>
<p><a href="https://open.spotify.com/album/3lxO8pzvmLVMh9GGwu05Qf?si=QNomHRCwQm62jhx8_maC2g" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ascoltatevi tutto <em>Bestiario Musicale</em> di <strong>Lucio Corsi</strong>,</a><br />
il vostro animale guida si farà riconoscere.</p>
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		<title>I Dunk raccontano il loro esordio con le opere d&#8217;arte</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/01/16/dunk-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Tue, 16 Jan 2018 08:47:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Livio Ghilardi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[carmelo pipitone]]></category>
		<category><![CDATA[dunk]]></category>
		<category><![CDATA[ettore giuradei]]></category>
		<category><![CDATA[luca ferrari]]></category>
		<category><![CDATA[marco giuradei]]></category>
		<category><![CDATA[woodworm]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="684" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/Dunk-1024x684.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/Dunk-1024x684.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/Dunk-768x513.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/Dunk-e1516039293790-770x514.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/Dunk-e1516039293790-20x14.jpg 20w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/Dunk-e1516039293790.jpg 1200w" /><p>I Dunk sono un supergruppo formato dai fratelli Ettore e Marco Giuradei, Carmelo Pipitone dei Marta Sui Tubi e Luca Ferrari dei Verdena. Diciamocelo: raramente la semplice addizione di grandi artisti genera automaticamente  band altrettanto grandi. Per fortuna, però, i Dunk sono una graditissima eccezione, vuoi anche perché l&#8217;identità dei fratelli Giuradei è molto forte e&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2018/01/16/dunk-disco-raccontato/">I Dunk raccontano il loro esordio con le opere d&#8217;arte</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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Diciamocelo: raramente la semplice addizione di grandi artisti genera automaticamente  band altrettanto grandi. Per fortuna, però, i Dunk sono una graditissima eccezione, vuoi anche perché l&#8217;identità dei fratelli Giuradei è molto forte e Luca e Carmelo sono più che semplici turnisti. Il loro gustoso album d&#8217;esordio omonimo &#8211; uscito lo scorso venerdì 12 gennaio per <a href="http://www.woodworm-music.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Woodworm</a> &#8211; è un bel connubio di canzone, psichedelia, progressive senza manierismi ed energica sperimentazione.</p>
<p>Un po&#8217; come con <a href="http://www.dlso.it/site/2017/12/20/andrea-poggio-controluce/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Andrea Poggio</a>, abbiamo chiesto al gruppo di raccontarci il loro debutto traccia per traccia&#8230; mediante immagini di opere d&#8217;arte. Buon ascolto (e buona visione).</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/6voDzu9Onne21bNJOyZHEU" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true"></iframe></p>
<p><strong>Intro</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-101892" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/dunk1-e1516038008330.jpg" alt="" width="600" height="876" /></p>
<p><strong>Avevo Voglia</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-101893" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/dunk2-e1516038223336.jpg" alt="" width="600" height="600" /></p>
<p><strong>Mila</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-101894" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/dunk3-e1516038384919.jpg" alt="" width="600" height="500" /></p>
<p><strong>È Altro</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-101895" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/dunk4-e1516038433169.jpg" alt="" width="600" height="444" /></p>
<p><strong>Spino</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-101896" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/dunk5-e1516038521807.jpg" alt="" width="600" height="389" /></p>
<p><strong>Ballata 1</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-101897" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/dunk6-e1516038577542.jpg" alt="" width="600" height="441" /></p>
<p><strong>Amore un&#8217;altra</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-101898" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/dunk7-e1516038637556.jpg" alt="" width="600" height="805" /></p>
<p><strong>Stradina</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-101942" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/dunk8.jpg" alt="" width="340" height="270" /></p>
<p><strong>Ballata 2</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-101899" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/dunk9-e1516038962617.jpg" alt="" width="600" height="450" /></p>
<p><strong>Noi Non Siamo</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-101943" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/dunk10-e1516185432109.jpg" alt="" width="600" height="518" /></p>
<p><strong>Intermezzo</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-101900" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/dunk11-e1516039110106.jpg" alt="" width="600" height="353" /></p>
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		<title>I Pulsatilla ti presentano in anteprima Anemone</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2018/01/08/pulsatilla-anemone/</link>
		<pubDate>Mon, 08 Jan 2018 09:40:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[pulsatilla]]></category>
		<category><![CDATA[pulsatilla anemone]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/foto-2-1024x683.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/foto-2-1024x683.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/foto-2-768x512.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/foto-2-770x513.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2018/01/foto-2-20x14.jpg 20w" /><p>Anemone, il nuovo album dei Pulsatilla, uscirà ufficialmente il 10 gennaio per la label indipendente romagnola Floppy Dischi. I ragazzi, però, ce lo fanno ascoltare in anteprima qui sotto e, dopo lo streaming, raccontano il disco traccia per traccia. Schiaccia play se sei fan di Mac DeMarco e delle chitarrine. Madame, adieu (Aritmia) Amiamo molto&#8230;</p>
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I ragazzi, però, ce lo fanno ascoltare in anteprima qui sotto e, dopo lo streaming, raccontano il disco traccia per traccia.</p>
<p>Schiaccia play se sei fan di Mac DeMarco e delle chitarrine.</p>
<p><iframe src="https://w.soundcloud.com/player/?url=https%3A//api.soundcloud.com/playlists/374269058%3Fsecret_token%3Ds-8pNQt&amp;color=%23ff5500&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;show_teaser=true" width="100%" height="450" frameborder="no" scrolling="no"></iframe></p>
<p><strong>Madame, adieu (Aritmia)</strong><br />
Amiamo molto la musica francese anni 60-70 ed è stata a livello melodico di ispirazione per questo brano che parla di quando si rimane folgorati, travolti da uno sguardo e da<br />
un sorriso, di quando si idealizza una persona a tal punto da volerle bene senza un motivo, pur non conoscendola abbastanza, e con cui si vorrebbe inspiegabilmente<br />
approfondire un rapporto che nella realtà è alquanto impossibile o improbabile; impossibile perché il sentimento alla base non viene ricambiato né condiviso e infatti il testo è più un monologo che un dialogo.<br />
I fiordalisi, le ginestre, i biancospini e le acacie, riportati nel testo, hanno un significato simbolico nel linguaggio dei fiori. È un brano che sogna tentando di bussare a una porta della realtà che non si aprirà mai generando così un vuoto nell&#8217;animo.</p>
<p><strong>Bella di notte</strong><br />
È venuta fuori in maniera molto spontanea e poco studiata, per cui non ha un significato proprio preciso. E&#8217; un brano che trascina con sé un desiderio di ritrovamento, di riapertura, di ricondivisione e di confronto con un qualcosa o con un qualcuno che non conosciamo neanche noi onestamente. Il titolo non ha un collegamento con il testo ed è stato dato in quanto è un pezzo scritto verso la fine della primavera quando tendenzialmente i propri pensieri e la propria visuale tendono all&#8217;estate, stagione in cui cresce la pianta della Bella di notte e uno di noi la vede fiorire ogni anno nel giardino di casa sua.</p>
<p><strong>Campi di viole</strong><br />
E&#8217; una canzone-ossimoro e leggermente bipolare con un pizzico di C86 e Sarah Records. Ritmo incalzante e accordi malinconicamente spensierati contrapposti a un testo che parla in fondo di quanto sia difficile accettare la propria mortalità ogni giorno.<br />
Canta del senso di abbandono e di vuoto che si prova negli istanti in cui si percepisce che la persona amata non vivrà per sempre e della consapevolezza che niente è eterno. È un brano che tenta di fuggire alla brevità delle gioie d&#8217;amore, all&#8217;inesorabile tempo che passa e infine, con questo ritmo incalzante, a quella morte e a quel destino &#8220;correndo tra campi di viole&#8221;, i quali non potranno essere che un momentaneo sollievo, un&#8217;effimera cura a una consapevolezza più dolorosa e costante.</p>
<p><strong>Nereide</strong><br />
Il brano forse più aggressivo e sperimentale del disco. Le nereidi erano le ninfe marine nella mitologia greca.<br />
È una canzone dedicata a una persona che ama molto il mare, specialmente d&#8217;inverno, in cui spesso si rifugia e si nasconde.<br />
Parla di un rapporto ormai finito ma che continua ad esistere in maniera tormentata ed ossessiva in ogni caso dentro i propri ricordi e dentro il proprio cuore come le onde che ripetutamente toccano la sabbia.<br />
Un testo fatto di quelle parole che non si ha avuto il coraggio forse di esternare nel momento &#8220;giusto&#8221;, portando a dimenarsi inermi tra le gelide onde del mare tempestoso della propria mente.</p>
<p><strong>Trentuno</strong><br />
Sorellastra di &#8220;Madame, adieu (Aritmia)&#8221;, Trentuno è un brano che esprime la leggerezza di un sentimento interiore, nascosto tra gli angoli più bui della mente.<br />
È un sentimento affettivo che non sarà mai esternato, mai ricambiato e mai condiviso. Quel tepore che lo tiene in trappola lo custodisce dalla crudele realtà, scatenandone il lato timido e ingenuo, che si sfalda ed esplode nei ritornelli.<br />
È davvero sempre necessario dare nomi concreti ad emozioni passeggere?</p>
<p><strong>La danza dei Coribanti</strong><br />
Per questo brano è stata molto di ispirazione &#8220;Tezeka (Nostalgia)&#8221; di Mulatu Astatke, che uno di noi ascoltava molto nel periodo in cui è stata concepita questa &#8220;danza&#8221;.<br />
I Coribanti, sempre nella mitologia greca, erano i sacerdoti di Cibele. Praticavano danze, talvolta orgiastiche, dal ritmo ossessivo per curare, si dice, la malinconia di Zeus.<br />
Questo walzer ossessivo-compulsivo da french café è un dialogo tra noi quattro in cui cerchiamo di autoguarirci e di guarire invano dalla condizione atrabiliare dell&#8217;essere umano.<br />
Nei live tendiamo a portarla avanti molto di più rispetto alla durata che ha nel disco.</p>
<p><strong>Per fiorire</strong><br />
È una canzone dedicata a chi soffre, a chi è in continua ricerca di sé ma non riesce a trovarsi, a chi non si sente compreso e ascoltato, dunque abbandonato a sé, a chi si vergogna di sé, a chi si sente giudicato o viene criticato, a chi si sente solo e infine a chi è distrutto a causa della fretta che spesso hanno questa società e questo mondo riguardo al prendersi cura di sé stessi, spesso visto come una perdita di tempo.<br />
È un brano che cerca di parlare di un tema delicatissimo, cioè di cosa significa soffrire di depressione.<br />
&#8220;Per fiorire&#8221; cerca di rassicurare, di dare e darsi una speranza, di abbracciare teneramente come una madre abbraccia il proprio figlio dopo che è caduto dalla propria bicicletta.<br />
Il concetto che sta alla base di questo brano è che ognuno di noi è come un fiore e come ogni fiore che si rispetti in natura ha dunque il suo personale tempo di fioritura: uno magari sboccerà prima, l&#8217;altro dopo tanto tempo ma questo non determinerà mai la bellezza e il valore stesso di quel fiore.</p>
<p><strong>Psora II</strong><br />
È la traccia più longeva del disco ed è riferita a &#8220;Psora&#8221;, brano presente nel nostro primo EP, in quanto la persona a cui è dedicata la canzone è la stessa.<br />
Anche questa traccia parla di senso di abbandono, in questo caso legato a una persona che va e viene nella propria vita, che non riesce a trovare un posto e a cui non si riesce ad attribuire un &#8220;nome&#8221; o un ruolo affettivo nella propria vita.<br />
Questa canzone è un urlo continuo che nasce da un vuoto creatosi dall&#8217;impossibilità di costruire qualcosa di stabile e di continuo con questa persona e che culmina nella consapevolezza di doverla lasciare andare.</p>
<p><strong>Niente di te</strong><br />
Questo brano ha subìto variazioni nel corso della sua esistenza. Inizialmente era un brano molto shoegaze che si chiamava &#8220;Sorgente&#8221; e in un live dell&#8217;aprile 2017 lo<br />
suonammo anche (chissà forse un giorno pubblicheremo anche questa versione).<br />
Ma visto che non ci andava di prendere totalmente quella strada, musicalmente parlando, per quanto comunque non la disprezziamo, allora con il passare del tempo è venuta fuori come la potete ascoltare voi ora ed è stata l&#8217;ultima canzone composta, quella che ha &#8220;chiuso&#8221; diciamo questo album.<br />
Sorella di &#8220;Nereide&#8221;, questa canzone parla di un rapporto concluso, sofferto e (in)compiuto che continua ad esistere e a vivere nostalgicamente dentro la propria mente.<br />
Si elencano in maniera ossessiva anche qui pensieri, emozioni, intenzioni in un modo quasi catartico e apotropaico per appunto allontanarli facendo sì che cessino definitivamente.</p>
<p><strong>Val di Teva</strong><br />
Questo brano è un inno bucolico, sognante e nostalgico alla vita e all&#8217;amore.<br />
Val di Teva è una frazione di Montecerignone in provincia di Pesaro-Urbino, a quaranta minuti da dove viviamo noi, immersa nel verde tra campi infiniti. Siamo affezionati a questo luogo specialmente perché ti permette di ritrovare il proprio contatto con la natura e aiuta a pensare.<br />
È una specie di <em>locus amoenus</em> per noi. Questa canzone parla di quanto sia difficile accettare il tempo che passa, di quanto sia faticoso a volte stare di fronte alla realtà e alla persona amata; di quanto sia frequente talvolta la tentazione di fuggire e crogiolarsi nei ricordi e nelle emozioni passate per la fatica di vivere la propria quotidianità.<br />
Parla in maniera specifica di una relazione sentimentale intensa con una persona con cui si era soliti un tempo andare, a momenti fuggire, frequentemente in questa Val di Teva a sognare un po&#8217; e a starsene sdraiati accarezzati dal tramonto di un sole primaverile, tra fiori e piante di ogni tipo, di fronte a un&#8217;infinito fatto di campi verdi e montagne innevate in lontananza.</p>
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		<title>Andrea Poggio racconta con le immagini Controluce</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2017/12/20/andrea-poggio-controluce/</link>
		<pubDate>Wed, 20 Dec 2017 08:17:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Livio Ghilardi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[andrea poggio]]></category>
		<category><![CDATA[controluce]]></category>
		<category><![CDATA[Green Like July]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="576" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/Andrea_Poggio_foto00-1024x576.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/Andrea_Poggio_foto00-1024x576.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/Andrea_Poggio_foto00-768x432.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/Andrea_Poggio_foto00-e1513711304917-770x433.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/Andrea_Poggio_foto00-e1513711304917.jpg 1200w" /><p>In molti ricorderanno Andrea Poggio come frontman dei fin troppo sottovalutati Green Like July. Dopo qualche anno di silenzio, Andrea ha deciso di avviare una carriera solista e di optare per il cantato in italiano: il risultato è l&#8217;ottimo album d&#8217;esordio Controluce. Abbiamo chiesto all&#8217;artista di raccontarcelo scegliendo un immagine per brano, proprio come fece a suo tempo per&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2017/12/20/andrea-poggio-controluce/">Andrea Poggio racconta con le immagini Controluce</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="576" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/Andrea_Poggio_foto00-1024x576.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/Andrea_Poggio_foto00-1024x576.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/Andrea_Poggio_foto00-768x432.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/Andrea_Poggio_foto00-e1513711304917-770x433.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/Andrea_Poggio_foto00-e1513711304917.jpg 1200w" /><p>In molti ricorderanno <strong>Andrea Poggio</strong> come frontman dei fin troppo sottovalutati <a href="http://www.dlso.it/site/2013/09/16/green-like-july-build-a-fire/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Green Like July</a>. Dopo qualche anno di silenzio, Andrea ha deciso di avviare una carriera solista e di optare per il cantato in italiano: il risultato è l&#8217;ottimo album d&#8217;esordio <strong><em>Controluce</em></strong>.<br />
Abbiamo chiesto all&#8217;artista di raccontarcelo scegliendo un immagine per brano, proprio come fece a suo tempo per <a href="http://www.dlso.it/site/2013/11/11/disco-raccontato-green-like-july-build-a-fire/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Build A Fire</em></a>, l&#8217;ultimo disco pubblicato dalla sua band quattro anni fa.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/0cd7HTM9hsnYTCa1VJY9QE" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true"></iframe></p>
<p><strong>1. Controluce</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-101542" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/01.-CONTROLUCE.jpg" alt="" width="100%" height="450" /></p>
<p><strong>2. Addormentarsi</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-101543" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/02.-ADDORMENTARSI-e1513711509604.jpg" alt="" width="100%" height="563" /></p>
<p><strong>3. Fantasma d&#8217;amore</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-101544" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/03.-FANTASMA-DAMORE-e1513711552946.jpg" alt="" width="100%" height="310" /></p>
<p><strong>4. Mediterraneo</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-101545" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/04.-MEDITERRANEO-e1513711622417.jpg" alt="" width="100%" height="451" /></p>
<p><strong>5. I turisti</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-101546" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/05.-I-TURISTI-e1513711664737.jpg" alt="" width="100%" height="398" /></p>
<p><strong>6. Vento d&#8217;Africa</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-101547" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/06.-VENTO-DAFRICA.jpg" alt="" width="100%" height="419" /></p>
<p><strong>7. Miraggi metropolitani</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-101548" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/07.-MIRAGGI-METROPOLITANI-e1513711762962.jpg" alt="" width="100%" height="450" /></p>
<p><strong>8. L&#8217;autostrada</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-101549" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/08.-LAUTOSTRADA-e1513711807950.jpg" alt="" width="100%" height="340" /></p>
<p><strong>9. Ave Maria</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-101550" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/09.-AVE-MARIA-e1513711897537.jpg" alt="" width="100%" height="488" /></p>
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		<item>
		<title>I Cumino ti raccontano Godspeed traccia per traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2017/12/13/cumino-godspeed-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Wed, 13 Dec 2017 10:28:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[cumino]]></category>
		<category><![CDATA[cumino godspeed]]></category>
		<category><![CDATA[cumino godspeed disco raccontato]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/Cumino2-web-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/Cumino2-web-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/Cumino2-web-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/Cumino2-web-300x300.jpg 300w" /><p>Godspeed è il nuovo album dei Cumino, uscito l&#8217;8 dicembre: il lavoro fa seguito ai due LP Tomorrow in the Battle Think of Me nel 2012 e Pockets nel 2014 e ai due EP Inner Voice e Just Melt. Con Godspeed, il duo elettronico milanese vuole portarci in spazi vasti e oscuri ma stavolta con&#8230;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/Cumino2-web-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/Cumino2-web-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/Cumino2-web-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/Cumino2-web-300x300.jpg 300w" /><p>Godspeed è il nuovo album dei <a href="https://www.facebook.com/cuminomusic/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cumino</a>, uscito l&#8217;8 dicembre: il lavoro fa seguito ai due LP Tomorrow in the Battle Think of Me nel 2012 e Pockets nel 2014 e ai due EP Inner Voice e Just Melt.</p>
<p>Con Godspeed, il duo elettronico milanese vuole portarci in spazi vasti e oscuri ma stavolta con una mappa ben precisa che tirano fuori dallo zaino qui sotto per raccontarci il disco traccia per traccia.</p>
<p><iframe src="https://w.soundcloud.com/player/?url=https%3A//api.soundcloud.com/playlists/348285161%3Fsecret_token%3Ds-3d905&amp;color=%233c4c4c&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;show_teaser=true" width="100%" height="450" frameborder="no" scrolling="no"></iframe></p>
<p><strong>ALPS</strong><br />
Luca: abbiamo registrato una serie di sessions con l’idea di usare chitarre classiche e suoni caldi. Quando ho scritto il pezzo stavo ascoltando molto Nils Frahm, in particolare il suo “Solo” album dove il piano sembra un contrabbasso vellutato dai legni e dalla presa diretta in una stanza. In produzione poi ci sono alcuni passaggi che mi ricordano “Tomorrow Modern Boxes” di <strong>Thom Yorke</strong>, la ritmica e’ stupenda.<br />
Davide: quando Luca mi ha fatto sentire per la prima volta questo pezzo ho subito pensato che in quelle poche note suonate in quel modo così delicato, si nascondesse un micromondo. In fase di produzione ho cercato di mantenere il più possibile intatto il suono originale della chitarra e di creare un panorama sonoro che ricordasse un aliante in volo.</p>
<p><strong>MERCY</strong><br />
Luca: lavorando ad alcuni passaggi quasi classici il fraseggio mi ricordava i “liebenstraum” di Listz. E’ un brano teso, quasi da soundtrack, musica da camera dove l’immagine è in movimento nel pieno della pellicola e non sappiamo come andranno le cose. Davide ha scritto parti d’archi molto delicate e credo abbia svoltato il pezzo.<br />
Davide: la chiave di questo pezzo credo sia il contrasto tra le frasi di chitarra molto riflessive e i beats immersi in un riverbero che creano una stanza che circonda tutto.</p>
<p><strong>DROP</strong><br />
Luca: questo era un brano sviluppato da alcune sovraincisioni che dovevano diventare altro, è per certi versi il seguito di “Tangier”, che è in “Pockets” il nostro album precedente a questo. Davide ha scritto una parte di piano semplice e bellissima e la coda tenuta da un groove di basso scuro, mi fa pensare a certi drammi in pellicola chiara in salsa Sundance Festival.<br />
Davide: questo brano sin dall&#8217;inizio l&#8217;ho considerato perfetto per i titoli di coda di un film immaginario. La chitarra principale ha un suono molto particolare che sembra cantare.</p>
<p><strong>ARCHIPELAGO</strong><br />
Luca: uno dei brani più anomali del disco, era nato da un mio provino con un refrain vocale e una struttura quasi dub, ascoltando molto “Ape in Pink Marble” di <strong>Devendra Banhart</strong>, ascolto che credo poi sia rimasto in qualche modo. E’ un pezzo solare, che sfocia quasi in cose morbide à là Shlohmo o Teebs.<br />
Davide: questo pezzo è stata una sfida in fase di produzione perché volevamo mantenere una certa sospensione ma anche creare una progressione armonica che sfociasse in un ritornello spensierato. Tra i vari layer sonori è anche presente la registrazione della voce di una balena.</p>
<p><strong>BLAZING</strong><br />
Luca: uno dei miei preferiti, scuro, jazzy, echi di Flying Lotus, Shigeto. Anche questo era un’esperimento verso alcune cose, che poi sono diventate altro. E’ un buon esempio di come in questo disco abbiamo cercato di rimanere asciutti senza eccessivi riverberi, avvicinandoci di più all’ascoltatore in termini di scelta della produzione, intima. I beat e i synth pensati da Davide sono sicuramente l’elemento che rende il brano attuale nonostante la sua struttura sostanzialmente jazz.<br />
Davide: in questo pezzo lo stile di Luca si esprime in tutta la sua malinconia e intensità circondato da un ambiente scuro e fumoso che cambia tempo a metà.</p>
<p><strong>PINK WHITE GLAZE</strong><br />
Luca: un pezzo molto dinamico, con un sapore di deserto e vento, forse il più aggressivo e sensuale nel contempo del disco.<br />
Davide: questo brano è nato in modo strano ed è diventato forse quello più malinconico e da viaggio del disco. Lo trovo molto introspettivo.</p>
<p><strong>HIPPOCAMPO</strong><br />
Luca: lo consideriamo un disco pieno di piacevoli anomalie rispetto al suono che abbiamo avuto finora. E anche qui, parte con un fraseggio che nella mia testa era un sample da “Where Have I Know You Before” di Chick Corea and Return to forever e si scioglie invece in una lisergia bluesy per poi diventare un pezzo<br />
cadenzato di folktronica. Ci sono spazi e dinamiche create dall’elettronica, da certe sperimentazioni tedesche di Davide che lo tengono continuamente in sospensione.<br />
Davide: con questo pezzo siamo partiti da una chitarra quasi blues che è stata man mano circondata da synth e stranezze che l&#8217;hanno resa più obliqua ma comunque mantiene un groove tutto suo.</p>
<p><strong>SHELTER</strong><br />
Luca: è un po’ la sorella di ALPS per produzione, tentativo e suoni: è semplicemente dolce il modo in cui si infiltra nel disco in mezzo a tutto il resto. Bellissima con i suoi appoggi di piano sospesi e il suo refrain che pare un walzer dal sapore di spiritual jazz cosmico.<br />
Davide: è il brano più positivo del disco e la chitarra di Luca ha guidato tutta l&#8217;atmosfera sognante in tre quarti. In questo pezzo abbiamo cercato molto l&#8217;incrocio tra una certa nuova classic music e la musica contemporanea.</p>
<p><strong>LIPS</strong><br />
Luca: dolce-amaro con i suoi synth in prima linea che dialogano con le chitarre e un retrogusto di storia d’amore al bubblegum.<br />
Davide: synth e chitarra che dialogano tra loro per raccontare una storia d&#8217;amore forse</p>
<p><strong>EMPTY POOL</strong><br />
Luca: Empty pool è un brano totalmente lisergico, incrociano cose acustiche, cose elettriche e un clima generale incerto, di passaggio a nord-ovest in mezzo a una natura non sempre semplice, piove e c&#8217;è una nebbia strana che l’acqua non riesce a bucare.<br />
C’è una tizia che balla dentro a una piscina vuota.<br />
Davide: la produzione di questo pezzo è partita dalla ritmica spezzata e sorretta dal basso profondo che ha creato un&#8217;atmosfera da viaggio psichedelico. Le frasi di chitarre sono dei suggerimenti al viaggiatore che può disegnare il proprio mondo durante l&#8217;ascolto</p>
<p><strong>STEPS</strong><br />
Luca: un pezzo che si avvicina molto a come siamo dal vivo, un’IDM ammalata di oceano, malinconica e minimale al punto giusto.<br />
Davide: questo brano è stato forse il più difficile da chiudere perché ha una struttura molto aperta ma ci ha rivelato pian piano la sua natura e forse siamo riusciti ad interpretare un mix di melodia ed energia.</p>
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		<item>
		<title>NIGHT SKINNY ti racconta il suo nuovo album un pezzo dopo l&#8217;altro</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2017/12/13/night-skinny-pezzi/</link>
		<pubDate>Wed, 13 Dec 2017 09:43:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[DANCE LIKE SHAQUILLE O'NEAL]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[NIGHT SKINNY]]></category>
		<category><![CDATA[night skinny pezzi]]></category>
		<category><![CDATA[The Night Skinny]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="633" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/night-skinny-1-1024x633.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/night-skinny-1-1024x633.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/night-skinny-1-768x475.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/night-skinny-1-770x476.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/night-skinny-1.jpg 1079w" /><p>Nel 2014 usciva Zero Kills e più o meno tre anni dopo NIGHT SKINNY è tornato con un nuovo lavoro, PEZZI, che ci racconta traccia dopo traccia (o pezzo dopo pezzo, come vuoi) mostrandoci anche le diverse copertine realizzate da Corrado Grilli per l&#8217;occasione. [su_row] [su_column size=&#8221;1/2&#8243; center=&#8221;no&#8221; class=&#8221;&#8221;] INTRO: Questa è una delle perle&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2017/12/13/night-skinny-pezzi/">NIGHT SKINNY ti racconta il suo nuovo album un pezzo dopo l&#8217;altro</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="633" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/night-skinny-1-1024x633.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/night-skinny-1-1024x633.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/night-skinny-1-768x475.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/night-skinny-1-770x476.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/night-skinny-1.jpg 1079w" /><p>Nel 2014 usciva <a href="http://www.dlso.it/site/2014/12/04/una-vittoria-senza-morti-zero-kills/" rel="noopener" target="_blank">Zero Kills</a> e più o meno tre anni dopo <strong>NIGHT SKINNY</strong> è tornato con un nuovo lavoro, <a href="http://www.dlso.it/site/2017/12/08/album-8-dicembre/" rel="noopener" target="_blank">PEZZI</a>, che ci racconta traccia dopo traccia (o pezzo dopo pezzo, come vuoi) mostrandoci anche le diverse copertine realizzate da <a href="https://www.instagram.com/corradogrilli/" rel="noopener" target="_blank">Corrado Grilli</a> per l&#8217;occasione.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/6Q8K8bJqN7f0P90NcFOJtS" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true"></iframe></p>
<p>[su_row]<br />
[su_column size=&#8221;1/2&#8243; center=&#8221;no&#8221; class=&#8221;&#8221;]</p>
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<p><img class="image" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/P.jpg" alt="Avatar" /></p>
<div class="overlay">
<div class="text"><strong>INTRO</strong>: Questa è una delle perle che mi arrivano via Whatsapp: avevo balzato un appuntamento importante con questo mio amico albanese, questa la sua risposta. Ho prodotto l&#8217;intro come un promemoria per non farlo più</div>
</div>
</div>
<p>[/su_column]<br />
[su_column size=&#8221;1/2&#8243; center=&#8221;no&#8221; class=&#8221;&#8221;]</p>
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<p><img class="image" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/P2.jpg" alt="Avatar" /></p>
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<div class="text"><strong>PEZZI</strong>: È la title track del mio disco, ma anche l&#8217;ultima che ho realizzato, nel momento in cui è saltata un&#8217;altra traccia ho deciso che avrei voluto sostituirla in modo egregio. Ho subito scritto a Cosimo e gli ho chiesto di fare un pezzo come ai tempi di Fast Life. Per tutta risposta è venuto da me e ha fatto questa strofa in one take. Per migliorare il tutto ho chiamato Mirko e in quaranta minuti ha scritto questo missile terra aria.</div>
</div>
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<p>[/su_column]<br />
[/su_row]</p>
<p>[su_row]<br />
[su_column size=&#8221;1/2&#8243; center=&#8221;no&#8221; class=&#8221;&#8221;]</p>
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<p><img class="image" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/P5.jpg" alt="Avatar" /></p>
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<div class="text"><strong>AL MIO FIANCO</strong>: Forse è la mia traccia preferita del disco. Il sample è lo stesso di Mask Off di Future, tagliato però alla mia maniera. Quando ho mandato il beat a Luca, lui mi ha risposto immediatamente con una nota vocale in cui simulava il possibile flow e già da lì ho capito che la traccia sarebbe rimasta nella storia. È stato un piacere beccarlo a Milano per concretizzare quella che già dall&#8217;idea era una bomba.</div>
</div>
</div>
<p>[/su_column]<br />
[su_column size=&#8221;1/2&#8243; center=&#8221;no&#8221; class=&#8221;&#8221;]</p>
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<p><img class="image" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/12/P4.jpg" alt="Avatar" /></p>
<div class="overlay">
<div class="text"><strong>MICHAEL J. FOX:</strong> Con Mario ci siamo divertiti, anche perché mi ha permesso di spingermi un po&#8217; oltre i miei standard. La prima versione era su un arpeggio trance un po&#8217; matto, quasi a caso. Quando ci siamo incontrati la seconda volta, vederlo come spaccava il beat mi ha sorpreso. Inoltre è grazie a lui se ho imparato molto sull&#8217;auto-tune.</div>
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<div class="text"><strong>6 A.M.</strong>: Ho beccato Diego un pomeriggio insieme alla sua fidanzata, li ho invitati in studio e lui dopo 20 minuti aveva già il ritornello. Sono davvero felice per quel ritornello, ma anche per i contenuti, che ritengo estremamente forti.</div>
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<div class="text"><strong>SISINOMAH!</strong>: Questa l&#8217;ho prodotta con il pc di mia sorella in vacanza a casa dei miei, con un Asus e una scheda audio che puoi immaginare. Sono tornato a Milano con le tracce separate e un rumore di fondo incredibile. Ho spippolato tutto come se non ci fosse un domani, distorcendo quasi tutto; nonostante ciò Mirko ha spaccato anche questa volta. Ha seguito l&#8217;arpeggio con uno dei suoi flow incredibili.</div>
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<div class="text"><strong>SI FRATE</strong>: Con Samuel ci siamo rincorsi davvero a lungo, purtroppo nessuna delle basi che ci scambiavamo convinceva appieno entrambi. Fortunatamente ho l&#8217;abitudine, una volta a settimana, di mangiare la pizza in studio e guardare un film; dopo l&#8217;ennesima base scartata, ho rivisto American Gangster e il giorno dopo ho prodotto una delle basi più belle della mia collezione&#8230; Devo sicuramente ringraziare il sample.</div>
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<div class="text"><strong>HOUDINI</strong>: Anche con Lazza ci siamo beccati un paio di volte e anche lui mi sembra un bell&#8217;animale da studio, scrive tutto lì, sul divano. Il suo flow devastante e la delivery lo rendono impeccabile. Sono felice si sia avvicinato a Machete perché il lavoro fatto con Slait e Low Kidd lo ha riposizionato alla grande, dove merita.</div>
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<div class="text"><strong>EQUILIBRIO</strong>: Ho cercato di incastrare tre persone estremamente complicate come me, Mecna e CoCo fino allo sfinimento e alla fine ci siamo riusciti. È uscito un pezzone, e Dio solo sa quanto sono felice, credo che proprio perché simili questo pezzo ci accomuni parecchio.</div>
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<div class="text"><strong>MALE</strong>: Personalmente voglio proprio bene a questa canzone. Matteo mi ha sempre convinto, sin dai primi &#8220;Lewandowski&#8221;, ha lavorato davvero duro. Mi auguro anche per lui che questo pezzo venga capito, se lo merita.</div>
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<div class="text"><strong>EGITTO</strong>: L&#8217;unico e in assoluto primo pezzo trap prodotto da me. Non so se tornerò a produrre robe così, forse no proprio perché questo episodio mi soddisfa così tanto da appagarmi.</div>
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<div class="text"><strong>UNA BELLA BOTTA</strong>: Johnny è uno dei miei migliori amici, abbiamo condiviso davvero molto in questo gioco. È uno dei miei rapper preferiti e dovrebbe essere anche il vostro, non fate cazzate! La base risaliva al 2013, ma mi piaceva così tanto che mi sembrava uno spreco non utilizzarla.</div>
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<div class="text"><strong>FUCK TOMORROW</strong>: Un fottuto manifesto: non so se riuscirò a fare qualcosa del genere in futuro, ma forse non voglio, addirittura, credo che questo mi basti. Liriche incredibili, ho pianto e ri-pianto con questa piccola perla. Credo per questa canzone Mirko si meriti un bacione.</div>
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<div class="text"><strong>DOPE GAMES</strong>: Era uno di quei pezzi sul desktop, fermo lì perché senza ritornello. Così una notte ho scritto a Cam&#8217;Ron dei DipSet, sperando in una risposta, ovviamente mai avvenuta. Alla fine mi sono accontentato di una acappella di Pusha T e ti dirò che poteva andare molto peggio (ride, nda)</div>
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<div class="text"><strong>ON TOUR</strong>: Con i 67 abbiamo lavorato in studio da me, con un pezzo prodotto e registrato nell&#8217;arco di poche ore. Ci siamo rivisti a Londra per girare al video, poi con Giad — il mio manager e dj di fiducia — li abbiamo persino coinvolti al Clash di Red Bull. Direi che abbiamo stretto un bel contatto.</div>
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<div class="text"><strong>ON MY CASE</strong>: Anche con Paigey abbiamo fatto tutto in studio. Qua voglio solo lanciare un appello a tutti i deejay: suonate questo pezzo nei club e vedete l&#8217;effetto sulla pista. Poi ringraziatemi.</div>
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		<title>I New Candys ti raccontano Bleeding Magenta</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2017/11/28/new-candys-bleeding-magenta/</link>
		<pubDate>Tue, 28 Nov 2017 08:23:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[bleeding magenta disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[new candys]]></category>
		<category><![CDATA[new candys bleeding magenta]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="640" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/new-candys-1024x640.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/new-candys-1024x640.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/new-candys-768x480.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/new-candys-770x481.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/new-candys-20x14.jpg 20w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/new-candys.jpg 1200w" /><p>Bleeding Magenta dei New Candys è uscito il mese scorso per la label britannica Fuzz Club: è il loro terzo album e prende spunto dal mondo del cinema, in particolare da quello splatter/horror degli anni 70. Quest&#8217;album, eccellente lavoro di garage e psichedelia, si rivela importantissimo per la band perché le fa fare il giro oltre che dell&#8217;Italia,&#8230;</p>
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<p>Quest&#8217;album, eccellente lavoro di garage e psichedelia, si rivela importantissimo per la band perché le fa fare il giro oltre che dell&#8217;Italia, anche del resto d&#8217;Europa, Australia e USA.</p>
<p>Insomma puoi vedere i New Candys in giro per il mondo, ma è solo qui sotto che puoi leggere il racconto del loro disco traccia dopo traccia.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/6qYOOsummdZakIGWhqEapB" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true"></iframe></p>
<p><strong>Bleeding Magenta</strong><br />
È stata una delle prime canzoni composte per l’album, ogni volta che la suonavamo ci venivano in mente modi differenti di strutturarla e alternative melodiche, così abbiamo preparato due versioni facendole diventare la title track di apertura e una versione Reprise di chiusura. Il testo è stato l’ultimo ad essere completato, ispirato dal disco stesso.</p>
<p><strong>Excess</strong><br />
La prima canzone che abbiamo composto. Forse alla base c’era un voler cercare qualcosa alla &#8220;Love In A Trashcan&#8221; dei Raveonettes, ma è venuto fuori un pezzo cattivo, nervoso, che parla della fine di una relazione e ricorda invece di più gli A Place To Bury Strangers. W Oliver Ackermann.</p>
<p><strong>Mercenary</strong><br />
Rimanendo in tema Oliver Ackermann, è lui uno dei fondatori della Death By Audio che produce effetti per chitarra. Diego ne ha uno che si chiama Fuzz War, ma non lo usava spesso. Quando ha fatto il riff iniziale con quel pedale attivo e Dario ha suonato quel ritmo con la batteria, ci è venuta in mente l’immagine di un carro armato, lento, potente, inoltre la melodia ricordava una marcia. Così il tema del pezzo è diventato bellico, la guerra del fuzz.</p>
<p><strong>Sermon</strong><br />
Questo pezzo era nato con la chitarra ma ne avevamo già abbastanza e non diceva niente in più rispetto agli altri. Quando lo abbiamo provato ad arrangiare col sitar abbiamo subito capito che era la strada giusta e si è sviluppata una canzone del tutto nuova. È stata una delle più difficile da registrare perché il giro iniziale di sitar include degli incroci e loop di sitar. La voce femminile di Julia è stata inserita alla fine quindi fino all’ultimo non sapevamo se avrebbe funzionato o meno. Sentirla completa per la prima volta è stato uno dei momenti più belli.</p>
<p><strong>Tempera</strong><br />
Ascoltando &#8220;You Were The Last High&#8221; dei Dandy Warhols, avevamo notato come alla base di tutto il pezzo c’era sempre la stessa sequenza di note. Così dall’idea iniziale di chitarra, abbiamo sviluppato Tempera senza mai cambiare accordi, con un basso trascinato e una batteria pesante. È stato uno dei pezzi scritti più rapidamente.</p>
<p><strong>Silver Eyes Arise</strong><br />
Il testo prende ispirazione da un sogno che ha fatto Fernando, dove una ragazza mora su un pontile bianco lo aspettava. Avvicinandosi notava che i suoi occhi non avevano iride, come li dipingeva Modigliani. Erano a specchio e una volta di fronte riusciva a riflettere perfettamente i suoi occhi su quelli di lei. Poi si è svegliato.</p>
<p><strong>Lunar Day</strong><br />
Una canzone semplice, anche questa scritta rapidamente. Per caratterizzarla sonoricamente, abbiamo reso la batteria più potente di quello che la canzone necessita. È anche un omaggio a Nico, a suo figlio Ari, al suo brano &#8220;My Only Child&#8221;.</p>
<p><strong>The Outrogeous Wedding</strong><br />
L’unione, lo sposalizio forzato, oltraggioso di tre canzoni a chiusura del disco, quell’outro con la o è l’uscita, non un errore di grammatica. C’erano questi tre brani non del tutto completi o comunque molto freschi di scrittura, non avevamo preparato demo. Così in studio abbiamo sperimentato maggiormente ed abbiamo deciso di unirli forzatamente. È stato un po’ un salto nel vuoto ma lavorandoci, dopo poco, si è capito era possibile. Ci siamo divertiti e questo è stato basilare per completare il medley.</p>
<p><strong>Bleeding Magenta (Reprise)</strong><br />
Complicata da suonare in un certo senso, non si ripete mai lo stesso accordo nelle diverse parti. La canzone più contrastante che abbiamo mai scritto, con due mood diversissimi, agli antipodi, che si susseguono. &#8220;Some Velvet Morning&#8221; di Lee Hazlewood e Nancy Sinatra è stata di ispirazione. Per il finale è stato invece di ispirazione l’aneddoto su come Syd Barrett ha registrato l’assolo di &#8220;Dominoes&#8221;: non contento aveva fatto girare il nastro mettendolo in reverse. Noi invece non avevamo preso proprio in considerazione di lasciarlo dritto.</p>
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		<title>Guarda la live-session di Galeffi per Pop Up e scopri Scudetto</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2017/11/27/galeffi-scudetto/</link>
		<pubDate>Mon, 27 Nov 2017 11:04:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Livio Ghilardi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[galeffi]]></category>
		<category><![CDATA[Maciste dischi]]></category>
		<category><![CDATA[pop up live sessions]]></category>
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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="576" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/galeffi-1024x576.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/galeffi-1024x576.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/galeffi-768x432.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/galeffi-e1511778655941-770x434.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/galeffi-e1511778655941.jpg 1000w" /><p>Galeffi è il nuovo artista romano di Maciste Dischi. Il suo disco, splendidamente intitolato Scudetto, è uscito lo scorso venerdì, dopo essere stato anticipato dai singoli Occhiaie e Polistirolo. A Roma si è sempre parlato un sacco bene di questo ragazzo che scrive benissimo, canta benissimo e suona benissimo, come testimonia questa live-session presso Largo Venue a&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="576" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/galeffi-1024x576.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/galeffi-1024x576.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/galeffi-768x432.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/galeffi-e1511778655941-770x434.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/galeffi-e1511778655941.jpg 1000w" /><p><strong>Galeffi</strong> è il nuovo artista romano di <strong>Maciste Dischi</strong>. Il suo disco, splendidamente intitolato <em><strong>Scudetto</strong></em>, è uscito lo scorso venerdì, dopo essere stato anticipato dai singoli <a href="https://www.youtube.com/watch?v=JAkRhV6Qx94" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Occhiaie</em></a> e <a href="https://www.youtube.com/watch?v=9y7lVsFjErA" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Polistirolo</em></a>. A Roma si è sempre parlato un sacco bene di questo ragazzo che scrive benissimo, canta benissimo e suona benissimo, come testimonia questa live-session presso Largo Venue a cura di <a href="https://www.facebook.com/PopUpLiveSessions/?fref=ts" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Pop Up</strong></a> che vi presentiamo oggi in anteprima.</p>
<div class="flex-video widescreen youtube"><iframe width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/gPclkPYX430?feature=oembed&#038;showinfo=0&#038;rel=0&#038;modestbranding=1&#038;iv_load_policy=3&#038;playsinline=1&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" gesture="media" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Il resto d&#8217;Italia si sta già accorgendo del talento autoriale di Marco Cantagalli e della sua deliziosa scrittura pop, già ben definita pur trattandosi <em>solo</em> di un disco d&#8217;esordio. Lasciamo che sia proprio Galeffi a raccontarvelo traccia dopo traccia.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/4IAaRTanMZbHR55xwNomtl" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true"></iframe></p>
<p><strong>OCCHIAIE</strong></p>
<p>Questo brano è un inno al fare l’amore, al fare tardi la sera, all’essere zombie la mattina dopo, alla dipendenza che hai dell’altro, al lasciarsi andare completamente, alla fusione che nasce fra due persone che si aprono a vicenda e cominciano coraggiosi una storia assieme, è un carpe diem di romanticismo e desiderio. Esiste solo il presente e va assaporato fino alla fine.</p>
<p><strong>POLISTIROLO</strong><br />
Sentivo il bisogno di scrivere un pezzo che parlasse della perenne sensazione di vuoto che vivo. Ma ho preferito cucire questo concetto esistenziale all’interno di una storia di amore. C’è solitudine, negazione, armonia, noia, dolcezza. Tutto il niente che c’è, cit.</p>
<p><strong>TAZZA DI TE</strong><br />
L’unica canzone nata dal testo e non dalla melodia. Dovevo consegnare a mia madre delle idee regalo da girare ai parenti sotto Natale. Però non mi veniva in mente niente, e perciò mi sono messo a scrivere le cose che volevo veramente per me. Poi un po’ di tempo dopo ho trovato gli accordi. Tazza di te è una filastrocca, una lista dei desideri per Babbo Natale.</p>
<p><strong>POTTER / PEDALÒ </strong><br />
Sono molto affezionato a questo pezzo; è nato in cucina con mio fratello. Lui si era chiuso a suonare questo giro jazz con la chitarra, mentre io apparecchiavo per la cena. Sono stato vittima di un’illuminazione perchè il 70% della canzone è stata improvvisata lì per lì in quei 10 minuti. Ed è finita nel disco praticamente identica a come era nata.</p>
<p><strong>QUASI</strong><br />
Il disco, poco prima della chiusura definitiva, aveva 9 tracce. Ma non potevo non mettere Tottigol come traccia numero 10. Quindi ho pensato di infilarci una strumentale per risolvere il problema nel minor tempo possibile. Dato che l’album si chiama Scudetto e c’è tutto questo immaginario calcistico, ci stava bene una sorta di intervallo. Così è nata Quasi.</p>
<p><strong>CAMILLA</strong><br />
Essenzialmente è la vicenda tragicomica di quando ti ritrovi ad uscire con una ragazza bella e interessante a cui inspiegabilmente piaci tu e per cui 99 volte su 100 ci vai sotto subito. Però la cosa buffa è che in quel periodo tu hai la testa da un’altra parte e preferisci tornare a casa a giocare alla playstation, magari a Pro Evolution Soccer, piuttosto che andare a bere un bicchiere con lei. Un’amarezza.</p>
<p><strong>PUZZLE</strong><br />
Questa canzone racconta una storia d’amore, con accenni alla vita quotidiana (gatti, allergie, litigate) e ai sogni e alle speranze che ogni coppia vive prima di realizzare che sta per finire tutto. E che ormai ti rimane solo qualche brandello da mettere insieme. Con l’illusione immortale che magari un giorno l’amore vincerà su ogni cosa e bisogna aggrapparsi a quello per andare avanti. Ringrazio Real Love dei Beatles a cui ho rubato gli accordi.</p>
<p><strong>PENSIONE</strong><br />
Questo brano è un monologo con le mie psicosi. La canzone è piuttosto intima; ho cercato di dar voce sia alla mia parte razionale che a quella irrazionale. Anche l’arrangiamento è spezzato a metà: le strofe sembrano fatte dagli OutKast, mentre il ritornello dai Sigur Ros. Mezzo che sono quasi opposti e non c’entra niente. Ho un debole per le persone psicopatiche, perdonatemi.</p>
<p><strong>BURATTINO</strong><br />
Vi presento il primo pezzo che ho scritto in italiano nella mia vita. Parla della depressione, del voler cambiare vita senza però avere mai la forza necessaria per riuscirci. Parla di fallimento e di paura, in chiave fantasy. In realtà è l’unica traccia che probabilmente resta un po’ fuori dal resto del disco a livello di coerenza. Ma ci sono molto affezionato perché dopo averla scritta ho capito che non ero troppo scarso a scrivere canzoni, e da lì è partito tutto questo viaggio che poi si è trasformato in un cd. Ed era sacrosanto averla nella tracklist.</p>
<p><strong>TOTTIGOL </strong><br />
Francesco Totti per me è Dio, forse anche di più. Lui non è stato solo il calciatore più forte della storia del calcio, ma è un fratello, un padre, un amico, un eroe totale. Questa canzone parla di quando incontri una persona che ti fa sentire eterno, ti fa credere nell’amore vero, ti fa pensare che tutto sia possibile. Quando succede questa cosa meravigliosa diventi invincibile. Proprio come il mio Capitano.</p>
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		<title>I Gastone ci raccontano &#8220;Gastone&#8221;</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2017/11/24/gastone-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Fri, 24 Nov 2017 08:34:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Melania Bisegna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[gastone]]></category>
		<category><![CDATA[gastone disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[gastone jc]]></category>

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<p>I Gastone sono in due: Leonardo Antinori e Marco Bertuccioli sono giovanissimi e vengono da Gabicce, un posto dove c’è il mare. I Gastone ci piacciono perché ricordano tanta bella musica eppure&#8230; nessun gruppo in particolare. </p>
<p>Non potevamo che chiedergli di raccontarci il loro nuovo disco “Gastone” (pubblicato dalla neonata etichetta “<a href="http://www.mattonellarecords.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Mattonella Records</a>”) traccia per traccia, con il loro stile unico, ermetico e un po&#8217; pungente. Un po&#8217; come Novembre.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/72wIa41E0NsYqC5X5mwz2J" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true"></iframe></p>
<p><strong>Presto<br />
</strong>Agosto, finisce l’estate e anche quel frappè cioccolato e nocciola. Dove sei?</p>
<p><strong>Vampiro<br />
</strong>A Bologna quando piove puoi girare senza ombrello, ci sono i portici. Attento di notte però.</p>
<p><strong>Crudele fisica dell’amore<br />
</strong>Ci sono individui programmati per dare amore e individui programmati per riceverlo.</p>
<p><strong>Non dare al romanticismo una chance<br />
</strong>Occhio con l’amore, che ti fotte il cervello. Bip.</p>
<p><strong>La badessa<br />
</strong>Perché fai quello che fai?<strong> </strong></p>
<p><strong>JC<br />
</strong>Bellezze del territorio. Ciò che non conosci ti piace di più.</p>
<p><strong>Lilli nella foresta<br />
</strong>Ricordi, nascondersi, cadere, alzarsi, gioire, piangere, sudare, bagnarsi, amore, coperte, freddo, terreno, calore, labbra, divano, fingere, morire, scavare, luce, vivere.</p>
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		<title>Margo Sanda ti racconta Delay Ep</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2017/11/23/margo-sanda-delay-ep-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Thu, 23 Nov 2017 13:34:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[margo sanda]]></category>
		<category><![CDATA[margo sanda delay ep]]></category>
		<category><![CDATA[margo sanda delay ep disco raccontato]]></category>

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Il 17 novembre è uscito l&#8217;intero EP dal titolo Delay e adesso puoi ascoltarlo qui sotto e leggere il track by track per scoprirne di più.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/3AdzlJfflN2AoZsDAtazFj" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true"></iframe></p>
<p><strong>MORE</strong><br />
&#8216;MORE&#8217; è uno dei pezzi più recenti che ho prodotto. Con questo brano volevo far qualcosa di &#8216;più&#8217;: cantare più forte, muovermi di più, esprimere qualcosa di più personale, in modo più diretto, sentire di più.<br />
Il pattern di batteria, che è presente sin dall&#8217;inizio e si ripete e scandisce i versi, è la registrazione di un suono percussivo molto &#8216;piccolo&#8217;, le mie dita su una scatoletta di tonno modificata, a cui, tramite la produzione, ho fatto assumere le sembianze di quello che di solito è una KICK DRUM nelle canzoni di musica elettronica.<br />
Per me è come quello che può essere il battito del cuore, o una pulsione del corpo il cui suono in sé ci risulta molto piccolo di solito, ma se amplificato può assumere un carattere diverso. &#8216;MORE&#8217; è questo: l&#8217;amplificazione di una pulsione, un sentimento che di solito non ha quasi voce se non ci si presta molta attenzione.</p>
<p><strong>Enjoy</strong><br />
Praticamente uno dei primissimi brani, se non il primo vero in assoluto che abbia prodotto quando avevo iniziato ad usare Garage Band da un mese o due. Ha dato inizio a tutto. Da un solo loop di chitarra si arriva ad un orchestra di &#8216;rumori&#8217; e synth e voci ariose e voci mostruose e tutto ciò che si tiene dentro.</p>
<p><strong>Light Hat</strong><br />
Nasce d&#8217;estate, è un pensiero semplice, un dialogo e, nonostante tutto, quello che prevale è l&#8217;empatia e la crescita.</p>
<p><strong>Vuoto</strong><br />
&#8216;Vuoto&#8217; cerca il coraggio dall&#8217;esterno e dall&#8217;interno in un momento di paura e stasi.<br />
Vuole farsi sentire il più forte possibile e allo stesso tempo vagare nel passato e nei sogni per poi riemergere nel presente. Nel ritornello ci sono campioni di folle, di tigri e di coltelli che supportano le voci in modo da creare un&#8217;onda che si riempie e riempie fino al limite delle sue capacità per poi tornare al vuoto.</p>
<p><strong>Delay Of</strong><br />
Iniziata a scrivere durante un atterraggio in aereo e finita in un angolo di una camera scura di una casa molto affollata. Forse è il brano più sintetico, e plastico, e virtuale di tutto il disco. Parla del ritardo con cui certe cose vengono alla luce rispetto a quando sono state prodotte o sentite o provate, proprio come l&#8217;effetto musicale del delay.</p>
<p><strong>Malegola</strong><br />
Nasce in quel momento in cui, durante un viaggio su un mezzo pubblico, stai guardando fuori dal finestrino e ti accorgi che il tuo sguardo sta incrociando quello della persona seduta di fronte. Per un attimo si può provare dell&#8217;imbarazzo, poi si può provare un senso di condivisione ed empatia, ci si può guardare e poi non più, e poi ce ne si può scordare e ci si può perdere nei paesaggi che si muovono e nella leggerezza con cui le forme all&#8217;esterno si distorcono e si dissolvono.</p>
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		<title>L&#8217;oceano raccontato dai We are The Bears</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2017/11/21/we-are-the-bears-tales-from-the-ocean-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Tue, 21 Nov 2017 10:35:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[tales from the ocean disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[tales from the ocean we are the bears]]></category>
		<category><![CDATA[we are the bears]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="681" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/we-are-the-bears-2-1024x681.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/we-are-the-bears-2-1024x681.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/we-are-the-bears-2-768x510.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/we-are-the-bears-2-770x512.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/we-are-the-bears-2-20x14.jpg 20w" /><p>Ti abbiamo presentato i We are The Bears qualche mese fa, tra le macerie di Pompei e torniamo a parlarne perché nel frattempo è uscito anche il loro album, Tales From The Ocean. Vale davvero la pena di ascoltarlo e di scoprire qualcosa in più su ognuno dei brani che lo compongono. Perciò, dopo lo&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="681" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/we-are-the-bears-2-1024x681.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/we-are-the-bears-2-1024x681.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/we-are-the-bears-2-768x510.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/we-are-the-bears-2-770x512.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/we-are-the-bears-2-20x14.jpg 20w" /><p>Ti abbiamo presentato i <a href="https://www.facebook.com/We-are-The-Bears-1398466080432362/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">We are The Bears</a> qualche mese fa, <a href="http://www.dlso.it/site/2017/07/20/we-are-the-bears-pompei/">tra le macerie di Pompei</a> e torniamo a parlarne perché nel frattempo è uscito anche il loro album, Tales From The Ocean.<br />
Vale davvero la pena di ascoltarlo e di scoprire qualcosa in più su ognuno dei brani che lo compongono.<br />
Perciò, dopo lo streaming, troverai il track by track: una collezione di mini racconti, di storie che vengono dall&#8217;Oceano.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/79t8JNqazrfmCcMbEL9LhO" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true"></iframe></p>
<p><strong>Pompei</strong><br />
È stata la canzone che da subito ha colpito tutti in studio. Vincenzo: ”Quando ho registrato i provini della voce ho cantato sempre la stessa frase: “<em>WAIT THERE BEFORE IN THE SUN</em>”. Quando l’abbiamo registrata ho cantato il testo completo, ma non funzionava, non era più ipnotica! E quindi ho cantato sempre la stessa frase, il risultato ha convinto tutti.<br />
È stata composta dopo una data live al Pompei Lab. Finito il soundcheck avevamo un po’ di tempo a disposizione e facemmo un salto agli Scavi di Pompei. Era Giugno e c’erano 30 gradi. E tutto intorno a noi si muoveva.”</p>
<p><strong>Fly High</strong><br />
È una delle canzoni che sentiamo di più dal vivo. Ci emoziona suonarla. L’abbiamo registrata di notte. Volevamo ottenere il giusto suono tra il desert ambient e la psichedelia. Il silenzio della notte ci ha aiutato tanto. Dopo un viaggio tra le stelle c’è l’assolo finale, per riportare tutti con i piedi per terra.</p>
<p><strong>Lights out</strong><br />
La prima demo di Lights out l’abbiamo registrata in spiaggia. Eravamo lì in tarda notte con un piccolo registratore portatile per imprimere i rumori del mare. Poi una chitarra acustica, voce e percussioni. Era ottobre e faceva freddo. Su quel registratore c’era la demo di Lights out e ascoltandola di notte con tutt’intorno il silenzio, suonava perfetta. Semplice. Sul disco è finita quella versione, quella bella.</p>
<p><strong>Everything is loud</strong><br />
Everything is loud è la rabbia di quando urli e nessuno ti vuole sentire. Abbiamo utilizzato un Synth/filter a pedale per chitarra. È arrivato il giorno in cui dovevamo registrare le chitarre, quindi sulla demo non c’era, e così abbiamo passato cinque giorni a cercare di capire come inserirlo e soprattutto dove.</p>
<p><strong>Shadow of your eyes</strong><br />
Questa è la canzone che scrivi quando il disco è chiuso, quando credi di aver detto tutto. Ha avuto sì e no due take di chitarra e due di batteria. Shadow of your eyes rendeva TALES FROM THE OCEAN finite, completo.</p>
<p><strong>Tumbao</strong><br />
Stavamo registrando il ritornello strumentale. Vincenzo: “Finita la chitarra Cristian (Onorato, NA-SA studio recording ) mi dà un mandolino chiedendomi di risuonare la stessa parte, così lo collego alla pedaliera. Avrei dovuto registrare circa 20 secondi e invece ho suonato tutto il brano e alla fine quando la drum è finita non riuscivo a smettere di suonare e ho improvvisato su tutta la chiusura. Era talmente intima che abbiamo deciso di lasciarla.”</p>
<p><strong>Feeling blue</strong><br />
Rappresenta il luogo in cui ci rifugiamo quando vogliamo esser un po’ tristi. “.<em>. if you close your eyes and wait a minute we can dream what all people hate</em>.”</p>
<p><strong>From far away</strong><br />
Ti porta in una stanza buia, ma da lontano si intravedono delle candele accese che indicano il cammino. Poi uno scoppio. Chitarre distorte. “<em>I don’t care today is the anyway.</em>”</p>
<p><strong>Feel the voice</strong><br />
Per Feel the voice per la prima volta è stato usato un leggero distorsore sulla voce, un pedale molto particolare per chitarra e un generatore random di toni. Vincenzo e Cristian hanno lavorato per ottenere un intrecciarsi di suoni. Gaetano ha lavorato a stretto contatto con Riccardo (Teletta, NA-SA studio) per ottenere il giusto groove, la giusta spinta.</p>
<p><strong>Flamingo’s lips</strong><br />
È perdersi nei suoni, nei ricordi. È partire senza una meta. È un mondo colorato. È sorridere senza un perché. È sentirsi finalmente liberi. Questa canzone chiude un viaggio che si chiama TALES FROM THE OCEAN.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2017/11/21/we-are-the-bears-tales-from-the-ocean-disco-raccontato/">L&#8217;oceano raccontato dai We are The Bears</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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		<title>Jack Sapienza ti racconta S A D W A V E #2 traccia per traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2017/11/20/jack-sapienza-sadwave-2-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Mon, 20 Nov 2017 09:29:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2017/11/20/jack-sapienza-sadwave-2-disco-raccontato/">Jack Sapienza ti racconta S A D W A V E #2 traccia per traccia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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Il mood è sempre quello vapor, il gusto è sempre freschissimo ma qui sotto ci sono ben nove brani nuovi che devi ascoltare e tutto quel che c&#8217;è da sapere su S A D W A V E #2.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/0i6NLATKpL6YvgOetY6oEP" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true"></iframe></p>
<p><strong>B E S T F R I E N D</strong><br />
Ogni brano è una dedica, la dedica a persone che non fanno più parte della mia vita, non necessariamente persone importanti, ma piuttosto persone che in qualche modo siano state in grado di lasciarmi qualcosa, questo primo brano, come dice il titolo, lo dedico in particolare ad un vecchio amico.<br />
E’ un brano leggero, abbastanza evocativo, la volontà è quella di creare una sorta di intro, con atmosfere piuttosto riverberate, quasi come a voler aprire la porta del mondo che mi piacerebbe provare a descrivere. Lungo tutto il brano scorre una drum machine rallentata e abbassata di tonalità, gli accordi sono suonati con un Rhodes, l’ho usato molto in questo disco, mi piaceva l’idea di unire un suono così classico, con degli 808 ritmicamente legati ad un genere completamente diverso.</p>
<p><strong>Y O U A N D M E</strong><br />
Dedicato a lei, ci siamo dati tantissimo, forse non abbastanza dal suo punto di vista.<br />
Come il pezzo precedente gran parte dell’atmosfera la si deve alla scelta dell’armonia, ho usato molte settime dentro gli accordi, non credo ci sia modo migliore per esprimere il senso di malinconia e forse ‘’incompletezza’’, ho giocato molto su melodie vocali di altri brani rallentate e abbassate di tonalità per dare un senso di continuità, prendendo l’idea in prestito dal mondo Low-fi e VaporWave, in molti hanno confuso la scelta del nome ‘’SADWAVE’’ come la volontà di volersi identificare a tutti i costi con quel genere, in realtà mi piaceva solo il concetto di ‘’onda di tristezza/malinconia’’ che il nome mi comunica.</p>
<p><strong>B L U E W H A L E</strong><br />
La dedico ad un mio vecchio compagno di classe che purtroppo ha deciso di togliersi la vita qualche anno fa, non era una persona a cui ero particolarmente legato, ma è una cosa che mi ha segnato più di quanto avrei immaginato. Il nome non deve spiegare nulla credo, assolutamente ispirato al gioco della balena blu in senso profondamente critico. Emerge da questo brano anche la timida volontà di lasciare un messaggio, il grande nemico della nostra generazione, l’eterna battaglia contro noi stessi, quel demone che è la depressione che ci tormenta facendoci dimenticare che lo scopo della vita è la ricerca della felicità e non sopravvivere alla nostra insoddisfazione.</p>
<p><strong>H E A V E N</strong><br />
Una persona importante tanti anni fa mi disse una frase semplice che non dimenticherò mai: Guarda in alto, perché lo fanno in pochi, ed è un vero peccato perché è bellissimo. A quel tempo la causa era il mio Game Boy pocket, ma trovo che sia comunque molto attuale, magari non più per i videogiochi ma piuttosto per gli smartphone.<br />
Lo dedico a quella persona.<br />
Una particolarità di questo brano è il synth con cui il brano inizia di un’ottava più basso rispetto a come lo uso di solito, si alza solo a metà del brano, quasi come a voler alzare gli occhi verso l’alto appunto.</p>
<p><strong>P A R A L L E L R E A L I T Y</strong><br />
Lo dedico a me. Alle scelte che ho fatto, che hanno contribuito a formare la persona che sono.<br />
Sono un grande appassionato di cinema e il titolo nasce da uno dei miei film preferiti: Another Earth di Mike Cahill, nel quale inizia ad essere visibile nel cielo un’altra terra popolata da una versione parallela di noi stessi, una versione identica in tutto e per tutto ad eccezione di una sola grande decisione che pregiudica tutto il resto.</p>
<p><strong>B L I P S N C H I T Z</strong><br />
Blips And Chitz è la sala giochi di un episodio di un cartone animato che ho amato tantissimo: Rick e Morty.<br />
Il protagonista si trova a giocare ad uno strano videogame nel quale vive la vita di un uomo di mezza età.<br />
Lo dedico a mio padre, a come io mi sia sempre sentito inadeguato, lo dedico alla paura, all’insoddisfazione e a come dice il campione preso da un pezzo stupendo di Blackbear ‘’Non mi interessa’’, è l’unico brano dove ho inserito anche la mia voce sommata a quella del sample.</p>
<p><strong>N E V E R W I T H H E R</strong><br />
E’ una collaborazione con Yota e Blue Virus, la strumentale e il titolo non prevedevano la loro partecipazione inizialmente ed è la dedica ad una persona di cui non posso dire molto per una questione di privacy che ha scelto di emarginarsi perché non riusciva ad accettare la propria sessualità pensando che gli amici di sempre non lo avrebbero capito.</p>
<p><strong>H A L L U C I N A T I O N</strong><br />
Il brano che forse preferisco, il campione è di un brano di Jaymes Young di cui letteralmente adoro il testo. La prima frase è piuttosto esplicativa: ‘’Sto costruendo questa casa, sulla Luna’’. Non ho la più pallida idea di cosa intendesse realmente lui, ma io ci vedo una generazione senza basi, per le quali le fondamenta non sono necessarie, l’abitudine a vacillare su una strada lastricata di perplessità, dove non esiste più niente se non la speranza di rimboccarsi le maniche e costruire tutto da zero senza aspettative e senza l’appoggio di nessuno, la dedico a me e mio fratello.</p>
<p><strong>V A N I L L A S K Y</strong><br />
E’ la seconda e ultima collaborazione del disco, il cantante è Lucas, un ragazzo giovanissimo e con un talento incredibile a parer mio. Dal punto di vista tecnico mi piaceva l’idea di chiudere il disco con l’armonia di uno dei giri che più hanno condizionato i miei gusti musicali. La stessa armonia con cui si chiudeva la prima raccolta di SADWAVE, uscita qualche mese prima.<br />
Mi piace l’idea di finire, partendo dall’inizio di tutto.</p>
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		<title>Matteo Vallicelli racconta 47100 per Rome Psych Fest</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2017/11/15/matteo-vallicelli-47100/</link>
		<pubDate>Wed, 15 Nov 2017 08:46:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Livio Ghilardi]]></dc:creator>
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Dopo aver pubblicato il suo ottimo debutto <a href="https://open.spotify.com/album/7mAmEYvZ9WfI1GuO4mXYTc" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Primo</em></a> a inizio 2017, il romagnolo non si è fermato e ha subito dato alle stampe un EP, intitolato <em><strong>47100</strong></em> come il vecchio CAP della sua città, Forlì. A Roma potrete vederlo live venerdì 17 novembre allo <a href="http://www.dlso.it/site/2017/11/10/juju-rome-psych-fest/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Psych Fest</a> al Monk: non lasciatevelo sfuggire, perché quello di Matteo è un progetto di cui la musica italiana può e deve essere orgogliosa.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/0tntB5D1gJh24jxXAiR2Yv" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true"></iframe></p>
<p><strong>Lido Di Classe</strong><br />
Un luogo mitico della riviera romagnola, classica meta estiva di noi forlivesi. Ho ricordi che partono fin dall&#8217;infanzia: spiagge libere, prime cotte, prime sbronze, pini marittimi, nudisti, pelli ustionate, piade, crescioni, beveroni, falò in riva al mare.</p>
<p><strong>Comet 701</strong><br />
Giuseppe (Coluccelli, chitarrista dei <a href="http://www.dlso.it/site/2014/02/25/chitarroni/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Raein</a>, ndr), amico storico con cui ho iniziato a fare musica 15 anni fa, ha suonato le chitarre dell&#8217;EP. Nel frattempo è diventato uno skipper. <em>Comet 701</em> è il nome della barca con cui sonda i mari del Mediterraneo. Tra il Porto di Ravenna e lo Stretto di Gibilterra.</p>
<p><strong>Icaro</strong><br />
Il calore fuse la cera delle ali di Icaro, che si schiantò in mare, dove morì. A Forlì c&#8217;è una statua che lo raffigura, e da ragazzini ci ritrovavamo spesso all&#8217;ombra di questo gigante di pietra bianca, fantasticando sul futuro.</p>
<p><strong>44° Parallelo Nord</strong><br />
La linea immaginaria che unisce la Romagna col resto del Globo Terrestre.</p>
<p>(foto di Margot Pandone)</p>
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		<title>Scopri il drug-by-track di JuJu per Rome Psych Fest</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2017/11/10/juju-rome-psych-fest/</link>
		<pubDate>Fri, 10 Nov 2017 11:46:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Livio Ghilardi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/juju-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/juju-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/juju-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/juju-300x300.jpg 300w" /><p>Il 17 e 18 novembre si celebra la seconda edizione del Rome Psych Fest. Anche quest&#8217;anno, in due giorni al Monk si esibiranno alcune delle migliori formazioni nazionali e internazionali che hanno fatto della psichedelia e dei suoi derivati il proprio mantra. Potete decifrare la line-up in questa splendida illustrazione di Lewis Herin (spoiler: Liars, Moon Duo,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2017/11/10/juju-rome-psych-fest/">Scopri il drug-by-track di JuJu per Rome Psych Fest</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/juju-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/juju-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/juju-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/juju-300x300.jpg 300w" /><p>Il 17 e 18 novembre si celebra la seconda edizione del <strong><a href="http://www.dlso.it/site/2016/09/30/cairobi-rome-psych-fest/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Rome Psych Fest</a></strong>. Anche quest&#8217;anno, in due giorni al <strong>Monk </strong>si esibiranno alcune delle migliori formazioni nazionali e internazionali che hanno fatto della psichedelia e dei suoi derivati il proprio mantra. Potete decifrare la line-up in questa splendida illustrazione di Lewis Herin (spoiler: Liars, Moon Duo, Lali Puna, JuJu, <a href="http://www.dlso.it/site/2017/03/23/sonic-jesus-grace/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sonic Jesus</a>, <a href="http://www.dlso.it/site/2017/03/03/rainbow-island-fat-sak/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Rainbow Island</a>, <a href="http://www.dlso.it/site/2017/06/16/andrea-laszlo-de-simone-uomo-donna/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Andrea Laszlo De Simone</a> e molti altri).</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-100492" src="http://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/22221550_489463744746341_153192983296811004_n.png" alt="" width="960" height="540" srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/22221550_489463744746341_153192983296811004_n.png 960w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/22221550_489463744746341_153192983296811004_n-768x432.png 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/22221550_489463744746341_153192983296811004_n-770x433.png 770w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Per cominciare l&#8217;avvicinamento al Rome Psych Fest abbiamo deciso di ripescare il format <a href="http://www.dlso.it/site/2016/09/28/edible-woman-rome-psych-fest/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>drug-by-track</em></a> e di chiedere a <strong>JuJu</strong> di abbinare una droga consigliata a ciascuno dei brani del suo secondo album <strong><em>Our Mother Was A Plant</em></strong>, pubblicato da <a href="https://fuzzclub.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Fuzz Club Records</strong></a> che al festival capitolino porta ben 4 artisti del proprio catalogo.<br />
A prescindere dalla vostra passione per le sostanze psicotrope, vi basterà ascoltare il disco dell&#8217;artista siciliano (tra l&#8217;altro membro dei formidabili <a href="https://open.spotify.com/user/sat08977/playlist/7zOU2kdOt5YkfDjUH42rDC" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Lay Llamas</a>) per farvi un gran bel <em>trip</em>.</p>
<p><iframe width="1170" height="450" scrolling="no" frameborder="no" src="https://w.soundcloud.com/player/?visual=true&#038;url=https%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Fplaylists%2F352393807&#038;show_artwork=true&#038;maxwidth=1170&#038;maxheight=1000"></iframe></p>
<p><strong>Death By Beautiful Things</strong><br />
Signore e signori, siamo su una palla di pietra che rotola nel vuoto cosmico! La canzone è una promessa di roba forte su una rotta inconsueta e lontanissima, per un pianeta nascosto e a noi inaccessibile: il nostro Sé.<br />
Il diavolo e l’acqua santa sono entità che passano spesso dallo stesso portone.<br />
Una cassa in sincope e un grosso basso, pulsanti, mantra psichico in divenire. Desolazione fatta di paesaggi al lume di luna, profumo di gelsomino e il suq di una musica mediorientale.<br />
Farsi di Salvia può esser un’esperienza spaventosa, il Mao-inibitore può ucciderti di stupore.<br />
<strong>DROGA: Salvia Divinorum</strong></p>
<p><strong>In A Ghetto</strong><br />
Mi trovavo, da qualche parte sperso in Europa, nel backstage di una venue, al limitare di un lungo tour in cui ero di supporto ai <a href="http://www.dlso.it/site/2016/10/10/goat-requiem/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Goat</strong></a>. Vedendo Capra Informis (percussionista dei Goat) in azione, e avendo avuto modo di chiacchierare con lui, ho capito che condividevamo molto, nella concezione della vita, nel cibo, nel modo di proiettare le nostre paure entro l’orizzonte, cupo, ma splendente e limitato dell’esistenza. Cosa resterà di noi? La musica. E dopo che il sistema solare sarà collassato sotto il peso entropico della sua stessa portata? Neanche quella. Nulla. Splendido niente.<br />
Se i Doors flirtassero con gli Swans, per una cena al cupo chiarore dei Popol Vuh, ne verrebbe fuori una canzone simile. Djembè, fuzz e luci strobo.<br />
Qulche minuto di visioni in bianco e nero.<br />
<strong>DROGA: Anadenanthera colubrina o Wilco</strong></p>
<p><strong>And Play A Game</strong><br />
Se gli Alan Parsons Project avessero avuto a che fare con un pusher in Palermo centro, o fossero cresciuti nel complesso chiamato ZEN (Zona Espansione Nord), la loro dance avrebbe assunto delle nuances meno leccate, e forse il tutto si sarebbe avvicinato a questa canzone, antimilitarista e anti-suprematista.<br />
Mickey Mouse è naturalmente Trump.<br />
<em>“White torches, wild forces, while a soldier is in a coffin.<br />
One colour, one treasure, one sucker leads the wildest nation.<br />
Blue stars, red carpets, Mickey Mouse in the Court Of Madness”</em><br />
<strong>DROGA: Cannabis</strong></p>
<p><strong>James Dean</strong><br />
Stoner post-nucleare. Modesta critica ad un edonismo giunto al suo limite esiziale.<br />
E anche un brivido che ci percorre la schiena ogni volta che guardiamo <em>Gioventù Bruciata</em>.<br />
Il basso è scordato. Il fuzz è un Heavy Metal II della Boss. Non sono un bassista, ma amo le corde grosse e frizzanti.<br />
Sarebbe piaciuto a Chris Cornell, penso. Spero.<br />
<strong>DROGA: Cocaina (ma in modestissime quantità)</strong></p>
<p><strong>I Got Your Soul</strong><br />
L’amore. Questa malattia inguaribile. È un cane dall’inferno, con artigli e occhi fiammeggianti. Tutto muove e tutto risolve in sé, un’equazione tra carezze e fuochi d’artificio.<br />
O almeno, è la visione che ne darebbero gli Sly And The Family Stone.<br />
Il riff è storto, mastodontico, non quadra, eppure conserva una sua simmetria di base, quasi mantrica.<br />
<strong>DROGA: Banisteriopsis Caapi</strong></p>
<p><strong>Patrick</strong><br />
È l’odio. Non c’è dubbio. L’odio muove più dell’amore, costruisce. È il regno dell’<em>homo faber</em>. Non è positivo, ma è il guerreggiare che è padre di tutto.<br />
E Patrick è uno stronzo.<br />
<strong>DROGA: Mescalina</strong></p>
<p><strong>What A Bad Day</strong><br />
Killing Joke, con una spruzzata di Danzig e I Love You But I’ve Chosen Darkness. Pieni Eighties, stiloso e un po’ spaccone. Ma a suo modo meditativo, come una tazza d&#8230;<br />
<strong>DROGA: Ayahuasca (Dimetiltiptamina)</strong></p>
<p><strong>Sunny After Moon</strong><br />
Orizzonte marino, con onde, delfni e palmizi sotto una luce accecante.<br />
Qui basta un cocktail, o se preferite una buona tazza di caffè. La droga più socialmente tollerata.</p>
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		<title>Sequoyah Tiger ti racconta Parabolabandit</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2017/11/02/sequoyah-tiger-parabolabandit-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Thu, 02 Nov 2017 08:32:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[parabolabandit]]></category>
		<category><![CDATA[parabolabandit disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[Sequoyah Tiger]]></category>
		<category><![CDATA[Sequoyah Tiger Parabolabandit]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/sequoyah-tiger-parabolabandit-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/sequoyah-tiger-parabolabandit-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/sequoyah-tiger-parabolabandit-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/sequoyah-tiger-parabolabandit-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/sequoyah-tiger-parabolabandit-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/sequoyah-tiger-parabolabandit-770x770.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/11/sequoyah-tiger-parabolabandit.jpg 960w" /><p>Parabolabandit, nuovo album di <a href="https://www.facebook.com/sequoyahtiger/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sequoyah Tiger</a>, è uscito lo scorso venerdì e faresti bene a recuperarlo perché, come già promesso dall&#8217;esordio <a href="http://www.dlso.it/site/2016/04/04/sequoyah-tiger-ta-ta-ta-time/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ta-Ta-Ta-Time</a>, Leila Gharib ha giocato ancora una volta le carte giuste.</p>
<p>Le abbiamo chiesto di raccontarci ogni traccia di questo suo nuovo lavoro. Qui, dopo averlo messo in cuffia.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/4FWEr3b4ZggZw9GbpLFIvp" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true"></iframe></p>
<p><strong>Another World Around Me</strong><br />
Il canto si appoggia leggero su un loop di sintetizzatore che punteggia l’andamento del brano. Questa arpeggiatura si trasforma aumentando e diminuendo il rilascio e il riverbero di ogni nota, per poter cambiare l’ambiente che accompagna il canto: da asciutto e puntellato fino ad un flusso completamente sciolto nella parte centrale del pezzo. Mentre la metrica della voce segue un ritmo di 4/4, tutto l’impianto armonico procede su un 6/4 + 6/4 + 4/4 per poi ricominciare da capo. La tensione poliritmica accumulata si sfoga nella parte finale dove il canto si moltiplica, si allontana collocandosi sull’estremità destra e sinistra dell’ascolto, fino a scomparire.</p>
<p><strong>Punta Otok</strong><br />
Ho riportato il mio fascino per le mappe: il segno del promontorio, le baie, le vette, gli stretti di mare. Tra i passaggi marini più tormentati c’è quello di Drake dall’oceano Atlantico al Pacifico. Il suono è ispirato anche al gesto della punta del dito che mira a destra, poi a sinistra, poi a destra finché le direzioni si fondono.</p>
<p><strong>Where am I?</strong><br />
Il pezzo parte con un riavvolgimento, il basso incalza e riprende fiato ad ogni arpeggio. La melodia si muove tra due poli: una prima voce pulita mostra sicurezza per poi ricadere sempre in un luogo confuso, una distorsione che è anche effetto sulla voce.</p>
<p><strong>Kill The Robber</strong><br />
Il suono segue la dinamica di una discesa nel momento in cui si calibra la curva e il proprio peso. Questa discesa è anche la sensazione quotidiana di essere immersi in un flusso eccessivo di parole in cui occorre essere banditi per poter scivolare bene. Dedicato alle parole bandite e al bandito di parole.</p>
<p><strong>Sissi</strong><br />
In Sissi la voce rimarca la lettera S, la S di un Sì, di Sister, di Classy e di Classic. Ha un andamento di un cha-cha-cha rallentato e segue le cadenze di un turnaroundmusicale (I-vi-vi-ii- iv-V).</p>
<p><strong>A Place Where People Disappear</strong><br />
Per la maggior pate dei suoni dell’arrangiamento ho utilizzato la chitarra come sorgente. Spingendo lo strumento in varie direzioni, attraverso pedali d’espressione, ho cercato di ribaltare più volte l’ambiente sonoro. Il canto cambia metrica seguendo questi ribaltamenti emotivi.</p>
<p><strong>Cassius</strong><br />
Le evoluzioni del titolo contengono la storia del brano: in origine CASIO per la marca della tastiera usata, poi CASSIO ed infine CASSIUS per evocare il sapore della sfida (Clay o Gaio che sia). Cerca di mostrare il momento in cui, dopo una ricerca caparbia, appare ciò che stavi cercando. Questo passaggio è espresso nel cambio più classico, quello tra la strofa e il ritornello. La voce inizialmente languida ed assonnata prende il salto.</p>
<p><strong>Lemur Catta</strong><br />
E’ un omaggio al lemure del Madagascar, precisamente quello con la coda ad anelli bianchi e neri. Prende spunto dalle sue danze con salti laterali e passo incrociato, ma soprattutto dai canti eseguiti all’alba mentre venera l’arrivo del sole. Essendo il lemure una specie endemica, cioè propria di uno specifico territorio, è anche un pensiero sull’habitat e sul trovarsi in cattività.</p>
<p><strong>Brother/Brother</strong><br />
L’unico ospite del disco è Black Fanfare ed appare in questo brano di cui ha curato tutta la parte ritmica cercando un particolare riverbero del colpo. Ho cercato una grana della voce che potesse immergersi bene tra le mitragliate ritmiche e gli slide di chitarra.</p>
<p><strong>Brilliant One</strong><br />
Scritto e registrato di getto e per questo difficilmente raccontabile. Scegli una macchina, che sia brillante, scegli una strada e guida lontano.</p>
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		<title>Scopri in anteprima il debutto degli Elle Mary &#038; The Bad Men</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2017/10/26/elle-mary-constant-unfailing-night/</link>
		<pubDate>Thu, 26 Oct 2017 11:24:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Livio Ghilardi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[a modest proposal]]></category>
		<category><![CDATA[a modest proposal records]]></category>
		<category><![CDATA[As]]></category>
		<category><![CDATA[elle mary]]></category>
		<category><![CDATA[elle mary & the bad man]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/10/elle-mary-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/10/elle-mary-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/10/elle-mary-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/10/elle-mary-300x300.jpg 300w" /><p>Domani esce Constant Unfailing Night, album di debutto degli Elle Mary &#38; The Bad Men, trio di Manchester guidato dalla talentuosa cantautrice gallese Elle Mary (specificazione lapalissiana ma anche no). Il disco &#8211; anticipato a giugno dal singolo Undead &#8211; esce in Italia per A Modest Proposal, etichetta sempre attenta a selezionare proposte di qualità e a perseguire l&#8217;amore per la&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2017/10/26/elle-mary-constant-unfailing-night/">Scopri in anteprima il debutto degli Elle Mary &#038; The Bad Men</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/10/elle-mary-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/10/elle-mary-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/10/elle-mary-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/10/elle-mary-300x300.jpg 300w" /><p>Domani esce <strong><em>Constant Unfailing Night</em></strong>, album di debutto degli <strong>Elle Mary &amp; The Bad Men</strong>, trio di Manchester guidato dalla talentuosa cantautrice gallese Elle Mary (specificazione lapalissiana ma anche no). Il disco &#8211; <a href="http://www.dlso.it/site/2017/06/16/brani-16-giugno/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">anticipato a giugno dal singolo <em>Undead</em></a> &#8211; esce in Italia per <strong>A Modest Proposal</strong>, etichetta sempre attenta a selezionare proposte di qualità e a perseguire l&#8217;amore per la musica in modo puro.<br />
<em>Constant Unfailing Night</em> si muove per atmosfere folk-noir intensissime dal forte impatto emotivo ed esce probabilmente nella stagione dell&#8217;anno più adatta al suo ascolto. È un album che nasce da una rottura tormentata e da un lungo processo di composizione &#8211; 3 anni &#8211; e di trasformazione musicale.<br />
Se siete fan di Sharon Van Etten, <a href="http://www.dlso.it/site/2011/12/07/laura-marling-a-creature-i-dont-know/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Laura Marling</a>, <a href="http://www.dlso.it/site/2014/03/20/the-lovecats-di-cat-power-esistenzialismo-folk-e-altre-amenita/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cat Power</a> e <a href="http://www.dlso.it/site/2016/09/02/angel-olsen-my-woman-recensione/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Angel Olsen</a> e state in fissa pure per lo slow-core dei Low o di <a href="http://www.dlso.it/site/2015/06/03/il-nuovo-album-di-sun-kil-moon-ed-i-suoi-brani-piu-belli/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sun Kil Moon</a>, è un disco che consumerete. Se rientrate solo parzialmente in queste categorie d&#8217;ascolto state tranquilli: vi piacerà comunque un sacco.</p>
<p><iframe style="border: 0; width: 100%; height: 439px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=4285317772/size=large/bgcol=333333/linkcol=ffffff/artwork=none/transparent=true/tracklist=true/tracks=2521529087,2552582568,4290604124,1548920544,1728417289,3891846796,1849549008,1095088543,2544015753/esig=75dc9c5aaf4390277c380b7d7f19b0a7/" width="300" height="150" seamless=""><a href="http://amodestproposalrec.bandcamp.com/album/constant-unfailing-night">Constant Unfailing Night by Elle Mary &amp; The Bad Men</a></iframe></p>
<p>Abbiamo chiesto a Elle Mary di raccontarci il disco traccia per traccia: queste le sue parole.</p>
<blockquote><p>These songs have no specific meaning, sometimes one line comes from some part of my life and another line from another part or sometimes a private joke to myself. However there is usually an over arching theme that I&#8217;ll try to convey here.</p></blockquote>
<p><strong>Falling</strong><br />
Quite a literal song initially. About two times I fell. As an adult and a child. As an adult I couldn&#8217;t actually believe it had happened. It&#8217;s something only children do right? It hurt. I&#8217;m not surprised they cry. As a child in an out door paddling pool I almost drowned falling over. When my father picked me out of the water I exclaimed &#8216;I couldn&#8217;t find my feet&#8217;. That must have been a scary few seconds for them. At the time of writing this I think I was also suffering with anxiety and low self esteem. I didnt know it at the time but it was affecting my relationship. I think this is what the chorus is hinting to. Probably a huge cause for the end of the relationship but I believe this is called &#8216;hind sight bias&#8217;. Seems the song knew even though I didn&#8217;t.</p>
<p><strong>No Baby</strong><br />
This song is a collection of different strands of thought and stories from friends. After some time with it I started to see the feminist themes, being told to smile, being taught to believe that someone else can fix you and a baby can give you direction. This song almost lists them out for you to infer what you want. I love the ending, just dragging it out almost to the point of annoyance before flipping it. There&#8217;s fun in it.</p>
<p><strong>Happiness</strong><br />
Offfff I was not happy writing this. Quite soon after the break up I watched two films about suicide, one involving the Golden Gate Bridge and the other about the forests of Mount Fuji. What I got from them was an idea that maybe it&#8217;s ok if that&#8217;s what will make you happy. Now I find this incredibly naive of me to think like this, it&#8217;s an incredible, complex and hard subject, especially for those left behind. I guess as humans we need to round things up neatly with a story or sense of justice. Sometimes there isn&#8217;t one.</p>
<p><strong>Ocean</strong><br />
You know what they say. To get over someone you have to get under someone! Haha&#8230;ha&#8230; Sometimes it&#8217;s just incredibly depressing though and you find you have nothing left to give. There&#8217;s a sliver of hope though remembering what you used to be. Or maybe that&#8217;s just sad as well. This song is eery and surrounds you. I absolutely love Michael&#8217;s bass part in this. It&#8217;s all about that.</p>
<p><strong>Dark</strong><br />
I was listening to a lot of <a href="https://open.spotify.com/artist/3gSfOAPCvsDDVDBeSLl9v6" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Scout Niblett</a> when I wrote this. I had moved in by myself and was finding the solitude quite hard. I realised that I was becoming a little depressed but was convincing myself that I WANTED to stay in and see no one. It was a bit of a journey becoming ok with my own company.</p>
<p><strong>Pretend</strong><br />
Originally a text written in jest at my own expense. A series of short lived romances it was almost becoming funny. I had also met Terrine and Chicaloyoh and started listening to more noise and experimental music and started playing around myself. What I like most is that nothing is wrong with experimental music. Everything becomes part of the experience from the silence to the noise the audience makes or feedback from the guitar. I never know what will happen when I play this.</p>
<p><strong>Undead</strong><br />
This is how I processed the grief from my father&#8217;s passing. I pushed quite a lot down and then one day realised that I thought his death was just a phase, soon he&#8217;d be over it and come back and it would all go back to normal. Then I had to deal with it all.</p>
<p><strong>Behave</strong><br />
A literal song of having e-fucking-nough. I spent much of my teens and early twenties letting people walk all over me and I was done. The song is meant to be funny but also give you strength. The music is simple and driving. Our &#8216;punk&#8217; number.</p>
<p><strong>Later</strong><br />
Probably my favourite song on the album. I really love the plodding jangley nature of the music. This is also about my father. I did a lot of growing up after he died and cringe at my self-obsession when he was alive. My problems really amount to nothing. I wish he could see what I&#8217;m becoming although maybe I wouldn&#8217;t be like I am if he were still here? Although I guess there&#8217;s something still self involved about the song which makes me laugh. My friend Nick Ainsworth has a poem that goes something like &#8216;I must remember to stop being obsessed with myself. I am not eighteen.&#8217; It&#8217;s that vibe.</p>
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		<title>Moondrive ti racconta traccia per traccia il suo album di debutto</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2017/10/23/moondrive-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Mon, 23 Oct 2017 07:50:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[moondrive]]></category>
		<category><![CDATA[moondrive disco raccontato]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dlso.it/site/?p=100082</guid>
		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/10/moondrive-1024x1024.png" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/10/moondrive-1024x1024.png 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/10/moondrive-150x150.png 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/10/moondrive-300x300.png 300w" /><p>Moondrive è un progetto di Emanuele Cicerchia che prende forma nel 2014 ma si presenta a tutti con biglietto da visita solo qualche giorno fa, pubblicando l&#8217;omonimo album di debutto. Ci siamo fatti raccontare traccia per traccia quest&#8217;esordio un po&#8217; dreamy e molto psichedelico Moondrive by Moondrive Swallowing a Toad Una premessa a questi brevi commenti&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2017/10/23/moondrive-disco-raccontato/">Moondrive ti racconta traccia per traccia il suo album di debutto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/10/moondrive-1024x1024.png" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/10/moondrive-1024x1024.png 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/10/moondrive-150x150.png 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/10/moondrive-300x300.png 300w" /><p><a href="https://www.facebook.com/moondrive.m/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Moondrive</a> è un progetto di Emanuele Cicerchia che prende forma nel 2014 ma si presenta a tutti con biglietto da visita solo qualche giorno fa, pubblicando l&#8217;omonimo album di debutto.<br />
Ci siamo fatti raccontare traccia per traccia quest&#8217;esordio un po&#8217; dreamy e molto psichedelico</p>
<p><iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=3833854233/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" width="300" height="150" seamless=""><a href="http://moon-drive.bandcamp.com/album/moondrive">Moondrive by Moondrive</a></iframe></p>
<p><strong>Swallowing a Toad</strong><br />
Una premessa a questi brevi commenti è necessaria per non confondersi più di quanto si possa fare leggendoli: uno degli scopi dell&#8217;album è quello di rimanere il più possibile nella sfera dell&#8217;indeterminato, quindi non tanto di emanare dei concetti in modo diretto, affermativo, delineato, ma al contrario cercare di emanare qualcosa di fumoso che possa rimandare a qualcosa di più grande. Anche quei pezzi che nel loro piccolo chiudono il cerchio comunicando qualcosa di più definito lo fanno con l&#8217;intenzione di essere poliedrici, intesi con relatività e alludere a qualcosa di altro.<br />
Questo pezzo si divide essenzialmente in due parti, un inizio e una fine dell&#8217;inizio. Le parole del brano, le prime dell&#8217;album, fanno riferimento alla volontà o alla causa dello stare, al mondo, o in uno spaziotempo, per qualcosa o qualcuno, di concreto o di astratto.</p>
<p><strong>Last Minute of the Last Day</strong><br />
Il secondo brano è stato scritto dopo uno dei tanti ritardi che mi contraddistinguono, in particolare uno che ha cambiato drasticamente il corso degli eventi futuri, è anche uno dei brani che sono venuti fuori prima che il disco fosse un disco.</p>
<p><strong>Particular</strong><br />
Questo è probabilmente il brano più vecchio che c&#8217;è all&#8217;interno del disco. Nonostante l&#8217;anima dell&#8217;album sostanzialmente vada a virare su altre prospettive mi sono convinto a contestualizzarlo dentro il tutto e ad inserirlo, lasciarlo fuori dal disco non era &#8220;giusto&#8221;. Parla di una dipartita.</p>
<p><strong>Old Dark Wild Beast</strong><br />
Old Dark Wild Beast è venuto fuori immaginando una musica che potesse accompagnare la sensazione di una persona di avere dentro di sè una bestia, un demone, che spesso si fa sentire ed esige il proprio spazio ed altre volte semplicemente accompagna. La musicalità del brano, la genesi, (anche se era lontanissima da quella attuale) è affiorata dentro la testa dopo una delle tante improvvisazioni, possiamo chiamarle psichedeliche, che facciamo con uno dei collettivi che portiamo avanti, a cui tra l&#8217;altro ruotano intorno varie cose, tra cui alcune delle persone che suonano dal vivo in questo progetto.</p>
<p><strong>Not Anymore</strong><br />
Da considerarsi quasi come un pezzo unico con il precedente.<br />
E&#8217; una sorta di mantra che fa entrare progressivamente tutti gli strumenti che ne compongono la musicalità e si ripete.<br />
Dipartite, o stanziamenti.</p>
<p><strong>Samurai</strong><br />
Samurai è il terzo ed ultimo brano di quelli un po&#8217; più vecchi che sono stati inseriti nell&#8217;album. C&#8217;era la necessità che ne facessero parte per chiudere un&#8217;esperienza.</p>
<p><strong>Finders Keepers</strong><br />
Questo pezzo è pensato per dare respiro, per spezzare un po&#8217; i tempi. E&#8217; sicuramente la canzone più &#8220;suonata&#8221; insieme, è infatti l&#8217;unico pezzo che si è sviluppato in sala prove da un embrione più o meno deciso.</p>
<p><strong>Bear</strong><br />
Per molto tempo è stato il mio preferito, forse lo è ancora. L&#8217;idea era quella di scrivere un pezzo con un mood disteso e smielato, quasi per scherzo, all&#8217;inizio del pezzo forse questa cosa è rimasta, anche se ha perso parte del suo intento giocoso e poi vira su altre strade.</p>
<p><strong>The Elephants Are Small</strong><br />
Non ho avuto un grande rapporto con questo brano verso la chiusura del disco, è il più lungo, sicuramente il più canonico, quello che più di altri si può collegare ad un determinato sound.<br />
Un rapporto di allucinazioni &amp; rivelazioni che si intrecciano.</p>
<p><strong>Violet Moon</strong><br />
Violet Moon è sostanzialmente divisa in tre parti che sono nate staccate, ma hanno trovato un grande amore reciproco. Mi piaceva l&#8217;idea che la prima parte emanasse un senso di stanchezza e a causa di esso ci si lasciasse trasportare poi.</p>
<p><strong>Two of Us</strong><br />
Non ho mai avuto dubbi sul fatto che questo pezzo avrebbe chiuso l&#8217;album. Anche se credo che il quadro del disco sia formato da tanti elementi differenti in cui ognuno svolge il preciso ruolo e non sia altrimenti sostituibile, forse, per la mia percezione attuale, questo brano è uno di quelli che più significa la filosofia che sta alla base del tutto.</p>
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		<title>I Magellano ti raccontano WALK the LINE traccia per traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2017/10/09/magellano-walk-the-line-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Mon, 09 Oct 2017 07:17:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[magellano]]></category>
		<category><![CDATA[magellano walk the line]]></category>

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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2017/10/09/magellano-walk-the-line-disco-raccontato/">I Magellano ti raccontano WALK the LINE traccia per traccia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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Lo definiscono un disco aperto e collettivo in quanto è una vera e propria soundtrack che traduce in musica cento opere di street-art genovese.<br />
Questo quindi è solo l&#8217;inizio di un album che è pronto a qualsiasi tipo di featuring, rumore o voce disposti a raccontare la città di Genova e il suo porto.<br />
Ci siamo fatti dire tutti i particolari delle prime 8 tracce che potete ascoltare qui sotto.<br />
Aspettiamo poi per le altre 92.</p>
<p><iframe src="https://w.soundcloud.com/player/?url=https%3A//api.soundcloud.com/playlists/355748655%3Fsecret_token%3Ds-bvLoE&amp;color=%23ff5500&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;visual=true" width="100%" height="300" frameborder="no" scrolling="no"></iframe></p>
<p><strong>Una reconstrucciòn poètica del universo feat Yolanda Matias Garcia</strong><br />
Il brano che ha dato l&#8217;inizio a tutto per il pilone che ha dato l&#8217;inizio a tutto. In pieno crowdfoundig con Ulule troviamo un investitore privato che finanzia il primo pilone: in quei giorni a Genova c&#8217;era il Festival della Poesia che ci chiedeva di fare qualcosa insieme, gli abbiamo raccontato cosa stavamo facendo e tra i loro ospiti c&#8217;erano il pittore messicano Ruben Carrasco e la poetessa sempre messicana Yolanda Matias Garcia. Il primo ha realizzato il pilone mentre con la seconda ci siamo trovati in studio ed è uscito il primo pezzo della nostra colonna sonora.</p>
<p><strong>Garage Magellano</strong><br />
Uno dei brani che più di tutti segna la cifra di questo nuovo viaggio, un viaggio di dub leggero con il quale volevamo raccontare il liquido che gira intorno alla Ninfa dell&#8217;opera.</p>
<p><strong>Bye Bye Wifi feat Tarick1</strong><br />
Abbiamo voluto fortemente confrontarci con una nuova prova, spostare più in là la nostra ricerca per andare oltre alla formula che avevamo trovato, ci siamo voluti mettere in discussione, a differenza del passato questa prima parte del viaggio non vede molti ospiti, ma il nostro primo socio di scorribande Tarick1 non poteva mancare al varo.</p>
<p><strong>Ti amo gratis</strong><br />
Una canzone d&#8217;amore senza amore, sui tempi sbagliati, per la Venere di Caterina Piccardo, stanchezza, indolenza, la fatica di trovarsi nel momento giusto, il primo testo di Pernazza tra le narrazioni che sono nate sotto ai piloni della Sopraelevata di Genova.</p>
<p><strong>Tap tap</strong><br />
In diversi brani di questo disco che vuole essere un atto d&#8217;amore per la nostra città abbiamo campionato il canto tipico genovese, il trallalero, canto tradizionale a cui già ai tempi delle posse i Sensasiou si erano ispirati, così volevamo fonderlo con l&#8217;arabo che si sente per i vicoli, per accompagnare l&#8217;opera di due amici, Drina A12 + Giulogol.</p>
<p><strong>Carioca voodoo</strong><br />
Uno dei punti più scuri del nostro percorso. Cercavamo qualcosa di claustrofobico, con la ritmica, i tamburi, le parole, volevamo andare nel Brasile kafkiano delle ombre di Alex Senna, un latro B del sud del mondo.</p>
<p><strong>Mostri marini</strong><br />
In Mostri Marini c&#8217;è dentro tantissimo di Genova: il mare, la Sopraelevata ed il suo noise, il trallalero, vicoli, ritmiche, gli incroci di etnie che popolano il centro storico. Forse il pezzo a cui siamo più legati di tutto questo lavoro.</p>
<p><strong>Tutte le strade</strong><br />
Questo è solo l&#8217;inizio di un altro viaggio che durerà 100 canzoni, ci saremo noi, altri musicisti coinvolti, sarà una narrazione collettiva che con questo Episodio1 stiamo facendo partire. Questo è solo un punto da cui verranno tracciate altre strade. Amiamo le strade sbagliate al momento giusto.</p>
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		<title>Orson ti racconta Here, il suo EP d&#8217;esordio</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2017/10/04/orson-here-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Wed, 04 Oct 2017 08:44:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[orson]]></category>
		<category><![CDATA[orson disco raccontato]]></category>
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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/10/orson-here-1024x1024.png" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/10/orson-here-1024x1024.png 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/10/orson-here-150x150.png 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/10/orson-here-300x300.png 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/10/orson-here.png 713w" /><p>Orson è il progetto solista di Cataldo Bevilacqua, leader dei pugliesi Barbados. Here è il suo EP d&#8217;esordio e farà felici quanti amano Bob Dylan, Neil Young e altre robe molto folkettone. Noi ci siamo fatti raccontare questo suo primo lavoro traccia dopo traccia. Here by Orson Closed To Me È la prima canzone estratta&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2017/10/04/orson-here-disco-raccontato/">Orson ti racconta Here, il suo EP d&#8217;esordio</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/10/orson-here-1024x1024.png" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/10/orson-here-1024x1024.png 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/10/orson-here-150x150.png 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/10/orson-here-300x300.png 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/10/orson-here.png 713w" /><p><a href="https://www.facebook.com/orsonsound/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Orson</a> è il progetto solista di Cataldo Bevilacqua, leader dei pugliesi Barbados.<br />
Here è il suo EP d&#8217;esordio e farà felici quanti amano Bob Dylan, Neil Young e altre robe molto folkettone.<br />
Noi ci siamo fatti raccontare questo suo primo lavoro traccia dopo traccia.</p>
<p><iframe style="border: 0; width: 100%; height: 120px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=4269046208/size=large/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/tracklist=false/artwork=small/transparent=true/" width="300" height="150" seamless=""><a href="http://orsonsound.bandcamp.com/album/here">Here by Orson</a></iframe></p>
<p><strong>Closed To Me</strong><br />
È la prima canzone estratta da Here.<br />
Parla di un incontro, di due vite separate, della distanza che il tempo esercita su di esse. La registrazione è opera di Wolfman Bob, come per il resto​ del disco​. ​È una ballad dallo strumming pronunciato e ​la voce tirata​, molto​ di pancia, ​che racconta il fiato corto dell’emozione e l’incertezza delle parole ​(rispetto a cosa?) ​mentre dentro è tutto chiaro, lucido​ e​ perfettamente a fuoco.</p>
<p><strong>Here</strong><br />
Questa è la ​canzone​ che dà anche il nome al disco.​<br />
Here è una rincorsa, un&#8217;inquietudine, un affanno, una ricerca impossibile a concludersi. È qui, scritta nel nostro dna, eppure sfuggevole e inafferrabile.<br />
Here si doveva chiamare Where, poi, per una serie di fortunati eventi ha cambiato nome dando senso a tutto il pacchetto contenuto nell’Ep. Ma questa è un’altra storia.</p>
<p><strong>Better Than This</strong><br />
La struttura e la melodia​ di Better Than This, un pizzicato che si trasforma in accordi pieni nel ritornello, mi giravano in testa da un po’ di tempo ma aspettavo la storia giusta per completarla. Racconta una dipendenza, quella forte e viscerale che si può provare solo nei confronti di una person​a​. ​Parla anche della difficoltà di scegliere, di gettarsi​ e​ lanciarsi in un salto nel vuoto​ però​ necessario.</p>
<p><strong>Into Those Nights</strong><br />
Into Those Nights è una ballad voce e chitarra, ​come tutte le altre​. O forse un po&#8217; di più​ visto che è arpeggiata,​ spiccatamente​ malinconica, notturna, quasi una ninna nanna.​ ​Racconta la storia di un piccolo amore di provincia in un paese del sud Italia, un dialogo a due, una danza di sguardi e pensieri mai detti.​ ​Un ringraziamento particolare va a Sylvie Lewis che mi ha aiutato nella stesura del testo, aprendomi stanze ariose nel castello dello storytelling.</p>
<p><strong>Ran In The Forest</strong><br />
Ran In The Forest è il primo pezzo che ho scritto in assoluto, molti anni fa in una casa di Milano, in un&#8217;altra vita e in un altro tempo. Il testo è liberamente tratto dal racconto​ de​ L&#8217;Orso di William Faulkner.<br />
A lungo mi sono chiesto perché questa storia mi avesse affascinato così tanto, se per la qualità letteraria, la potenza della memoria o per le suggestioni del sud, così forti nell&#8217;autore americano​. La risposta me la sono data solo poco tempo fa e ha a che fare con la selva oscura che ognuno di noi deve percorrere almeno una volta nella vita. Ma anche questa è un&#8217;altra storia e ve la racconto in seguito: contiene Orfeo, Euridice, Pavese, Dante.<br />
Tutta roba ​che non fa molti like. :)​</p>
<p><strong>Solo Per Avere Memoria</strong><br />
L&#8217;ultima traccia di Here non è un pezzo, è un appunto preso al volo su un&#8217;improvvisazione, un arpeggio partito per caso​ con ​una melodia vocale incerta e poco definita ​e un testo pronunciato a caso.​ ​È una nota presa Solo Per Avere Memoria, come recita a inizio pezzo la voce di Wolfman Bob, che dà ​un ​senso a ritroso a tutta l&#8217;operazione: fissare su un blocco tutto ciò che è stato Orson nei suoi primi mesi di vita.​ ​Questa canzone​ ​probabilmente non vedrà mai la luce, non la suonerò mai dal vivo, non prenderà forma, non avrà una sua vita se non adesso, se non qui.</p>
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		<title>Gli Emmecosta ti raccontano Velour EP</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2017/09/25/emmecosta-velour-ep-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Mon, 25 Sep 2017 07:02:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[emmecosta]]></category>
		<category><![CDATA[emmecosta velour disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[emmecosta velour ep]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/09/Emmecosta_01-770x513-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/09/Emmecosta_01-770x513-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/09/Emmecosta_01-770x513-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/09/Emmecosta_01-770x513-300x300.jpg 300w" /><p>Qualche mese fa abbiamo introdotto gli Emmecosta ai lettori di Shaq, presentando il loro singolo Miguel. Ci siamo resi conto che non era abbastanza, perché tutto il loro EP merita di arrivare alle orecchie dei buoni intenditori. Per questo ci siamo fatti raccontare Velour, traccia dopo traccia. MIGUEL Miguel é il figlio di una parte&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/09/Emmecosta_01-770x513-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/09/Emmecosta_01-770x513-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/09/Emmecosta_01-770x513-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/09/Emmecosta_01-770x513-300x300.jpg 300w" /><p>Qualche mese fa abbiamo introdotto gli <strong>Emmecosta</strong> ai lettori di Shaq, presentando il loro<a href="http://www.dlso.it/site/2017/03/17/emmecosta-miguel/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> singolo Miguel</a>.<br />
Ci siamo resi conto che non era abbastanza, perché tutto il loro EP merita di arrivare alle orecchie dei buoni intenditori.<br />
Per questo ci siamo fatti raccontare Velour, traccia dopo traccia.</p>
<p><iframe src="https://w.soundcloud.com/player/?url=https%3A//api.soundcloud.com/playlists/347079627&amp;color=%23ff5500&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;visual=true" width="100%" height="300" frameborder="no" scrolling="no"></iframe></p>
<p><strong>MIGUEL</strong><br />
Miguel é il figlio di una parte di noi rimasto in Italia. Da quassù lo vediamo diventato uomo. Sancisce con il rito quello che non sa; si sposa.</p>
<p><strong>HEAVY HEART</strong><br />
&#8220;Una luce lunga sulle sue labbra, l&#8217;occhio era freddo e il cuore pesante&#8221;. Tutto, nel posto più buio del mondo.</p>
<p><strong>HIS POWER OF YOUTH</strong><br />
Questa canzone è rimasta per tanto tempo in quella casetta al mare, come un piccolo uccello nascosto. Ogni volta che siam tornati da quelle parti abbiamo speculato sul silenzio.</p>
<p><strong>A MOUNTAIN FROM US</strong><br />
La stanza è questa: quattro muri e una finestra. Giù, i tetti delle macchine in silenzio. In mezzo una montagna tra la tua coca light e la mia paura.</p>
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		<title>I Black Tail ti raccontano One Day We Drove Out of Town</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2017/09/19/black-tail-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Tue, 19 Sep 2017 08:06:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[black tail]]></category>
		<category><![CDATA[black tail One Day We Drove Out of Town]]></category>
		<category><![CDATA[One Day We Drove Out of Town disco raccontato]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/09/black-tail-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/09/black-tail-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/09/black-tail-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/09/black-tail-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/09/black-tail-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/09/black-tail-770x770.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/09/black-tail.jpg 1200w" /><p>Abbiamo chiesto ai <a href="https://www.facebook.com/blacktailmusic/?fref=mentions" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Black Tail</a> di raccontarci il loro secondo album, One Day We Drove Out of Town, uscito proprio ieri per <strong>Mia Cameretta Records</strong> e <strong>Lady Sometimes Records</strong>.<br />
Se siete a Roma non perdete il <a href="https://www.facebook.com/events/687489251434809/?acontext=%7B%22action_history%22%3A%22[%7B%5C%22surface%5C%22%3A%5C%22page%5C%22%2C%5C%22mechanism%5C%22%3A%5C%22page_upcoming_events_card%5C%22%2C%5C%22extra_data%5C%22%3A[]%7D]%22%2C%22has_source%22%3Atrue%7D" target="_blank" rel="noopener noreferrer">release party a Le Mura</a>.</p>
<p>Questo disco inizia insieme allʼestate.<br />
Il primo giorno che abbiamo iniziato a scriverlo cʼera un sacco di sole, poca gente in giro e per andare in sala prove ho guidato sulla Pontina con Third dei Big Star nello stereo e una maglietta a maniche corte dei Flying Vaginas. Speravamo potesse essere una buona istantanea.<br />
Spazi esterni o spazi interni, in senso ampio, luoghi emotivi, fisici,<br />
distanze cosmiche, spazi urbani, spazi naturali: gira tutto intorno a questo.</p>
<p>Quando hai a che fare con gli spazi, ti rendi conto che gran parte di essi esiste<br />
in relazione alla tua capacità di attraversarli e misurarli. Anche coi finestrini un<br />
poʼ abbassati quando fa caldo, o i riscaldamenti accesi dʼinverno per spannare<br />
il vetro. Sempre in senso ampio.</p>
<p>Ciononostante, in copertina ci sono finite mani che spezzano un biscotto della<br />
fortuna. Come è possibile? Che diavolo cʼentrano? Cʼentrano. Coi biscotti della<br />
fortuna può succedere di trovarci cose un poʼ a caso e vagamente umoristiche,<br />
oppure una discreta percentuale di verità cosmiche assolute. Dipende dai casi,<br />
e tu devi essere bravo a stabilire un peso giusto per tutto, perché, insomma, se<br />
ti capita un biglietto che ha quellʼumorismo lì, e lo interpreti cercando di trovarci<br />
chissà quale verità, allora rischi di essere tu la macchietta.<br />
Suonare ti insegna più o meno le stesse cose. Ma qui torniamo un poʼ al punto: hai una maglietta dei Flying Vaginas e un disco dei Big Star, cosa diavolo vuoi che importi di cosa cʼè scritto sui biscotti della fortuna?</p>
<p><iframe style="border: 0; width: 100%; height: 120px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=1352380397/size=large/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/tracklist=false/artwork=small/transparent=true/" width="300" height="150" seamless=""><a href="http://blacktail.bandcamp.com/album/one-day-we-drove-out-of-town">One Day We Drove Out of Town by Black Tail</a></iframe></p>
<p><strong>Sleepy Volcano</strong><br />
La prima traccia è stata anche il primo dei nuovi brani ad essere scritto. Lo<br />
abbiamo lasciato in apertura, perché parla di come a volte si lascino stazionare<br />
i bisogni in attesa del momento giusto, e il tema del momento giusto fa da<br />
gancio con Springtime, il disco precedente. Parla di quando per un sacco di<br />
tempo fai i conti con aspirazioni e aspettative inespresse, per cui le cose<br />
tendono a restare immobili, in attesa di un momento che sembra non arrivare<br />
mai. Poi, invece, un giorno in maniera del tutto spettacolare e devastante salta<br />
tutto e non ti fermi più. Forse ci aveva già pensato Dino Buzzati, però senza<br />
metterci la vulcanologia di mezzo. E sicuramente senza Farfisa.</p>
<p><strong>Spider / Galaxy</strong><br />
Questa è una canzone fatta di due parti. La prima parte è un poʼ metafisica, in<br />
una dimensione più macrocosmica &#8211; come se Eraclito avesse avuto un<br />
telescopio Hubble invece del fiume &#8211; parte dallʼuniverso che cambia<br />
costantemente forma, per arrivare ad una seconda parte del tutto scellerata e<br />
onirica. Un giorno guidavo ascoltando <strong>Kevin Morby</strong>, era il tramonto, cʼerano i<br />
campi bianchi e secchi. E i corvi sui rami degli alberi. Sembrava tutto un enorme<br />
incendio con lʼestate a crepitare via. Il microcosmo intimo delle cose preferite.<br />
Che non sono gli incendi, ma tutto il resto. Una sera lʼho raccontato a Roberto e<br />
lui senza una parola, si è seduto alla batteria e ha iniziato a tracciare quelle<br />
linee secche. Eʼ un brano che parla di come ci si renda conto della fortuna.</p>
<p><strong>Text Walking Lane</strong><br />
Biscotti della fortuna, ci risiamo. La copertina ha un richiamo lirico tratto da<br />
questo ricordo di una camminata per Roma, mentre attraversavo il quartiere<br />
cinese rispondendo ai messaggi di un amico, al cellulare. Hai presente quando<br />
cammini un poʼ in disparte e a rilento come se avessi una corsia tua, sul<br />
marciapiedi, innervosendo tutti? A pranzo il mio biscotto della fortuna mi aveva<br />
detto “sarai intervistato dalla televisione”. Ho pensato che avrei dovuto<br />
prepararmi qualcosa da dire. Ad esempio che i negozi di dischi sono dei templi,<br />
e se ci vai cantando canzoni, è come se pregassi. Detto col peso giusto, senza<br />
troppa sacralità e più umorismo, con la giusta leggerezza, potrebbe funzionare.<br />
Il motivo delle chitarre che si arrotolano come le code di drago nel carnevale<br />
cinese, è del tutto colpa dei biscotti.</p>
<p><strong>Campfire</strong><br />
Io non sono stato uno Scout, ma mi sarebbe piaciuto tremendamente.<br />
Ciononostante, di serate intorno al fuoco ne ho trascorse anche io. Quando<br />
avevo diciassette anni, durante il campeggio con gli amici, ho letto lʼEstate<br />
Incantata di Bradbury, e se ripenso a quel senso di magica sospensione, posso<br />
individuare esattamente il momento in cui le cose hanno preso a trasformarsi<br />
ed io a imparare altri significati. Inoltre, mi piaceva lʼidea un poʼ nerd di infilarci<br />
dei numeri, per la gioia della numerologia (occhio al discorso dei biscotti però).<br />
Comunque, questo spiega anche lʼandamento folk, le chitarre teenager<br />
imbizzarrite e i cambiamenti cinematici di atmosfera, con la batteria che scende<br />
e sale, per aggrovigliarsi allʼultimo intreccio scapigliato di corde e lʼincanto<br />
estivo, che sembra sul punto di sbiadire, e invece, a dircela tutta, non va mai via<br />
completamente.</p>
<p><strong>Downtown</strong><br />
Sul lato della città di Cambridge, un giorno guardavo il traffico attraversare il<br />
ponte in direzione Downtown Boston. Cʼerano dei grossi cartelloni, un poʼ<br />
strappati. Faceva caldo e nonostante il fiume, nellʼaria immobile si notava la<br />
presenza un poʼ ansiogena dello smog intorno ai grattacieli. Io avevo un demo<br />
di un brano suonato con il piano elettrico, e lʼeffetto con il panorama cittadino<br />
era piuttosto efficace. Eʼ diventata una canzone in cui tutto si muove<br />
serpeggiando, e surreali corridori indifferenti scavalcano scene del crimine,<br />
suonano le ringhiere dei parchi con il dito. Se il sole al tramonto illumina in<br />
maniera giusta i cartelloni sopra i palazzi, sembra di vederli accesi, per cui il<br />
finale elettrico e la batteria tirata contro lʼorizzonte sono puramente in onore di<br />
questo.</p>
<p><strong>A Fox</strong><br />
Il secondo richiamo alla copertina è la prima frase di questa canzone. Un giorno<br />
siamo andati fuori città. Abbiamo visto una volpe, mi ha ricordato un sacco di<br />
cose difficili e sfuggenti. E mi ha anche fatto pensare che ci sono costanti nella<br />
nostra vita, che la rendono delicata e straordinaria. Roberto ha iniziato a<br />
suonare il puntato di batteria sotto lʼidea dei passi lungo il sentiero, quando<br />
senti che ne hai uno sotto i piedi. Quando Filippo ci ha messo il basso, ci siamo<br />
sentiti nel bosco. Anche perché effettivamente, fuori dallo studio ce nʼè uno.</p>
<p><strong>Slippery Slope</strong><br />
A volte sono fuori per lavoro. Pranzi nel ristorante dellʼalbergo da solo,<br />
ascoltando casualmente i discorsi del tavolo dietro, non per farti gli affari loro,<br />
ma perché cʼè un silenzio che hai paura persino a muovere le posate. Insomma,<br />
una sera al tavolo accanto al mio decidono di risolvere i problemi del mondo<br />
immaginando di fermare le guerre elargendo risorse illimitate a tutti. Illimitato<br />
mi è sembrato un numero prossimo allʼimpossibile. Guardando fuori, in quel<br />
momento aveva ricominciato a piovere, avevo il bicchiere di vino mezzo vuoto,<br />
e la certezza matematica di non poter risolvere né i miei problemi immediati, né<br />
quelli del mondo tramite quella teoria, destinata a scivolare lungo il crinale della<br />
realtà. Per dare questo senso di ebbrezza, in studio Filippo mi ha chiesto di<br />
immaginarci un piano alla Silver Jews. Io ho suonato il minore sul maggiore, per<br />
cui tutto ha iniziato a barcollare a mestiere. Succede, quando ti manca casa, i<br />
tuoi amici e il tuo gruppo.</p>
<p><strong>Wild Creatures</strong><br />
La mia dichiarazione dʼamore, lʼinno spregiudicato, per il senso radicale<br />
dellʼessere indipendenti. Lʼho scritta immaginando il mio amico Tiziano di<br />
Gusville, ma è anche per Filippo ed Ettore di Miacameretta, Lady Sometimes, e<br />
tutte le persone che gravitano in circuiti analoghi. Quelle creature selvatiche,<br />
che pensano a dedicarsi a ciò che amano, e che rifuggono dal bisogno di<br />
sovrastrutture da gonfiare per cercare di piacere di più. Quelli che magari da<br />
piccoli erano gli adorabili stronzetti che persino nelle foto dei compleanni<br />
venivano sempre con gli occhi chiusi, rovinando gli scatti precisini alle mamme.<br />
Quelli che non ballano alle feste, e quelli che non fanno la scenetta del bis a<br />
fine concerto, e se lo fanno vuol dire che non è un trucco. Ho un video di Ettore<br />
mentre registra la sua chitarra, ed è la cosa più selvaggia e adorabile del<br />
mondo. Io ho un sacco di gatti, uno di loro mi soffia anche mentre si strofina,<br />
perché ancora non sa se fidarsi di chi gli mette il piatto pieno sotto il naso. A<br />
me quello lì sta un sacco simpatico.</p>
<p><strong>Sycamore</strong><br />
Io e Roberto abbiamo sempre immaginato questa canzone come una suite,<br />
strizzata in meno minuti. In molte canzoni del disco non ci sono ritornelli, meno<br />
che mai qui. Avevamo in mente un suono marcato della stanza, e una canzone<br />
in grado di muoversi in tre quattro stadi collegati, ma il cui clima fosse<br />
leggermente diverso ogni volta. Per questo suona un poʼ più drammatica, più<br />
elegiaca rispetto al resto del disco. Ci sono più tastiere, ed abbiamo giocato<br />
con il nastro e lʼharmonium. Risolve lʼinquietudine in un salvifico ritorno a casa.<br />
Era un poʼ un modo di uscire delicatamente di scena senza che il sole fosse<br />
ancora alto.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>IO e la TIGRE ti raccontano il nuovo EP</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2017/07/25/io-e-la-tigre-per-sempre-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Tue, 25 Jul 2017 09:56:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[disco raccontato]]></category>
		<category><![CDATA[io e la tigre]]></category>
		<category><![CDATA[per sempre]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/07/io-la-tigre-hd-1-EDIT-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/07/io-la-tigre-hd-1-EDIT-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/07/io-la-tigre-hd-1-EDIT-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/07/io-la-tigre-hd-1-EDIT-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/07/io-la-tigre-hd-1-EDIT-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/07/io-la-tigre-hd-1-EDIT-770x770.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/07/io-la-tigre-hd-1-EDIT.jpg 1390w" /><p>&#8220;Per sempre&#8221; è il nuovo EP di IO e la TIGRE, uscito lo scorso mese per Garrincha Dischi dopo l&#8217;esordio discografico con &#8220;10 e 9&#8221; del 2015. Ci siamo fatti raccontare dal duo più GRRRR dell&#8217;indie italiano ogni traccia di questo nuovo lavoro. Non finirà E’ un cortocircuito decisionale. E’ il tempo che ti si&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2017/07/25/io-e-la-tigre-per-sempre-disco-raccontato/">IO e la TIGRE ti raccontano il nuovo EP</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/07/io-la-tigre-hd-1-EDIT-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/07/io-la-tigre-hd-1-EDIT-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/07/io-la-tigre-hd-1-EDIT-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/07/io-la-tigre-hd-1-EDIT-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/07/io-la-tigre-hd-1-EDIT-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/07/io-la-tigre-hd-1-EDIT-770x770.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/07/io-la-tigre-hd-1-EDIT.jpg 1390w" /><p>&#8220;Per sempre&#8221; è il nuovo EP di<a href="https://www.facebook.com/IOelaTIGRE/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> IO e la TIGRE</a>, uscito lo scorso mese per <strong>Garrincha Dischi</strong> dopo l&#8217;esordio discografico con &#8220;10 e 9&#8221; del 2015.<br />
Ci siamo fatti raccontare dal duo più GRRRR dell&#8217;indie italiano ogni traccia di questo nuovo lavoro.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/7ohpqIXQTgnCwJsb6Wr7a0" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true"></iframe></p>
<p><strong>Non finirà</strong><br />
E’ un cortocircuito decisionale. E’ il tempo che ti si dilata tutto attorno e che non ti consente di andare avanti né di trovare vie d’uscita. La presenza del rapper Slat nel testo è qualcosa che abbiamo fortemente voluto e sentire quelle parole all’interno del pezzo ci ha decisamente emozionate. Il non durerà è così divenuto un non finirà. Anche grazie a lui.</p>
<p><strong>Tu per me</strong><br />
Ci sono persone che nelle relazioni riescono a sfuggire come i supereroi. Quelli tanto impegnati a salvare il mondo, quanto a celare la propria vera identità. Ecco, non c&#8217;entra nulla con tutto ciò, ma la lettura di Fegato e Cuore di Alessandro Marchi, il cui protagonista del libro vive con il proprio cuore chiuso in un barattolo e riposto su uno scaffale della propria stanza, ha incanalato questa riflessione e le ha infuso un tono ironico. Guardarsi allo specchio può essere la criptonite più potente.</p>
<p><strong>Bianconiglio</strong><br />
In amore vince chi fugge. Sì, ma che ansia&#8230;</p>
<p><strong>L’indifferenza</strong><br />
È una canzone molto triste. Talmente triste che la TIGRE non l&#8217;ha voluta suonare. Così triste che le bacchette tengono il tempo come in un conto alla rovescia, quello che precede la fine di tutto. Vorremmo smetterla noi con le canzoni tristi. Cosa credete che si stia bene&#8230;! Grrr!!!</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2017/07/25/io-e-la-tigre-per-sempre-disco-raccontato/">IO e la TIGRE ti raccontano il nuovo EP</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>Gli Ultimi Cosmonauti ti raccontano traccia per traccia Sputnik2</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2017/07/11/gli-ultimi-cosmonauti-sputnik2-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Tue, 11 Jul 2017 08:32:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[gli ultimi cosmonauti]]></category>
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Ci siamo fatti raccontare traccia per traccia questo ritorno, che trovate dopo lo streaming qui sotto.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/0uPaIbngvQNj03ovNsfkjS" width="300" height="380" frameborder="0"></iframe></p>
<p><strong>Ogni giorno, sempre</strong><br />
Questo è uno dei pezzi che non ero riuscito a inserire in Sputnik1 che era nato con l’idea di essere un cd di 8/10 pezzi. Poi ho dovuto necessariamente spezzare in due le cose. Con Elia e Marco ci conosciamo da molti anni. Io sono di Vercelli loro della provincia di Novara. Mi sono innamorato dei Rumor dal primo ascolto e così è nato anche il nostro rapporto di amicizia.<br />
Ormai più di un paio d’anni fa ho chiesto ad Elia di aiutarmi mandandogli una base di quello che poi sarebbe diventata la canzone. L’abbiamo cambiata mille volte. Interrompendoci per l’uscita di Sputnik1 e poi riprendendo il tutto nell’ultimo anno. C’è stato un continuo rimbalzarsi di versioni. Marco è intervenuto poi per le parti vocali molto belle e per il testo, scritto a quattro mani con Elia.<br />
La cosa “simpatica” del pezzo è che è nato tutto, molti anni fa, dal suono che si sente ad inizio pezzo. Un arpeggiatore che ho registrato direttamente da una mia vecchia tastiera orribile che ho venduto. C’è un unico esemplare di quel campione che gira tra il mio mac e quello di Elia :)</p>
<p><strong>Destiny</strong><br />
Altro pezzo al quale avevamo iniziato a lavorare per Sputnik1. Fede è una delle prime persone che ho contattato quando ho pensato al progetto. Anche con lui c’è una storia simile. I Park Avenue sono di Novara e io ho avuto il piacere di conoscerli fin dal principio. E fin dai primi live, quando il loro nome non ancora “Park Avenue” l’impressione sentendoli suonare era che avessero una marci in più rispetto a qualsiasi altra band di zona.<br />
I loro live erano sempre una festa. Da lì è nato ovviamente un ottimo rapporto non solo artistico ma soprattutto umano con tutti i ragazzi della band.<br />
Ma veniamo al pezzo.<br />
Anche in questo caso ho mandato un mia vecchia base a Fede che ha voluto lavorarci un po’ “alla vecchia maniera”. Abbiamo lavorato con l’acustica riarrangiando il pezzo sotto tutti gli aspetti, melodici, ritmici ecc. Lavorare con Fede per me è una palestra stupenda. Ha una capacità di trovare melodie pop con la voce credo unica. Un dono innato. Mettigli sotto qualsiasi cosa e lui in due minuti ti tira fuori una melodia che ti rimane in testa. Oltre ad essere un musicista molto preparato.</p>
<p><strong>Buona la prima</strong><br />
Ho scritto questa canzone a luglio dell’anno scorso. Ho ancora la prima versione del file sul mio Mac che si chiama 10_7. L’ho scritta pensando a <strong>Giuliano Dottori</strong> anche se non ho mai avuto il coraggio di dirglielo.<br />
Con Giuliano siamo in contatto da un paio d’anni. Una sera dell’estate scorsa vado a sentirlo suonare e provo a buttargli la proposta di cantare un pezzo per Gli Ultimi Cosmonauti.<br />
Ovviamente io già sapevo che quel pezzo era per lui ma avevo lo stesso paura di un rifiuto. Lui ascolta il pezzo e gli piace.<br />
La storia potrebbe finire qui perché per me scrivere una canzone per uno degli artisti italiani che stimo maggiormente e sapere di aver fatto colpo sarebbe già a sufficienza! Da qui poi seguono una serie di mesi in cui tutto si ferma per impegni di tutti e due. Quando Giuliano riprende in mano il pezzo porta a casa delle chitarre e un linea di basso bellissimi. “Ascolta il basso che avevi fatto tu mi fa schifo, posso rifarlo come dico io?”. E meno male aggiungerei :) Ha inoltre l’idea di coinvolgere anche David Ragghianti per la scrittura del pezzo.<br />
Di David conoscevo e avevo apprezzato il suo disco ma non lo conoscevo di persona. Fatto sta che porta a casa un testo bellissimo. Insomma Buona la prima è un po’ una canzone di destini che si incrociano e che alla fine stanno bene insieme.</p>
<p><strong>Liaison</strong><br />
Estate scorsa, io avevo lo studio prenotato per settembre per registrare le prime batterie, Giuliano ancora nicchiava sul pezzo e mi mancava il quarto cosmonauta. Vado al A Night Like ThisFestival e finalmente dopo n tentativi andati male riesco a vedere live i We Are Waves. Band della quale avevo letteralmente consumato l’ultimo disco.<br />
In comune abbiamo quest’amore folle e tamarro per quel filone di musica anni 80 che svaria tra i Cure e Duran Duran. Con Viax diciamo che è stato facile far scoppiare l’amore. Anche questo era un pezzo che avevo abbandonato da tempo. Forse è in assoluto il più vecchio di tutti ma sapevo che per lui sarebbe stato perfetto. Lui ci mette le mani stravolgendo un po’ il ritornello e mettendo le sue chitarre. Portiamo a casa il ritornello in una serie infiniti di messaggi vocali su Whatsapp.<br />
Fare un disco con Gli Ultimi Cosmonauti è anche questo. Anzi, sopratutto questo.<br />
Vivere con l’ansia di non avere ancora nulla di pronto il giorno prima di entrare in studio, vivere distanti e non potersi incontrare quando si vuole e mandarsi ore di messaggi vocali coi provini. Figo no?</p>
<p><strong>Flowers &#8211; Mulai remix</strong><br />
Il remix di Flowers nasce dall’idea che avevo di remixare tutto il primo Ep.<br />
Idea naufragata perché poi io mi sono perso in altre cose tra cui scrivere effettivamente pezzi nuovi. Mulai però l’ho conosciuto e me ne sono innamorato.<br />
Gli ho chiesto un remix è ha risposto “Presente”.<br />
Ritrovo in lui qualcosa di molto simile a quando ascoltavo il primo disco degli M+A. Un gusto veramente raffinato. Mi ricordo ancora quando oramai più di un anno fa andai ad ascoltarlo live e suonò questo remix. Non mi era mai capitato, è stato emozionante.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I FLOAT A FLOW ti raccontano il nuovo album</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2017/07/11/float-flow-ti-raccontano-album/</link>
		<pubDate>Tue, 11 Jul 2017 08:31:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[float a flow]]></category>
		<category><![CDATA[from another future]]></category>

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Ci siamo fatti raccontare traccia per traccia il loro album che trovate in streaming qui sotto.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/3R5qn1sVw1KOm01WgjzxAt" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true"></iframe></p>
<p><strong>From Another Future</strong><br />
Stiamo per salpare. Come se fossimo l&#8217;Arkestra di Sun Ra, lo spazio è la destinazione del nostro viaggio. Dall&#8217;ascolto del primo pezzo già si pregustano le tappe mistiche e musicali dell&#8217;intero progetto. Ad impreziosire l&#8217;atmosfera, la voce di Miss Mykela e il flauto di Brother Martino.</p>
<p><strong>Lifeboat</strong><br />
Se la stai ascoltando, non puoi non esserne preso e muovere la testa su e giù. &#8220;Sali a bordo, il mare è nostro&#8221; è l&#8217;invito che facciamo a chi ci ascolta nelle cuffie o a chi sta partecipando a un nostro concerto. Il secondo pezzo del disco ti porta immediatamente nel mezzo del viaggio: salire a bordo o darsela a nuoto è la scelta da fare. La tromba di Gabriele Blandini ci riporta ad un immaginario piratesco, tra bandiere con il teschio e marinai con l&#8217;occhio bendato.</p>
<p><strong>C&#8217;est la vie</strong><br />
La routine, il lavoro, lo studio, i rapporti interpersonali e le difficoltà quotidiane ti mandano in tilt? C&#8217;est la vie!</p>
<p><strong>Ultima scena </strong><br />
C&#8217;è chi sogna di abbronzarsi sotto la luce dei riflettori, perciò si cimenta in provini e audizioni per entrare nei talent show che il più delle volte non portano a nulla. C&#8217;è chi parla di una fantomatica &#8220;scena&#8221; di cui devi fare parte per meritare il rispetto come autore o come artista.<br />
Float A Flow è oltre questi schemi. Facciamo la nostra musica per finanziare altra musica, ma dire che non vorremmo campare con la musica è la più grande ipocrisia della storia dell&#8217;umanità.</p>
<p><strong>Volo via</strong><br />
L&#8217;atmosfera si fa più cupa. È notte e il cervello vaga per la via lattea alla ricerca di una casa, di un posto sicuro. Sconfitte e vittorie non sono le uniche protagoniste della narrazione: questo pezzo parla del posto in cui siamo cresciuti, dell&#8217;odio e dell&#8217;amore che ci tengono legati ai luoghi e alle persone. Con noi Risy-O, un fratello, un guerriero.</p>
<p><strong>Comu stau</strong><br />
A chiunque è capitato di avere una crisi di nervi e a volte lo sfogo violento è un atto dovuto. Perciò non mi chiedere come sto perché sai che potrei impazzire!</p>
<p><strong>Bijoux</strong><br />
Dedicala a lui o a lei.</p>
<p><strong>Lei (interlude)</strong><br />
È il risveglio dopo la nottata trascorsa con lei (o con lui, o con loro, insomma con chi ti pare).</p>
<p><strong>The road</strong><br />
La strada è la metafora perfetta dei rischi che a volte si corrono per raggiungere l&#8217;obiettivo di stare bene e far stare bene chi ci è affianco. Esistono scorciatoie non previste sulla mappa del tesoro, sentieri per arrivare prima degli altri e prendersi la parte più grossa del bottino: tu cosa faresti?</p>
<p><strong>Orbite</strong><br />
Qualsiasi viaggio ad un certo punto produce nella nostra testa quel momento di riflessione in cui ci si guarda indietro e, pensando alle esperienze vissute, alle persone trovate, a quelle perse, si fa un sorriso liberatorio che vorrebbe dire &#8220;comunque, è stato tutto fantastico&#8221;. Benvenuti nel giardino zen di Float A Flow!</p>
<p><strong>Nuova idea</strong><br />
Questa è una sexy tune da ballare nella dancefloor con chi vuoi, con l&#8217;augurio che la danza continui fino a tardi, magari a casa della persona con cui stavi ballando.</p>
<p><strong>Travellin</strong><br />
Tre momenti. La prima strofa riflette sul viaggio come ricerca del proprio posto nel mondo. La seconda racconta i malesseri, gli stress psicofisici che accompagnano questa ricerca. La terza strofa è il resoconto lucido dell&#8217;esperienza del viaggio, ma anche la speranza di ritrovarsi, dopo che ci si è lasciati per inseguire qualcosa, qualcuno. È un viaggio dell&#8217;anima e la voce di Vincenzo Destradis vi accompagna sui binari piu morbidi della soul music.</p>
<p><strong>Chiazza</strong><br />
La chiazza è il mercato che si svolge settimanalmente in ogni paese o città. La canzone ha un tiro ironico, scherza sulla tendenza delle rapstar di ostentare ricchezza con vestiti e accessori costosi. La tua crew veste capi firmati, noi facciamo shopping al mercato, tra capi firmati di seconda o terza mano dall&#8217;America e capi tarocchi a quattro soldi. Non basta vestirsi alla boutique per avere stile!</p>
<p><strong>Faust</strong><br />
Il lato oscuro del viaggio. Odio incondizionato e sangue. Una maledizione? Qualcuno ha fatto un patto col diavolo?</p>
<p><strong>About a journey</strong><br />
L&#8217;ultima traccia dell&#8217;album arriva quando siamo già così al largo da non vedere più la terra. Comincia a consolidarsi la consapevolezza che si è lontani da casa, ormai troppo in là per tornare, ma non ancora vicini alla meta. Il nostro racconto si chiude così, con la voce di Sofia Brunetta e con la speranza di risentirci presto.</p>
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		<title>I Gatti Alati ti raccontano il loro disco</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2017/07/03/gatti-alati-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Mon, 03 Jul 2017 11:42:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[gatti alati]]></category>

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<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed?uri=spotify:album:07G58ZjJEnRgGbqECgbeOT" width="300" height="380" frameborder="0"></iframe></p>
<p><strong>FAMA</strong><br />
Deliri di onnipotenza dovuti alla minima esposizione mediatica – personaggi usa e getta.<br />
Hai qualche speranza di diventare un’opera d’arte televisiva.<br />
Sul finale del brano un assolo di chitarra disintegrato.</p>
<p><strong>A DOMANI</strong><br />
Dipendenza da tecnologia ed alienazione. Eroina digitale. Cerchi su google: “rimedi alla dipendenza da ricerca su google”.</p>
<p><strong>PRESO PARTI</strong><br />
Smarrimento e incapacità di decidere tra gli scaffali di un supermercato.</p>
<p><strong>SORRISI IMPICCATI</strong><br />
Dipendenza e ossessione da sesso, umanoidi che non riescono a provare più nessuna emozione.</p>
<p><strong>FIRENZE</strong><br />
<em>Non-sense</em> cittadino &#8211; pestaggi in centro storico &#8211; dipendenza e abusi di cronaca.</p>
<p><strong>TIENITI IN FORMA</strong><br />
Vanità allo stato puro. Individui che tendono alla perfezione, secondo gli attuali canoni estetici, e sono perennemente in competizione tra loro. Corri che ti passa.</p>
<p><strong>CONTA FINO A TRE</strong><br />
Elogio delle pause, l’insicurezza può essere una forma d&#8217;arte? Rupofobia.</p>
<p><strong>FUSA</strong><br />
Prima notte d&#8217;amore. Lui si accorge che non può fare a meno di lei: la dance music.</p>
<p><strong>SUBUMANO</strong><br />
Tipologia d’impiegato non particolarmente sveglio e privo di qualsiasi minima forma di immaginazione. Tutti gli umanoidi al riparo!</p>
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		<item>
		<title>I Moblon ti raccontano t.i.n.a., il loro esordio</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2017/06/30/moblon-tina-disco-raccontato/</link>
		<pubDate>Fri, 30 Jun 2017 08:38:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maddaluno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[moblon]]></category>
		<category><![CDATA[t.i.n.a]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="682" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/MOBLON_1low-1024x682.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/MOBLON_1low-1024x682.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/MOBLON_1low-768x512.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/MOBLON_1low-770x513.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/MOBLON_1low-20x14.jpg 20w" /><p>Bravo Dischi colpisce ancora e, dopo Colombre, questa volta fa centro con una band: il trio romano Moblon che da qualche giorno ha pubblicato l&#8217;album d&#8217;esordio t.i.n.a. I tre arrivano con la freschezza di un ghiacciolo all&#8217;amarena e un fottìo di canzoni pronte a svoltarti l&#8217;estate. Ce le siamo fatte raccontare tutte e dodici qui&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2017/06/30/moblon-tina-disco-raccontato/">I Moblon ti raccontano t.i.n.a., il loro esordio</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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I tre arrivano con la freschezza di un ghiacciolo all&#8217;amarena e un <em>fottìo</em> di canzoni pronte a svoltarti l&#8217;estate.</p>
<p>Ce le siamo fatte raccontare tutte e dodici qui sotto.</p>
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<p><strong>  NIENTE</strong><br />
Questo non è solo il primo brano del disco, ma è il primo brano del progetto Moblon, il più vecchio in assoluto, la cui prima composizione risale a quasi dieci anni fa. Messo in testa alla tracklist vorrebbe essere una sorta di ouverture, primo passo di un viaggio che chiede di tornare indietro con la mente fino a non ricordare più niente, abbandonarsi a quel &#8220;qui&#8221; dove il presente è qualcosa che non si può sapere. In poche parole, introduce subito alla condizione d&#8217;angoscia di Tutti I Nostri Alieni ma in modo ancora confuso, contraddittorio e contorto, è un brano riassumibile molto come sintomo vero e proprio anziché dichiarazione cosciente.<br />
Qui, di particolare, che non si noterà facilmente senza suggerimenti, c&#8217;è da dire che abbiamo registrato alcune voci sussurrate/parlate molto sovrapposte tra loro, un chiacchiericcio insomma, messo sulle strofe, di sottofondo.<br />
Questo vociare, realizzato da noi tre, vorrebbe essere un rumore e di fatto è costituito da parole estrapolate a caso da tutti i testi di tutto il disco. Anche se non era nostra intenzione far capire alcuna parola di questo fruscio abbiamo voluto dargli un senso, come riproducesse una memoria in gioco: quella dell&#8217;album.  “Che noi nella vaga inquietudine dell’angoscia spesso cerchiamo di rompere il vuoto col parlare a vanvera, è soltanto una prova della presenza del niente. Che l’angoscia sveli il niente, lo constatiamo noi stessi immediatamente appena se ne va.<br />
Lo sguardo, ancora fresco del ricordo, si rasserena, e noi siamo costretti a dire: di che e perché ci siamo angustiati? Non c’era, ‘propriamente’, niente. E, in realtà, il niente stesso – come tale – era là”.</p>
<p><strong>FUORI DEL GIORNO</strong><br />
Fuori &#8220;del&#8221; giorno, e non &#8220;dal, è l&#8217;espressione che in sé vorrebbe indicare ancora la condizione di estraneità che è trama principale del disco, ma questa volta come fosse un rifugio sicuro, in quanto unica condizione certa &#8220;finché sono qui non so dove sono / e questo è l&#8217;unico posto sicuro&#8221;. E dunque &#8220;fuori del giorno&#8221;, che è l&#8217;oggettivazione del giorno, viene adottato come metafora di un &#8220;modo di vivere&#8221; gridato con toni tra l&#8217;orgoglioso e la richiesta d&#8217;aiuto. In poche parole è un brano molto adolescenziale, questo è il suo carattere principale, come un primo passo nella presa di coscienza di questo viaggio, dichiara uno stato emotivo e una condizione buttandolo un po&#8217; in faccia provocatoriamente e lagnosamente, proprio come farebbe un adolescente depresso e incazzato che direbbe &#8220;è così, facci i conti tu&#8221;. Non a caso la resa musicale richiama un certo grunge per alcuni giri e linee vocali, fatta eccezione della parte iniziale e finale che con un giro di accordi dalla settima maggiore in una fluida distorsione di overdrive e phaser regala sonorità più tipiche dello shoegaze o volendo coniarlo: dream rock. Il testo contiene una citazione dalla poesia &#8220;Poeti futuri&#8221; di Walt Whitman &#8220;L&#8217;oggi non può giustificarmi&#8221;.</p>
<p><strong>DIETRO IL BOSCO  </strong><br />
Questo è un vero e proprio flusso di coscienza onirico. Un mix di ricordi, visioni, sogni e appunti di botanica. Tutto di un fiato, come un &#8220;fiume in piena&#8221;, senza pause se non per prendere respiro, con una cadenza musicale armonicamente sempre uguale, ossessiva, e da una dinamica crescente aiutata da interventi sempre maggiori di sovraincisioni fino a sfociare in un delirio, di cui si promette &#8220;quando m&#8217;alzerò domani, voglio fartelo vedere&#8221;. Probabilmente una boccata d&#8217;aria per quanto riguarda il testo, qui ci sono in ballo tanti elementi naturali e osservazioni spensierate, ma altrettanto pesante nel suo caos. La molteplicità di informazioni richiama in qualche modo ancora la condizione frenetica e compulsiva dell&#8217;era che viviamo, questa volta in modo più immaginifico e fantastico. Questa take è forse quella con più tracce in mix, più di una decina diverse tra loro, tra cui due linee di basso, due linee di batteria, una percussione di ovetto, un pianoforte, una chitarra acustica e almeno quattro voci.</p>
<p><strong>SUL MURO  </strong><br />
Primo brano dalla durata inferiore ai due minuti e primo brano con il pianoforte come unico strumento in funzione armonica. &#8220;Sul muro&#8221; è un lampo cruento e disorientante, strutturato in tre sezioni che si alternano tra tempi pari e dispari (4/4 e 7/4). Un brutale ritorno nel vortice angoscioso, questa volta più allarmante e declamatorio, accompagnato da un sound violento e allo stesso tempo nudo. Il suono del pianoforte (uno yamaha a coda) abbastanza secco in contrapposizione alla profondità dei grossi fusti della batteria (ludwig anni &#8217;60) e un basso distorto. Si parla forse di un suicidio, di un ultimo biglietto in forma non troppo dichiarata di post da social network, di smarrimento, di violenza come unica risorsa imposta e di separazione: il muro.</p>
<p><strong>LA STEPPA</strong><br />
&#8220;La steppa&#8221; è un altro brano assai vecchio, un altro il cui embrione venne buttato giù quasi dieci anni fa. L&#8217;intenzione era quella di utilizzare cadenze tipicamente classiche (I-V-I) dall&#8217;efficace e netta risoluzione in chiave rock. Dove le chitarre elettriche fanno da archi, minimizzati, compatti e dal sapore più acido. Questo gioco continuo di cadenze reiterate, utilizzate insistentemente come unico materiale tematico, senza particolari sviluppi, serve un po&#8217; a denunciare il rapporto diretto che la comunicazione ha con il pubblico oggi, ridicolizzando le mediazioni della critica ponendo come unico obiettivo quello della ribalta, come nella dimensione di una comunicazione massmediatica. Sopra a questo un testo che denuncia il sentimento di spaesamento ed la sensazione di una condizione di orfanità: &#8220;quale terra m&#8217;accompagna, in fondo m&#8217;ha la mia lasciato&#8221;. Il brano accoglie la citazione di un&#8217;aria di G. Verdi, dal &#8220;Coro degli zingari&#8221; de&#8217; &#8220;Il trovatore&#8221;, con il verso &#8220;chi del gitano i giorni abbella?&#8221; intonato in modo più grezzo e accorato. Ospita inoltre la partecipazione amichevole di Lorenzo Autorino (frontman dei <strong>Departure ave.</strong>, Bomba Dischi) che si è prestato nell&#8217;esecuzione di una linea di clarinetto da lui arrangiata.</p>
<p><strong>ERA SPAZIALE</strong><br />
&#8220;Era spaziale&#8221; è uno dei nostri maggiori orgogli, un brano caratterizzato dalle armonizzazioni vocali, è la prima ballad che il disco presenta fino a questo momento e chiude una sorta di &#8220;Lato A&#8221; dell&#8217;album. Sicuramente più morbido e disteso, è un primo sospiro di sollievo. Tuttavia il testo richiama ancora le tematiche fino ad ora trattate, questa volta con un occhio particolare per la solitudine e la nostalgia. Solitudine che è circostanza dell&#8217;epoca in cui &#8220;tutti ovunque sono a casa / tutti a casa sono ovunque&#8221; e nostalgia dell&#8217;era precedente, prima dell&#8217;avvento del digitale, l&#8217;era spaziale per l&#8217;appunto. Qui è presente una citazione più moderna, anche se si tratta di una semplice scala al termine del brano, il modo lidio ossessivamente riprodotto come cantava Elliott Smith in &#8220;Everything means nothing to me&#8221;. Questo brano è uno degli ultimi composti, quindi quasi due anni fa.</p>
<p><strong>NON TOCCARE  </strong><br />
&#8220;Non toccare&#8221; invece è un&#8217;altra delle primissime composizioni. Nata durante il tentativo di musicare una poesia di B. Pasternak, inizialmente con la chitarra, ha preso forma modellandosi un po&#8217; sulla metrica della sua poesia. Apre dunque l&#8217;ideale &#8220;Lato B&#8221; del disco ed è uno dei brani più lunghi, circa sette minuti. Era nata da un&#8217;idea di chitarre distorte, molto shoegaze, poi questa idea di suono è finita nel corpo di un basso, che infatti fa da muro e domina sul resto. In contrapposizione abbiamo un pianoforte più &#8220;classicheggiante&#8221;, arrangiato in parte sotto influenza di una sonata per piano di Beethoven ma solo per farne un motivetto sciocco e ridondante che man mano verrà mangiato dal resto. Ancora in contrapposizione al muro di suono del basso c&#8217;è una voce quasi sussurrata. Ad accompagnare ciò, una batteria molto rock. Il brano è introdotto da una parte noise e si suddivide poi in quattro grosse sezioni, raggiunto un apice dalle sonorità molto psichedeliche sfocia infatti in una parte free, improvvisata, dalle leggere influenze jazz, e si conclude con una remissiva chiusura più distesa, anche se tendente a sviare fino all&#8217;ultimo la risoluzione che si attenderebbe. Il testo è molto sognante, romantico in senso sentimentale ed intriso di amore per il ricordo e la conservazione.</p>
<p><strong>SOLE  </strong><br />
Questa è decisamente la seconda ballad del disco. Anche se non ha la struttura tipica della canzone, manca di ritornello, come spesso accade in questi brani. Quindi è anche questo un piccolo lampo, dalla durata di meno di due minuti, ma decisamente più dolce e cullante. Una sorta di ninna nanna d&#8217;amore, con una progressione di accordi costante ed invariata se non per le modulazioni di tonalità. Proviene da un affare privato, a differenza degli altri brani, e si sente la spontaneità e l&#8217;ingenuità del testo. Doveva rimanere affare privato ma alla fine è stata inserita nel disco come contrappunto a tutto questo disagio esistenziale. Forse la prima vera boccata d&#8217;aria, non c&#8217;è molto altro da dire, è tutto molto semplice.</p>
<p><strong>ARRIVO</strong><br />
&#8220;Arrivo&#8221; è invece uno dei brani più ostici, si impone verso la fine del disco con la sua durezza nell&#8217;arrangiamento, forse ai limiti della tensione tonale sopportabile in ambito pop. Accompagnato da un pedale ostinato di basso e con il sopravvento di una ritmica incisiva ed irruenta su quel che altrimenti poteva essere un &#8220;semplice&#8221; valzer. Con un pianoforte che gioca su dissonanze in contrapposizione al basso e a tratti anche alla linea vocale. La linea vocale è emotivamente ispirata dall&#8217;ascolto assiduo della celebre aria &#8220;Casta Diva&#8221; di V. Bellini, anche se non ne conserva visibilmente praticamente nulla. Il testo è uno dei più complessi e mescolando sgrammaticature a letterarietà intende ribadire ancora, in una dimensione caotica, condizioni di orfanità, precarietà e frustrazione. Questa volta come in una forma di preghiera si chiede di rendere omaggio al martirio ed il coraggio di chi vive senza alcuna sicurezza o conforto. E ancora, si parla di abiura e di abbandono forzato. In qualche modo, si è quasi alla fine del viaggio, verso un arrivo che dovrebbe essere più speranzoso nel recupero futuro di della memoria perduta<em>: &#8220;L&#8217;arrivo arride e odora / pie voglie di domani / o meglio la memoria / di nuova etade stata&#8221;</em>. Durante la stesura del testo ha influito leggere Carducci. A chiudere il brano un solo di voci che è uno sfogo quasi tribale, un richiamo alle identità sommerse.</p>
<p><strong>GIRO A LARGO  </strong><br />
Questo è un brano che come &#8220;La steppa&#8221; contiene riferimenti classici forti, in questo caso si tratta della linea melodica della voce iniziale che si apre imitando un ricordo di quella corale della bellissima aria di Verdi, &#8220;Gli arredi festivi&#8221;, dal &#8220;Nabucco&#8221;. Il brano così introdotto continua con sonorità molto rock, utilizzando però ancora un riff ricavato sempre dalla medesima aria, rubando la cadenza poi resa con altri accordi e ritmo.  Qui si parla ancora di memorie, questa volta molto private. Falsi ricordi, ovvero ricordi incerti, lontani, e ricordi post-adolescenziali di amici e di loro tentativi di suicidio. &#8220;Il buio che si casca&#8221; è una sgrammaticatura, direttamente dal marchigiano, sarebbe &#8220;il buio che casca&#8221;.</p>
<p><strong>TUTTI I NOSTRI ALIENI </strong><br />
Praticamente questo pezzo sarebbe l&#8217;ideale ultimo brano dell&#8217;album, oltre che la title-track, anche se con l&#8217;acronimo sciolto. Finito tutto questo pesante percorso viene da sé dirci in forma di canzone più standard che tutto questo finirà, passerà, e che &#8220;tutti i nostri alieni / saranno liberi d&#8217;andare un giorno / sapranno stare soli&#8221;. A motivare questo ritornello ci sono un paio di strofe che elencano altri elementi e ricordi per completare il quadro.  Questo motivetto venne fuori in un giorno non troppo felice, pesantino anzi, pedalando a corviale. La promessa finale che chiude tematicamente il disco è non solo nel ritornello sopra citato ma anche nei versi corali, urlati: &#8220;torneremo qui lucidi&#8221;.</p>
<p><strong>SEDIA</strong><br />
E &#8220;Sedia&#8221; invece è una sorta metacanzone. Nata anche questa, come per &#8220;Sole&#8221;, da un affare personale, la si voleva tenere come ghost-track. Un pezzetto brevissimo acustico dalle sonorità un po&#8217; anni sessanta e un po&#8217; inaspettatamente iberiche. Concepito inizialmente come messaggio privato e pensato con quel solo scopo. Scritta di getto, si muove su toni ironici e provocatori, nel tentativo di fare per gioco una canzone più normale, leggera e diretta . La &#8220;sedia&#8221; è una metafora improvvisata della comodità, in allusione ad una scelta sentimentale di comodo fatta da qualcuno. Finita nel disco per lo stesso discorso dell&#8217;altra: è un lampo di affinità e di umano tra gli &#8220;alieni&#8221;.</p>
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		<item>
		<title>I Vangarella Country Club raccontano Fuccboi traccia dopo traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2017/06/27/vangarella-country-club-fuccboi/</link>
		<pubDate>Tue, 27 Jun 2017 13:21:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Livio Ghilardi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[fuccboi]]></category>
		<category><![CDATA[vangarella country club]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/fuccboi-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/fuccboi-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/fuccboi-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/fuccboi-300x300.jpg 300w" /><p>Dopo averveli presentati più volte con vari video, finalmente i Vangarella Country Club hanno pubblicato il loro album d&#8217;esordio, Fuccboi, su Noia Dischi. È giunto quindi il momento che siano loro a raccontarvi brano per brano uno dei debutti più stravaganti e ben caratterizzati di questo 2017. AESTETICA M: Aestetica nasce qualche mese dopo essermi&#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/fuccboi-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/fuccboi-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/fuccboi-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/fuccboi-300x300.jpg 300w" /><p>Dopo averveli presentati più volte con vari video, finalmente i <strong>Vangarella Country Club</strong> hanno pubblicato il loro album d&#8217;esordio, <strong><em>Fuccboi</em></strong>, su <strong>Noia</strong> <strong>Dischi</strong>. È giunto quindi il momento che siano loro a raccontarvi brano per brano uno dei debutti più stravaganti e ben caratterizzati di questo 2017.</p>
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<p><a href="http://www.dlso.it/site/2016/03/03/vangarella-country-club-aestetica-video-premiere/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>AESTETICA</strong></a><br />
M: <em>Aestetica</em> nasce qualche mese dopo essermi trasferito a Parigi. Non sapevamo cosa fare con i Vangarella. Avevo iniziato a scrivere delle cose a caso, che passavo a Giovanni. Lui ascoltava, mi diceva “fiche &#8216;ste basi” ma non mandava mai neanche un testo indietro. Questa canzone ha salvato il gruppo: quando gli mandai la prima demo deve essere scattato qualcosa, perché neanche due ore dopo Giovanni mi mandò finalmente un provino. Con <em>Aestetica</em> la direzione che la band, e l’album, avrebbero preso si fece subito chiara, e appena tornato a Roma per le vacanze natalizie tornammo in studio per registrarla. Era più di un anno fa.<br />
G: In quel periodo ero troppo allegro perché ero agli inizi di una storia con una mia ex. Abbiamo voluto raccontare l’ambivalenza del periodo adolescenziale, che appunto ha una parte patinata, come negli anime mostrati nella strofa del video, e una parte più sporca, fatta di disagio, mancanza di punti di riferimento, e soprattutto crudezza nella sessualità, come mostriamo nel ritornello. È una parte della propria vita che non si è mai pronti a lasciare indietro, perché “l’ultima volta che piango” potrebbe arrivare da un momento all’altro, quindi lasciamela vivere fino in fondo.<br />
M: Le chitarre di Mattia Schroeder, dello studio, hanno proprio dato un’altra dimensione al pezzo. Stavamo facendo la cazzata di sostituirle con un’altra linea di synth, per fortuna ci siamo accorti in tempo che senza quelle chitarre glam il brano non sarebbe stato lo stesso. Lì abbiamo deciso che quasi ogni canzone dell’album sarebbe stata segnata da qualche virtuosismo analogico.</p>
<p><strong>UMANA</strong><br />
M: <em>Umana</em> all’inizio non doveva nemmeno essere un singolo, era il brano più filler di tutti.<br />
G: Tra l’altro io il testo di questa canzone ce l’avevo già pronto da una vita, ma mancava il ritornello, e mi hai tartassato per settimane perché lo scrivessi. Io c’avevo mille cazzi, non mi ricordo che avevo da fare, ma ti dicevo sempre “sì l’ho scritto non te lo posso fare sentire adesso, sto fuori, non ci sono”… Arriva il giorno delle registrazioni, mentre Michele mixa il pezzo, io scrivo al volo ritornello senza avere idea di come cantarlo, entro in studio, improvviso&#8230;<br />
M: &#8230;E succede il miracolo. Impazziamo tutti per il prodotto finale, e lì poi ho sofferto io perché abbiamo perso un pomeriggio intero a trasformare il brano da un filler di sei minuti in un singolo da quattro<br />
G: Infatti questo bellissimo ritornello viene dal fatto che io sono un po’ il Balotelli dell’indie italiano: solo talento e zero impegno. Questo il mio ruolo nei Vangarella.</p>
<p><a href="http://www.dlso.it/site/2016/09/27/udon-vangarella-country-club/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>N.Y.U.</strong></a><br />
G: <em>NYU</em> è stata scritta subito dopo <em>Aestetica</em>, appena dopo essermi lasciato con quella mia ex. Ho scritto il ritornello mentre ascoltavo <a href="http://www.dlso.it/site/2015/11/30/non-serve-andare-a-calcutta-per-sentirsi-mainstream/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Mainstream</em></a>. La canzone parla di un viaggio a New York, e della fondamentale ipocrisia dei rapporti: di quelle fasi iniziali delle relazioni in cui, come nella “teoria del pavone”, ognuno cerca sempre di essere perfetto, di mostrare il meglio di meglio di sé, di dimostrare di poter “fare serata anche il lunedì”. Nel finale la canzone ha un bellissimo sassofono, suonato da questo giovane talento, Francesco Maresca. Il video che abbiamo fatto è molto particolare, un tutorial su come cucinare gli udon.<br />
M: Il video l’ho girato l’ultima mia settimana Parigi, dietro alla camera e al montaggio c’era il videomaker Joseph Sauvage (poi pagato in buoni pasto), e a cucinare c’era la nostra amica Valentina.<br />
G: La parte migliore di questo pezzo è comunque la cover di Irene Vecchieschi, che mi piace anche più dell’originale, soprattutto quando canta la parte di sassofono.</p>
<p><strong>CLICKBAIT</strong><br />
M: <em>Clickbait</em> è un po’ la testimonianza di quanto ci abbiamo messo a partorire quest’album. È la prima canzone che ho scritto dopo l’EP. Sarà stato settembre 2015, mi ero appena trasferito a Parigi, avevo upgradato daw, vst e synth e ho scritto questa base, che alla fine Giovanni ha deciso di riesumare questo dicembre, condannando di fatto me e Simone a riscrivere le parti di basso e batteria, che prima facevano davvero schifo.<br />
G: Io tengo molto a questa canzone. Il testo l’ho scritto da zero e senza rendermene conto ho inserito una citazione della grande bellezza quando dico “s’impara solo la vergogna di stare al mondo”. Ho fatto tutto pur di togliere questa parte, ma Michele ha insistito per tenerla. Invece mi piace molto l’intuizione che abbiamo avuto nel ritornello, che era molto lungo e un po’ debole, di intervallare il falsetto in cui dico “smettila con quei cazzo di meme”.</p>
<p><strong>7EURO</strong><br />
G: Passiamo alla preferita dei nostri fan&#8230;<br />
M: &#8230;Che ancora non lo sanno. Anche se, in realtà, <em>7EURO</em> è quella che piace di più ai live, quindi sicuramente la faremo uscire come singolo prima o poi. <em>7EURO</em> nasce dopo <em>N.Y.U.</em> Volevo sperimentare un po’ e ho iniziato a produrre un’infinità di demo da mandare a Giovanni, e tra queste c’era una parte brevissima di piano e batteria. Quella bozza sarebbe poi diventata <em>7EURO</em>, ma quando l’ho inviata a Giova mi sembrava una cosa super cheesy che non c’entrava un cazzo con lo stile del gruppo, ma lui l’ha adorata e mi ha intimato di finirla. Ha fatto bene.<br />
G: Ma io subito ci sono andato in fissa, tant’è che il tuo pianetto dissonante è assolutamente la cosa che adoro di più di questa canzone.<br />
M: E infatti il provino me l’hai inviato subito.</p>
<p><strong>LUNGOMARE</strong><br />
M: <em>Lungomare</em> è l’ultima canzone che abbiamo scritto, quando ci siamo resi conto che non potevamo fare uscire un album con 7 tracce.<br />
G: E io insistevo che 7 andava bene: 7 re di roma, 7 colli, 7 peccati, 7 euro, la dpg…<br />
M: Lì allora ho preso Simone, che intanto era entrato nella formazione ufficiale, e con il suo korg e il mio microbrute &#8211; che quasi non usavo dai tempi dell’EP &#8211; abbiamo cavato fuori <em>Lungomare</em>, che un brano brevissimo per i nostri standard ma che secondo me tiene bene insieme l’album.<br />
G: Questo pezzo all’inizio non mi piaceva, perché non era una cosa che avevo previsto. Però poi l’idea, poi ripresa in <em>D.</em>, di distorcere le voci, campionarle, usarle un po’ come strumento assieme a sample di suoni della playstation e dell’xbox, mi ha fatto cambiare idea.</p>
<p><strong>HYPE BESTIE</strong></p>
<p>G: Quest’altra piace un sacco ai live, anche grazie al basso bellissimo di Raffaele Capasso, bassista dei <a href="http://www.dlso.it/site/2016/02/03/love-the-unicorn-a-real-thing/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Love the Unicorn</a>, che ha scritto con noi questo pezzo.<br />
M: Anche questo è un reperto archeologico, la maggior parte delle canzoni dell’album è stata scritta dopo <em>Aestetica</em>, ma <em>Hype Bestie</em> è una delle poche che si è salvata. Tant’è che abbiamo rimaneggiato completamente le parti di basso e batteria con Raffaele, salvando praticamente il pezzo, che ora ai live fa impazzire tutti.<br />
G: Anche perché dentro ci abbiamo inserito tutta quella tematica dei meme, della disumanizzazione che interviene nel momento in cui una persona viene “memificata”.<br />
M: Tant’è che quando cantiamo “addio Tiziana, ci mancherai”, l’addio non è rivolto alla persona, ma al meme stesso che è morto perché non ci scherza più nessuno.<br />
G: Stessa cosa per il “gorilla”, Harambe. Non è morto invece Alessandro, aka lo Sgargabonzi, a cui diciamo addio alla fine del pezzo, ma che non potevamo certo non citare. Nei live ogni tanto ci metto nomi a caso della scena indie, come Calcutta, Contessa, per fare un po’ di umorismo sulla musica italiana.<br />
M: La cifra ironica di <em>Hype Bestie</em> è un po’ quello che ci siamo portati dietro dal primo EP.</p>
<p><a href="http://www.dlso.it/site/2017/06/09/vangarella-country-club-d/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>D.</strong></a><br />
G: Ultimo pezzo, D puntato, che sta per dick, cazzo. No, scherzo. Volevo che questo brano volasse leggero in chiusura, dato che mi piaceva molto la struttura che Michele e Sam avevano dato a questa canzone.<br />
M: <strong>D.</strong> è stata scritta praticamente in una serata nei miei ultimi giorni a Parigi. Avevo già steso lo scheletro del brano ma sentivo che mancava ancora qualcosa, quindi ho chiamato Sam Knight, un mio amico di Chicago che produce roba fighissima, ci siamo scolati un po’ di birre e abbiamo lavorato sui campionamenti tutta la notte. Abbiamo preso la voce di Aaliyah in <em>One in a Million</em>, l&#8217;abbiamo storpiata al limite del possibile, ed è uscito uno dei pezzi più elettronici che abbia mai scritto.<br />
G: Quando Michele me l’ha passata, <em>D.</em> era già autosufficiente, tant’è che qui canto solo per un verse. Credo che chiuda molto bene l’album sia a livello musicale che tematico. Mi piace l’idea che l’album si chiuda nella scomparsa dell’io, rappresentata dalla voce che qui viene distorta e martoriata fino a sparire nei sample di Aaliyah e nel violino di Claudia Petrini.</p>
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		<title>Ascolta in anteprima CARPACCIO GHIACCIATO, il nuovo EP di M¥SS KETA</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2017/06/22/myss-keta-carpaccio-ghiacciato/</link>
		<pubDate>Thu, 22 Jun 2017 08:12:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[DANCE LIKE SHAQUILLE O'NEAL]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Luciano Porrini]]></category>
		<category><![CDATA[leute]]></category>
		<category><![CDATA[MYSS KETA]]></category>
		<category><![CDATA[myss keta carpaccio ghiacciato]]></category>
		<category><![CDATA[populous]]></category>
		<category><![CDATA[Riva]]></category>
		<category><![CDATA[Unusual Magic]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/1.COVER_CARPACCIO-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/1.COVER_CARPACCIO-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/1.COVER_CARPACCIO-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/1.COVER_CARPACCIO-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/1.COVER_CARPACCIO-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/1.COVER_CARPACCIO-e1498066875382-770x770.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/1.COVER_CARPACCIO-e1498066875382.jpg 800w" /><p>Questo è un post delle prime volte. È la prima volta che parliamo di <strong>M¥SS KETA</strong> su DLSO ed è la prima volta che puoi ascoltare il suo nuovo EP, CARPACCIO GHIACCIATO, che esce domani, 23 giugno. </p>
<p>Il lavoro, prodotto da Motel Forlanini, contiene collaborazioni con <strong>RIVA, Unusual Magic, Carlo Luciano Porrini (LEUTE)</strong> e <strong>Populous</strong>, che ha prodotto il singolo apripista, XANANAS.</p>
<div class="flex-video widescreen youtube"><iframe width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/LgMe5HdZqbg?feature=oembed&#038;showinfo=0&#038;rel=0&#038;modestbranding=1&#038;iv_load_policy=3&#038;playsinline=1&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Ci siamo fatti raccontare CARPACCIO GHIACCIATO traccia dopo traccia. </p>
<p><iframe width="100%" height="450" scrolling="no" frameborder="no" src="https://w.soundcloud.com/player/?url=https%3A//api.soundcloud.com/playlists/332159249%3Fsecret_token%3Ds-53PoD&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;visual=true"></iframe></p>
<p><strong>1.SERVIZIO IN CAMERA</strong><br />
&#8220;TOC TOC! SERVIZIO IN CAMERA!” SONO LE PAROLE CON CUI UNA SERATA ESTIVA CON ALCUNI AMICI IN UNA SUITE SI TRASFORMA IN UNA FESTA BLINDATISSIMA DI 300 PERSONE ALL’INSEGNA DEL LUSSO E DELLA PERDIZIONE. D’ESTATE SIAMO TUTTI UN PO’ PIÙ DISPOSTI A CEDERE ALLE TENTAZIONI, QUINDI CHE MALE C’È AD APPROFITTARE DEL MIO SERVIZIO IN CAMERA CHIEDENDO QUELLO CHE NON HAI MAI OSATO CHIEDERE?</p>
<p><strong>2.XANANAS</strong><br />
XA-NA-NAS: COME UN’ONDA, LA PUNTA DELLA LINGUA SCIVOLA DUE VOLTE SUL PALATO PRIMA DI INFRANGERSI, INFINE, CONTRO I DENTI. XANANAS È IL FUOCO CHE TI PERVADE AL TRAMONTO DOPO L&#8217;ENNESIMO SORSO DI MARGARITA, È IL GESTO DI ACCENDERTI UNA SIGARETTA MENTRE IL CAMERIERE TI SERVE UN PIATTO DI CARPACCIO GHIACCIATO, È IL VENTO CHE TI SCOMPIGLIA I CAPELLI MENTRE CAMMINI AFFANNATA SUL LUNGOMARE.</p>
<p><strong>3.COURMAYEUR</strong><br />
SO CHE PUÒ SEMBRARE UNA BANALITÀ, MA IL WEEKEND A COURMA, SOPRATTUTTO D’ESTATE, È UNO DI QUEI VIZI DI CUI NON POSSO E NON VOGLIO FARE A MENO, E QUINDI NON POTEVO NON DEDICARGLI UNA CANZONE. BURRO CACAO, BOMBARDINO, BUONI AMICI, NEVE, NEVE E NEVE. SONO UNA RAGAZZA SEMPLICE DOPOTUTTO.</p>
<p><strong>4.MEDITERRANEO</strong><br />
ESSENDO UN LUPO DI MARE, CONOSCO IL MEDITERRANEO COME LE TASCHE DEL MIO MARSUPIO. GIRANDOLO CON IL MIO YACHT MI SONO INNAMORATA DELLA FLORA SELVATICA CHE TI SI ATTORCIGLIA AL CUORE, DELL’ACQUA CRISTALLINA CHE TI RIFLETTE L&#8217;ANIMA, DI QUELLA FAUNA TELEVISIVA E IMPRENDITORIALE IN CUI MI CI LANCIO OGNI ESTATE CON UN TUFFO CARPIATO, SLACCIANDOMI LENTAMENTE IL LACCETTO DEL COSTUME. </p>
<p><strong>5.BASTARDA DA STARBUCKS</strong><br />
SONO UNA RAGAZZA MOLTO ESIGENTE CHE FREQUENTA MOLTI HOTEL E RISTORANTI, PER MOTIVI DI LAVORO O DI PIACERE, E GIRA VOCE CHE TALVOLTA IO SIA UNA STRONZA. CHE SIA VERO O MENO NON TE LO SO DIRE, SO SOLO CHE AVEVO ORDINATO QUEL PIATTO DI CARPACCIO GHIACCIATO FUORI MENU ALMENO 2 MINUTI FA, RIUSCIAMO MAGARI A PORTARLO AL TAVOLO PRIMA CHE FINISCA L’ESTATE? GRAZIE.</p>
<p>Artwork: Gio Pastori<br />
Master: Jo Ferliga (Tapewave)<br />
Prodoto da RIVA (powered by Motel Forlanini)<br />
Pubblicato da Tempesta Dischi</p>
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		<title>Uomo Donna di Andrea Laszlo De Simone traccia per traccia</title>
		<link>https://www.dlso.it/site/2017/06/16/andrea-laszlo-de-simone-uomo-donna/</link>
		<pubDate>Fri, 16 Jun 2017 08:55:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Livio Ghilardi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[DISCO RACCONTATO®]]></category>
		<category><![CDATA[42 records]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Laszlo De Simone]]></category>
		<category><![CDATA[uomo donna]]></category>

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		<description><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/andrea-laszlo-de-simone-uomo-donna-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/andrea-laszlo-de-simone-uomo-donna-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/andrea-laszlo-de-simone-uomo-donna-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/andrea-laszlo-de-simone-uomo-donna-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/andrea-laszlo-de-simone-uomo-donna-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/andrea-laszlo-de-simone-uomo-donna-770x770.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/andrea-laszlo-de-simone-uomo-donna.jpg 1000w" /><p>Uomo Donna di Andrea Laszlo De Simone ci ha stupiti. Non pensavamo di poterci imbattere in un disco così puro, che se ne frega di essere generazionale e si muove tra passato e presente, tra psichedelia e cantautorato, tra canzone italiana, library music e strumentali semi-prog senza dar peso a quanto far durare i brani o&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2017/06/16/andrea-laszlo-de-simone-uomo-donna/">Uomo Donna di Andrea Laszlo De Simone traccia per traccia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="1024" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAAAAACH5BAEKAAEALAAAAAABAAEAAAICTAEAOw==" class="webfeedsFeaturedVisual thb-lazyload lazyload wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" data-src="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/andrea-laszlo-de-simone-uomo-donna-1024x1024.jpg" data-sizes="auto" data-srcset="https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/andrea-laszlo-de-simone-uomo-donna-1024x1024.jpg 1024w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/andrea-laszlo-de-simone-uomo-donna-150x150.jpg 150w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/andrea-laszlo-de-simone-uomo-donna-300x300.jpg 300w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/andrea-laszlo-de-simone-uomo-donna-768x768.jpg 768w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/andrea-laszlo-de-simone-uomo-donna-770x770.jpg 770w, https://www.dlso.it/site/wp-content/uploads/2017/06/andrea-laszlo-de-simone-uomo-donna.jpg 1000w" /><p><em><strong>Uomo Donna</strong></em> di <strong>Andrea Laszlo De Simone</strong> ci ha stupiti. Non pensavamo di poterci imbattere in un disco così <em>puro</em>, che se ne frega di essere generazionale e si muove tra passato e presente, tra psichedelia e cantautorato, tra canzone italiana, <em>library music</em> e strumentali semi-prog senza dar peso a quanto far durare i brani o a darsi un&#8217;aura paracula al passo con le mode.<br />
Un alieno arrivato qui con una macchina del tempo, spaesato solo all&#8217;apparenza.<br />
A guidarci tra i mille perché di ogni traccia è lo stesso Andrea Laszlo.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/7FqRXmNgIf6OeuafZxOh8R" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true"></iframe></p>
<p><strong>Uomo Donna</strong><br />
È il brano che riassume il tema portante di tutto l’album proporzionando e sintetizzando simmetricamente la relazione fra uomo e donna. “<em>Tu sei una donna, io sono un uomo. Mi hai voluto bene. Io sono un uomo, tu sei una donna. Ti ho voluto bene”</em>.</p>
<p><strong>Sogno l&#8217;amore</strong><br />
È uno dei brani a cui sono più affezionato, ma non so bene il perché. L’ho odiato e tenuto nascosto per un anno intero. Mi generava un senso di vergogna. Poi invece me ne sono innamorato. Forse è l’unico che racconti davvero una storia.</p>
<p><a href="http://www.dlso.it/site/2017/05/05/i-17-brani-migliori-di-questa-settimana/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Vieni a salvarmi</strong></a><br />
È un pezzo pieno di frustrazione. È una richiesta di aiuto che suona come una resa. Rabbia e rifiuto raccontati sotto un filtro di filosofia spicciola</p>
<p><strong>Meglio</strong><br />
Questa canzone è talmente banale e sciocca che forse non vale la pena di parlarne. Mi ricorda che faccio parte della provincia di una cultura insipida. È una sola frase che si ripete, ma in quel momento avevo bisogno di dirla. Il titolo della prima registrazione era “Ti amo”, ma registrandola di nuovo ho nominato il file, appunto, “Meglio” perché era effettivamente venuta meglio.<br />
Al di là di tutto è una canzone per una persona importante per me.”</p>
<p><strong>Solo un uomo</strong><br />
Ecco, questa canzone è stata scritta in più fasi e in più momenti da Anthony Sasso e da me ed è già la terza versione che viene pubblicata. Secondo me ce ne sarà una quarta.</p>
<p><strong>Eterno riposo</strong><br />
La fine di un rapporto.</p>
<p><strong>Questo non è amore</strong><br />
Un attimo di follia. Io non so come sia possibile che questa canzone sia in questo disco. Forse sono bipolare.</p>
<p><strong>Gli uomini hanno fame</strong><br />
Del testo di questa canzone rimango convinto. Ascoltandola mi rendo conto che nel suo insieme forse può suonare un po’ come un consiglio presuntuoso o addirittura come un fastidioso insegnamento, ma in realtà sto parlando solo a me stesso facendo il punto su tutto quello da cui vorrei fuggire e su tutte le cose che dovrei affrontare del mondo e della società. Ma alla fine del brano con una frase concedo a me stesso lo spiraglio per una blanda giustificazione al mio modo di pensare: <em>“Ma non vi preoccupate di non aver lottato. Gli uomini hanno fame”</em>. Ma in fondo la sensazione che mi resta addosso è quella di un vago senso di colpevolezza.</p>
<p><strong>Che cosa</strong><br />
Registrazione in presa diretta dell’ultimo momento. Al termine delle riprese del disco fra la camera ed il giardino della casa di Filippo ad Exilles. Un <em>divertissement</em>. È una vecchia canzone.</p>
<p><strong>La guerra dei baci</strong><br />
Anche per questo pezzo ho provato per un periodo un po’ di vergogna. Per me fa parte di quelle canzoncine immediate che sei felice di registrare nel momento in cui le fai, ma che dopo un paio di giorni senti pesanti come le idee stantie. Ma voglio bene a questa canzone quanto alla persona per cui è stata scritta.<br />
E poi va sempre così con la musica: le canzoni si amano, si odiano e poi si riscoprono. Ma forse va sempre così con le cose in generale.</p>
<p><strong>Fiore mio</strong><br />
A questa canzone invece voglio bene e basta. Ha già un po’ di anni e un po’ di versioni casalinghe alle spalle, ma non riesco a scordarmi la meraviglia e la tenerezza infinita del periodo in cui è venuta fuori. È stata una delle candidate a restare fuori dal disco ma invece, per affetto e per fortuna, è qui.</p>
<p><strong>Sparite tutti</strong><br />
Per due anni <em>Sparite tutti</em> è stato il titolo di questo disco. Poi ho cambiato idea.<br />
Tutto il disco ha un suo percorso ed è alla fine che spariscono tutti. All’inizio ci sono l’uomo e la donna.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site/2017/06/16/andrea-laszlo-de-simone-uomo-donna/">Uomo Donna di Andrea Laszlo De Simone traccia per traccia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dlso.it/site">Dance Like Shaquille O&#039;Neal</a>.</p>
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